East Mississippi – pt 2

(West Point, White Station, Aberdeen)

Howlin' Wolf blues marker and memorial, West Point, Ms

West Point dichiara Howlin’ Wolf suo figlio, nato a nord-est della città in una comunità rurale chiamata White Station, oggi Whites – allora una piccola fermata ferroviaria dell’Illinois Central tra Aberdeen e West Point, nella Clay County – il 10 giugno 1910 con il nome di Chester Arthur Burnett, dal ventunesimo presidente USA Chester Arthur, alla fine credo meno famoso di lui. È il nonno materno, Grandpa Jones, a dargli il soprannome di Wolf.
Ha un’infanzia decisamente difficile. Quando i suoi si separano (Chester ha solo un anno), il padre, Leon ‘Dock’ Burnett, si trasferisce nel Delta, e la giovane madre, Gertrude Jones, si sposta con il piccolo un po’ più a nord. Appena è abbastanza grande canta con lei nel coro di una chiesa battista nei pressi di White Station (Wolf in seguito dichiarerà d’aver ereditato il talento musicale dalla madre), ma presto Gertrude, che si esibisce nelle vie di Aberdeen e West Point come eccentrica cantante religiosa e cerca di vendere ai passanti spiritual autografi, comincia a dare segni d’instabilità mentale. Chester suona un diddley bow a una corda, batte sulle padelle con un bastone, imita il fischio dei treni e comincia a soffiare in un’armonica.

Neppure da grande Chester saprà (o rivelò) mai per quale motivo un giorno d’inverno, quando ha circa dieci anni, sua madre lo caccia di casa, dicendogli di non tornare mai più. (1)
Cammina per chilometri al freddo senza scarpe fino a White Station, alla casa del severo prozio Will Young e della sua famiglia. (2) Young è estremamente religioso e inflessibile, canta nella locale chiesa battista e prende l’attività di diacono molto seriamente; è alto, massiccio, mezzo sordo, poco paziente, violento, tratta male i bambini e anche gli adulti lo temono: come riferirà una conoscente, Will Young “was the meanest man between here and hell”. (3)
Un inferno a casa e nei campi per il piccolo Wolf, costantemente umiliato da Young che lo fa mangiare distante dagli altri e lo tratta come una bestia da soma, picchiandolo con la frusta e affamandolo.

Howlin' Wolf statue at the Howlin' Wolf memorial, West Point, Ms

Statua di Howlin’ Wolf in East Broad Street, vicino al blues marker, nel City Park. Di granito nero, è un po’ strana essendo piatta, come fatta con lo stampo, e nella parte inferiore è lucida, riflettendo quindi le gambe di chi vi sosta davanti: sto fotografando e non posso evitarlo. Piazzata durante l’Howlin’ Wolf Blues Festival del 1997, si basa su uno scatto del noto fotografo afroamericano di Memphis Ernest Withers.

Wolf sopporta fino all’età di tredici anni, quando salta su un treno destinazione Delta. Dopo varie peripezie arriva alla piantagione Young and Morrow vicino a Ruleville dove si ricongiunge con il padre, che in seguito gli compra la sua prima chitarra; Wolf non dimenticherà mai quel giorno, il 15 gennaio 1928. Con lui e il resto della famiglia lavora alla piantagione, dove ha occasione di sentire molti work song e holler, e anche per questo il Delta gli pare un paradiso.
Là si fa chiamare John D. ed è affascinato da Charlie Patton, residente alla piantagione Dockery e intrattenitore nei juke jont della zona. Di sera, dopo il lavoro, Chester ronza attorno a Patton per imparare a suonare la chitarra: non facile per le sue grandi mani e dita più adatte per l’agricoltura (Wolf non sarà mai un chitarrista provetto o capace di sottigliezze, poi ci penseranno Willie Johnson e Hubert Sumlin a fornigli lick d’autore), ma lo stile ritmico di Patton è perfetto per lui, che avrebbe usato lo strumento per accompagnare ciò che ha di più sorprendente: la voce, dal caratteristico timbro ghiaioso, regalo delle frequenti tonsilliti infantili. Mentre il growl di Patton è cercato, la vocalità di Burnett è più naturale, ricca di sovratoni risonanti in una grande cavità, un canto armonico basico non sviluppato oltre, ma ottenuto nel tempo a forza di esercizi andando dietro al suo aratro. Burnett vede Patton suonare quello che lui (Wolf) chiama Hook up My Pony and Saddle up My Old Black Mare (Pony Blues), il primo che impara, High Water Everywhere, Spoonful, Banty Rooster, e molto altro, e da Patton apprende anche l’arte dell’intrattenimento, da cui origineranno quei trucchi di scena che Wolf offrirà fino al suo ultimo concerto.

Lillian's bench in West Point City Park, Howlin' Wolf memorial

La vedova di Wolf, Lillian, ha voluto una panchina accanto alla statua, e dopo la sua morte le è stata dedicata.
L’apprendistato di Chester si svolge nelle piantagioni durante i balli e le occasioni festaiole, e girando di paese in paese: per le strade di Drew, Ruleville, Boyle, Doddsville, Cleveland, Moorhead, nei juke joint e nelle feste casalinghe, a volte accompagnato dal fisarmonicista Homer Lewis, partner anche di Patton, e a Dockery Farms (v. link sopra), a metà strada tra Cleveland e Ruleville sulla State Highway 8, che tra i residenti annovera anche il futuro indimenticabile Pater familias Roebuck ‘Pops’ Staples.

Per l’armonica subisce l’influenza di S.B. Williamson II, o perlomeno desidera suonare come lui, intascando l’elemosina degli insegnamenti sporadici che questi gli concede forse solo perché interessato alla sua sorellastra, Mary Burnett, (4) con qualche accordo mostratogli affinché se ne vada altrove a sperimentarli.
Impara a cantare ascoltando i dischi di Blind Lemon Jefferson (che vede dal vivo a Greenville, e per un po’ si vestirà come lui), Tommy Johnson (il falsetto), Ma Rainey, Mississippi Sheiks, Leroy Carr, Lonnie Johnson, Tampa Red, Blind Blake e certamente Jimmie Rodgers e i suoi yodel, che nel roco baritono di Wolf si realizzano in profondi ululati.

Una figura imponente dal punto di vista fisico e artistico, Burnett sviluppa uno stile distintivo grazie alla sua presenza totale, carismatica, e alla sua vocalità oltre la norma: lui vive ciò che canta, e ciò che canta si materializza in sudore, lacrime, sangue, mentre tiene il tempo con l’enorme piede. Sembra che con la musica incanali la parte scura e violenta sepolta in lui, nutrita durante la sua infanzia. (5)

Windmill at the Howlin' Wolf memorial in the city park, West Point, Ms

Il piccolo windmill aiuta a trovare il memoriale di Howlin’ Wolf. A pochi passi dal parco c’è l’Howlin’ Wolf Blues Museum, 307 West Westbrook Street, iniziato dall’appassionato Richard Ramsey. Ha solo una stanza e oggi è condotto da un certo Jeremy. Contiene alcune foto inedite, mattoni e rivestimenti della casa d’infanzia, chitarre e altri oggetti donati da Hubert Sumlin e Jody Williams, un pezzo della ferrovia di White Station (il tratto che potrebbe avergli ispirato Smokestack Lightnin’, dicono), poster dai tour europei e da un concerto al Fillmore East con Big Brother and the Holding Company, e alcuni manufatti ispirati a Wolf donati da vari artisti.

Negli anni 1930 vive sulla strada suonando, tra gli altri, con Johnny Shines (che lo venera come un essere magico), Floyd Jones, Sonny Boy Williamson II, Robert Johnson, Son House, Willie Brown (con quest’ultimi due, a Robinsonville), Peck Curtis, ma ogni primavera torna per arare il terreno agricolo di suo padre. Dopo aver prestato servizio nell’esercito (1941-’43), soprattutto nel nord ovest del Pacifico, a Fort Lewis, Washington, e Camp Adair, Oregon, (6) si trasferisce con la sua ragazza a Lebanon, Tennessee. Nel 1945 anche lei soffre di un esaurimento (v. nota prec.) ed è internata; Wolf lascia il Tennessee e ricomincia a suonare. Nel 1948 risiede a West Memphis, Arkansas, dove forma una band di blues elettrico (vi passa gente come James Cotton, Junior Parker, Pat Hare, Matt Murphy, Willie Johnson) e tiene un programma alla stazione radio KWEM.

Tuttavia non riesce a farsi un nome o a vivere di musica fino ai quarant’anni, iniziando nell’estate 1951 oltre la soglia dello studio di Sam Phillips a Memphis, MRS, non ancora Sun Records. Phillips dapprima gli fa un’audizione da mandare ai californiani fratelli Bihari (RPM, Modern), per cui Ike Turner è A&R man, con How Many More Years e diversi take di Riding in the Moonlight, non pubblicati (con Turner, piano, Willie Johnson, chitarra, Willie Steele, batteria), seguita da una sessione, con gli stessi musicisti, da cui escono Moanin’ at Midnight, How Many More Years e Baby Ride with Me, che Phillips invia ai Chess, i quali fanno uscire il disco d’esordio di Wolf con i primi due brani (Chess 1479), raggiungendo con entrambi i lati le vette delle classifiche R&B.
Nell’autunno 1951 presso KWEM a West Memphis ha le prime vere sessioni RPM (stesso organico di Ike Turner), che stavolta fa uscire tre singoli. Per un po’ continua l’alternanza RPM / Chess con Phillips che manda sia all’una che all’altra etichetta, con due sessioni per Chess alla fine del 1951 e nel gennaio 1952 (con Johnson e Steele), e l’ultima per RPM nel febbraio dello stesso anno (inedita) perché poi Chess vince la partita.
Continua a registrare a Memphis nel 1952 e nel 1953, ancora accompagnato dal chitarrista Willie Johnson, e in una sessione appare James Cotton (in tutto escono solo tre singoli), poi si trasferisce a Chicago, con la prima sessione negli studi Chess nella primavera 1954 accompagnato dai musicisti della casa. Il giovane Hubert Sumlin, conosciuto in Arkansas, appare già nella sessione seguente (maggio 1954); in seguito sarà con lui in quasi tutte le occasioni, con poche eccezioni, e diventa letteralmente la sua mano destra imbastendo riff epocali che definiranno la musica di Howlin’ Wolf.

Howlin' Wolf mural, West Point, Mississippi

Bel murale per Wolf progettato da Deborah Mansfield, tra W Main St. e High St. (nello stesso blocco di Anthony’s Good Food Market, 122 W Main St., decorato in stile juke joint, ogni tanto fa serate live). Dice Cheseborough che l’Howlin’ Wolf Memorial Blues Festival è stato fondato dalla Blues Society locale, e che ricorre annualmente su un unico palco il venerdì del weekend del Labor Day. Oggi credo non esista più con quel nome e che sia stato incorporato nel Black Prairie Blues Festival.

I classici di Howlin’ Wolf rimasti nella storia del blues risalgono agli anni 1950 e primi ’60, e in quei tempi, pur al picco della fama, Wolf torna nell’area di West Point almeno un paio di volte l’anno per visitare gli amici ed esibirsi in juke joint come il Ferdinand Sykes’ in Cottrell Street, il Chicken Shack in Union Star Road, il Roxy’s a White Station, ma soprattutto per andare a caccia e a pesca.
Negli anni 1960 i suoi dischi anticipano e influenzano la nuova scena blues rock e sono ripresi dai giovani musicisti del genere, inglesi e americani, come Jeff Beck, Rolling Stones, Led Zeppelin, Cream, Hendrix, Doors, e Smokestack Lightnin’ (del 1956) va persino nelle classifiche pop inglesi nel 1964; in quell’anno Wolf gira l’Europa con l’AFBF, l’anno seguente appare in tivù con gli Stones.
Nel 1964 sposa Lillian Handley (1925-2001), conosciuta nel 1957 da Silvio’s a Chicago, che porta in dote due figlie, Bettye Jean e Barbra. Wolf marito e padre di famiglia è un’altra persona rispetto a ciò che mette in scena o che potrebbe emergere dall’infanzia: adora Lillie e le sue figlie, è responsabile, onesto, lavoratore, i suoi passatempi sono caccia e pesca, possiede del terreno agricolo in Arkansas, fa volontariato presso i vigili del fuoco, è un orgoglioso membro della massoneria locale (da non intendersi come la nostra massoneria) e non ama il lusso; gira in station wagon e vive nel southside di Chicago in una casa modesta ma dignitosa.

Autograph Wall, Leave a message for the Wolf, West Point, Ms

Dai tardi anni 1960 in poi soffre di diversi attacchi cardiaci, e a causa di un incidente stradale ha problemi ai reni che lo costringono a trattamenti di dialisi ogni tre giorni. Nonostante ciò, Wolf continua a registrare e a esibirsi; nel 1973 licenzia il suo ultimo album in studio, Back Door Wolf, mentre la sua ultima performance dal vivo è nel novembre 1975 al Chicago Amphitheater, in uno spettacolo che comprende anche B.B. King, Albert King, O.V. Wright, Luther Allison e altri. Wolf concede una prova eroica quasi letteralmente alzandosi dal suo letto di morte e non risparmiandosi; il pubblico gli dedica cinque minuti di standing ovation, e quando esce un gruppo di paramedici deve rianimarlo. Due mesi più tardi muore a Hines, Illinois, (7) il 10 gennaio 1976, durante un’operazione per un altro male che lo ha assalito, un tumore al cervello.

West Point fonda la Howlin’ Wolf Blues Society nel 1995, il festival in suo onore nel 1996 e il museo nel 2005, mentre la figlia Bettye istituisce l’Howlin’ Wolf Foundation. Lo scopo della Blues Society è di promuovere l’educazione al blues nel nord del Mississippi e di tramandare l’eredità di Howlin’ Wolf e di altri bluesman dell’area, come Big Joe Williams, di Crawford, e Bukka White (v. sotto), di Aberdeen. Un altro evento annuale è, o era, il Wolf’s Juke Joint Jam, tenuto nello spazio verde del Waverly Waters Resort (Waverly Road), un elegante centro di pesca alla periferia di West Point, ma non so se ancora esiste (probabilmente collegato al Festival di cui sopra).

Former Ferdinand Sykes's on the left, Cottrell Street, West Point, Ms

Cottrell Street, non lontana dal centro, oltre i binari. Tradizionalmente l’area commerciale afroamericana di West Point, oggi non c’è nulla ma un tempo era piena di juke joint, in cui Wolf e tanti altri suonarono. L’ex Ferdinand Sykes’s dovrebbe essere il complesso azzurro, sulla sinistra (civico 318, ma il n° non c’è più). Anni fa la Howlin’ Wolf Blues Society ha persuaso il Comune a comprare i vecchi juke joint per ritardarne la demolizione, con la speranza che potessero esser restaurati o al limite lasciati come monumenti in rovina.

Former Annie Garth's, Cottrell Street, West Point, Ms

Vicino al Sykes’ c’era il Melody Club, e l’Annie Garth’s, a due piani (nella foto). Furono popolari almeno fino agli anni 1960, Wolf suonò in tutti.

Main St. Market Restaurant, West Point, Ms

Siamo stati bene qui, al Main St. Market & Restaurant. Pranzavamo sempre tardi, al pomeriggio praticamente, e siamo stati serviti presto e bene ovunque (tranne al Rum Boogie Café!, v. Memphis 4) essendoci sempre poca gente a quell’ora e un ambiente solitamente rilassato.

Main St. Market Restaurant, West Point, Ms

West Point non è lontana da Tupelo e si comincia a sentire l’influsso di Elvis: uno dei tanti Elvis Impersonator in programma al Main St. Market.

Whites (White Station), East Mississippi

White Station, oggi Whites, dieci minuti da West Point, dov’è nato Chester A. Burnett. Percorriamo White Station Road.

Whites (White Station), West Point, East Mississippi

Non c’è nulla di particolare da vedere, ma è il posto che ha visto Bigfoot Chester bambino. In Mississippi succede questo: mentre altrove non si riconoscono più riferimenti un tempo in aperta campagna perché hanno costruito ovunque, qui è il contrario; spazi che un tempo pullulavano di gente, di case (di baracche) e di attività, oggi sono pressoché deserti.

Jones Cafe, Whites (White Station), West Point, Ms

I cartelli di avvicinamento al Jones Cafe in un’area che potrebbe esser quella dov’era la casa di Wolf, andata da tempo; stava nel «lotto ora alberato poco prima del negozio e la fossa del barbecue» (C.). Non ho notato nessun negozio, però, guarda caso, qui sembra esserci (o esserci stato) un pit barbecue, antico metodo di cottura usato, ad esempio, dai nativi.

Jones Cafe, Whites (White Station), near West Point, East Mississippi

Altra coincidenza, Jones è il nome della famiglia della madre di Wolf.

Whites (White Station), near West Point, East Mississippi

«Di solito sedeva e suonava sotto il portico mentre cucinavo biscotti», ha riferito Miss Annie Ferguson, la vedova del primo cugino di Wolf (ancora da C.). «Era in grado di mangiare diversi polli».

Aberdeen, Mississippi

Aberdeen, ex cittadina operosa con un grande commercio di cotone nel XIX secolo, oggi molto ridimensionata come importanza economica, conta ancora più di cinquemila abitanti (dove’erano? io non ne ho visto mezzo), in prevalenza afroamericani, e molti edifici storici, tra cui un elegante City Hall e diverse antebellum homes visitabili, ed è tuttora sede della contea Monroe. Onora il nativo Bukka White con un festival annuale in ottobre sulle rive del Tennessee-Tombigbee Waterway.

'Bukka' White, Aberdeen Mississippi Blues mural, Ms

Booker T. Washington ‘Bukka’ White (12 nov. 1906 – 16 febb. 1977), dal nome dell’educatore afroamericano, è nato a circa 50 km a ovest, in una fattoria a sud di Houston, Ms, nella confinante contea Chickasaw, uno di cinque figli. È collegato ad Aberdeen non solo perché è la città vicina più grande, dov’è vissuto per un periodo e tornato nel corso dei suoi vagabondaggi, ma anche per Aberdeen Mississippi Blues, tra i suoi migliori brani e con un ruolo fondamentale nella sua riscoperta. Ogni biografia o intervista di White è minata dalle dichiarazioni contraddittorie rilasciate all’epoca del suo ritorno negli anni 1960; ciò che segue è un sunto personale soprattutto sui fatti legati all’aspetto musicale.

Suo padre, John White, è pompiere per la ferrovia M & O e multi-strumentista; le poche volte che è a casa dà lezioni di chitarra a Booker (e verosimilmente ai suoi fratelli, come la sorella Etta, buona cantante e chitarrista) ostacolati dalla nonna contraria alla musica del diavolo. È soprattutto il nonno, predicatore fondamentalista, a crescere il giovane. Lo porta in chiesa e gli suona al violino molti dei primi brani che White conosce, come Turkey in the Straw e Old Man John Who Shot the Rabbit. Il padre gli regala la sua prima chitarra, una Stella color rosso, forse nel 1915, quando Booker ha nove anni.
A un certo punto della sua infanzia lascia casa per lavorare in una segheria a Houston, ma i suoi lo riportano indietro. In seguito va a stare con uno zio residente nel Delta (forse a Clarksdale), regione che White girerà in lungo e in largo e dove vedrà diversi bluesman, tra cui Charlie Patton, immancabilmente influente, e Son House.

Howlin' Wolf, Aberdeen Mississippi Blues mural, Ms

Howlin’ Wolf sta in stesso questo murale essendo nato poco più a sud (v. sopra) – più vicino rispetto a Bukka White, con il quale condivide anche una certa vocalità – mentre la relazione di Albert King con Aberdeen come sua città natale è attribuita dai compilatori del blues marker alla sua parola ma, se per quello, King disse anche d’esser nato a Indianola, e d’esser fratello di B.B. King (l’ultima cosa è del tutto inventata, naturalmente).

Albert King, Aberdeen Mississippi Blues mural, Ms

Il piccolo White sta nel Delta con lo zio fino a circa tredici anni, poi prende un treno sulla linea Yellow Dog (Yazoo & Miss. Valley Railroad) e va a St Louis, Mo, vivendo con un “vecchio chiamato Old Man Ben” (Ben Wright, o Ben Whitley), (8) che ha un nightclub, un pianoforte, e forse gli fa da tutore; siamo negli anni Venti. Più avanti, a St Louis si spaccia per maggiorenne, suona negli honky tonk e nei barrelhouse, e riceve lezioni di chitarra e di piano da un ottuagenario artista locale, Johnny Thomas. Nelle rare occasioni in cui si può sentire al piano mostra un evidente, tipico stile barrelhouse, percussivo come con la chitarra, ed è probabile che l’abbia assimilato proprio nella città del Missouri.
Nel 1925 si sposa per la prima di diverse volte e torna a Houston, ma nel 1928 la moglie muore per peritonite e Bukka (nome che ancora non porta, gli sarà attribuito per errore in una sessione discografica, credo la seconda dato che appare per la prima volta quel nome sul disco pubblicato, decidendo di tenerlo dato il successo) ricomincia a vagare.

Nel 1930 si trova a Itta Bena, dove incappa in Ralph Lembo, negoziante e talent scout per le grandi etichette del nord che lo vuole registrare per Victor Records. (9) Si recano a Memphis insieme a Napoleon Hairiston, seconda chitarra e interventi parlati in qualche episodio, per la sua prima, lunga sessione, tenuta in uno studio mobile con il nome di Washington White.
Tra le ben quattordici registrazioni in un solo giorno, il 26 maggio, c’è anche qualche gospel, ma solo quattro brani sono pubblicati su due 78 giri; uno accoppia due gospel, I Am in the Heavenly Way e Promise True and Grand, in cui è accreditata al controcanto una certa Miss Minnie, l’altro due bei blues ferroviari, The New Frisco Train e The Panama Limited, con le chitarre simil-treno in movimento, il primo di questi con le esortazioni vocali e la chitarra di Hairiston. Per quanto riguarda “Miss Minnie”, Dixon, Godrich e Rye suggeriscono che sia la stessa che registrò altri brani per Victor lo stesso giorno, altri speculano che sia Memphis Minnie, anche lei artista Victor. (10)

Aberdeen Industrial Park water tower, Ms

Gli altri dieci brani non sono pubblicati (i dati di quella sessione si possono vedere sul sito DAHR, link nella nota precedente) e mai lo saranno perché in parte distrutti. (11) Un peccato, se si immagina che il livello fosse lo stesso di quei quattro. Inoltre lo si sarebbe potuto sentire in una maggior varietà testuale e strumentale in quel primo periodo (i quattro scelti, come detto, s’accoppiano emergendo quindi solo due tipologie, gospel e blues ferroviario), dato che poi per sette anni non registra più e solo dopo dieci avrà un’altra sessione estesa.
I titoli paiono suoi originali, come penso lo siano quei quattro, e mi sembra rilevante che da un’occasione apparentemente casuale, o magari cercata ma non prevista, White sia riuscito a sfornare d’emblée quattordici brani. Se da una parte si può supporre fossero parte di un repertorio formatosi nel suo girovagare, dall’altra c’è da dire che di questo prolifico istantaneo songwriting darà ancora prova in seguito, con risultati anche più eccellenti, nelle registrazioni Melrose del 1940. Meraviglia inoltre la sua vocalità: in teoria qui ha ventiquattro anni ma la sua voce ha il timbro potente e aspro dei più maturi Blind Willie Johnson e Charlie Patton.

Per l’occasione, (da dichiarazione di White) Lembo gli dà 250 dollari e una nuova chitarra Gibson: non so se la usa nella sessione, mettendo da parte il suo “professato amore per le Stella” (12) (in relazione alle normali chitarre acustiche). Non è chiaro quando comincia a usare la National Duolian Resonator del 1933 (da lui chiamata “Hard Rock”… è ancora in giro, ricromata negli anni 1970 e appartenuta o suonata a/da diversi chitarristi moderni, da Mark Knopfler a Eric Bibb). Nello stesso articolo (v. nota prec.) si afferma che le registrazioni degli anni 1930/1940 sembrano suonate su una regolare chitarra acustica, e che la sua National si sente non prima dei dischi della seconda carriera, anni 1960/1970. Sotto, centro storico di Aberdeen, deserto.

Aberdeen, Mississippi

Il suono metallico in quei due primi blues Victor (The New Frisco Train e The Panama Limited), però, non mi pare tanto regolare e credo non si possa del tutto escludere, solo dal suono, che si tratti di una resofonica, anche se non la Duolian del ’33. È possibile sia un’acustica suonata con lo slide, magari di acciaio cromato. Più avanti si legge che B.B. King (cugino materno di Bukka, che gli regalerà la sua Stella) ha ricordato che White aveva l’Hard Rock a Memphis “back in the day” – vaga epoca che comunque non dovrebbe riferirsi ai primi anni 1930, quando B.B. era solo un bambino e non stava a Memphis, ma a quel periodo in cui erano insieme in città e Bukka aiutava King nella carriera, verosimilmente alla fine degli anni 1940, quando B. non aveva ancora avuto successo. La testimonianza di White (dallo stesso articolo): «I been having them [Nationals] ever since they started makin’ them. I first see one in ’39. Every time I get rid of one I’d get another one, step up you know» è contradditoria: “vide” la prima nel 1939, dopo aver detto che “le aveva” fin da quando le producevano (iniziarono alla fine degli anni 1920). In un’altra occasione (non ricordo quale), dice invece di aver “ripreso a suonare steel” nel ’39.

Sento metallo anche nelle due tracce del 1937, tanto come può esser ancora una buona chitarra acustica (forse non la sua Stella, ma una di miglior salute e qualità prestata da B.B. Broonzy, che gli procura quella prima sessione con Melrose) intensificata con uno slide cromato, e lo sento in quelle di Parchman del 1939. In queste ultime Bukka dichiara di aver suonato una normale “wooden guitar”, eppure non ha il suono del legno; se è così, anche in questo caso direi che manovra uno slide di metallo, e il resto lo fa la qualità delle registrazioni. Negli episodi del 1940 invece, gli ultimi prima della scomparsa dal mondo discografico e quelli che, se lo “spartiacque” fosse davvero il 1939, avrebbero potuto mostrare la resofonica, sembra una normale acustica, e il metallo è piuttosto quello di un washboard.
Intanto, nei primi anni 1930 ha sposato la nipote dell’armonicista George ‘Bullet’ Williams, con il quale suona in giro, e si trasferisce ad Aberdeen. Nel 1935-37 fa boxe e gioca (sua dichiarazione non confermata da evidenza) semiprofessionista di baseball come pitcher in una Negro League, (13) ma continua anche i suoi vagabondaggi fin negli stati del nord, come Ohio, Wisconsin, Maryland e New York.

Aberdeen downtown, Ms

Dopo l’occasione del 1930 non registra più fino al 1937 appunto, quando Broonzy gli chiede di venire a Chicago per conto di Lester Melrose. Là il 2 sett. 1937 registra Pinebluff Arkansas e Shake ‘Em on Down (in entrambe c’è una seconda chitarra), che andranno su Vocalion, ma non fa in tempo a fare altro perché recandosi nella Windy City ha infranto lo stato di custodia in attesa del processo per una sparatoria in cui Bukka è coinvolto: la polizia lo arresta, mandandolo tre anni a Parchman Farm.
Pare che il fatto avvenga nei pressi di Aberdeen; più tardi Bukka dichiara che lui e un amico caddero in “un’imboscata” tesa da un uomo lungo la strada, e che reagì sparando alla coscia dell’uomo in legittima difesa. Nonostante la fama di carcere duro a Parchman non se la passa male, tanto che dichiarerà: «When I got out I felt like shootin’ somebody else!», (14) e mentre sconta la pena Shake ‘Em on Down ha successo, vendendo molte copie. È un detenuto modello ed è popolare tra i detenuti e le guardie, che lo chiamano “Barrelhouse”; ecco perché i due brani registrati da John A. Lomax per la Biblioteca del Congresso all’interno della prigione (il 23 maggio 1939), Sic ‘Em Dogs On e Po’ Boy, portano il nome di Washington ‘Barrelhouse’ White.

Nel 1940 al suo rilascio Bukka riprende dove ha interrotto: a Chicago per Melrose registra dodici nuove canzoni tra il 7 e l’8 marzo, con l’accompagnamento di Washboard Sam (Robert Brown). Queste sono considerate a ragione l’apice del lascito di Bukka White.
Sono sicuramente da avere anche le tracce degli anni 1930 e, perché no, anche qualcosa della seconda carriera, ma basta questo gruppetto per confermare al meglio le qualità evidenziate nelle prime registrazioni. Bukka si mostra cantante espressivo e chitarrista slide ruvido e incisivo. Alterna bassi (anche vocali per allungare la linea melodica) e accordi martellanti, percussivi, a sensibilità melodica (appunto) con ficcanti figure slide e un fine senso dinamico dall’andamento ondulato, allungato, in caparbia continuità e delicata sospensione allo stesso tempo. Impossibile non esser conquistati da questi aspetti in brani come Aberdeen Mississippi Blues, Fixin’ to Die Blues, When Can I Change My Clothes.
Sei escono su tre dischi Vocalion: When Can I Change My Chothes / High Fever BluesSpecial Stream Line / Strange Place BluesBlack Train Blues / Fixin’ to Die Blues, sei su tre dischi OKeh, (15) Good Gin Blues / Bukka’s Jitterbug SwingParchman Farm Blues / District Attorney BluesSleepy Man Blues / Aberdeen Mississippi Blues.

Aberdeen, Mississippi

Dopo le sessioni rimane a Chicago qualche mese, poi si trasferisce a Memphis entrando nel dimenticatoio, come molti altri artisti country blues sopraffatti dall’era elettrica. Durante la seconda guerra lavora in un impianto della difesa e vive in un pensionato in Orleans Street, suonando con Frank Stokes e Gus Cannon in Beale Street e, come detto, aiuta B.B. King ad affermarsi. Nel 1944 nasce la sua prima figlia, Irene, ma nel 1946 sua moglie muore per avvelenamento contratto mediante cibo infettato durante un soggiorno in Mississippi.
La riscoperta ha impulso quando Bob Dylan inserisce Fixin’ to Die nel suo album di debutto (1962): nessuno sa chi è Bukka White. Molti pensano che chiunque abbia scritto un tal brano a quel punto doveva esser già morto, ma John Fahey, allora giovane chitarrista e studente alla University of California a Berkeley, basandosi su Aberdeen Mississippi Blues, nel 1963 spedisce una lettera indirizzata a “Bukka White (Old Blues Singer), c/o General Delivery, Aberdeen, Mississippi”. (16) Caso vuole che un parente di White lavori all’ufficio postale di Aberdeen; questi spedisce la lettera a Bukka a Memphis, che dopo un mese risponde a Fahey. Due ore dopo la risposta, Fahey e un altro appassionato di blues, ex studente nella stessa università, Ed Denson, partono per Memphis. Lo registrano già durante quel primo incontro, e poche settimane dopo rilasciano il primo album della nuova carriera di White, Mississippi Blues (Takoma), con undici brani (la versione CD conta tre brani in più), alcuni ripresi dalle vecchie incisioni.

Dopo questo primo album Bukka ne registra altri con nuovi brani, mentre i vecchi entrano in molte compilazioni di country blues classico insieme a quelli degli altri bluesman riscoperti negli anni 1960. Nonostante il successo e il nuovo materiale, White sa di non poter fare a meno di recuperare il vecchio durante i concerti, così rispolvera i brani scritti per Melrose nei club, nei coffeehouse e nei luoghi del revival folk blues, come l’Università di Berkeley appunto, dove tiene classi di folklore, e nei festival, come quello di Newport nel 1966. Viene in Europa nel 1967 con l’AFBF, e va in Messico nel 1968 per le Olimpiadi.
A Berkeley registra anche due album prodotti da Chris Strachwitz chiamati Sky Songs (volumi 1 e 2, nov. 1963), con il titolare di Arhoolie che lo lascia libero di diluire e improvvisare. Nel 1968 registra agli Ardent Studios di Memphis (Memphis Hot Shots) prodotto da Mike Vernon di Blue Horizon, e con Furry Lewis a casa di quest’ultimo per Bob West di Arcola. Anche il nostro Gianni Marcucci lo ferma su nastro, nel 1972 a Memphis; nel 1974 esce l’album Big Daddy, e suona con B.B. King al New Orleans Jazz and Heritage Festival.

Aberdeen, Mississippi

Veste con cura, è in salute, intrattiene il pubblico e gode dell’attenzione ricevuta (al contrario di Skip James), anche se il suo status di bluesman acustico arriva a stargli stretto. Da lui vogliono i classici country blues, ma a lui ora piacerebbe imbracciare una chitarra elettrica e fronteggiare una band, come Howlin’ Wolf o B.B. King. Teme però ciò che è successo agli artisti folk che, come l’amico Dylan, sono passati all’elettrico. Così rimane nel circuito festivaliero fino alla fine con la sua resofonica, a volte con lunghi monologhi, a volte suonando in modo volutamente eccentrico.
Il 27 maggio 1976 torna a Houston, Ms, come ospite principale durante la celebrazione del bicentenario della cittadina. Muore qualche mese dopo per cancro (26 febbraio 1977) in un ospedale di Memphis, ed è sepolto al New Park Cemetery a Memphis. Il suo blues marker è a Houston, Ms, nel Joe Brigance Park.

Altri musicisti della zona di Houston, Ms, comprendono i fratelli Cleave (n. 1928) e Clay Graham (1936-2018) del gruppo gospel Pilgrim Jubilees, cresciuti nella comunità di Horse Nation, Otho Lee Gaines (1914-1987) di Buena Vista, fondatore e basso vocale del gruppo jazz vocale Delta Rhythm Boys, Milan Williams (1948- 2006) di Okolona, fondatore, autore e tastierista dei Commodores. Inoltre, il cantante Willie Buck (n. 1937) di Houston, artista Delmark, e il chitarrista C.D. Dobbs (1917-1993) di Okolona. È nata nella Chickasaw County anche Bobbie Gentry (1944, vicino a Woodland), come Roberta Lee Streeter, autrice della splendida ballata Ode to Billie Joe, ripresa trasversalmente nel soul, blues, jazz.

Railroad from White Station to Aberdeen, Ms, on Old Highway 25

Strada ferrata arrivando da Whites (White Station) al bivio di Strong Road 10351 con Old Highway 25 10000

Old Highway 25 to Aberdeen, Ms

Per Aberdeen abbiamo percorso questa vecchia strada inesistente sulla cartina, a sud della State Highway 25, la Old Hwy 25. Breve, scassata, piena di dossi, deserta, parallela alla ferrovia e costeggiata da prati, boscaglia, qualche abitazione. Ne siamo rimasti affascinati. Forse è viva solo per permettere all’immaginazione di ambientarvi una Terraplane che carica un emigrante con valigia in cerca di un passaggio per una città del nord, all’epoca della Grande Depressione.

Old Highway 25 to Aberdeen, Ms

Da altre parti sarebbe già scomparsa. Qui sopravvive anche se nessuno la percorre, con le sue rughe e tutta la sua storia silenziosa.
 

(Fonti: Steve Cheseborough, Blues Traveling, The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi, Jackson, 2009, III ed.; Mississippi Historical Markers; James Segrest, Mark Hoffman, Moanin’ at Midnight, The Life and Times of Howlin’ Wolf, Knopf Doubleday Publishing Group, 2012; liner notes di Sam Charters all’album di Bukka White The Legacy of the Blues vol. 1 (Sonet 609), ried. dell’album Mississippi Blues reg. a Memphis, Tn, nel 1963 da Ed Denson e John Fahey; liner notes di Chris Strachwitz ai due volumi di Bukka White, Sky Songs, 1963, Arhoolie; Illustrated Bukka White Discography; Fred J. Hay, Goin’ Back to Sweet Memphis, Conversations with the Blues, Univ. of Georgia Press, 2005.)


  1. Tra le ipotesi di Wolf rilasciate in diversi momenti, la madre lo ripudiò per il fatto di non lavorare nei campi abbastanza per i 15 centesimi giornalieri, o per la sua scelta di cantare blues invece che musica religiosa, oppure perché lei, di razza per metà indiana, lo ritiene “troppo scuro”. Un amico ha supposto che lo cacciò perché lei aveva un uomo che non voleva il piccolo Chester attorno. Che siano uno o più insieme tra questi o altri motivi, o nessuno in particolare ma l’essere semplicemente fuori di testa, e che lui l’abbia mai saputo o no, è chiaro che per il piccolo Burnett fu comunque una tragedia. []
  2. Composta da moglie e tre bambini non loro: un paio sono figli di parenti e l’altra è una bambina accolta in casa perché orfana. Non si pensi che si trattasse di bontà caritatevole, non in questo caso: i bambini costavano poco e lavoravano molto. Young aveva un’altra moglie e figli suoi, con cui però appunto non viveva. []
  3. Ted Gioia, Delta Blues, The Life and Times of the Mississippi Masters Who Revolutionized American Music, W.W. Norton & Co., 2009, pag. 277. Anche per le note prec. []
  4. Di cui si sa poco o niente; neppure i familiari più stretti sanno che relazione avesse con i Burnett. []
  5. Non sempre riuscì a controllarla. Anche se poco noto, pare che Wolf uccise un uomo. Johnny Shines dichiarò che Wolf non scontò nessuna pena, basandosi sul fatto che negli anni 1960 aveva un passaporto (con il quale venne in Europa, ndr), cosa che non avrebbe ottenuto con una condanna di omicidio nella fedina penale. Sunnyland Slim invece disse che fece due anni di prigione. Wolf rivelò a Detroit Jr, quando questi era membro della sua band, che passò “qualche anno” a Parchman per aver ucciso un uomo. []
  6. Parte del servizio lo passa nel 9° Reggimento di cavalleria, tra le note unità afroamericane denominate (dai nativi americani) Buffalo Soldiers, e partecipa alle Louisiana Maneuvers, le più imponenti esercitazioni militari mai effettuate negli Stati Uniti. È congedato per esaurimento nervoso nel 1943. []
  7. Sia Wolf che Lillie sono sepolti nell’Hillside Cemetery di Hines, Ill. []
  8. Parole di Bukka, in Fred J. Hay, Goin’ Back to Sweet Memphis, Conversations with the Blues, Univ. of Georgia Press, 2005, pag. 9. []
  9. Il supervisore della sessione è Ralph Peer, pioniere della discografia in generale e di quella mobile, che come direttore, produttore, talent scout per Columbia, OKeh, Victor, negli anni 1920-30 ha assistito, contribuito, quando non direttamente dato vita, alla nascita e al successo delle registrazioni coeve di blues e country music, da Mamie Smith a Jimmie Rodgers. []
  10. In Discography of American Historical Recordings []
  11. Le parti metalliche, probabilmente delle matrici, sono andate distrutte. Quindi i vari “Bukka White Complete 1930-1940” si riferiscono ai brani pubblicati originariamente, e tutti quelli delle sessioni seguenti lo sono stati, non a tutti quelli registrati: sentire qualche inedito dalla sessione Lembo è improbabile. []
  12. Dall’articolo Booker White’s 1933 National Duolian []
  13. La squadra da lui citata, Birmingham Black Cats, pare non sia mai esistita, ma esiste la Laurel Black Cats ed è più verosimile essendo in Mississippi e a tutt’oggi semi-professionale, mentre Birmingham Black Barons (non Cats) era una squadra dell’Alabama di livello professionale. []
  14. Detto a Chris Strachwitz, e riportato in Fred J. Hay, op. cit., pag. 22. []
  15. Columbia acquista il baraccone ARC alla fine degli anni Trenta, e l’economica Vocalion diventa OKeh. []
  16. Qualcosa del genere è successa anche a ‘Mississippi’ John Hurt, riscoperto nello stesso 1963. Il musicologo Tom Hoskins si basò su Avalon Blues per ritrovare Hurt, all’inizio non sapendo nemmeno se Avalon era un posto reale. Per rintracciare la località (tra Greenwood e Grenada) utilizzò un atlante dell’Ottocento, non essendo segnalata nelle cartine dei tempi. Lo stesso Fahey poi l’anno seguente sarà corresponsabile della riscoperta di Skip James. []
Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 23 ottobre 2018
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