Lake Charles, Louisiana 2010

Bienvenue en Louisiane

 

Vinton, Gateway to Cajun Country

Vinton, Home of the LionsProseguendo da Orange, Tx, sulla I-10, la prima cittadina che s’incontra dopo il confine con la Louisiana è Vinton.
La scritta sull’acquedotto recita “Vinton, Home of The Lions” (squadra universitaria di football, credo), ma lo slogan della città è “Gateway to Cajun Country” perché si entra nella regione acadiana.
Qui è nato Clarence ‘Gatemouth’ Brown, e qui è cresciuta Marcia Ball, dove è tornata ai primi di ottobre di quest’anno per partecipare al Vinton’s Centennial Celebration Festival, la festa che ha celebrato i primi cent’anni di vita della città.
Vinton si trova nella Calcasieu Parish, dal nome del fiume che scorre tra Sulphur e Lake Charles. In Louisiana le contee sono chiamate parishes, parrocchie; il termine deriva sia dal francese paroisse, che dallo spagnolo parroquia, le lingue dei colonizzatori.
Il nome spagnolo del fiume era Rio Hondo, ma i nativi americani lo chiamavano Quelqueshue (Aquila Piangente), poi francesizzato in Calcasieu.
La cittadina di Vinton ha tutto quello che serve per un’infanzia serena o una vecchiaia tranquilla, tra il verde intenso della campagna, la preservazione delle tradizioni locali, i parchi, le scuole, i servizi efficienti, le attività sportive, il forte attaccamento degli abitanti alla comunità e ricorrenti feste a base di balli, musica e pesce fresco.
Nella foto sotto, sul cartello c’è la pubblicità di un barbiere che promette “Cajun Hair Styles”.

Vinton

Il paese è tagliato in due dall’Old Spanish Trail, quella che ora è la U.S. Highway 90, e si trova a nord della I-10. Weeping willow, tipico albero del sud.

Vinton

Aldilà della ricerca del folklore e della varietà di escursioni possibili, attività che richiedono un po’ di tempo, non so cos’altro si possa fare qui, soprattutto in un’indolente domenica d’agosto e con il centro deserto.
“Mezzogiorno di fuoco” potrebbe essere il titolo di questa foto. Vinton è un luogo in cui assaporare il dolce far niente, magari mentre si guarda il passaggio dei treni merci sulla ferrovia New Orleans / Beaumont.
A dir la verità è uno spettacolo che vedo e sento tutti i giorni anche a casa mia, abitando vicino ad un binario ferroviario sul quale transitano lunghissimi merci diretti al distretto delle ceramiche, facenti tremare tutta la casa.

Vinton, downtown

 

Lake Charles, The Festival Capital of Louisiana

Tornati sulla I-10 e passata la città di Sulphur, girando a destra sulla I-210 si fa un lungo giro a U attorno e sotto Lake Charles per poi immettersi di nuovo sulla I-10 se si ha intenzione di proseguire.

Lake Charles Loop

Per Lake Charles si possono prendere entrambe le direzioni sia che ci si voglia fermare, sia che si voglia solo passarci. Se si vuole solo passare il loop allunga un po’ la strada, ma si capita sopra il Calcasieu River High Bridge, sovrastante la baia e le anse del fiume Calcasieu dalle parti di Prien Lake. Il ponte ha resistito senza danni a diversi uragani, anche a quello più intenso verificatosi nella Gulf Coast a ovest di New Orleans, Rita, la Katrina della zona sud-est del Texas e sud-ovest della Louisiana.

Calcasieu River High Bridge

Proseguendo invece diritto sulla I-10 s’attraversa un altro bel ponte, il Lake Charles I-10 Bridge; qui lo si vede dalla downtown di Lake Charles.

Lake Charles I-10 Bridge

La città sorge a est del Lago Charles, grossa conca riempita dalle acque del Calcasieu River, fiume non molto lungo (circa 300 km) che nasce nella Vernon Parish e compie un percorso tortuoso verso sud tra campagna e foresta, per finire nel suo grande estuario Calcasieu Lake, nella Cameron Parish e in pieno Bayou di fronte alla costa del Golfo.
Un paradiso naturale se non fosse che la zona è ricca di industrie petrolchimiche e della raffinazione. Nel 1994, lungo il corso inferiore del fiume e fino all’estuario, sono stati trovati composti e rifiuti chimici altamente cancerogeni per decine di migliaia di tonnellate, veleni che hanno causato danni incalcolabili a persone e ambiente. La responsabile delle perdite, Condea Vista, fece di tutto per nascondere il disastro riuscendoci per otto mesi, aumentandone così la portata ed esponendo al rischio di contaminazione chiunque avesse a che fare con le acque del fiume (Fonte: “Case Study: Ethylene Dichloride (EDC) Pipeline Leak” di Baron & Budd, ma la pagina in questione non esiste più).
Non è stato purtroppo l’unico incidente. Nel 2006 uno stabilimento della Citgo Petroleum di Westlake rilasciò tra 15.000 e 18.000 barili di petrolio nel Calcasieu Ship Channel. Fu chiamata la Guardia Costiera per contenere l’olio versato, furono chiusi molti corsi d’acqua e anche il Porto di Lake Charles rimase fuori uso per qualche tempo, a causa della contaminazione. Affermare che la Louisiana è uno Stato maltrattato è un eufemismo; probabilmente bisogna aspettare che il prossimo presidente degli Stati Uniti sia di quelle parti.
Qui sotto Walgreens, fornitissima catena farmaceutica, e l’entrata ad un Monte dei Pegni in Ryan Street, la via commerciale principale.

Lake Charles

Nella foto sotto si nota un altro pawn shop, dall’insegna con il simbolo tradizionale dei Monti di Pietà, le tre sfere pendenti. Che c’entri qualcosa il fatto che in città ci sono tante case da gioco?
Sull’acquedotto c’è scritto “Lake Charles, Home of the McNeese State University” con il simbolo, una lettera M sopra un cowboy a cavallo. Questa università pubblica è il fiore all’occhiello della comunità ed è anche il posto giusto per effettuare ricerche sulla cultura musicale di questa parte della Louisiana; viene in aiuto la SWLA Musicians Encyclopedia, buon compendio redatto alla McNeese per partire alla conoscenza dei musicisti nati o vissuti in queste zone.

Lake Charles, water tower

Lake Charles è stata pesantemente danneggiata da Rita il 24 settembre 2005. Un paio di giorni prima il sindaco diede ordine tassativo d’evacuazione, eseguito da circa il 90% della popolazione. Fu chiesto di non tornare prima di 48 ore, per i danni causati dai forti venti e dall’alluvione. La rete elettrica in certe aree rimase fuori uso per tre settimane, e alcune case divennero inabitabili a causa della muffa formatasi.
Avrei voluto pranzare qui, al Cajun Café, 329 Lawrence St., ma purtroppo era chiuso, nonostante il cartello “open”. Notare le finestre fatte a porta. All’entrata, un dipinto con la tipica filosofia americana: Some people dream of success, while others wake up and work hard at it.

Cajun Café

Non è l’unico ristorante cajun, ci sono anche Abe’s Cajun Market, 3935 Ryan St., Hackett’s Cajun Kitchen, 5614 LA Highway 14, Blue Duck Café (“the only authentic New Orleans style restaurant in Lake Charles”), 345 Broad St., e Monique’s Restaurant & Catering, 920 Sampson Street.
Ci sono diversi casinò, club, bar, ristoranti (mi danno una lista al motel), e in molti di questi c’è musica dal vivo, ma per quanto riguarda il blues / R&B, o qualcosa che s’avvicini, come lo zydeco, oggi qui è difficile trovarlo. Negli anni 1940/1960 c’erano locali rimasti leggendari, tipo Bamboo Club, Blue Moon, The Green Frog, Silver Star, The Aragon, Moulin Rouge, Golden Rocket, Speedy’s Broken Mirror.
A mettere questa piccola città in evidenza sulla mappa della musica americana contribuì Eddie Shuler, blue collar texano di Wrightsboro che nel 1942 arrivò a Lake Charles per lavorare in raffineria. Chitarrista in una band chiamata Reveliers, cominciò a fare esperienza nel suo piccolo negozio di musica e trasmettendo dalla radio KPLC, dove imparò a incidere sugli acetati, ma si mantenne facendo l’assicuratore. Nel frattempo scriveva canzoni ed entrava in una consolidata string band, The Hackberry Ramblers, che dalla fine degli anni 1920 suonava western swing, country, cajun e fiddle music.
Una buona scuola per Shuler, che con un prestito di 250 dollari aprì appunto il suo negozio in un trailer piazzato all’angolo tra Broad e Reid Street, con un magazzino più che altro di accessori per chitarra e dischi di popular music, quella che andava per la maggiore, cioè le grandi orchestre tipo Glenn Miller e Benny Goodman, ed effettuando riparazioni di apparecchi radiofonici. Formò una band da otto elementi, Eddie Shuler’s All-Star Reveliers, e diede inizio alla Goldband Records (“Everyone a treat”) nel 1945, prima solo etichetta e poi anche studio di registrazione, nata principalmente per pubblicare il suo gruppo e il suo genere preferito, il country-western.
Lui e la moglie Elsie furono impegnati in tutto ciò che si può immaginare riguardo l’imprenditoria musicale e delle tecnologie dei media dei tempi: una casa editrice (TEK Publishing), con l’avvento della televisione un’attività di riparazioni TV, che sostituì quella delle radio (Quick Service TV Repair), e il già citato negozio tuttofare (Eddie’s Music House), che nel 1947 si spostò tra Broad e Front, sotto l’Old Spanish Trail, non lontano dal lago (e dal Cajun Café).
Nel 1951 si trasferì al 313 Church St., nella sede di una chiesa (Assembly of God), continuando le attività di vendita dischi e riparazioni, mentre per le registrazioni usava le attrezzature delle stazioni radio cittadine KPLC, KAOK, KLOE. La prima sessione di Clifton Chenier, per Elko Records, avvenne proprio alla KAOK nel 1954 e produssse sette brani. Qui sotto, Church Street.

Lake Charles, Church St.

La fonte per questa breve storia della Goldband è: Record Makers and Breakers, Voices of the Independent Rock ‘n’ Roll Pioneers, John Broven, University of Illinois Press, 2009, pagg. 171-175.
A proposito delle registrazioni alla radio, racconta Shuler dal libro di Broven:

So you’d go into the radio station and give the engineer ten dollars and a bottle of booze, and he’d make you an acetate. I’d go down to the wholesale supply house and buy a little pack of acetates, Presto, or something like that […]

Per la storia di Goldband e in generale per la musica della Louisiana, si cerchino From the Bayou, the Story of Goldband Records di Mike Leadbitter e Eddie Shuler, Blues Unlimited, 1969; Louisiana Rocks! The True Genesis of Rock & Roll di Tom Aswell, Pelican Publishing, 2009; South to Louisiana, the Music of the Cajun Bayous di John Broven, Pelican Publishing, 1983. Sotto, la sede di Goldband Records.

Goldband Records

Il primo disco fu un successo country, suonato con la sua band, e il primo disco cajun (in francese) lo incisero, sempre alla radio, con il canto di Norris Savoie.
Fu solo però con il suo compagno di trasmissioni radiofoniche Iry LeJeune, fisarmonicista quasi cieco, che Shuler cominciò a fare affari con la musica cajun nel 1948, e insieme contribuirono a diffondere il genere che diventò assai più popolare localmente di quanto non fosse prima, soprattutto dopo l’improvvisa scomparsa di LeJeune in un incidente d’auto nel 1954.
L’attività dello studio cominciò nel 1955, e in totale Goldband pubblicò circa 10.000 titoli incidendo, oltre al country e al cajun, diversi generi e commistioni, come lo zydeco (Boozoo Chavis uno dei suoi artisti più noti), rockabilly / country (Al Ferrier, Johnny Jano), swamp pop (Gene Terry, Phil Phillips), R&B (Guitar Junior, Big Walter Price, Rockin’ Sidney), blues / swamp blues (Hop Wilson, Juke Boy Bonner, ‘Big’ Chenier, Katie Webster, Jimmy Wilson, Clarence Garlow), country-rock (Freddie Fender), ma anche il primo disco di una tredicenne Dolly Parton, appositamente arrivata dal Tennessee con la nonna su un Greyhound, nel 1959.
Morris ‘Big’ Chenier nacque a Opelousas, LA, nel 1929, ma poi si trasferì qui. Big suonava la chitarra e il violino e nei tardi 1950 fece tournée sia come artista solista che come accompagnatore di suo nipote, Clifton Chenier. Incise per Goldband nel 1957 e, nonostante Shuler lo volesse di nuovo, in seguito s’accontentò di tour occasionali e soprattutto di gestire i divertimenti nel suo ristorante, The Chenier Barbecue and Smoke House, su Enterprise Boulevard.
Il posto migliore in classifica Goldband l’ottenne con il 45 giri del 1960 Sugar Bee, primo disco cajun a entrare nella Billboard Hot 100, suonato da Cleveland Crochet & The Hillbilly Ramblers, band di Lake Charles come Shuler stava cercando in quei tempi, cioè un gruppo di discendenza cajun ma dalla ritmica rock ‘n’ roll. Il suono della fisarmonica fu integrato con quello di una steel guitar e il testo era in inglese; tanto fu il successo che il gruppo si rinominò Cleveland Crochet & The Sugar Bees. La sua particolarità è in gran parte attribuibile allo shouting sanguigno del cantante e steel guitarist Jay Stutes. Fu ripreso molto bene una decina d’anni dopo dai Canned Heat, con Alan Wilson come un Kim Wilson ante-litteram, con suono di cromatica pazzesco; il brano era già stato rifatto qualche anno prima dal Sir Douglas Quintet.
Eddie Shuler è morto nel luglio del 2005 a 92 anni. Purtroppo la speranza di visitare lo studio sfuma: un cartello avverte che è chiuso per restauro. In ogni caso anche quando è aperto bisogna telefonare per prenotare una visita, al numero che si legge nella foto; un secondo numero è 337-439-4295. La proprietà è stata rilevata nel 1995 dall’University of North Carolina, per preservarla come luogo storico e d’interesse.

Goldband Records

Tuttavia, il più grande successo di Eddie Shuler fu quello a cui partecipò come arrangiatore e produttore, una canzone che chiamare successo è limitante perché Sea of Love è immortale, un classico entrato nella storia della musica pop. La scrisse e la cantò Phil Phillips (Philip Baptiste), nativo di Lake Charles, e Shuler registrò questa bella ballata swamp pop nel 1959 per il suo vicino George Khoury, come lui proprietario di un’etichetta e titolare di un negozio di dischi a pochi passi di distanza.
Khoury, che era anche nel giro della distribuzione dischi per i juke-box, sentì la versione per sola chitarra da Baptiste e gli piacque, ma decise di affiancargli Ernest Jacobs, pianista e arrangiatore dei Cookie and the Cupcakes, gruppo della scuderia Shuler. La canzone ebbe una lunga gestazione, ci lavorarono per due mesi con chitarra e piano, e infine fu incisa nello studio Goldband con altri quattro componenti del gruppo e le voci di tre vocalist, The Twilights. Tra le tante versioni preferisco ancora, a parte l’originale, quelle di Katie Webster.

George Khoury's former shop

Il negozio di Khoury (Khoury’s, come l’etichetta) si trovava in un edificio color nocciola ad un piano al 328 Railroad Avenue, di fronte alla stazione dei treni e appena girato l’angolo dalla via dello studio di Shuler. Mi sembra questo il posto, nella foto sopra, anche se di fronte al treno si vede solo un lotto vuoto circondato da erba alta, ma davanti c’è un gradino, il che fa pensare che quello fosse l’ingresso al negozio.
Rimango un attimo immaginando come doveva essere, se c’era più vita, più edifici e altri negozi, o se anche allora attorno non c’era nulla o quasi. Opto per la prima cosa, e mi sembra di vedere una via con la stazione da una parte e dall’altra una fila di negozi, magari qualche panchina su cui sedersi in attesa del treno.
Khoury è morto nel 1998, per quanto ne so il negozio è esistito almeno fino al 1989.
Non ho notizie invece della morte di Phil Phillips, attualmente sembra sia vivo e abiti ancora qui.

Lake Charles, Railroad Ave.
Lake Charles MusicMa è ora di di pensare ad un negozio di dischi odierno, Lake Charles Music, 1000 East Prien Lake Rd, dove passiamo prima di andare “a casa” anche se è domenica ed è chiuso, dato che è vicino al motel e vogliamo vedere dov’è per far prima l’indomani; dobbiamo partire abbastanza presto dato che ci aspettano altre due tappe da fare in giornata, Crowley e Lafayette.
Il giorno dopo è nuvoloso e molto umido, e il negozio vale la visita, anche se il personale ci ha messo un po’ a disagio perché non ha fatto altro che osservarci di sottecchi, c’era molto silenzio ed eravamo gli unici clienti. È molto grande ed è soprattutto dedicato alla vendita di strumenti su due piani, mentre al terzo ci sono i dischi. Tratta anche impianti hi-fi e ha uno studio di registrazione.
La scelta di cd è buona, ma per quanto riguarda il blues si concentra soprattutto su classici e su raccolte; per il resto, come in tutti gli altri negozi che ho visitato, prevale la musica della Louisiana.

 
 

Lake Charles Music

The Charpentier Historic District è il quartiere con le residenze storiche in stile vittoriano, datate tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900; alcune sono davvero imponenti. Qui sotto, l’Historic City Hall.

Historic City Hall

Il Palazzo di Giustizia della “parrocchia” (contea), The Calcasieu Parish Courthouse

Calcasieu Parish Courthouse

Il soprannome della città è “The Festival Capital of Louisiana”, ospitando un centinaio tra festival e carnevali

Lake Charles
Lake Charles

Lakeshore. La zona è stata rimessa a nuovo dopo la distruzione di Rita.

Lakeshore

Lil’ Alfred (Alfred Babineaux, 1944-2007, Alfred Babino è invece la versione nero-creola del nome) è uno dei tanti musicisti nati a Lake Charles. Crebbe come vocalist, poi si dedicò anche al sax, ispirato dalla madre e dal cugino, la prima cantante di chiesa e il secondo, il batterista Simon Lubin, co-fondatore dei Boogie Ramblers, gruppo che registrò per Shuler nel 1955 e che evolse nei gloriosi Cookie and the Cupcakes, la cui famosa Mathilda fu ripresa nel primo album in studio dei Fabulous Thunderbirds.
La band di Cookie era un caratteristico ensemble creolo di swamp-pop del sud-ovest della Louisiana, con i tenorsassofonisti Huey ‘Cookie’ Thierry e Sidney ‘Hot Rod’ Renaud, l’altosassofonista Shelton Dunaway, il chitarrista Marshall Laday, il bassista Joe ‘Blue’ Landry, il batterista Ivory Jackson, e il già citato pianista Ernest Jacobs.
Alfred s’unì ancora minorenne ad un cantante di Lake Charles, Joe Weldon, con il suo gruppo, The Whirlwinds, che già aveva registrato per Khoury, e quest’ultimo fu il produttore di Alfred fino a quando decise d’abbandonare l’attività mantenendo solo il negozio. Little Alfred (chiamato così perché agli inizi cantava canzoni di Little Richard) faceva ancora la scuola superiore anche quando registrò a Houston per Khoury, avendo come back-up band proprio i Cookies, in cui militò come cantante e sassofonista al posto di ‘Cookie’ Thierry dal 1965 al 1967.
Un altro gruppo icona della scena SWLA a cui partecipò fu l’imperitura orchestra The Boogie Kings (aka The American Soul Train), fondata negli anni 1950 da Doug Ardoin e ancora in attività; quando Duane Yates lasciò, Babino per un po’ ne prese il posto (Even with a horn section, the band never read a note of music. They would just listen to the records that they wanted to learn, and then play them. Why waste time with rehearsals?). (1)
Altro libro per approfondire la storia e conoscere i protagonisti del genere: Swamp pop: Cajun and Creole Rhythm and Blues, Shane K. Bernard, University Press Of Mississippi, 1996.

Lakeshore

Valmont J. Benoit Jr (Junior Benoit) era un altro musicista (di questo stile) nato a Lake Charles (1930-2008). Benoit suonava la steel guitar, il violino, la chitarra ritmica e la fisarmonica.
Tramonto sul Lago Charles.

Lake Charles

Lo swamp e il cajun non erano invece nelle vene di un’altra nativa, Nellie Lutcher, cantante e pianista del jazz anni 1940 che incise per Capitol Records e duettò con Nat King Cole.

Lake Charles

È nata qui anche Lucinda Williams, cantautrice contemporanea di country-rock-blues.
Suo padre un poeta e professore universitario piuttosto noto, Miller Williams, sua madre Lucy una pianista diplomata alla Louisiana State University di Baton Rouge. I suoi divorziarono quando lei era piccola, fu affidata al padre e crebbe cambiando più volte città a seconda degli incarichi accademici del genitore. In casa avevano un pianoforte e uno zither, ma mentre sul primo strumento non s’applicò, sul secondo cominciò a 8 anni.

Lake Charles I-10 Bridge

Lucinda scrisse la canzone Lake Charles ispirata da un suo fidanzato, Clyde J. Woodward Jr (musicista e suo agente), che diceva a tutti d’essere nato a Lake Charles ma era di Nacogdoches, Texas, poco lontano dal confine:
He always said Louisana / Was where he felt at home / He was born in Nacogdoches / That’s in East Texas / Not far from the border / But he liked to tell everybody / He was from Lake Charles.

Lake Charles, sunset

In un altro passaggio, dice: Ti ha sussurrato un angelo / ti ha tenuto stretto e portato via le tue paure / in quei lunghi ultimi momenti? / Guidavamo fino a Lafayette e Baton Rouge / in una Camino gialla / ascoltando Howlin’ Wolf / Gli piaceva fermarsi a Lake Charles / perché era il posto che amava.
La città è menzionata anche in Continental Trailways Blues di Steve Earle, e in Up on Cripple Creek di The Band, When I get off of this mountain / you know where I want to go / straight down the Mississippi river / to the Gulf of Mexico / to Lake Charles, Louisiana / little Bessie, girl that I once knew.

Lake Charles

Did an angel whisper in your ear
And hold you close and take away your fear
In those long last moments
We used to drive
Thru Lafayette and Baton Rouge
In a yellow Camino
Listening to Howling Wolf
He liked to stop in Lake Charles
Cause that’s the place that he loved

(Lucinda Williams)


  1. Da Berman Music Foundation, sito non più disponibile. []

Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 8 dicembre 2010
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