Greenwood, Mississippi

(più Money e Itta Bena)

Leflore County

Dopo Glendora, proseguiamo ancora sulla Highway 49 E direzione sud, verso Greenwood, entrando nella Leflore County.

Sanders Grocery, Minter City

A Minter City breve sosta in questo distributore / ristoro, Sanders Grocery, caratteristico a modo suo, non solo per esser l’unico in una piatta vastità di campi coltivati. Curioso il tempismo con cui la signora dietro il banco mi ha urlato da lontano, imperativa e risoluta: “Light’s behind the door!” nello stesso momento in cui, arrivando alla soglia del bagno, stavo quasi pensando “dov’è la luce?”. Come se m’avesse letto nel pensiero, neppure il tempo di una domanda tra me e me. Behind mangiato, con enfasi su –hind e door. “Il caffè non è gratis, se non avete soldi, non toccate” e altri messaggi pittoreschi adornano il locale, offrente addirittura due tavoli apparecchiati con promessa di cibo homemade, del tipo cucina grassa americana con porzioni da eroi.

Sanders Grocery, Minter City

Piuttosto, in posti come questo, anche nelle periferie urbane, truck stop, o altro, sono attratta dai dispensatori di bevande calde, a volte solo per guardare cosa offrono. È così che mi sono appassionata alla french vanilla, buona e capace di tener lontana la fame per ore, ideale on the road, ma non si trova ovunque. Unico handicap la temperatura più o meno a 300 gradi fahrenheit – chissà perché non contemplano la via di mezzo, con liquidi ghiacciati o bollenti. Occorre quindi lasciar stare come minimo mezz’ora in ambiente condizionato, se non si vuole dire addio alla prima parte dell’apparato digerente.

Hwy 49 E, toward Greenwood

Breve ma intensa tempesta di pioggia poco prima di arrivare a Greenwood

Hwy 49 E, toward Greenwood

Stessa strada: nei dati della foto leggo solo otto minuti di distanza tra questa e la precedente. Meteorologia della stagione e del clima subtropicale degli stati del sud-est nordamericano, lo stesso che provoca uragani, tornado e trombe d’aria. O forse qui è così perché abbiamo appena passato una località dal nome di Sunnyside.

Greenwood

Greenwood

Greenwood, Cotton Capital of the World, nonché luogo in cui Robert Johnson “sang his last song and died so young”. (1) Centro della coltivazione del cotone nell’Ottocento, negli anni 1960 è stata teatro delle lotte per i diritti civili degli afroamericani. Oggi la popolazione si aggira sui 15.000 abitanti.

Greenwood

Fondata nel 1834 da John Williams con il nome di Williams Landing, ufficializzata nel 1844 come Greenwood. Dal 1917 è stata il più grande mercato mondiale del cotone a fibra lunga.

Greenwood

Carrollton Ave, vicino agli incroci con Main St. e Johnson St. Agli angoli di queste strade suonavano per le mance Elmore James, S.B. Williamson II, Tommy McClennan, Robert Johnson e tanti altri. Al civico 315 di questa via aveva sede il terzo negozio di Ralph Lembo (parlo di Lembo, e del suo negozio a Itta Bena, più sotto).
Una strada del distretto storico apparentemente più viva e con edifici restaurati è Howard Street, che è anche da dove trasmetteva la stazione radio WGRM (al civico 222, c’è un blues marker), in cui B.B. King alla metà degli anni 1940, alla domenica mattina, cantava e suonava dal vivo nel quartetto gospel di cui faceva parte, il St. John’s Gospel Singers. Lo spazio della WGRM fu poi occupato dalla WABG a metà degli anni 1950.
Nella storia recente quello stesso edificio, conosciuto come Three Deuces Building, ha ospitato al secondo piano il Greenwood Blues Heritage Museum fondato da Steve LaVere, produttore e storico musicale che negli ultimi trent’anni ha cercato di dissipare i misteri su Robert Johnson, nonché amministratore e garante dei diritti degli eredi sullo sfruttamento dell’opera e dell’immagine del bluesman, e principale fautore della pubblicazione nel 1990 delle sue registrazioni complete su Columbia. Al piano terra, sempre di LaVere, c’erano il Blue Parrot Café e il Veronica’s Bakery. Ci sono passata, ma non c’è più niente. Purtroppo invece non c’è stato tempo per il Cottonlandia Museum, 1608 Highway 82 W, segnalato perfino sulla cartina Rand McNally, che però ora si chiama Museum of the Mississippi Delta.

Crystal Grill, Greenwood

Ingresso del Crystal Grill con la pavimentazione originale e il menu del giorno, in Carrollton Ave, nei pressi di Johnson Street: ristorante storico che consiglio. A pochi passi, la stazione di Greenwood con i binari della Southern Railroad, vicino a una sede della stazione radio WABG, non so se attiva (l’attuale si trova fuori Greenwood, v. più sotto). Oltre la ferrovia, andando verso sinistra si finisce nel distretto di Baptist Town (il blues marker è al 200 Short Street), un’area povera in cui, a detta di ‘Honeyboy’ Edwards, si trovava la casa con la stanza in affitto dove RJ sarebbe deceduto. Il luogo è un lotto vuoto all’incrocio di Young St. con Pelican St., contrassegnato da un grande cartello (sponsorizzato dalla Coca Cola) annunciante “The Legendary Bluesman Robert Johnson played music and died on this corner”. Dal certificato di morte, però, pare che abbia finito i suoi giorni in una piantagione (Star of the West Plantation) nella campagna fuori Greewood. In ogni caso è abbastanza certo che Johnson visse almeno il suo ultimo mese di vita in Baptist Town.
Più o meno davanti al Crystal Grill, all’incrocio tra Lamar St. e Carrollton Ave, ci doveva essere il marker del nativo Furry Lewis, ma non l’ho visto: c’erano lavori stradali in corso quindi è probabile l’abbiano temporaneamente tolto.

Malouf Music Co, Greenwood

Niente da fare per il negozio di dischi Malouf Music Co.. Era più o meno così vintage anche quando era aperto ma, oltre alla porta chiusa, tutto fa supporre che sia definitivamente chiuso. Altri musicisti nativi della città sono Guitar Slim, il cui marker si trova sulla CR 101 vicino alla CR 100 (Country/County Route, o Country/County Road), e Hubert Sumlin, venuto al mondo nella piantagione Pillow, poco distante dal suo blues marker in W. River Road Extended, inaugurato nel 2008 il giorno prima della sua induzione nel Blues Hall of Fame. È possibile non capirsi con il navigatore dato i vari modi in cui l’indirizzo si può scrivere, e se così fosse basta viaggiare su River Road dal centro verso ovest, fino a che diventa River Rd Exd.

Greenwood

Rovine in Johnson Street all’incrocio con Main Street. Da queste parti David ‘Honeyboy’ Edwards vide Robert Johnson la prima volta; ha raccontato l’episodio nella sua autobiografia The World Don’t Owe Me Nothing. Johnson Street (niente a che fare con RJ) era la via principale del distretto economico afroamericano. Ora la parte ovest è soprattutto modesta zona residenziale, mentre qualche attività si concentra nel lato est.
Un altro blues marker si trova al 106 E. Scott Street, davanti a ciò che era l’Elks Hart Lodge No. 640, importante locale che negli anni 1940/1960 ospitò moltissimi artisti rhythm and blues, continuando l’attività fino agli anni 1990. La loggia era parte di una fratellanza il cui nome esteso era Improved Benevolent and Protective Order of Elks of the World (versione afroamericana dell’organizzazione “Elks” dei bianchi, The Benevolent and Protective Order of Elks), che all’epoca della segregazione si prefiggeva lo scopo di radunare le istanze politiche, culturali e sociali dei neri e, in seguito, il supporto al movimento per i diritti civili. L’associazione dei Blacks Elks nacque nel 1898 a Cincinnati, Ohio, per rimediare all’esclusione da quella dei bianchi e, per estensione, da tutti gli spazi aggregativi pubblici come sale di hotel e auditorium, fornendo quindi spazi in cui potersi incontrare. Altre fratellanze simili erano gli Odd Fellows, i Knights of Pythias, i Knights of Columbus, gli Shriners, e il ramo afroamericano dei Massoni.

Leflore County Courthouse

Il palazzo di giustizia Leflore County Courthouse ha un posto nella storia recente del blues perché è dove nel 1998 è stato dichiarato che l’ormai-ex-camionista di Crystal Springs Claud L. Johnson è il figlio biologico di Robert L. Johnson, e suo unico erede (ne ho parlato in questo articolo). L’atto è pubblico e si può visionare chiedendo del caso E-380, Estate of Robert L. Johnson.

Leflore County Courthouse

Ehi tu, lassù, stai guardando me? Monumento alla Guerra Civile davanti al tribunale.

Greenwood

Uno dei ponti sul Tallahatchie River, verso Fulton Street. In realtà il fiume che gira per Greenwood è una confluenza del Tallahatchie con lo Yalobusha, il cui risultato è chiamato Yazoo River.

Tallahatchie River

Seguendo la strada su questo ponte, Grand Blvd, in direzione nord, si esce dalla città arrivando su Money Rd, la strada per Money, e su un altro ponte sopra lo stesso fiume, che però in quel tratto si può considerare “più Tallahatchie” essendone il ramo sud prima dell’incontro con lo Yalobusha. Ci tenevo a identificare il Tallahatchie per la connessione con la storia vera di Emmett Till e quella di fantasia di Bobbie Gentry.

Tallahatchie River

Il fiume di Greenwood, ora chiamato Yazoo.

Bobbie Gentry marker

Country marker per Bobbie Gentry all’uscita nord della città, al secondo ponte su Grand Blvd, conducente a Money. Da qui un tratto di soli 18 km ricco di reperti interessanti, tutti sulla stessa direttiva (a parte la Star of the West Plantation, ma la deviazione è minima). È singolare la presenza in così poca distanza di diversi luoghi evocativi, più mentali (o possibili) che reali, a parte la storia vera legata alla Bryant’s Grocery, che però è in rovina e richiede ancora immaginazione. Li presento in ordine sequenziale, a partire proprio da questo marker.
Bobbie è nata nella parte est del Mississippi (a Woodland), ma visse la sua infanzia qui frequentando la scuola a Greeenwood. Attratta dal blues, dal country e dal gospel fin da piccola, imparò il pianoforte da autodidatta osservando il pianista della chiesa, ed esibì il suo songwriting dall’età di 7 anni. L’estrazione povera nel rurale Mississippi delineò la sua scrittura gotico sudista, di cui si trova massima espressione nella ballata che la rese nota, la splendida Ode to Billie Joe, racconto breve racchiudente un mondo, avente a che fare con la località di Money anche se non è nominata. Tredicenne, si trasferì con la madre in California, dove esercitò chitarra, basso e banjo e adottò il nome d’arte. Laureata in filosofia all’UCLA, studiò anche al conservatorio di Los Angeles.

WABG radio

Siamo quindi in mezzo alla campagna sulla CR 518, nel tratto tra l’ultimo ponte sul fiume uscendo da Greenwood a nord e Money, ed ecco la stazione radio WABG, 960 AM: non la stavo cercando, l’ho vista passando. M’ha fatto pensare a O Brother dei f.lli Coen, quando i Soggy Bottom Boys registrano Man of Constant Sorrow in un posto del genere. Tra i proprietari della radio c’è il già nominato Steve LaVere. Gli inizi di WABG datano agli anni 1950 con notizie, conversazioni e musica country; ora è orientata verso il rock classico e il blues.

Robert Johnson's marker and grave

Poco più avanti sulla sinistra s’incontra la Little Zion M.B. Church, con il marker di Robert Johnson e la sua tomba, la terza assegnatagli in ordine di tempo, ma a quanto pare la più probabile (le altre due sono a Morgan City e a Quito, a sud ovest di Greenwood) perché una testimone ritenuta credibile ha indicato questo come luogo di sepoltura. La donna ne ha parlato con il solito LaVere: è stato lui a finanziare il marker, eretto nel 2002, e a consacrare questo posto, così come aveva già fatto negli anni 1980 per Morgan City.

Little Zion M.B. Church

Il certificato di morte accenna alla sepoltura in una “Zion Church”, che però è una denominazione usuale e anche nel caso di Morgan City la chiesa si chiama così. Dietro scorre il fiume.

Robert Johnson's grave

Rosie Eskridge aveva 22 anni quando suo marito Tom sotterrò il bluesman in questo cimitero; non ha saputo dire il punto esatto, ma ha indicato questo grande, vecchio noce, ricordandosi la cassa in attesa sul terreno vicino all’albero durante lo scavo della fossa. La sua storia è plausibile anche perché non ha mai tentato di arricchirsi e, anzi, non s’è mai fatta avanti per parlarne. Così, a meno che non appaiano altre evidenze concrete, questo oggi è designato come il più verosimile riposo dei suoi resti.

Robert Johnson's grave

L’iscrizione riproduce un verso biblico considerato scritto di pugno da RJ. Vicino, piantata a terra, una cassetta metallica per offerte destinate al mantenimento del luogo.
Me ne sono accorta adesso o forse l’avevo già notato là, non ricordo: la foto data 16 agosto e quindi ero qui lo stesso giorno della sua morte, 78 anni dopo; una coincidenza, non l’ho fatto apposta. La testimonianza Eskridge può essere avvallata anche dalla vicinanza con il Three Forks Store, il juke joint dove RJ sarebbe stato avvelenato e che sorgeva alla biforcazione appena fuori città a nord est tra la 49 E e la Highway 82. Il juke joint potrebbe essere stato più o meno dove ora ci sono un cimitero e una chiesa (Pillow Chapel), vicino passa il Tallahatchie e c’è un ponte. Non si può dire con esattezza dov’era il locale dato che fu distrutto da un tornado negli anni 1940 e perché le strade sono state riallineate, però il suo nome rispecchia in pieno il luogo attuale della chiesa, che si trova non solo vicino alla diramazione stradale, ma anche alla biforcazione del fiume con l’incontro Yalobusha – Tallahatchie; sulla cartina queste due “forchette” sono ben visibili. Nei pressi, anche l’ex Cottonlandia Museum.

Robert Johnson's grave

Sul retro una citazione da From Four until Late. Nato a Hazlehurst, Ms, nel 1920 viveva vicino a Robinsonville, non lontano da Memphis. Cominciò a suonare alla fine degli anni 1920 sotto l’influenza di Willie Brown, Charlie Patton e Son House. Nel 1931 tornò nei pressi di Hazlehurst e studiò con il bluesman locale Ike Zinnerman, forse la più importante ascendenza sul suo stile. Dal 1933 in poi RJ si spostò frequentemente per suonare, ben al di fuori del Mississippi e fino in Canada, e ciò ha contribuito alla sfuggevolezza del personaggio, tenendo presente che in vita non raggiunse la fama se non localmente, e che non sempre aveva accompagnatori; tuttavia si sa che per un po’ si fermò a Helena, Ar.
Un dato non confermato è che morì dopo diversi giorni di sofferenza alla vicina piantagione Star of the West (esiste ancora: dopo aver passato il ponte all’uscita di Greenwood invece di proseguire a nord su Money Rd, poco prima di WABG girare a sinistra sulla CR 150, Wade Plantation Rd), e fu sepolto in questo cimitero il giorno dopo. La causa è attribuita appunto ad una sostanza letale servitagli nel whiskey al Three Forks Store, ma forse era già spacciato per aver contratto la sifilide.

Tallahatchie Flats

A breve distanza pedonale dal cimitero, Tallahatchie Flats. Il concetto è lo stesso dello Shack Up Inn di Clarksdale: convertire vecchie, originali capanne di lavoratori delle piantagioni di cotone in alloggi per turisti blues. Anche qui c’è lo zampino di Steve LaVere, proprietario di una parte delle baracche e ideatore del villaggio. È molto più modesto dello Shack Up Inn e sicuramente meno glamour, meno finto-folk e sicuramente anche meno “bello”, ma appunto da l’idea d’esser più autentico, anche se pure in questo caso le baracche sono state portate qui e restaurate; non si tratta cioè di un insediamento originale.

Tallahatchie Flats

Inoltre qui, come detto, siamo in un raggio pieno di suggestioni del passato, per non parlare del brivido che potrebbe provocare dormire a due passi dagli eventuali resti di RJ.

Crosses Across America, Money, Ms

Ho faticato a risalire al luogo di queste tre croci avendo fatto la foto con il cellulare, essendo quindi isolata dalle altre. Alla fine ho scoperto che sono all’incrocio di Money Rd con Sunny Side Rd, a due passi dalla Bryant’s Grocery. Si tratta di un’installazione Crosses Across America, una faccenda religiosa bianca americana di cui, volendo, si trova spiegazione su San Google. Non sapevo cosa fossero quando le ho fotografate; solo la stranezza di trovarsi così, solitarie, sulla strada, e il pensiero che per qualcuno avessero senso. In quel momento mi hanno rimandato alla “sacralità” della zona (RJ, Emmett Till, Billy Joe McAllister, e le loro morti violente), ma sapevo che queste storie non c’entrano niente.

Tallahatchie River, Money

Due passi sulla stradina delle croci e s’arriva al Tallahatchie, giusto dietro Bryant’s. Non sono sicura se sia questo il luogo dell’alzata sul fiume dal quale Bobbie Gentry ha fatto saltare il suo Billy Joe – il ponte originale di legno non c’è più, bruciato da vandali nel 1972 e poi sostituito da uno di cemento, come questo – ma la foto del ponte su cui la cantautrice s’è fatta ritrarre nel 1967 è stata fatta a Money, e Money è tutta qua: questo unico ponte, le tre croci, una stazione di servizio di fianco alle macerie della Bryant’s Gro., una chiesa battista, un vecchio cotonificio, poche case. È una delle tante comunità, come dicono là, unincorporated, cioè non governata da una municipalità locale, in altre parole non è una città. Il nome deriva da Hernando Money, un senatore del Congresso degli Stati Uniti proveniente dal Mississippi.

Bryant's Grocery marker, Money

Il primo marker del Mississippi Freedom Trail è stato messo qui, davanti a ciò che rimane della Bryant’s Grocery, perché la violenta, ingiustificata morte di Emmett Till fu una delle micce che diede il via al movimento per i diritti civili (altri dettagli qui). Fu la madre a volere la bara aperta, di modo che tutti vedessero le mutilazioni del figlio; l’immagine del volto sfigurato fu pubblicata in tutto il mondo.

Bryant's Grocery, Money

Le rovine Bryant’s Grocery. Emmett era un quattordicenne afroamericano e veniva da Chicago, era qui in visita a parenti. Dopo essere entrato nel negozio per acquistare caramelle, fu accusato dalla proprietaria, bianca, di aver “flirtato” con lei. Forse le fischiò, le sorrise, o forse non fece proprio nulla, ma poco dopo fu preso dal di lei marito e dal fratellastro di questi, e picchiato così tanto che un occhio gli uscì dall’orbita. Poi gli spararono e lo buttarono nel fiume dopo avergi legato al collo con filo spinato la pesante ventola di una sgranatrice, presa nel loro cotonificio a Glendora. Non fu buttato nel Tallahatchie come si legge da qualche parte, ma nel Black Bayou, dal Black Bayou Bridge alla fine di 2nd Ave a Glendora. Da lì è possibile che il corpo sia sceso nel Tallahatchie, dov’è stato trovato.

Bryant's Grocery, B.B. King Mus., Indianola

Immagine della Bryant’s Grocery presa al Museo di B.B. King a Indianola. Il fatto è stato citato in Freedom Highway degli Staples: Found dead people in the forests, Tallahatchie River and lakes / Whole world is wondering, what’s wrong with the United States?

Money Gin Co.

Money Gin Company, sul fianco nord delle rovine.

CR 518, Money

Cielo minaccioso e campi di frumento

CR 518, Money

Subito dopo Money, ancora sulla Country Route 518.

CR 518, Money

Somewhere north Greenwood, Ms

I bei colori pastello svaniscono nel grigio, arriva la tempesta.

Somewhere north Greenwood, Ms

Credo fossimo sulla State Highway 8 di ritorno a Cleveland, nostra base per due, tre giorni.

Somewhere north Greenwood, Ms

Itta Bena, historic marker

Itta Bena, sotto la Highway 82, la città più vicina al luogo di nascita di B.B. King, Berclair. Anche Luther ‘Guitar Junior’ Johnson è di qui. Come Berclair con il Blue Lake, anche Itta Bena ha il suo lago paludoso, il Roebuck Lake, lungo, stretto e tortuoso come un fiume; il lago in effetti è un vecchio canale dello Yazoo. Il nome della città deriva dal linguaggio Choctaw, gli antichi occupanti del luogo: iti bina, letteralmente “campo di foresta” (iti, bastone, albero, ma anche foresta, legno, e bina, campo), assunto a “casa nella foresta”.

Ralph Lembo's store, Itta Bena

La facciata color beige è dell’ex negozio di Ralph Lembo in Humphreys Street, via che porta il nome del fondatore della città. Lembo (1896-1960), d’origini siciliane, fu una figura simile a H.C. Speir, ma con meno fortuna. Il suo era un negozio di forniture per la casa in cui, com’era uso ai tempi, vendeva anche dischi perché i grammofoni, di legno, erano considerati mobilio e, al pari di Speir, che aveva un negozio simile a Jackson, operava come talent scout di blues per grandi etichette del nord come OKeh, Paramount e Columbia.
La differenza, e forse la causa del minor successo, è che Lembo non viaggiò per il Mississippi come Speir fece in cerca di talenti. Tuttavia stando a casa scoprì Rubin Lacey (o Lacy) e Bukka White, che fecero le audizioni in questo negozio. White in seguito descrisse l’occasione, avvenuta nel 1930, dicendo che Lembo gli servì un grosso bicchiere pieno a metà di whiskey invecchiato, che gli parve « …come sciroppo, era così buono. Lo bevvi tutto, e lui notò che alla fine rovesciai il bicchiere in alto leccando fino all’ultimo goccio. Cominciai a sentirne il gradevole effetto. Suonai “Downtown Women Sic ‘Em Dogs On You” [il titolo è Sic ‘Em Dogs On, contrazione di Sicking them dogs on you, ndr] e gli venne un colpo. Disse “Puoi reggere un altro mezzo bicchiere?”, e gli risposi: “Può anche riempirlo, non farà male”. Be’, ho avuto il senno di non berlo d’un colpo, l’ho sorseggiato piano nel tempo in cui suonai. Ooooo, quando uscii ero l’anima più felice per strada (…) stavo benissimo». (2)

Ralph Lembo's store, Humphreys St., Itta Bena

Non credo fosse molto diverso qui a quei tempi, a parte le auto; forse c’era solo più gente per strada. Lembo arrivò a Charlie Patton prima di Speir, ma poi fu quest’ultimo a farlo registrare (pare che il bluesman non ebbe fiducia in Lembo). Fece arrivare a Itta Bena, da Chicago, Blind Lemon Jefferson, già una blues star, per una performance nel suo negozio un sabato pomeriggio del 1927, e un’altra in una scuola superiore, ma entrambe le occasioni furono un fiasco finanziario; non si realizzò nemmeno l’idea di registrarlo finché era in città.
In compenso fu il fautore del primo disco dei Mississippi Sheiks. Non si chiamavano ancora così quando Lembo udì, nel 1929 circa, Walter Vincson e Lonnie Chatmon, già ad Itta Bena per suonare a una festa di bianchi; ne rimase impressionato e li mandò a Shreveport, La, a registrare per Polk Brockman di OKeh Records la sessione in cui diventarono i Mississippi Sheiks. Vincson ha dichiarato d’aver composto Sitting on Top of the World in strada a Itta Bena, mentre lui e Chatmon facevano le prove per una festa; probabilmente si trattò proprio della volta in cui Lembo li sentì dato che registrarono il brano alla loro prima sessione.
‘Honeyboy’ Edwards visse qui per un po’ e qualche volta spazzò il pavimento del negozio nella speranza di poter registrare, ma non successe. Recentemente ricercatori del Mt. Zion Memorial Fund hanno scoperto che Lembo nel 1928 aveva altri due negozi oltre a questo direttamente gestito da lui, sempre nella Leflore County, uno a Swiftown e uno in Carrollton Ave a Greenwood. (3)

Itta Bena

Itta Bena nel tardo, indolente pomeriggio estivo, nel centro storico semideserto. All’angolo, il City Hall.

Itta Bena

Il tramonto s’avvicina, ma l’afa ancora non perdona. Come una città fantasma, se non fosse per le auto parcheggiate.

Roebuck Lake, Itta Bena

La suggestione swamp del Roebuck Lake, al confine est della città.

Roebuck Lake, Itta Bena

Il lago è parte del Florewood River Plantation State Park, parco acquatico naturale riproducente l’aspetto e la vita della storica piantagione di metà Ottocento che vi aveva sede, purtroppo però attualmente chiuso.

Roebuck Lake, Itta Bena

Roebuck Lake, Itta Bena

In questo tratto attraversa una via residenziale

Roebuck Lake, Itta Bena

Mi avvicino a un piccolo pontile per guardare, senza intenzione di salirci perché è mal messo, e da una delle case alle spalle arriva una voce che avverte di stare attenti: da lontano vedo che è un uomo con una bimba piccola in braccio. Gli faccio cenno di non preoccuparsi, e si ritira.

Roebuck Lake, Itta Bena

Le case hanno il lago proprio di fronte

Roebuck Lake, Itta Bena

Non è la prima volta che chiudo con acque paludose. Prossima tappa, altra città d’acqua: Greenville.

 

(Fonti: Steve Cheseborough, Blues Traveling, The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi, Jackson, 2009, III ed.; Mississippi Blues Commission, Blues Trail Markers.)


Note:
  1. Citazione da S. Cheseborough, nelle fonti. []
  2. Dal libro di S. Cheseborough, nelle fonti. []
  3. Vedi sito Mississippi Blues Travelers. []

Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 2 giugno 2017
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