Archivi mensili: settembre 2010
AUSTIN, 2010
| 25 settembre 2010 | Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS |
WACO Proseguendo da Dallas sulla I-35 direzione sud verso Austin, a circa metà strada, all’altezza di Waco, s’incontra il Brazos River. Fu chiamato Rio de los Brazos de Dios, fiume delle braccia di Dio, dai primi esploratori spagnoli, ed è il più lungo fiume texano. Molti lo indicano come “the Mississippi of Texas”. I ponti sul fiume che attraversa Waco sono una buona ragione per ritardare l’arrivo ad Austin, uscire dall’autostrada e guardarsi intorno. Siamo nel bel mezzo del Texas: lande sconfinate e tanti ranch,… Leggi il resto
Tuckers’ Blues e Mardi Gras Café, Dallas 14.8.2010
| 20 settembre 2010 | Pubblicato da Sugarbluz in Concerti, RECENSIONI |
Bringing the blues back home Se trovarsi a Deep Ellum è stata una scelta, entrare al Tuckers’ ha avuto a che fare con il caso, come un filo magico e invisibile a tirarmi dentro. Certo è che trovare quel filo non è difficile a Deep Ellum. Mezzo blocco a est da dove Commerce incontra Good Latimer, ogni fine settimana prende forma il tributo a nomi fondamentali del blues e del R&B ma, aldilà di questo, sono la bravura degli artisti e l’ambiente semplice e accogliente… Leggi il resto
DALLAS/FORT WORTH, 2010
| 11 settembre 2010 | Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS |
“YOU MAY ALL GO TO HELL, AND I WILL GO TO TEXAS” (Davy Crockett) Arrivo all’aeroporto di Dallas all’una del pomeriggio di venerdì 13, ed è subito America. L’ottima organizzazione dell’ingranaggio aeroportuale ti sbatte fuori in poco tempo, a differenza che in Europa, e fuori ci sono 107 gradi fahrenheit, un sole abbagliante, un bel vento (caldo), ma soprattutto c’è l’immenso Texas. Negli Stati Uniti il cliente ha sempre ragione, e per ogni cosa c’è qualcuno ad occuparsene. L’importante è avere i dollari sempre pronti… Leggi il resto
Peter Guralnick – Sweet Soul Music
| 5 settembre 2010 | Pubblicato da Sugarbluz in Libri, RECENSIONI |
«La musica soul del Sud è il prodotto di un’epoca e di un insieme di fattori sociali difficilmente ripetibili». Questa frase dell’autore in premessa racchiude non solo il contenuto del testo, ma anche la natura del genere soul, essenzialmente legata ad un’era di grandi cambiamenti, quella degli anni Sessanta. Guralnick ammette che quando inizia a scrivere il libro ha ancora diversi preconcetti e idee non veritiere sulla soul music, diciamo una serie di pregiudizi storici e culturali che poi, dopo qualche anno di ricerche e interviste… Leggi il resto
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