John Broven – South to Louisiana, the Music of the Cajun Bayous

Casa Editrice: Pelican Publishing Company, Inc., Gretna, LA., I edizione giu. 1983
Edizione aggiornata: Pelican Publishing Company, Inc., Gretna, LA., IV edizione ott. 2010

John Broven, South to LouisianaSe Paul Oliver fu il pioniere della letteratura inglese di blues, tra i più profondi conoscitori e tra i più influenti e prolifici divulgatori della cultura afroamericana già dagli anni 1950, con scritti di altissima qualità e valenza storica, altri ricercatori e autori inglesi negli anni 1960/70, pur con visioni più circoscritte, cominciarono a colmare qualche mancanza.
Mike Leadbitter ad esempio, che nel 1962-63 fondò la prima rivista di blues di cui si sia a conoscenza, Blues Unlimited, (1) e John Broven, collaboratore di quella rivista, che nel 1974 pubblicò in Inghilterra Walking to New Orleans: the Story of New Orleans Rhythm and Blues (edito in USA come Rhythm & Blues in New Orleans). (2)
La sua passione per la musica del resto della Louisiana del sud si concretizzò invece in questo volume che in particolare mise a fuoco la cultura cajun, in gran parte isolata fino agli anni 1950 e rappresentante un mondo poco conosciuto anche in patria. Una tradizione autoctona che in tempi moderni con le diverse condizioni di vita e le maggiori aperture verso l’esterno finì quasi per esaurirsi, salvo poi riemergere a testa alta non solo evolvendo ciò che la tradizione aveva trasmesso, proseguendo quindi per la sua strada, ma anche influenzando in loco gli stimoli forestieri, tanto da caratterizzare profondamente la natura di varie espressioni musicali derivative.

Così ecco che il country prima e dopo la II guerra nelle mani dei musicisti di discendenza cajun (gli eredi dei francesi esiliati dal Canada) è il cajun-country, come poi il rock ‘n’ roll sarà il “South Louisiana rock ‘n’ roll” o swamp-pop (o, ancora, swamp-rock), sostituendo il francese con l’inglese sia nei testi che nei nomi d’arte nell’aspirazione di un riconoscimento nazionale. Le varie influenze saranno riproposte (per la maggior parte non uscendo dai confini dello Stato) con il particolare accento e indole del Bayou del sud-ovest della Louisiana e del sud-est del Texas, l’area abitata dagli acadiani (sulla mappa, Cajun Country o Acadiana) che possiamo circoscrivere limitrofa, a sud e a nord, al tratto dell’Interstate 10, individuando la città di Lafayette come il suo cuore pulsante.
Parallelamente il cajun rurale influenzò la musique Creole di derivazione afro-caraibica, anch’essa suonata con fisarmoniche e violini, di cui i nero-creoli Amadie Ardoin e Adam Fontenot si possono definire padri; un carattere forte che dopo la guerra sfocerà in un altro genere indigeno, lo zydeco, controparte nera del cajun e la cui natura appartiene anche alla tradizione blues del Delta e al R&B cittadino, non per niente mischiando francese e inglese. Lo sviluppo dello zydeco proseguì di pari passo con l’avanzamento del cajun e l’affermarsi dello swamp-pop, con quest’ultimo che fece ponte tra la musica bianca cajun (derivata dal cajun classico e dal country/hillbilly – ma ci fu anche un artista come Nathan Abshire, evidentemente influenzato dal blues) e la musica nera creola, raccogliendo artisti bianchi e neri con i nuovi strumenti elettrificati, ispirati dal rock ‘n’ roll, dal R&B, dal gospel/soul, non rinnegando però quelli più tradizionali come fisarmonica, violino e steel guitar.

Hackberry Ramblers
Hackberry Ramblers con Luderin Darbone (vl), Eddie Shuler (chit, di fianco a Darbone), Edwin Duhon (chit, seduto), Lennis Sonnier (chit), ca. 1945 – From South to Louisiana: the Music of the Cajun Bayous ©1983 by John Broven, used by permission of the publisher, Pelican Publishing Company, Inc.

Gli echi melodici (nella diffusa forma ballad, o nel waltz del cajun) e l’accentazione ritmica del Bayou si odono anche nella musica di Ray Charles e nel rhythm and blues di New Orleans, da quello classico dei primi artisti di successo, come Fats Domino, Smiley Lewis e Guitar Slim (a loro volta poi molto influenti sugli esponenti dello swamp-pop) a quello di Earl King, ‘Sugar’ Boy Crawford, Ernie K-Doe, Lloyd Price, Bobby Mitchell, e altri.
Il ricco sottobosco della Louisiana del sud nella giunzione tra country e rock ‘n’ roll alimentò il suo rockabilly (Al Ferrier, Johnny Jano), così come quella tra rhythm and blues urbano, musica creola e blues del Delta alimentò il suo blues, lo swamp-blues, con i principali artisti che s’ispiravano soprattutto a Jimmy Reed, Lightnin’ Hopkins, T-Bone Walker, B.B. King, Muddy Waters [v. recensioni di Slim Harpo (1 e 2), Lightnin’ Slim (1 e 2), Lazy Lester (1 e 2) e Lonesome Sundown (1)].
Molti artisti dello swamp-pop/swamp-rock ebbero vita breve, spesso personaggi one-hit wonder nati in sperdute comunità di campagna di lingua francese e travolti da un successo troppo difficile da gestire o da ripetere o, al contrario, mai davvero raggiunto o duraturo a causa di una distribuzione locale. Al loro destino spesso s’associava quello delle piccole etichette che li pubblicavano (e viceversa), non in grado di investire su un artista capitalizzando l’esperienza, con diverse eccezioni.
Descrivendo questa floridissima scena, anticipata da un breve excursus storico (l’inizio del Grand Dérangement, l’esplusione degli acadiani dal Canada britannico, risale al 1755), Broven usa un inglese non accademico e uno stile semplice, scorrevole e coinvolgente, grazie ad una sintesi equilibrata e al costante inserimento di molte utili testimonianze dirette nella forma parlata originale, proiettanti fulminee ma persistenti immagini pittoresche, così realistiche che par di vedere il suggestivo e inospitale paesaggio dello swamp sullo sfondo.
Nello scandagliare il substrato musicale di quella zona l’autore cita molti luoghi, artisti, successi e produttori, sia i più noti e importanti che quelli minori, con personaggi unici e storie ancora vivide nella memoria di chi appassionatamente le racconta. Tra le tante testimonianze ho trovato particolarmente interessanti quelle degli artisti swamp-pop Johnnie Allan, Rod Bernard e Joe Barry, e dei discografici Eddie Shuler, Floyd Soileau e Lee Lavergne.

Il racconto si snoda dai primi del 1900, quando il violino e poi la fisarmonica erano già introdotti e la musica era soprattutto strumentale, toccando punti salienti come la nascita delle prime, influenti incisioni discografiche di blues e hillbilly e le prime trasmissioni radio, l’introduzione della chitarra nella musica cajun, la fine delle brass band e l’evoluzione degli antichi quartetti di strumenti a corda nelle moderne cajun band del primo dopoguerra, con la crescente influenza del suono honky-tonk e l’uso di chitarre elettriche, steel, contrabbasso e batteria aggiunti alla strumentazione classica, all’epoca del boom discografico (1946) nel Sud e dello sviluppo delle compagnie discografiche indipendenti. Il 1946 è lo stesso anno in cui Jay D. Miller dà vita a Fais Do Do Records, la prima etichetta del sud della Louisiana (l’anno dopo fonda Feature per registrare hillbilly), e dell’influente successo cajun di Harry Choates (per Gold Star di Bill Quinn), Jole Blon, tradizionale già ripreso nel 1936 dagli Hackberry Ramblers con il titolo Jole Blonde (in vero francese sarebbe Jolie Blonde), come sappiamo portato alla luce anche da artisti contemporanei di diverso genere.
Prima della II guerra tra i fatti più significativi ci sono il successo regionale di Joseph Falcon (sempre accompagnato dalla moglie Cleoma Breaux) con la registrazione del primo disco cajun nel 1928, il primo disco del musicista nero-creolo Amadie Ardoin e le grandi case discografiche nazionali come Columbia, Victor, Paramount, OKeh e Brunswick/Vocalion che nel 1929 (Decca nel 1934 e Bluebird nel 1936) continuano a registrare la musica cajun rurale tradizionale.
Gli anni Trenta del cajun sono caratterizzati dall’influenza texana western-swing, soprattutto ovviamente di Bob Wills (ma anche dei film western che scatenano l’immaginario attorno alla figura del cowboy), e in definitiva s’assiste alla nascita del cajun-country fatto da string band come Leo Soileau’s Three Aces, Hackberry Ramblers (dove suonò Eddie Shuler), Rayne-Bo Ramblers; è anche il periodo in cui nelle cajun band la fisarmonica arretra di fronte alla supremazia del violino, e di altri personaggi di rilievo come ‘Happy Fats’ (Leroy LeBlanc), Dennis McGhee, J.B. Fusilier, Lawrence Walker.

Eddie Shuler, George Khoury, Phil Phillips
Eddie Shuler, George Khoury, Phil Phillips, 1959 – From South to Louisiana: the Music of the Cajun Bayous ©1983 by John Broven, used by permission of the publisher, Pelican Publishing Company, Inc.

Nel dopoguerra c’è l’ascesa di Iry LeJeune (Love Bridge Waltz o La Valse Du Pont D’Amour), uno dei più grandi fisarmonicisti cajun, scomparso troppo presto, ma importante anche per riportare in auge la fisarmonica, e ci sono i successi locali di Chuck Guillory e Lee Sonnier, mentre nel 1949 le etichette nazionali stanno lasciando la musica popolare in mano ai discografici locali, come Virgil Bozeman (O.T.) e George Khoury (Khoury’s/Lyric), oltre ai già nominati: sono anni in cui la musica cajun è molto in voga nelle sale da ballo e negli show radiofonici.
Gli anni Cinquanta s’aprono con lo zydeco emergergente, i successi di Khoury con il cajun di Lawrence Walker e Aldus Roger, quelli di Vin Bruce e Link Davis (con il noto tradizionale Big Mamou), rispettivamente per Columbia e OKeh, e soprattutto Hank Williams registra Jambalaya, (3) il brano country influenzato dal cajun per eccellenza, mentre Jay Miller ha la sua affermazione personale come autore country presso l’enclave di Nashville dopo il successo di It Wasn’t God Who Made Honky Tonk Angels per Kitty Wells (Decca).
Ma la scena è in continuo movimento, di solito a scapito degli artisti affermati e a favore degli emergenti, come Presley che nel 1954 introduce una fusione di country e R&B chiamata rockabilly dando il via ufficiale alla rivoluzione del rock ‘n’ roll bianco ispirato dai neri; tuttavia a metà anni Cinquanta nel sud della Louisiana ci sono anche i successi di Gene Rodrigue, Boozoo Chavis, Lightnin’ Slim e Guitar Slim. Mentre il cajun e il country sono in piena crisi, Jay Miller avvia la consacrazione dello swamp-blues sfruttando il contratto con Excello, Clifton Chenier ha successo con Ay-Tete-Fee per Specialty e Roy Perkins e Bobby Charles ottengono consensi sul fronte del rock ‘n’ roll locale, preparando il terreno allo swamp-pop, come fa più in grande Just a Dream di Jimmy Clanton.
Lo sviluppo dello swamp-pop è nutrito anche dal fronte nero-creolo: Blueberry Hill e in generale tutto Fats Domino, macchina sforna successi, è fondamentale, insieme a brani come Congo Mombo di Guitar Gable e Irene di King Karl.

Verso la fine degli anni Cinquanta, mentre il rock ‘n’ roll è allo zenith, si registrano i successi regionali di Slim Harpo (I’m a King Bee) e di Guitar Jr, la nascita di Jin Records di Floyd Soileau a Ville Platte, concentrata sullo swamp-pop (come Swallow, un’altra sua etichetta, lo era sul cajun), e uno dei primi successi nazionali minori swamp-pop, Prisoner’s Song di Warren Storm.
Se il 1957 è l’anno d’oro del rock ‘n’ roll, in Louisiana il 1959 vede l’exploit dello swamp-pop, con diversi successi nazionali: Mathilda (Cookie and the Cupcakes), This Should Go on Forever (Rod Bernard, ma il brano è di King Karl), Sea of Love (Phil Phillips) e Breaking up Is Hard to Do (Jivin’ Gene) rimangono scolpiti come esempi di swamp-pop classico.
Huey Meaux s’afferma tra i produttori più influenti dell’area (e dopo il successo nazionale di Barbara Lynn You’ll Lose a Good Thing si divide da Floyd Soileau per mettersi in proprio), procurando contratti di distribuzione nazionale per molti successi locali (ad esempio per Freddy Fender, che grazie a lui dopo anni di gavetta raggiunge il successo), ma c’è anche la nascita di altre piccole etichette come Rocko, Richland, L.K., Zynn, e agli inizi degli anni 1960 Montel di Sam Montel (Montalbano), Lanor di Lee Lavergne e La Louisianne di Carol Rachou.
Nello stesso periodo si assiste al ritorno di Nathan Abshire, all’aumento delle registrazioni con fisarmonica, al successo dei programmi radio e televisivi cajun (come i comedy-sketch tipici del country) in stretto dialetto francese, a Fats Domino che registra canzoni swamp-pop di Bobby Charles e Jimmy Donley, ai successi nazionali di Slim Harpo con Rainin’ in My Heart e di Joe Barry con I’m a Fool to Care, e al primo trionfo nazionale della Goldband di Eddie Shuler, Sugar Bee dalla band di Cleveland Crochet, con l’irresistibile shouting dello steel guitarist Jay Stutes: è il più grande successo cajun dai tempi di Jole Blon di Choates, anche se qui si tratta di cajun-rock.

Lil' Bob and the Lollipops
Lil’ Bob and the Lollipops con John Hart (sax, a sin.), 1964 – From South to Louisiana: the Music of the Cajun Bayous ©1983 by John Broven, used by permission of the publisher, Pelican Publishing Company, Inc.

Nel 1963 l’era della spensieratezza rock ‘n’ roll può considerarsi al nadir, ma il colpo di grazia arriva l’anno dopo con l’avvento dei Beatles, spazzanti via la musica regionale cajun, blues e swamp-pop; una delle poche eccezioni è Clifton Chenier che proprio in quel periodo firma con Arhoolie (onore a Chris Strachwitz) tirando fuori il meglio con album che rendono lo zydeco noto e rispettato, mentre anche il soul locale è il ramo più potente dell’R&B e Huey Meaux cammuffa da inglesi i texani Sir Douglas Quintet.
Nel 1966 Slim Harpo s’afferma nazionalmente con Baby Scratch My Back, ma l’anno dopo Miller perde il bluesman e smette di registrare blues dando intanto vita a Rebel, controversa etichetta dichiaratamente segregazionista con la quale avrà buon successo commerciale (i brani di Johnny Rebel aka Pee Wee Trahan sono così apertamente razzisti e volgari da risultare spassosi – perlomeno sono un pugno in faccia al politically correct).
Nel 1969 i californiani Creedence Clearwater Revival conquistano il successo nazionale – li cito perché sono il miglior esempio dell’influenza dei suoni swamp della Louisiana sul rock – e all’inizio degli anni 1970 s’assiste alla rinascita nazionale dei suoni roots e al revival del cajun, con nuovi album, presenza nei festival più importanti, negli show televisivi e radiofonici, e diversi musicisti giovanissimi (13-14 anni) che lo suonano sul serio, come non accadeva dai vecchi tempi.
Tutto questo e molto altro, fino ai primi anni 1980, emerge attraverso le puntuali notazioni di Broven e le storie di musica e vita che mettono a fuoco il carattere del popolo cajun, rozzo (4) e duro, laborioso ma anche amante del divertimento – il motto laissez les bon temps rouler concentra perfettamente quest’ultima visione – e che solo dopo secoli di isolamento e di sentimento di inadeguatezza riuscirà a sentirsi orgoglioso della propria cultura e delle proprie tradizioni, riuscendo a preservarle e a reintrodurle per le generazioni future.

Per l’acquisto: Pelican Publishing Company


Note:
  1. Leadbitter nel 1968 pubblicò i libri Crowley Louisiana Blues e French Cajun Music, nel 1969 From the Bayou con Eddie Shuler, e nel 1971 Nothing but the Blues. []
  2. Altre pubblicazioni inglesi dei primi anni 1970 furono Recording the Blues di Robert Dixon e John Godrich, Blacks, Whites and Blues di Tony Russell e Chicago Breakdown di Mike Rowe. []
  3. Papa Cairo afferma che nel 1952 Hank Williams “rubò” il brano Big Texas (Grand Texas), da lui interpretato con Chuck Guillory & His Rythmn Boys, e lo trasformò in Jambalaya. []
  4. Mi viene in mente ciò che è descritto a proposito dei vecchi club, con la recinzione di rete metallica attorno al palco per riparare i musicisti dalle frequenti risse e dal disappunto per eventuali richieste disattese, come si vede nel film Blues Brothers. []

Pubblicato da Sugarbluz in RECENSIONI, Libri // 13 luglio 2014
È vietata la riproduzione anche parziale di questo articolo senza l'autorizzazione dell'autrice
Tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *