Austin, Tx. 2010

Waco

Brazos River

Proseguendo da Dallas sulla I-35 direzione sud verso Austin, a circa metà strada, all’altezza di Waco, s’incontra il Brazos River.

Brazos River

Fu chiamato Rio de los Brazos de Dios, fiume delle braccia di Dio, dai primi esploratori spagnoli, ed è il più lungo fiume texano. Molti lo indicano come “the Mississippi of Texas”.

Brazos River

I ponti sul fiume che attraversa Waco sono una buona ragione per ritardare l’arrivo ad Austin, uscire dall’autostrada e guardarsi intorno.

Waco, TX
Waco, CourthouseSiamo nel bel mezzo del Texas: lande sconfinate e ranch, fiumi, ferrovie, allevamenti di tori, un caldo micidiale.
Waco è il capoluogo della Contea di McLennan e nel 1993 saltò alle cronache per quello che è tristemente noto come The Waco Massacre, un blitz compiuto dagli agenti federali al quartier generale-ranch del folle profeta visionario David Koresh, sospettato di detenere armi illegalmente e di molestare bambini.
L’ordine partì da due funzionari del Ministero della Giustizia della amministrazione Clinton e forse fu forzato dal F.B.I., ma ebbe un inaspettato e orribile epilogo perché nella sparatoria fu colpito un deposito di gas, e tutti i seguaci di Koresh, un centinaio di persone, tra cui molti bambini, morirono arsi vivi.
È una storia iniqua e violenta, una storia americana, una strage che provocò tante morti innocenti e una ancor più terribile vendetta, e molte altre vittime innocenti nello stesso giorno due anni dopo, con la bomba a Oklahoma City.
Waco rappresenta, suo malgrado, un simbolo negativo nella coscienza collettiva americana, e brucia ancora. Esiste una moltitudine di articoli, filmati e libri sull’argomento. Sopra, il Palazzo di Giustizia della Contea.
 
Waco
 

Keep Austin Weird

Austin

Austin è la capitale del Texas, si trova nella regione Hill Country ed è tra Dallas e Houston, ma è molto diversa da entrambe. Musicalmente, ha una tradizione autoctona e una scena live molto ricca, meno blues e meno nera delle altre due. È più piccola, più facile da girare e a misura d’uomo, con biciclette e parchi in cui la gente corre. In uno stato conservatore come il Texas, Austin è di stampo prettamente liberale, tollerante, moderna, giovane e tranquilla, e molti musicisti hanno scelto di viverci anche per queste ragioni, non solo per motivi artistici.
Anche qui purtroppo la permanenza non s’è protratta per più di due giorni, ma da vedere e da fare c’è tanto.
Sono stata sfortunata con la musica dal vivo, infatti dei tre spettacoli individuati sull’Austin Chronicle, uno non c’è stato, uno l’ho perso, e l’altro non l’ho visto per intero.
Poi ho mancato Jimmie Vaughan per un pelo, infatti era da Antone’s qualche giorno prima del mio arrivo. Un’altra residente, Marcia Ball, era fuori, e Omar and the Howlers erano al Saxon Pub un paio di giorni prima che andassi io. Angela Strehli era ad Austin la settimana prima, e per poco ho perso Joe Ely e Carolyn Wonderland.
Se poi andiamo su nomi più famosi, basta dire che il 19 agosto ci sono stati i Lynyrd Skynyrd e il 28 Sheryl Crow. Questi concerti sono solo una piccola parte rispetto a quelli che quotidianamente ci sono, il più è capitare nei giorni giusti per trovare ciò che interessa. Per questi e altri motivi bisognerebbe stare di più non solo ad Austin, ma in ogni città della zona sud, sud-est del Texas.

Austin, South Congress Avenue

Non m’è rimasto che compensare con gli acquisti. Allen’s Boots, 1522 South Congress, è più che un negozio, è uno spaccato del Texas, è un pozzo di desideri aperto anche la domenica. Odore di pelle e lunghe file di bellissimi stivali texani per donna, uomo e bambino, in tutte le tinte e tonalità: unico neo, il prezzo.
Ci si può rifare con splendide camicie da uomo, magliette inneggianti al rock’n'roll per texan chicks, giacche, cinture, naturalmente cappelli. Insomma, se ad Austin si vuole diventare cowgirl e cowboy perfetti bisogna passare da qui, e intanto s’ascolta bella musica cajun.
Il gentile e bel cowboy in jeans-camicia a quadri-cappello incontrato per le corsie è il gestore del negozio, e che sorpresa quando l’ho visto accennare un two step con la commessa, cercando di seguire il tempo. Ero lì vicino a guardar cinture e si sono girati verso me fintamente imbarazzati per essere stati “beccati”.
Questo è molto texano! gli dico, e lei: Oh, almeno ci proviamo! Beh, se ci provano loro.

Allen's Boots

Altro negozio simbolo di Austin è Antone’s Record Shop, 2928 Guadalupe, aperto anche di domenica

Antone's Record

Dentro, molto di più che solo dischi. C’è la storia musicale di Austin, che è anche la storia di Clifford Antone, e un’impressionante raccolta di vinile, 45 giri, cassette, addirittura 78 giri e 8 tracce.

Antone's Record

Inoltre: foto, poster, riviste, libri, magliette, giradischi, occasionalmente live acts e, se il momento è quello buono, potete parlare di blues, soul e rock’n'roll con qualcuno dello staff. Meglio andarci quando c’è poca gente se si vogliono fare foto e qualche chiacchiera con quello che credo sia il proprietario. Ci sono appena stata e già ci vorrei tornare, temo d’essermi persa qualcosa.

Antone's Record

Seppur non sia un posto con una storia particolare come Antone’s, anche Waterloo Records, 600A North Lamar (Waterloo fu il primo nome di Austin), merita una visita, e l’uscita sicuramente non sarà a mani vuote. Se poi si cerca un disco appena uscito (anche nel blues capita, vedi l’ultimo di Jimmie Vaughan), questo è più indicato dell’altro, dove invece regna il glorioso passato. Waterloo non è comunque un negozio recente, anzi forse è pure più vecchio di Antone’s; è quindi anch’esso parte della storia musicale di Austin ed è molto fornito.

Waterloo Records

L’avevo nella lista dei desideri subito dopo Antone’s, ma avendo letto sul giornale che il giorno dopo alle cinque del pomeriggio ci sarebbe stato un gruppo locale di discreta fama a suonare, The Toadies, ho rimandato per l’occasione. Ho immaginato fosse rock moderno, ma avrebbe potuto interessare mio figlio e comunque è la faccenda in sé d’andare a guardare un negozio di dischi mentre un gruppo suona che è molto bella, roba che qua ci scordiamo.
Abituati ai ritardi italiani il giorno dopo siamo arrivati alle cinque e mezza, la band aveva già finito e noi siamo entrati proprio mentre smontavano gli strumenti e c’era il rinfresco post concerto in atto. Poco male, perché era pieno di gente, l’atmosfera era cordiale, divertente, e tutto molto bello da vedere. La cosa buona di questi ritrovi americani è che, se anche si è soli in mezzo a gente che non si conosce, non ci si sente fuori luogo o a disagio, anzi, dimostrano spesso un certo interesse verso chi non conoscono, senza essere invadenti. La sensazione è di sentirsi parte di quella cosa, perché si è accettati.
Anche da Waterloo c’è molto, ma il materiale non è diviso per genere: è tutto unicamente e rigorosamente in ordine alfabetico. Bene se si cerca qualcosa in particolare, un po’ meno se si vuole vedere tutto ciò che c’è dei generi che interessano. Per guardarlo da cima a fondo, come ho fatto io, occorre un po’ di tempo, poi anche qui ci sono tante cose oltre ai dischi. Il personale mette a proprio agio ed è gentile, la cassiera addirittura ha apprezzato il mio vestito.
Un altro negozio di dischi da visitare è Doc Blues Records al 4928 di Woodstock Drive, a Georgetown, poco a nord di Austin. Se si viene giù da Waco con la I 35, conviene farlo prima d’entrare ad Austin; Georgetown si trova a sinistra prima di Round Rock.

Austin

Austin è attraversata dal Colorado. Lungo il percorso che il fiume fa verso sud, prima di tuffarsi nel Golfo del Messico, passa anche per La Grange. È possibile fare una gita sul fiume con un battello che ha le fiancate disegnate con la bandiera texana.

Colorado River, Austin
South Congress Ave., Austin

La Congress Ave. (qua, South Congress Ave.) conduce al Capitol

Capitol, Austin
Historic District, Austin
The Driskill

Lungo la strada per il Capitol conviene fare un giro sulla 6th St., ex Pecan Street, parte del distretto storico e contrassegnata dalla targa designante un luogo inserito nel registro nazionale. Si trova nel cuore di downtown, e nel passato contribuì allo sviluppo commerciale di Austin.
Oggi è considerata la via dei divertimenti, con tanti bar e locali in cui si suona dal vivo.
Durante il festival più grande e interessante di Austin, il SXSW, che si tiene annualmente in marzo, la zona diventa il centro degli avvenimenti.
È anche la strada con la più alta concentrazione di edifici in stile vittoriano, risalenti ai primi del 1900. Questo albergo con macchina d’epoca parcheggiata davanti è su Brazos St., vicino all’incrocio con la 6^.
Qui, all’angolo delle due vie, c’è un altro luogo storico legato ad Antone’s. Ora l’edificio non esiste più, è stato rimpiazzato da una costruzione moderna al cui interno c’è un bar-generi alimentari. C’è però una targa a ricordare che qui è sorto il primo club Antone’s nel 1975. Grazie a questo locale la vita notturna della zona attorno alla sesta strada ebbe un nuovo impulso. Nella foto in bianco e nero dell’esterno, si vede il bus di Albert King parcheggiato.

Antone's

Ancora su questa strada, il Paramount Theatre (ex Majestic), risalente al 1915. Durante gli anni 1930 fu rimodellato e rinominato Paramount. C’erano spettacoli di vaudeville, commedie, produzioni musicali, cinema, e anche oggi è sede di vari eventi musicali.

Paramount Theatre
AustinUno degli ultimi slogan che la città ha adottato è Keep Austin Weird, e la frase la si legge un po’ ovunque, dai manifesti ai vari gadget in vendita. Per comprenderla bisogna fare riferimento non solo a ciò che Austin è, ma a quello che vuole continuare ad essere.
Weird qui si può intendere come diversa, particolare, unica, per via dello stile di vita liberale e l’atteggiamento aperto dei residenti, e si riferisce anche ad una campagna (che da noi qualcuno definirebbe leghista) per preservare e stimolare gli affari locali.
Per quanto riguarda il cibo diurno, si può scegliere uno dei tre ristoranti Opal Divine. Abbiamo provato l’originale, il primo, The Freehouse, 700 West 6th St., in centro e non molto distante dal negozio Antone’s. È piacevole, su due piani, in legno e mattoni. Il cibo e il personale sono più da pub che da ristorante, comunque si mangia bene. Si può stare anche fuori, con vista sul passaggio e con i nebulizzatori di vapore per contrastare il caldo secco dell’agosto texano. Come al solito non c’è problema d’orario, nel senso che la ristorazione è ovunque sempre aperta.
Gli altri due sono il Penn Field, 3601 South Congress, e il più recente, Marina, al 12709 Mopac & Parmer Lane, dalla parte opposta, a nord.
 
Pita PitIn questo ristorante qui a fianco non ho potuto fare a meno di fermarmi nell’ingresso: dagli altoparlanti usciva del fantastico R&B anni 1960.
Altri ristori con musica dal vivo piuttosto famosi in città sono il Nutty Brown Café, 12225 West Highway 290, il Mother Egan’s, 715 West 6th St., un irish pub, il Red River, 2912 Medical Arts St., e il Cactus Café, 2247 Guadalupe St., un piccolo e storico locale (1979) con live acustici, nella zona dei campus della Università del Texas. C’è poi The Salt Lick, che però è fuori Austin, a Driftwood, 18300 FM 1826. Ho letto che per Joe Ely è il miglior BBQ del Texas.
Senza dubbio uno dei ristoranti più leggendari è il Threadgill’s. Ce ne sono due, il primo e il più vecchio è nella zona nord di Austin, 6416 North Lamar Blvd., quello più nuovo è nella zona sud, 301 West Riverside Drive.
L’Old No. 1 ha una storia che parte dagli anni 1930, quando un certo Kenneth Threadgill, dopo l’epoca del Proibizionismo, comprò la prima licenza di Austin per vendere birra e aprì un bar. Threadgill era anche un cantante country, e alla fine degli anni 1940 cominciò a organizzare spettacoli bisettimanali in cui gli artisti locali potessero esibirsi, uno di questi era Jimmie Rodgers; il locale diventò presto il favorito tra gli studenti dell’Università del Texas.
Oggi il ristorante è noto soprattutto per essere stato il luogo ove Janis Joplin cominciò, nei primi anni 1960. Fu una specie di scuola per Janis che qui, supportata da Threadgill, cantava il country locale con lo stile blues che poi la rese famosa. Alla fine degli anni 1970 il posto fu acquistato da un austiniano di nome Eddie Wilson che riprese la tradizione con sessioni al mercoledì sera, e negli anni 1980 fu Jimmie Dale Gilmore a dare lustro al locale. Oggi ospita anche un country store museum e un archivio con i ricordi della Austin degli anni 1930/1960. È aperto tutti i giorni dalle 11 di mattina alle 10 di sera e la domenica, quando si può fare colazione a buffet fino alle 13, è aperto dalle 10 alle 9,30. Bistecche di pollo fritto, po-boys di mare, insalatone, concerti e gospel brunch.
Quello nuovo, Threadgill’s World Headquarters, risale alla fine degli anni 1990 e la memorabilia si concentra sul periodo degli anni 1970. C’è un juke box con i dischi degli artisti che hanno suonato all’Armadillo (il precedente, storico locale di Wilson, Armadillo World Headquarters, fucina negli anni 1970 della musica country e rock di Austin e del movimento hippie Cosmic Cowboy), e un pianoforte appeso al soffitto che fu suonato da artisti molto diversi tra loro, come Jerry Lee Lewis, Count Basie, Commander Cody, Ray Charles, Leon Russell, Captain Beefheart.

Guero's
Guero'sIl bar-ristorante più famoso anche agli esterni è una taqueria, Guero’s, con cucina tex-mex e ottimi margarita, ma soprattutto set di alcune scene di Grindhouse, il film di Tarantino e Rodriguez.
Dopo aver visto il film le premesse per un posto particolarmente cool ci sono tutte, e infatti non sono rimasta delusa, come si può vedere dalla quantità di foto che ho fatto. Il locale è tutto da fotografare, dentro e fuori, e ogni arredo è sistemato ad arte.
Se si vuole immortalarlo e anche mangiare, conviene andarci in due tempi. Alla mattina, quando c’è poca gente, per bere qualcosa e per le foto, e poi per mangiare all’ora di pranzo, quando è pieno di clienti, turisti e no.
Cerco d’avere qualche notizia dal barman paraguayano, un tipo timido e gentile, il quale mi conferma che lui sì, c’era quando hanno girato il film, ma non mi dice molto di più se non che arriva gente da tutto il mondo a visitare il locale, poi comincia a parlare del suo paese.
Probabilmente avrà sentito fare domande simili alle mia tante volte e si sarà rotto le scatole. Il cibo è buono (tranne gli hot tamales), e anche il servizio. L’impressione dell’aspetto vissuto e casuale è curata nei minimi dettagli.
 
Guero's
Guero's

Guero's
Guero'sGuero’s s’è meritato un contrassegno di landmark, non come luogo storico inserito nel registro nazionale, ma come punto d’interesse e, naturalmente, offre musica dal vivo a partire dalle 6.30 del pomeriggio dal giovedì al sabato, e dalle 3 alla domenica.
Nel menu si trovano i piatti e i contorni tipici messicani, come chili, hot tamales, quesadilla, guacamole, nachos, burrito, tortilla, gamberi. Sembra che sia il posto di Austin preferito dai Clinton, e Hillary ha tenuto qua un comizio durante le primarie del 2008.
Poco distante, c’è il bar esterno dentro un giardinetto, all’ombra di una vecchia quercia, sempre su South Congress. È lì che suonano i gruppi, e dove sono state girate alcune scene esterne del film.
Altro locale cult di Grindhouse, e segno distintivo di Austin, è il Texas Chili Parlor, su 1409 Lavaca Street all’altezza della 14th, vicino al Capitol. Aperto dalla mattina alle 11 fino alle 2 di notte, è il tipico bar-ristorante americano, anzi texano, come il Threadgill’s e tanti altri, con gli interni in legno, il bancone con i sedili, un’infinità di oggetti appesi ovunque e gli immancabli neon. Sotto, panorami da South Congress.
 
Austin, van
Austin
Austin
Austin
Pink Cadillac

Davanti ad un’officina il meccanico nota che sono interessata a questa Cadillac rosa e, con mia sorpresa, m’invita a entrare per farmi vedere la Continental che ha in riparazione.

Continental

Qualcuno ci chiede: “E’ vostra?” Eh, magari!

Antone's nightclub

Tra i locali notturni, il primo da cercare è Antone’s Nightclub, 213 West Fifth St.

Antone's

Nei giorni in cui ero là non c’era niente che m’interessasse particolarmente, purtroppo

Antone's nightclub

È impensabile però non visitarlo, anche nel tardo pomeriggio ci si può imbattere in un concerto

Antone's nightclub

Avevo il permesso di fare qualche foto, ma non del palcoscenico

Antone's nightclub

Eravamo di volata, dieci minuti solo per assaporare la leggenda e un po’ di musica dal vivo.
L’etichetta invece, Antone’s Record Company, vale a dire Texas Music Group, si trova al 805 di West Avenue, suite 1. T.M.G. è il marchio proprietario non solo di Antone’s, ma anche di altre ex-etichette indipendenti, e non gode di buona fama tra i musicisti: credo sia tuttora in causa per questioni riguardanti il mancato pagamento di royalties a diversi artisti.

Austin
Frost Bank TowerQuesto non è il grattacielo più alto di Austin, ma forse è quello più caratteristico.
Altri locali piuttosto noti sono il Continental Club, 1315 South Congress, aperto tutta la settimana dalle quattro del pomeriggio alle due di notte, il sabato dalle due alle due, chiuso alla domenica; vale una visita in ogni caso perchè è uno dei più importanti della città.
Risale agli anni 1950, con una bellissima insegna che rimanda a quei tempi là, e ha tuttora un calendario molto ricco. Ad esempio, un paio di giorni fa, giovedì 23 settembre, in un’unica sera ci sono stati: alle 22.00 Little Joe Washington, alle 23.15 Rev. KM Williams e alle 00.30 Hosea Hargrove!
Qui si sono esibite le band da giro degli anni 1950, tipo l’Orchestra di Tommy Dorsey e quella di Glenn Miller, ed è stato uno dei primi locali di burlesque di Austin. Da qualche anno ha un fratello a Houston.
The Hole in the Wall, 2538 Guadalupe St., anche ristorante e non lontano dalla University of Texas, è un altro luogo storico.
Degni d’interesse sono pure l’Head Hunters, tra Red River e 8th St., anche qui si può cenare, The Parish, 214-C East 6th St., Bourbon Rocks!, 508 East 6th St., Hyde Park Bar & Grill, che ha due indirizzi, uno in centro e uno nella zona sud, aperti dal mattino fino a circa mezzanotte, Speakeasy, 412D Congress Ave, Momo’s 618 West 6th St., e il Cedar Street Courtyard, 208 West 4th Street.

AustinUn altro tipico locale della città è The Saxon Pub, 1320 South Lamar, dove ho visto Guy Forsyth (link anche in fondo alla pagina).
L’Austin Chronicle, giornale gratuito che si può trovare ad esempio nei negozi di dischi, riporta una panoramica completa degli spettacoli della settimana; la lista dei locali con musica dal vivo è impressionante.
Mi salta all’occhio per la sera una Texas Old Time Fiddlers Jam, all’Artz Rib House, con inizio alle 7,30. I tipi di Waterloo mi cercano l’indirizzo, 2330 South Lamar. Arrivati là vedo che non è un club ma un ristorante, la cui specialità, come dice il nome, sono le costine. D’aspetto pare un luogo che non è rinnovato da parecchi anni, in stile famiglie di ritorno dalla gita fuori porta, di quelli con le sale grandi, le tovaglie di plastica a quadretti bianchi e rossi, e spazio per le coppie che vogliono ballare. Ad un grande tavolo circolare c’è una famiglia con diversi bambini che sembra la famiglia della Casa nella prateria.
Ordiniamo e aspettiamo la jam, ma i musicisti non si fanno vedere. Ogni tanto arriva il proprietario a scusarsi, ma non sa che dire perché ancora non si sono fatti vivi neppure per telefono. Dice che, probabilmente, avendo con loro un accordo continuato nel tempo, elastico ed essendo pagati poco, può essere capitato che hanno trovato qualcosa di meglio. Peccato, sapendo come trattano il violino da queste parti immagino sarebbe stato molto divertente, e l’old time, quando si parla di musica americana, è sempre attraente.
A quel punto ero così delusa che mi sarei accontentata anche dei Good Ole Boys!

Motel

Poco dopo l’arrivo al motel, alla fine di una pioggia breve e lieve, questo è il bellissimo colore saltato fuori improvvisamente, nello spazio del tramonto. Le foto non rendono appieno il colore naturale.

Motel

Per dormire consiglio le catene di motel a medio prezzo (più o meno sui 65-80 $ a camera, escluso tasse), in genere sono la sistemazione migliore, pulita e con buon rapporto qualità-prezzo.
Gli alberghi in centro sono più costosi e c’è il problema del parcheggio, se non si trova bisogna usare il loro a pagamento più la mancia al valet parking ogni volta che porta la macchina. Conviene farlo solo in città in cui c’è un centro storico importante, come New Orleans, in cui è fondamentale girare a piedi e la macchina si lascia ferma.
Come per tutti i servizi e gli acquisti, al prezzo bisogna aggiungere le tasse. Per gli alberghi ci sono le tasse della contea che sono circa il 4% sul costo della camera giornaliero, le tasse dello stato che sono il 6% e quelle della città, il 7%. Con catene come La Quinta Inn e Super 8 si va sul sicuro, ma anche Americas Best Value Inn, Ramada e Howard Johnson. Questi e altri sono sempre a ridosso delle autostrade a 5-10 minuti prima delle città, ce ne sono a manciate, uno dietro l’altro.
Hanno tante tipologie di camera, in genere sono spaziose e non esiste il problema di dover ficcare le valigie sotto il letto per poter camminare in stanza senza inciampare o fare la gimkana. I motel sono standard, anche tra catene diverse le cose che si trovano sono sempre più o meno le stesse, anche più di quello che serve veramente, come la piscina, la palestra o il distributore del ghiaccio.
La postazione internet non è frequente perché ovunque c’è la connessione Wi-Fi. Può essere utile la lavanderia a gettoni, e in tutte le camere oltre la bibbia si trova sempre la macchina per fare il caffè, con le cialde e il resto. Anche il buffet della colazione è sempre quello e ovunque c’è la piastra per prepararsi il waffle, con l’impasto già pronto da versare; tempo due minuti e si forma un waffle perfettamente riuscito, a forma di Texas naturalmente. Bisogna poi versarci sopra un po’ di melassa altrimenti è stopposo, questa penetra nei buchi e diventa delizioso.
Il latte caldo bisogna dimenticarselo. Per loro il latte non è roba da colazione, a parte le piccole porzioni che usano per colorare il caffè, ma una vera e propria bevanda da bere fredda. In quei posti in cui si trovano bricchi di latte colmi, solo negli alberghi delle città più turistiche, è comunque freddo.
Un’altra cosa che c’è ovunque non solo nelle sale da colazione dei motel, ma in ogni posto frequentato da tanta gente, sono i grandi schermi appesi (tendenza che sta arrivando anche da noi, soprattutto dopo l’ultimo mondiale). Alla mattina sono sempre sintonizzati sui notiziari della CNN, a pranzo sulla CNN e sulle partite di baseball o di football, alla sera idem, e quasi ogni luogo pubblico ne ha almeno un paio sempre accesi.
La colazione almeno una volta bisogna farla in uno di quei tipici caffè con il bancone, i divanetti e le cameriere in divisa che versano caffè e ogni cosa a volontà. Qui i piatti vengono preparati al momento davanti al cliente, ed è tutto molto più buono.

Se non se ne ha abbastanza della tomba di Stevie Ray Vaughan a Dallas, qui, nella città che l’ha adottato, si può trovare il suo memoriale a Town Lake, nella Travis County. Avendo tempo, i 3 laghi artificiali che fungono da bacino idrico, sopra Austin, sono interessanti da visitare, anche per una vista diversa sulla città.
Se si vuole registrare e si hanno un po’ di soldini si può andare nello stupendo studio-ranch e sala da concerti di Billy Crockett, il Blue Rock Studio, in una bella cittadina di nome Wimberley.
Se invece si è qui per ricerche sulla musica texana, ci sono diverse possibilità, come a Dallas.
L’Austin Music Video Archives 2, Austin History Center, ha una collezione permanente su nastro che documenta la storia della scena musicale della zona, e ha inoltre l’archivio di DVD della televisione ME. Il Tejano Artist Music Museum Inc., 2908 Overdale Road, come il nome suggerisce è dedicato a preservare e promuovere gli artisti e l’eredità musicale di lingua ispanica.
Il Texas Heritage Songwriters Collection, 4700 South Congress Ave., è l’associazione che raduna gli autori e organizza eventi come il Texas Songwriters’ Hall of Fame Award; la collezione è conservata presso lo storico landmark Hill’s Café, 4700 South Congress, esistente da 56 anni. Il Texas Music Museum Inc., 1009 East 11th St., ha una collezione di fotografie, manufatti e documenti relativi a ogni aspetto della musica texana, e organizza programmi di informazione per le scuole, le biblioteche e altre organizzazioni.
C’è poi il dipartimento degli archivi musicali dell’Università del Texas che, tra le altre cose, conserva i materiali del festival SXSW, la collezione del produttore-autore Huey P. Meaux e i carteggi di John A. Lomax, musica, registrazioni, testi, diari. Inoltre non bisogna dimenticare l’eredità lasciata dalla serie televisiva Austin City Limits memorizzata su DVD, che ha dato origine anche ad un festival annuale.
Aldilà della nomea, delle tante attività musicali e della politica cittadina, non so se qui in realtà si fa davvero più musica dal vivo che a Dallas/Fort Worth. Certamente non si fa più blues, però Austin ce la mette davvero tutta per meritare il titolo che s’è data di Live Music Capital of the World.





 



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