Where Cajun Meets Cowboy

Da Houston percorrendo la I-10 direzione est s’attraversa il fiume Trinity, a cui T-Bone Walker ha dedicato il Trinity River Blues, e un bel paesaggio di pianura fino a Beaumont (che loro pronunciano bomàn), la città più grande del cosiddetto Golden Triangle, cioè la maggiore zona industriale della regione del Golfo; le altre due sono Port Arthur a sud, e Orange a est. Ad agosto non c’è molto traffico su questa strada.



Arrivo a Beaumont, città che ha dato i natali a Johnny Winter.
Qui è cresciuto anche il pianista Ezra Charles, che suonò nella sua prima band, a 14 anni, con Johnny e Edgar Winter. Ezra da molti anni ha un gruppo, Ezra Charles’ Texas Blues Band, ed è noto per aver progettato uno speciale microfono per pianoforte.

Anche la cantante e chitarrista Barbara Lynn è nata qui; negli anni 1960 firmò il suo bel primo disco, You’ll Lose a Good Thing. Huey P. Meaux, il noto produttore della Louisiana soprannominato “The Crazy Cajun”, glielo fece incidere negli studi di Cosimo Matassa a New Orleans. Lo slogan di Beaumont citato nel titolo (Where Cajun Meets Cowboy) ben s’adatta alla storia di Meaux in Texas.

È mezzogiorno di un afoso sabato mattina, e neanche un pedone in giro. Lungo questa via si tiene annualmente The Orleans Street Jazz Festival.


Il Julie Rogers Theatre for the Performing Arts, sede dell’orchestra sinfonica della regione, e palcoscenico per l’opera e le ben due compagnie di balletto di Beaumont.
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Uno dei due ingressi a Crockett St., il centro dei divertimenti e della vita notturna con locali, bar, ristoranti e sale da ballo concentrati in pochi metri. Prima prova del fish-eye.

Il nome di questo ristorante, Spindletop, si riferisce ad una collina a sud di Beaumont, dove nel 1901 un pozzo petrolifero, Lucas (Lucas Gusher), spillò la prima grande gettata di greggio, dando inizio all’industria petrolifera.

Il triangolo formato dalle 3 città diventò così il polo petrolchimico più grande della Costa del Golfo.
La zona si riempì di industrie e molti afroamericani (e non solo) della Louisiana emigrarono qui in cerca di lavoro, “concimando” ulteriormente un già fertile terreno musicale, con la conseguente nascita di molti locali d’intrattenimento per i blue collar e attirando musicisti e produttori, come successe più in grande sulla costa californiana per l’industria aeronautica negli anni attorno alla II guerra mondiale.

Lo Zydeco Louisiana Diner, al 270 di Crockett, serve in tavola la Louisiana del sud ed è uno dei ristoranti più famosi, con home cooking e ricette familiari passate di generazione in generazione, dicono.

Al 240 c’è Antone’s Blues Bar, al piano terra di questo bell’edificio con grandi vetrate. Il locale è stato riaperto proprio quest’estate, dopo un paio d’anni di chiusura per problemi finanziari.



Pensavo di trovare una via abbastanza lunga e invece è piuttosto corta, come si può vedere dalla foto sopra, con i due archi che la delimitano.

Aldilà di questo piccolo distretto, una sorta di French Quarter per bene e in miniatura, la cittadina sembra molto tranquilla e austera.
Le città del sud-est del Texas hanno piccoli ma chiari riferimenti a New Orleans e alla sua cucina, all’architettura, alla musica, pur rimanendo tipicamente texane.
L’influenza della Louisiana è molto forte, viceversa il Texas lo si trova solo in Texas.
Nei dintorni, nella campagna e attorno al fiume si respira aria di swamp… e di coccodrillo.
Oltre ai ritrovi di Crockett ci sono altri luoghi con musica dal vivo, come The Logon Café, 3805 Calder Ave., il Courville’s Concert Series, 1744 Rose Lane, e il Nell’s Place Jazz & Blues, 500 Franklin St. In ottobre c’è il Rockin Blues Festival.
Il teatro più importante è il Jefferson Theatre, landmark e bellissimo edificio dei primi ’900, rimesso a nuovo dopo aver subito i danni dell’uragano Rita nel 2005.
A Beaumont è sepolto il bluesman “andato nello spazio”, ‘Blind’ Willie Johnson, al Blanchette Cemetery; purtroppo nessuno di quelli a cui ho chiesto sapeva dove si trova questo cimitero. Essendo poi la città semi-deserta ho incontrato poca gente e neppure un ufficio pubblico aperto in cui trovare una mappa della città.
Il Blanchette è un cimitero afroamericano abbandonato e forse, anche trovando il luogo, sarebbe comunque stato difficile trovare la lapide dato che, come è capitato anche per bluesman più recenti, può non esserci se nessun appassionato s’è impegnato per mettercela.
(Aggiornamento in fondo all’articolo)

È una città portuale caratterizzata dal fiume, dalla ferrovia e dal Neches River Railroad Drawbridge, un ponte levatoio sul quale passa il treno; le arcate del ponte sono visibili sullo sfondo della foto sopra.

Il fiume si chiama Neches, è totalmente texano e sfocia poco più a sud, nel grande bacino di Port Arthur, il Sabine Lake.

Come sempre nasce il rammarico di non avere più tempo a disposizione, perché c’è molto altro da vedere: la ricchezza umana, paesaggistica e morfologica degli Stati Uniti è immensa, e non esiste luogo che non merita d’essere approfondito. A proposito del fiume Neches sulla cartina si vede che nel suo percorso a nord di Beaumont passa in mezzo ad una lunga foresta e riserva nazionale chiamata Big Thicket, formando un’area Bayou interessante da visitare in canoa.


Certi paesaggi sembrano senza tempo


Esterni del Fire Museum of Texas, l’edificio ha il contrassegno di landmark


In questo ristorante la specialità è il catfish, il pesce gatto tipico delle zone paludose e icona del blues del sud. Altri ristoranti di pesce e cucina cajun sono Sartin’s, Vautrot’s, The Schooner. Come i gamberi in Louisiana, anche il pesce gatto è spesso celebrato in diversi festival.

Questo jukebox invece si trova in un BBQ afroamericano in cui ci siamo fermati lungo la strada per Port Arthur, e ha delle selezioni fantastiche, ad esempio i vecchi 45 giri di Aaron Neville, Sam Cooke, Creedence, B.B. King, Dr. John, Aretha Franklin…

C’erano pochi clienti, all’apparenza abituali. Mi sono avvicinata per guardare, titubante se farlo partire perché le cameriere mi osservavano con sospetto. Dopo un loro cenno tra l’indifferenza e l’approvazione, ho fatto partire un ciclo di 6-7 canzoni, ma il volume eccessivamente alto ha fatto girare tutti: tempo qualche secondo e sono tornati ad occuparsi degli affari loro.
Probabilmente era da un po’ che nessuno lo metteva in moto.
Il ristorante c’è rimasto impresso anche per la spesa più bassa in assoluto: 20 $ in tre! Così se durante il pranzo, servito come al solito seguendo lo standard anche nelle stoviglie, abbiamo pensato “chissà che c’è qua dentro”, dopo il conto troppo basso abbiamo avuto la conferma che è meglio non pensare a cosa c’era dentro anche se, mistero, il sapore non era affatto male.
In certi posti conviene prendere qualcosa di cotto, come una bistecca al barbecue: i germi muoiono, forse. Leggere in toilette il cartello “il personale deve lavarsi le mani dopo l’uso del bagno” non è piacevole. Non è bello neppure sentire il tavolo appiccicoso o vedere la cameriera “pulire” i sedili e i tavoli con lo stesso straccio sempre dallo stesso lato e senza ombra di detersivo. Un’esperienza veramente “downhome”.

Queste sono prese al volo, per evitare continue fermate all’”autista”

Sulla strada per Port Arthur, gli edifici della prigione della Contea di Jefferson


Qua invece si può intravvedere Blind Willie Johnson che ramingo se ne va lungo la ferrovia, con la valigia di cartone, la chitarra a tracolla e il bastone da cieco…

Aggiornamento del 3 settembre 2012: (↑)
Mark Slim mi ha inviato recenti fotografie (agosto 2012) del nuovo memoriale dedicato a Blind Willie Johnson presso il Blanchette Cemetery, che si trova alla fine di Hegele St. lungo la ferrovia (e qualcosa ora mi dice che non era lontano dal luogo della foto sopra).
Le ultime notizie riguardo al musicista si devono a Shane Ford e Anna Obek. Cominciarono le ricerche nel 2007, scoprendo il cimitero dove era sepolto nel 2009, ma non trovando nessuna lapide o segni di riconoscimento. Con l’aiuto del Jefferson County Historical Commission e del Museum of the Gulf Coast sono riusciti a ottenere un Texas Historical Marker nel luogo dell’ultima casa di Johnson a Beaumont (bruciata quando il bluesman era ancora vivo), chiamata House of Prayer, e un monumento al cimitero, pur non conoscendo il luogo esatto della sepoltura.
Grazie all’interessamento e al contributo economico di un gruppo di persone, tra cui Marco Carraro, è stato possibile costruirlo e posarlo nel dicembre 2010.




Trinity River Blues… spero di tornare presto in TX!!!
Io spero di tornarci ma soprattutto di rimanerci