Hollandale & Rolling Fork, Mississippi

Says, I’d rather be in Hollandale, baby, I mean, any small town I know
Says, I’d rather be in Hollandale, woman, than any doggone small town I know
Said, it take the Chief Police, pretty mama, man, to make me go

(Hollandale Blues, Sam Chatmon)

Hollandale, water tower

Continuando dopo Leland sulla Highway 61 in direzione sud s’incontra Hollandale, nella contea Washington. I primi atti pubblici (possedimenti terrieri) relativi all’area risalgono al 1823. La caratteristica paludosa del terreno e l’umidità elevata causavano molti decessi tra coloro che si stabilivano in quelle zone; il Delta era molto fertile, ma anche molto insalubre, con la minaccia della malaria, della febbre gialla e di altre malattie mortali. Per questo i grandi possidenti terrieri vivevano in città limitrofe più elevate e localmente nominavano dei sovraintendenti, recandosi non di frequente, in calesse o a cavallo, a controllare le loro proprietà.

Hollandale

Murale in Morgan Avenue. Hollandale è un’altra città quasi fantasma, come tante ce n’è in Mississippi. Ha un passato che pare appartenere alla frontiera o al selvaggio West (molte cittadine del Delta sono ancora oggi, per certi aspetti, come città di frontiera), e come nel West selvaggio anche a Hollandale c’erano diversi saloon, e una vicenda riguardante un tesoro sepolto. Nella fattispecie, 60.000 $ sotterrati dai nipoti di un possidente, Barefield, che fiducioso aveva affidato ai due la guida delle sue terre, vivendo lui a Vicksburg. I nipoti vendettero il suo bestiame ricavando quella somma, e quando Barefield nel 1863 arrivò per vedere come andavano le cose, lo uccisero sapendo che li avrebbe scoperti e fuggirono a cavallo dopo aver sepolto il denaro. Furono catturati da un gruppo di soldati confederati che presero i loro scalpi in località Ten Mile Cane Brake, oggi Panther Burn, 13 km a sud. Non rivelarono il luogo in cui si trovava il maltolto e così furono impiccati al ponte di Panther Burn. Non è l’unica storia della città conclusasi con impiccagione, prima che nel 1904 un incendio la distrusse quasi completamente.

L.C. Hays Office, Hollandale

Che sorpresa vedere questo vecchio L.C. Hays Office, in Morgan Ave, ricordando che Guitar Slim è cresciuto nella L.C. Hays Plantation a Hollandale; non credevo ci fossero ancora reperti. Nella stessa pagina da cui ho tratto la storia del tesoro sepolto (A Short History of…, v. fonti), si nomina una Mrs L.C. Hays, ma in quanto prima persona a possedere un’automobile a Hollandale. In Morgan Ave bazzicò anche Sam Chatmon, lavorando all’imballaggio del cotone in uno degli stabilimenti del complesso che si trovava qui.
Comunque, è del 1953 la notizia che un tale (J.B. Drew), mentre zappava un terreno vicino a casa sua, trovò un tegame con dentro 60.000 $ in oro risalenti al periodo della Guerra Civile.

Hollandale

Segnalazione su Washington Street dell’Historic District; dietro, un mucchietto di oggetti abbandonati. Tutto il Delta è un misto di incuria e recuperi storici. Prima di chiamarsi Hollandale (dal Dr Thomas W. Holland), la comunità a est del Deer Creek si identificava come Barefield Colony, quella a ovest come Richard’s Crossing. Il Deer Creek era molto usato per gli scambi commerciali, e alcune delle prime piantagioni erano lungo il lato est del fiume. Anche qui arrivarono gli effetti devastanti della grande alluvione del 1927.

Hollandale

Distretto storico sulla Highway 12, attraversante il centro come Washington Street. Questo tratto era il fulcro commerciale, da tempo in piena decadenza. Da questa città è stata fatta la prima chiamata telefonica su linea diretta, e nella sua cronistoria c’è persino un atterraggio di Charles Lindbergh, non ancora imbarcatosi nel suo epico viaggio senza scalo attraverso l’Atlantico.
Nell’ottobre del 1936 Bo Carter (Bo Armenter Chatmon) organizzò un gruppetto di Hollandale con destinazione New Orleans per una sessione di registrazione presso il St Charles Hotel, per Bluebird, con il chitarrista Eugene ‘Sonny Boy Nelson’ Powell, il cantante e armonicista Robert Hill, e Mississippi Matilda, cantante dal timbro acuto e moglie di Powell. (1) Nei dati discografici risulta anche la presenza come seconda chitarra di un altro concittadino, Willie Harris Jr, (da non confondere con il Willie Harris nato in Louisiana che registrò per Brunswick alla fine degli anni 1920).

Hollandale

Questa casa pare curata nel prato e nella parte inferiore, ma la superiore sembra sul punto di crollare. Viveva in città anche Richard ‘Hacksaw’ Harney, eccellente chitarrista semi-sconosciuto dallo stile ritmicamente intricato tipico del Delta. Altri residenti o nati di Hollandale furono William Warren (lo ricordo come maestro di Guitar Slim), Mott Willis (chitarrista di Crystal Springs legato a Tommy Johnson, Willie Brown e Charlie Patton), J.D. Short (che a Hollandale nei primi anni 1920 incontrò proprio Patton), James Earl ‘Blue’ Franklin, Joseph C. Moore (aka JC Rico), il duo country Buchanan Brothers e la cantante soul Ruby Stackhouse, aka Ruby Andrews. Un altro nome collegato alla città è Lavelle White, che vi crebbe.
Houston Stackhouse ha ricordato d’aver visto a Hollandale, un giorno del 1930 circa, Robert Nighthawk suonare in un drugstore afroamericano con un pianista e un altro chitarrista (quest’ultimo è possibile fosse proprio William Warren, frequente compagno di Nighthawk nelle performance al Black Cat Drugstore), mentre Bo e Lonnie Chatmon suonavano in drugstore di bianchi. La cosa non sorprende, spesso i f.lli Chatmon intrattenevano alle feste per bianchi con un repertorio di rags, walzer, ballate e genere Tin Pan Alley, quindi più popolare e danzereccio. Del resto i Chatmon, come il forse imparentato Charlie Patton (e anche lui con un repertorio live non strettamente blues), discendevano da razza mista (Sam, ad esempio, aveva la pella chiara); nelle loro vene scorreva sangue afroamericano, irlandese e nativo.

Rainbow Inn, Hollandale

Il Rainbow Inn, East Avenue South (è la Old Highway 61) all’angolo con Goldstein Street, è segnalato da Cheseborough come un juke joint pulito e amichevole, senza però musica dal vivo, ma con dj soul-blues (moderno) nelle sere dal giovedì alla domenica, per clientela matura. Non ho avuto modo di scoprire se è ancora aperto. Vale comunque la pena fermarsi per guardare le decorazioni, che continuano di lato, eventualmente sperando d’incontrare l’elegantissimo proprietario, L.C. Hutchins o Hutchinson (ma si chiamano tutti L.C. qui?), che non ho visto e non so se ancora è.

Hollandale

Furgone nel cortile del Rainbow Inn. Delle registrazioni a New Orleans, Eugene ‘Sonny Boy Nelson’ Powell disse che fu appunto Bo Chatmon a fargli incidere i primi dischi della sua vita:

[…] Era Bo Carter, il fratello di Sam Chatmon. […] Sonny Boy Nelson con Mississippi Matilda e Robert Hill nel 1936. Giù a New Orleans. Mi piacque molto laggiù, sai com’è, ero un ragazzo di campagna, avevo mia moglie con me e niente di cui preoccuparmi, la facevo divertire e mi sentivo bene. Pensavo d’esser importante, stavo facendo qualcosa che non avevo mai fatto, pensavo di essere di più di ciò che ero! Feci tre dischi per 90 dollari, erano un mucchio di soldi allora. (2)

Powell, nativo di Utica, si trasferì a Hollandale con la famiglia nel 1920, quando aveva 12 anni. Anche lui era per metà bianco, per un quarto indiano e per un quarto nero, da qui il soprannome “Red”. Imparò a suonare la chitarra da ragazzino in una piantagione di Lombardy (piena campagna del Delta tra Winstonville e Parchman) dove la sua famiglia risiedette per alcuni anni, e cominciò a suonare ai picnic dei neri come dei bianchi con il fratellastro Ben; è in questo periodo che accaddero due eventi tragici: lui perse un occhio, e il povero Ben fu ucciso da un colpo di pistola. Più tardi provò a trasferirsi in Illinois, ma tornò al sud non trovando lavoro. Negli anni 1940 lavorava per la John Deere Co. a Greenville, dove morì nel 1998.

L & M Lounge, Hollandale

L & M Lounge, 115 South Simmons, no musica live, solo dj, nel cuore del Blue Front, il vecchio distretto afroamericano ai bei tempi noto per la vita notturna: blues, danze, liquori, cibo, gioco d’azzardo. Tutti i musicisti locali suonavano in Simmons Street. Il murale è in onore di una certa Mrs Cleo Broomfield, ed è pieno di scritte all’interno dei cuori e su diversi mattoni. Oggi l’area è abbandonata e desolata, tranne quando si tiene il Sam Chatmon Blues Festival, quest’anno il 22 e 23 settembre (2017).
Sul marker di Chatmon (sotto), ho letto che la sua casa, 818 Sherman Street, è stata acquistata dalla municipalità di Hollandale nel 2009 per spostarla qui al Blue Front, ma non ho idea di dove sia ora, né se il progetto sia andato in porto. Sempre lì sono riportate le parole dell’autrice Kathy Starr, la cui nonna era proprietaria del Fair Deal Café nel Blue Front:

Il Blue Front consisteva in una fila di piccoli caffè dove tutti si riunivano durante il weekend. Era l’unico posto in cui i neri dovevano andare per rilassarsi dopo una settimana di duro lavoro nei campi di cotone. Tutti vivevano in attesa del sabato sera al Blue Front […]. Se si voleva una mezza pinta o una pinta intera di whiskey o di liquore di mais, si poteva averla al Fair Deal perché nonna e il capo della polizia “si capivano”. (3) […] I Seabirds (i juke box Seeburg) suonavano su e giù per il Blue Front con Howlin’ Wolf, Muddy Waters, B.B. King. A volte apparivano in persona al Day and Night Café. Il grande cantante blues Sam Chatmon veniva spesso al Fair Deal. La gente ballava, mangiava, beveva e festeggiava fino all’alba. Non sono noti sabati sera senza nemmeno una rissa.

Sam Chatmon marker, Hollandale

Marker di Sam Chatmon di fronte a Simmons Street. Sam canta del Blue Front nel suo Hollandale Blues (le cui precise liriche come da disco sono fornite da Weenie Campbell):

Says, when you go over on Blue Front, sweet baby, and just don’t find me there (Spoken: Oh, I’m bein’ to where they sell all that whiskey, woman!)
Ah, when you go over on Blue Front, mama, I mean, just don’t find me there
Say, you can bet your bottom dollar, I’m really countin’ cross ties somewhere

Says, 61 run through Hollandale, baby, and it ain’t but one doggone stop
Says, 61 run through Hollandale, sweet baby, and I swear it ain’t but one stop
Say, when you go over on Blue Front, sweet baby, I mean you have to squeeze them ‘til they oughta stop

Sanders Garden Memorial, Hollandale

Sanders Garden Memorial, cimitero in cui riposano Sam Chatmon e la moglie Elma Lue, morta nel 1996. Sam visse molto tempo a Hollandale, spesso accompagnando dal vivo i fratelli nella rinomata string band dei Mississippi Sheiks, principalmente composta da Walter Vinson (fratellastro), chitarra e voce, e Lonnie Chatmon, violino, a cui di frequente s’aggiungeva Bo Chatmon; con loro però Sam registrò solo una volta nel 1930, e come “Chatmon Brothers” nell’occasione del 1936 a New Orleans solo con Lonnie, e Powell.
Dell’inizio della carriera di Walter, Lonnie, Bo e Sam come Mississippi Sheiks ho scritto nell’articolo su Greenwood nel punto di Itta Bena, dove il gruppetto suonò ad una square dance di bianchi e fu notato dal talent scout Ralph Lembo.

Sanders Garden Memorial, Hollandale

Sam, Bo e Lonnie, multistrumentisti, avevano cominciato a praticare in tenera età ed erano figli di Henderson Chatmon (che di figli ne ebbe 12 o 13 con la loro madre e più o meno altrettanti con ciascuna delle altre due mogli), ex-schiavo violinista e forse zio o padre anche di Charlie Patton. Provenivano dalla Hinds County, dalle città di Bolton e Edwards (tra Jackson e Vicksburg – Sam nacque a Bolton), e si trasferirono nell’area di Hollandale attorno al 1928 lavorando nei campi di cotone e suonando nei drugstore, nei caffè, nelle feste alle piantagioni.
Il successo dei Mississippi Sheiks esplose con Sitting on Top of the World (OKeh, 1930), destinato a diventare uno standard, a cui seguì una carriera breve ma intensa che si concluse nel 1935 con un’ultima registrazione per Bluebird. I fratelli tornarono ai campi, a parte Bo che ancora per due-tre anni registrò qualche disco come solista. Lonnie si trasferì nella vicina Anguilla nel 1937, poi tornò a Bolton dove purtroppo morì nei primi anni Quaranta. Bo scomparve nel 1964, Walter Vinson nel 1975.

Sam Chatmon's grave

La lapide è stata donata da Bonnie Raitt. Sam aveva frequentato così poco gli studi di registrazione, e mai come titolare, che forse l’idea di una carriera solista non lo sfiorò neanche, tra l’altro a quel punto Bo e Lonnie erano famosi, lui invece era sconosciuto; così quando gli Sheiks si sfaldarono si mantenne come guardia notturna. Probabilmente, se durante il blues revival degli anni 1960 fanatici del country blues non lo avessero stanato, non avrebbe mai interrotto il suo pensionamento. (4)
Ricominciò a suonare nei concerti e nei festival in giro per il paese portando ai contemporanei una musica d’altri tempi, spesso facendo il pendolare tra il Mississippi e San Diego, Ca., dove teneva con successo delle serate nei coffee house per i seguaci del folk revival, registrò diversi album e si fece crescere una lunga barba come quella del padre, intrattenendo il nuovo pubblico con le sue ballate e i suoi risqué. Si può dire che riuscì a distinguersi dai suoi fratelli semplicemente sopravvivendogli.

Sam Chatmon's grave

Invito a fermarsi e a prestare attenzione, ma anche titolo di un episodio tra i più importanti e influenti tra i molti derivati dal Big Road Blues di Tommy JohnsonStop and Listen Blues, registrato dagli Sheiks nel 1930. I fratelli negli anni 1920 suonavano a Jackson, e fu lì che Vinson udì Johnson e la sua Big Road Blues. Sempre nel 1930, registrarono un Stop and Listen Blues No. 2, e nel 1932 The New Stop and Listen Blues, segno evidente che il disco aveva avuto successo. Sembra che durante gli anni Trenta TJ, bisognoso di soldi, vendette per 50 dollari i diritti di registrazione del brano agli Sheiks. Sam Chatmon, che non partecipò mai alle registrazioni del brano con gli Skeiks, continuò a suonare Stop and Listen nella sua seconda carriera, attribuendolo a Vinson, Bo e Lonnie. Incise la sua versione nel 1966, in seguito trasformandola in Brownskin Woman Blues e considerandola ormai parzialmente sua.

Hwy 61 South

Dalle parti di Panther Burn, tra Hollandale e Rolling Fork. Una scena del film Blues Brothers 2000 è ambientata a Panther Burn, però non è stata girata qui. È un nome alquanto strano e, come detto, anticamente si chiamava Ten Mile Cane Brake (dieci miglia di canneto). Pensando quindi al vecchio nome c’è qualche possibilità che “Panther Burn” derivi dall’aver bruciato la vasta landa di canneti per far posto alle coltivazioni – l’unica cosa di cui oggi consiste il luogo a parte un piccolo gruppo di casette in cui verosimilmente risiedono i lavoratori delle fattorie – e/o per tener lontano le pantere o rendere visibili i loro avvicinamenti.
È inoltre degno di nota che di quattro vie in croce una sia intestata a Ray Charles. Sulle eventuali tracce della vicenda sopracitata dell’impiccagione sul ponte di Panther Burn, poi, si può svoltare in una di quelle quattro vie, Orgill Rd, per trovare proprio un ponte. Non sarà lo stesso dall’epoca della Guerra Civile, ma almeno è un’altra visione del caro vecchio Deer Creek, che ci sta accompagnando da Metcalfe.

Rolling Fork

Rolling Fork, nella contea Sharkey, evocato come paese di nascita di Muddy Waters (4 aprile 1913), capostipite del Chicago blues. In realtà nacque in un sito oggi non più esistente chiamato Jug’s Corner, agglomerato di baracche sotto l’argine del Mississippi nei pressi della Cottonwood Plantation, vicino a Mayersville nella Issaquena County, a un tiro di schioppo dalla Louisiana, ma Muddy considerava la vicina Rolling Fork, nella contea Sharkey, la sua città natale; pur piccola, è in effetti l’unica nei dintorni che si possa chiamare città.
Sempre meglio che dire ogni volta agli intervistatori d’esser nati in un campo, luogo non rintracciabile nemmeno nella memoria, troppo vaga e lontana. È risaputo che fu nonna Della Grant a soprannominarlo Muddy perché da bambino, stando così vicino alle rive del Mississippi, amava giocare nella fanghiglia del fiume. “Water” (che a Chicago divenne Waters) arrivò in diretta conseguenza. Per un po’ sulla Highway 61 ci sono stati segnali di “benvenuto nella città di Muddy Waters”, ma sono stati immancabilmente rubati.

Rolling Fork

Muddy cantò di Rolling Fork nella sua versione di Baby Please Don’t Go di Big Joe Williams:
You got me way down here / Down by Rolling Fork / You treat me like a dog / Baby, please don’t go

Rolling Fork

In China Street quei due cartelloni fungono anche da segnale per notare il Muddy Waters Memorial Gazebo che sta di fronte. Siamo nella parte sud della piazza in cui risiede il Palazzo di Giustizia della contea, e sulla targa si legge:

IN HONOR OF MUDDY WATERS
Muddy Waters, master of the blues, was born McKinley Morganfield in 1915 (5) near Rolling Fork.
His special technique and interpretation powerfully influenced the development of Delta blues music.

Rolling Fork

Murale in Locust Street. Non so dire esattamente cosa rappresenta, ma sicuramente raffigura eventi storici legati a Rolling Fork, tra i quali riconosco solamente Muddy Waters alla chitarra accanto a Henry ‘Son’ Sims al violino durante la visita di Lomax e questo basterebbe, anche se il fatto non è avvenuto qui, ma nella lontana Stovall – e la molto più banale vicenda dell’orso e del presidente Theodore Roosevelt, in cui il visitatore è coinvolto suo malgrado data l’abbondanza di sculture e pitture che rimandano all’evento (v. in fondo all’articolo).

Rolling Fork

Idem per questo altro murale all’incrocio di Walnut e Hicks Street. Qui a Rolling Fork nacque anche l’armonicista e cantante Johnny Dyer (1938-2014), che nei tardi anni 1950 si trasferì a Los Angeles e in seguito formò un duo con George ‘Harmonica’ Smith. Suonò con una sua band (Blue Notes) e fece da supporto ad artisti in tour come J.B. Hutto, Jimmy Reed e Jimmy Rogers.

Rolling Fork

Sharkey County Courthouse, il Palazzo di Giustizia della contea eretto nel 1902 con elementi architettonici neoclassici e rinascimentali.

Rolling Fork

Girando attorno al tribunale verso Walnut St., giardinetto con monumento simil-Telecaster di Muddy, il suo blues marker e la Blues Shack, riproduzione della tipica shotgun house dei mezzadri, tipo quella di Muddy (i resti di quella vera sono al Delta Blues Museum di Clarksdale). Suo padre, Ollie Morganfield, faceva il mezzadro nell’area di Rolling Fork, alla Magnolia Plantation, e suonava la chitarra alle feste, ma abbandonò la famiglia poco dopo la nascita di McKinley, che aveva circa tre anni quando perse anche la mamma, Berta Grant. Fu tirato su dalla nonna, che si trasferì con lui alla piantagione Stovall, Coahoma County.

Muddy's marker and Blues Shack, Rolling Fork

Là cominciò a suonare l’armonica con il chitarrista di Stovall Scott Bohanner, poi a 19 anni riuscì a comprarsi una chitarra Stella di seconda mano, e con Big Joe Williams si esibì qualche volta in giro per il Mississippi, comunque mai troppo lontano da casa e mai per troppo tempo: lasciare la nonna e la piantagione non era ancora nei suoi piani. A Stovall suonava nella string band Son Sims Four, (6) guidava il trattore quando non lavorava nei campi, vendeva whiskey di contrabbando e gestiva un juke joint nei pressi di casa sua. (7)

Blues Shack, Rolling Fork

Fu influenzato da Robert Nighthawk, suo amico e, come già visto, frequentatore della zona (Helena è relativamente vicina a Stovall), da Robert Johnson, che però non conobbe (lo intravide suonare solo una volta a Friars Point, esattamente qui), ma soprattutto da Son House, che ricorderà a vita come il miglior chitarrista che avesse mai sentito. L’interno della casetta è visibile solo da fuori. Dietro, la Sharkey-Issaquena County Library, che consiglio di visitare.

Blues Shack, Rolling Fork

La classica “one room country shack”. La baracca di Muddy e nonna però fu ingrandita in modo da poterne ricavare più stanze.

Blues Shack, Rolling Fork

Com’è noto i suoi primi dischi furono registrati a Stovall nel 1941 e nel 1942 per la Biblioteca del Congresso da Alan Lomax e John Work III, con apparecchiatura mobile. È nella storia anche come nel 1943 prese il treno a Clarksdale e si trasferì a Chicago – sostenuto dall’orgoglio di essersi sentito sui due dischi che Lomax gli mandò insieme ad un assegno di 20 $ – per emergere alla fine di quella decade sulla scena della città, e rimanerci per i posteri. Città che era piena di musicisti afroamericani giunti come lui dagli stati del sud con il bisogno di affermarsi, e alcuni dei migliori, come Little Walter, Otis Spann e Jimmy Rogers, erano nella sua band con lo stesso destino di definire il Chicago blues e di entrare nel mito.

Blues Shack, Rolling Fork

La figura di Muddy, come quelle degli altri uomini di blues oscurata dal successo del rock ‘n’ roll a metà anni 1950 e dal declino del blues negli anni 1960, riacquistò vigore quando fu eletto come padrino dai musicisti della nuova generazione rock della fine degli anni 1960, i suoi “figli”. Il suo pubblico cambiò da quello dei club afroamericani nel South e nel West Side a quello dei giovani bianchi americani ed europei. Morì nel sonno il 30 aprile 1983, nella sua casa a Westmont, Illinois.

Teddy Bear, Rolling Fork

Scultura ricavata da un grosso ceppo di legno commemorante la caccia all’orso di Theodore Roosevelt nel 1902 o, meglio, la non-caccia dato che il presidente si rifiutò di uccidere un orso bruno, ritenendolo un gesto antisportivo, perché l’animale era stato sedato e legato dalla sua guida per aver attaccato uno dei cani. La stampa riportò questa piccola ma per loro grande notizia con vasta enfasi, dando così inizio alla “Teddy Bear craze”, e da allora in tutta la nazione Teddy Bear è l’appellativo per ogni pupazzo o peluche di orso. Il fatto si svolse vicino a Onward, a circa 30 km a sud di Rolling Fork, e Roosevelt era ospite alla Smedes Plantation. Il Great Delta Bear Affair che si svolge ogni anno in ottobre celebra l’evento e, insieme al Deep Delta Blues & Heritage Festival in maggio, mette in scena il blues regionale.
Alla prossima fermata, Vicksburg.
 

(Fonti: A Short History of Hollandale; Steve Cheseborough, Blues Traveling, The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi, Jackson, 2009, III ed.; David Evans, Big Road Blues: Tradition and Creativity in the Folk Blues, University of California Press, 1982; Mississippi Blues Commission, Blues Trail Markers.)


Note:
  1. Nel libro di Gerhard Kubik, L’Africa e il blues, l’autore fa un confronto (da pag. 99) tra l’Hard Working Woman di Mississippi Matilda, registrato in questa occasione, e il canto di una donna tikar in un villaggio nella savana del Camerun centrale nel 1964, intenta alla lavorazione del granturco con una pietra da macina. La comparazione è rafforzata dal supporto audio allegato al libro, brani 15 e 16. A orecchio la somiglianza della melodia dei due canti è sorprendente, oltre alla similitudine degli accenti ritmici off-beat dall’effetto swing e dell’assenza di melismi. Anche la tematica è la stessa, incentrata sulle difficili condizioni di vita, e le frasi della donna africana sono simili al linguaggio del blues, su versi di lunghezza quasi identica; casualmente le due hanno anche lo stesso timbro vocale. L’autore aggiunge altri riferimenti comparativi più tecnici e ravvicinati, che non è il caso riportare qua. []
  2. Da S. Cheseborough, Blues Traveling, v. fonti. []
  3. Una specie di “fair deal” anche questo… []
  4. Che Dio abbia per sempre in gloria i giovani degli anni 1960, vale a dire la generazione dei musicisti bianchi americani nati negli anni 1940, la migliore. []
  5. Robert Gordon nel suo libro Hoochie Coochie Man afferma che Muddy probabilmente nacque nel 1913, nonostante lui riferisse sempre d’esser nato nel 1915, forse come vezzo. Vari documenti attestano il 1913 come anno di nascita, ad esempio il censimento dell’11 aprile 1940 in cui Muddy dichiara di aver 27 anni. Anche la sua licenza di matrimonio e la tessera del sindacato musicisti riportano il 1913. John Work, quando lo intervistò nel 1941 per la Biblioteca del Congresso, scrisse 1913 nei suoi appunti. []
  6. The Son Simms (o Sims) Four nel 1942 comprendeva Simms al violino, Louis Ford al mandolino, Muddy Waters e Percy Thomas alle chitarre. ‘Son’ Simms fece due dischi per Paramount, e accompagnò Charlie Patton nel 1929 in diversi brani; scomparve nel 1958. []
  7. “[…] I had a house going down there, you know. One of them roadhouses, now. I brought them from Helena over there, and Elmo James come over” (si riferisce a S.B. Williamson ed Elmore James, che suonarono nel suo “roadhouse”, ndr). Da Jim O’Neal and Amy van Singel, The Voice of the Blues, Classic Interviews from Living Blues Magazine, Routledge, 2002, 2012, pag. 161. []

Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 27 settembre 2017
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