Galveston, Tx. 2010

I still hear your sea winds blowin’

Da Houston prendendo la I 45 verso sud (Gulf Freeway) s’attraversa di striscio la Bay Area, la quale rimane a sinistra dell’autostrada ed è la parte che s’affaccia su Galveston Bay, l’ansa a nord dell’isola. Proseguendo diritti per 50 miglia s’arriva sull’isola attraverso il Galveston Causeway, che è una strada rialzata. La zona prima del ponte si chiama Bayou Vista ed è ricca di insenature e di marine: è il Bayou texano.

Bayou Vista

Case sui canali, ognuna ha il suo pontile per l’attracco delle barche

Bayou

L’isola è un porto turistico e una meta di villeggiatura, ma non è tirata a lucido perché è soprattutto porto commerciale e residenza dei lavoratori dell’industria petrolifera.
Ha un fascino selvaggio, legato alla precarietà della vita. Gli incidenti relativi all’estrazione e alla lavorazione del petrolio più gli uragani tropicali sono una minaccia costante per la popolazione e per il paesaggio.

Bayou Vista

All’orizzonte non solo palme e casette di legno, ma anche tante raffinerie

Bayou
Bayou Vista

Il ponte (causeway) dell’autostrada che porta sull’isola. Peccato non potersi fermare sul punto più alto per guardare il panorama.

Galveston

Per chi come me adora i paesaggi costieri e oceanici, Galveston è l’ideale. Una casa di fronte all’oceano è un sogno; un po’ rischioso da queste parti, ma bello.
M’andrebbe bene anche sulla baia, come questa sotto. Qui il terreno dà l’idea d’essere stato invaso dall’acqua salmastra. Dopo le inondazioni di vegetazione ne rimane poca.
L’ultimo grosso uragano, Ike, nel settembre del 2008, tra le altre cose ha distrutto anche delle querce presenti da secoli sull’isola; non è stato il vento, ma l’acqua salata che ha portato.

Galveston

Casetta in città, con le due bandiere sventolanti e la scaletta per la soffitta sul terrazzo

Galveston

Le case non hanno il piano terra appunto per le frequenti inondazioni

Galveston
Galveston
Galveston

Oppure sono rialzate, come questa chiesa cristiana

Christian Church

Grace Episcopal Church, bella chiesa in pietra in stile gotico resistita sia all’uragano del 1900 che ad Ike. Viene spontaneo chiedersi come mai gli americani non comincino a costruire le case in mattoni e cemento come da noi, invece che in legno, soprattutto nelle zone soggette a frequenti tornado e uragani, come il Texas, la Florida, la Louisiana.

Grace Episcopal Church

Tutta la costa è un paradiso naturale contaminato dall’uomo e in perenne rischio per le tempeste nel Golfo del Messico, nonostante la parte esterna sia protetta dal Seawall, lungo più di 16 km. La questione case può avere molte risposte, ma i motivi sulla scelta del legno sono soprattutto due, e sono pragmatici: il costo e la velocità. Il legno è molto meno costoso che da noi, e usano un metodo di costruzione che in poche settimane permette di tirare su una casa.

Galveston

Qui sotto si vede lo scheletro di legno di una casa in costruzione. La casa in legno è, in genere, per poveri e per il ceto medio, la casa in mattoni è per ricchi. Infatti, quasi tutte le case americane di mattoni in genere sono molto grandi; ad esempio le ville di Hollywood raramente sono in legno, e non perché sono in zone a rischio.
Ma non è solo per risparmiare, è anche una questione di tradizione, gusto e cultura. Per tradizione e gusto la preferiscono a quella di mattoni, proprio come noi al contrario, che non ci sogneremmo mai di fare un mutuo per la nostra prima casa in legno. E poi per diversa cultura: difficilmente l’americano medio investe nel mattone o avrà una casa per la vita, perché cambia facilmente residenza. L’affitta o se la costruisce da solo e se si distrugge, o se ne va, o la ricostruisce e ripara con poco, se invece l’aveva acquistata e se ne vuole andare, la rivende facilmente alla società da cui l’ha comprata (se l’ha tenuta curata) e ne compra un’altra uguale da un’altra parte. Inoltre, certi tornado tirano su oggetti pesantissimi, e se cadono sul tetto di una casa, anche se di mattoni, il danno c’è lo stesso, solo che ripararla costa molto di più.
Prima di Ike la popolazione è stata evacuata, ma alcuni hanno preferito rimanere.

Galveston

Al largo ci sono le petroliere, è pieno di raffinerie e l’aspetto è un po’ decadente, retrò, soprattutto le spiagge e l’elegante distretto storico, ma è affascinante, come tutte le isole.
Galveston può avere un aspetto desolante e suggestivo allo stesso tempo.

Galveston

Ha sapore caraibico e, sarà anche per la prevalenza ispanica della popolazione, ricorda un po’ Cuba

Galveston

Il Galveston Strand (il Lido) è parte del distretto storico, ed è caratterizzato da negozi e edifici in stile vittoriano. Sulla cartina presa al motel c’è una breve storia dell’isola.
Fin dal 1500 gli indiani Karankawa erano accampati qui, pescavano e cacciavano nei dintorni.

Galveston

La baia, l’isola e la città devono il loro nome a Bernardo De Galvez, governatore della Louisiana e di Cuba, e leader militare che aiutò le 13 colonie (i futuri Stati Uniti) nella Guerra d’Indipendenza americana dagli inglesi.

Galveston

Nel 1816 il pirata Louis-Michel Aury scelse questo posto come base per sostenere la rivoluzione dei messicani verso gli spagnoli, e fondò così la prima comunità d’origine europea. Nel 1817, di ritorno da una missione perdente contro la Spagna, trovò l’isola occupata dal pirata Jean Lafitte, il quale ne fece il suo personale regno per le proficue attività della sua banda e la chiamò “Campeche”, fino al 1821, quando fu costretto ad abbandonare il suo quartier generale e abitazione, la Maison Rouge, per un ultimatum della Marina degli Stati Uniti. Prima di andarsene nella notte, verso una località segreta, diede fuoco alla villa, e leggenda vuole che seppellì il suo tesoro da qualche parte tra Galveston e Bolivar.

Galveston

Il 1821 fu anche l’anno in cui nacque la prima persona texana d’origine anglosassone, Mary Jane Long, sulla penisola di Bolivar; sua madre, Jane Long, moglie del generale James Long partito per il Messico e non tornato, è ricordata come “The Mother of Texas”.
Durante il corso del XIX secolo la comunità fondata dai pirati continuò a svilupparsi e a diventare economicamente fiorente, con un grande mercato di schiavi, cantieri navali, saloon, case da gioco.

Galveston
water towerNel 1836 quattro navi della Marina del Texas si insediarono nell’isola per proteggere la costa dalla Marina del Messico. Le navi aiutarono anche il generale spagnolo Antonio López de Santa Anna a San Jacinto, provvedendo cibo e uomini, assicurando così la vittoria e l’indipendenza del Texas all’esercito di Sam Houston.
Nel 1837 il Congresso designò Galveston come porto d’ingresso, da lì nacque il soprannome “little Ellis Island”, dalla nota isola di New York. Prima della Guerra Civile invece, con il litorale pieno di imprese mercantili, l’area diventò nota come la “Wall Street of the Southwest”. A quei tempi era il secondo più importante centro commerciale degli Stati Uniti, fino all’otto settembre del 1900, quando un uragano devastò un terzo dell’isola, e morirono più di 6000 persone. È tuttora il disastro naturale ad aver provocato più morti negli Stati Uniti. Ricostruita in tempo record dai sopravvissuti, che già il giorno dopo si misero all’opera, tra gli anni 1920/1940 diventò una località vacanziera piena di ristoranti e casinò, e ancora oggi conserva queste caratteristiche, pur con un regime di vita assai meno brillante.
Durante la Guerra Civile vi nacque il quartiere a luci rosse, ma fu negli anni 1920 del Proibizionismo che s’espanse, con le relative attività illegali.
A parte i casinò, è anche meta di escursioni naturalistiche e di svago per le famiglie che arrivano nella Bay Area per i parchi di divertimento della zona.

Galveston

Il 12 settembre 2008 Galveston e Bolivar sono state duramente colpite dall’uragano Ike, e anche Houston ha avuto danni a causa dei grandi venti.
Un altro uragano catastrofico, ma spesso dimenticato perché avvenuto subito dopo Katrina, nel settembre 2005, è stato Rita. Rita ha causato tante vittime e danni sulla costa sud-est del Texas e su quella sud-ovest della Louisiana.

pellicano

Oltre ai danni dei vari uragani, l’aspetto decadente e un po’ malinconico è accentuato dall’atmosfera di fine vacanza, o forse semplicemente dalle dolci ore di fine giornata.

Galveston

Ho avuto l’impressione che l’isola fosse stata appena abbandonata, come si trova un posto dopo una festa, forse per l’imminente inizio delle scuole a fine agosto.

Galveston

A causa del disastro BP l’industria della pesca e della ristorazione sono andate in crisi e di conseguenza il turismo, soprattutto nella vicina Louisiana.

Galveston
Galveston
Galveston

Il Fisherman’s Wharf

Fisherman's Wharf
Galveston
Fisherman's Wharf

Questa immagine qui sotto mi ricorda Gli Uccelli di Hitchcock

Galveston
pier
moloIn un primo momento sembrava che l’enorme marea di greggio, fuoriuscita dal pozzo della BP davanti alle coste della Louisiana, qui non potesse arrivare; la corrente, infatti, va verso nord-est.
Invece, dopo circa due mesi dal disastro, sono state trovate palle di catrame anche su queste spiagge, sicuramente imputabili a quell’incidente.
Nessuno degli Stati che s’affacciano sul Golfo del Messico è stato risparmiato, e i danni permanenti all’ambiente sono ancora incalcolabili.
Di incidenti nelle raffinerie e sulle navi petroliere ormai se ne contano tanti, ma in particolare nel caso di BP quest’ultimo non è stato il primo in Texas.
Nel 2005 l’esplosione nella seconda raffineria più grande dello Stato, quella di Texas City (poco più su di Bayou Vista), causò 15 morti e 170 feriti, e quest’anno, due settimane prima dell’esplosione della Deepwater Horizon, c’è stato un grosso incidente nella stessa raffineria, che ha rilasciato nell’aria tonnellate di veleni chimici, dal 6 aprile al 16 maggio.
(Fonti: Galveston County/The Daily News e ProPublica).

molo

Da Willie G’s si pranza con vista sul golfo

porto
portoAnche Pelican Island e la penisola di Bolivar meritano una visita.
Qui i portici e l’architettura ricordano New Orleans.
Un articolo sul sito 24/7 Wall St. dichiara una lista di 10 “città morte” degli Stati Uniti. Nell’elenco New Orleans è al 5° posto, Galveston al 10°. Tra le varie cause, dice l’articolo, il colpo finale a queste due città è stato dato rispettivamente da Katrina e da Ike, e nel caso di N.O. s’aggiunge la recente faccenda BP. Vengono prese in esame soprattutto le condizioni economiche e finanziarie, il che non stupisce visto che il sito è dedicato agli investitori azionari.
Inoltre Galveston è paragonata alle città di Sodoma e Gomorra, e si fa riferimento al crimine organizzato che ruota attorno al gioco d’azzardo.
Detto ciò, dovessi io fare una lista invece delle dieci città più affascinanti degli Stati Uniti ci dovrei pensare su, ma in ogni caso New Orleans andrebbe al 1° posto, e Galveston sarebbe nei top ten.
E a proposito di crimine, ho appena letto un bel romanzo di Nic Pizzolatto, qualcosa di più di un crime story, ambientato da queste parti, il cui titolo è proprio Galveston.

Texas City's BP refinery

Nella foto sopra e in quella sotto, la famigerata e immensa raffineria BP di Texas City

Texas City's BP refinery
Raffineria

Carrellata di case

houses
pink house
house
Galveston's houses
Galveston
Galveston
case rialzate
houses
Galveston
little house
Galveston
Galveston

Anche se non mancano i generi e i sottogeneri locali legati alle tradizioni musicali texane, e gli stili che risentono dei vari influssi dovuti all’identità di città portuale e alla particolare posizione geografica, Galveston ha soprattutto una lunga storia di sale da gioco e di spettacoli di intrattenimento con artisti “extra moenia”, più che una scena musicale autoctona.
Di conseguenza ha avuto, e tuttora ha, molti luoghi in cui ospitare i vari eventi, ma purtroppo gli uragani hanno spazzato via alcuni di questi luoghi, o distrutti in modo tale da non poter essere recuperati.
Kemah Il più famoso era l’originale e sempre affollato Balinese Room, il supper club e casinò che nei gloriosi anni 1950 dava fastidio ai Texas Rangers: the swankiest spot on the Gulf Coast, come ricordo d’aver letto in un articolo. Recuperata da un vecchio ristorante messicano e inaugurata nel 1923, la struttura era sostenuta da un lungo pontile sull’oceano di fronte al Seawall e negli anni diventò un luogo storico, uno dei più affascinanti dell’isola.
All’inizio si chiamava Chop Suey. Rinominato Maceo’s Grotto, fu chiuso dopo 9 anni per gioco d’azzardo, ma riaprì 4 anni dopo come ristorante e club con il nome di Sui Jen; era decisamente in stile orientale però il nome asiatico diventò scomodo ai tempi di Pearl Harbor. Nel 1942 si trasformò allora in Balinese Room continuando l’attività di ristorazione insieme a quella illegale di sala da gioco, ma erano gli anni della II guerra e c’era ben di peggio a cui pensare. Finita la guerra, con nuove leggi restrittive sul gioco, rischiò parecchie volte di chiudere.
Negli anni Cinquanta del secolo scorso, all’apice della fama del club, i fratelli Sam, Frank e Rosario Maceo, i proprietari (barbieri siciliani diventati contrabbandieri nell’epoca del Proibizionismo, poi potenti gambling boss), offrivano spettacoli di gente come i f.lli Marx, Duke Ellington, Frank Sinatra, Tony Bennett, Gene Autry, Jimmy Dorsey e leggendarie red hot mama come Sophie Tucker e Peggy Lee. L’arredamento interno era sontuoso, la cucina raffinata, gli spettacoli di classe e si poteva giocare, per questi motivi attirò i ricchi investitori di Houston e clienti da tutti gli stati.
Il trucco per non farsi beccare dai Texas Rangers era ingegnoso e allo stesso tempo fin troppo facile, sfruttante la forma della costruzione, molto lunga e stretta, e probabilmente qualche bustarella a chi di dovere, tipo lo sceriffo della contea. Il Balinese, infatti, s’allungava sul mare per circa 180 m., e aveva il casinò situato proprio in fondo al pontile. All’arrivo dei poliziotti un campanello avvertiva il personale, e in poco tempo tutta l’attrezzatura veniva nascosta nella cassaforte e in speciali nicchie nel muro (come il sistema dei letti a scomparsa). I tavoli venivano velocemente apparecchiati con argenteria e con carte da bridge, l’orchestra attaccava cose come l’inno del Texas e la folla all’interno delle sale rallentava l’avvicinamento delle guardie: sembra un film, ma è la verità. Resistette a questo tipo di attacchi per ben 64 notti consecutive.

Nel 1957 però, con l’arrivo di un nuovo sceriffo, bastò poco tempo e un paio di poliziotti a far chiudere tutta la baracca, senza tanto clamore. Non ci fu nessun raid, ma semplicemente dopo giorni e giorni con la presenza fissa dei poliziotti nel locale la gente cominciò a non andare più.
Nel 1961 l’uragano Carla diede un ulteriore brutto colpo alla struttura, e quando gli ZZ Top (grandi informatori dei pittoreschi luoghi storici texani) gli dedicarono una canzone nell’album Fandango erano gli anni 1970, periodo di piena decadenza. Nel 2001-2002 c’è stato un restauro completo della struttura landmark, diventata luogo pubblico con un salone per le feste, bar, negozi, ed esposizione della memorabilia. Infine, dopo aver resistito tanti anni alla legge, all’incuria e alle varie tempeste, nel 2008 è arrivato Ike a distruggerla completamente, proprio quando era da poco rimessa a nuovo: a parte qualche palo di sostegno e la famosa porta rossa, non è rimasto nulla.
Sotto, il ristorante Baytown Seafood, a Texas City.

Baytown Seafood

Di locali in cui si fa musica ce ne sono molti, ma credo non ce ne sia nemmeno uno tipicamente blues perché là gli intrattenimenti sono destinati più che altro ai turisti in vacanza, come se l’isola fosse una grande nave da crociera in giro per l’oceano.
Certamente però non mancano gli artisti della scena di Houston e qualche grande nome di passaggio, con la maggior parte delle attrazioni concentrate sullo Strand. Tra tanti bar e locali ne segnalo solo un paio, la coloratissima cantina messicana Crow’s Southwest Cantina Bar and Grill, 2408 Strand, che tiene regolarmente blues jam, e l’ex Connolly’s Corner, ora Melrose Pub, 2002 Postoffice St., che purtroppo si districa tra band locali, karaoke e feste.
Poco più in là, al 2020, in un edificio che val la pena vedere, c’è The Grand Opera House, il quale più che altro ospita musical e produzioni teatrali, ma il 7 novembre ha in cartellone Lyle Lovett, uno dei migliori countryman del Texas attualmente in circolazione.
Il Galveston Jazz & Blues Festival, inaugurato nel 2004, sembra sparito nel nulla, mentre gli eventi legati ai festeggiamenti del Mardi Gras sono l’attrazione a cadenza annuale più di successo.
Uno dei tour guidati più interessanti è il Ghost Tours of Galveston. Una guida conduce nei luoghi storici e, tra storia e leggenda, mischia affascinanti faccende di pirati e di fantasmi. Grazie alla gran quantità di morti violente che l’isola ha visto, si pensi solo alla sanguinosa Battle Of Galveston (1863) durante la Guerra Civile e all’uragano del 1900, di fantasmi inquieti in giro per l’isola ce ne sono parecchi.

sunset @ Texas City

Per tornare a Houston scegliamo di fare la costiera che porta nella Bay Area, la strada più esterna.
A Texas City l’odore di petrolio nell’aria è molto forte; la consolazione è che la benzina qui costa poco.
Purtroppo quando arriviamo su nella Bay Area il sole è già tramontato e non vediamo granché, ma dalla cartina la zona sembra panoramica, soprattutto dalle parti di Kemah, dove c’è il Boardwalk: da una parte il Clear Lake e dall’altra la baia. Per fortuna, anche dal basso, dalla strada, lo spettacolo è bellissimo durante il tramonto. A ovest i contorni delle case e delle palme sotto un cielo con splendidi colori in continua evoluzione, e a est una visuale meno naturale ma altrettanto spettacolare: le migliaia di luci delle raffinerie sulla baia.

Kemah

Dalle parti di Kemah. Qui l’aria è così umida che, pur non essendo piovuto, c’è un abbozzo di arcobaleno. La zona della Bay Area di maggior interesse è compresa tra le città di Kemah, La Porte, League City, Nassau Bay, Seabrook e Webster.

sunset in Texas

Sono contenta di tornare a Houston e di poterci stare anche l’indomani, ma l’isola, l’oceano e i fantasmi di Galveston già mi perseguitano, e mi sussurrano di rimanere.

Galveston, oh Galveston
I still hear your sea winds blowin’
I still hear your sea waves crashing

(Jimmy Webb)

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3 commenti per “Galveston, Tx. 2010

  1. Claudio
    23 luglio 2011 alle 14:54

    C’ero a maggio. Chi va a Houston deve andare a Galveston per non tornare senza nulla da raccontare

  2. Alessia
    25 giugno 2014 alle 12:35

    bella descrizione, mi è servita molto. Grazie

  3. Sugarbluz
    29 giugno 2014 alle 23:13

    Grazie a te, mi fa piacere sapere che ti è servita.

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