Mark Slim Band – Katrina

Mark Slim Band, KatrinaRegistrato live in tre riprese tra il 2008 e il 2009 in uno studio di Padova, con il pensiero e il cuore oltreoceano.
Mark Slim (Marco Carraro) non ha ancora 30 anni, ma da tempo ha subito la fascinazione del blues. A 10 anni già strimpellava Lightnin’ Hopkins, e a 21 era in volo verso Austin, Texas, alla scuola di Ted Hall e facendo pratica direttamente nei locali della città.
Le lezioni fondamentali, però, sembra averle avute da persone che non ci sono più, i grandi bluesman texani.
E i suoni di Lightnin’ Hopkins sono riconoscibili già nell’incipit di Back Door Friend, una delle prime canzoni che ha imparato da bambino (la prima fu Mojo Hand), e una che dimostra il bell’intreccio di sonorità che ottiene insieme a chi invece è stato il suo maestro italiano di stile, Martino Repetto, alla chitarra ritmica. Riempie di gioia sentire che anche in Italia c’è gente che suona così, mosche bianche in un territorio infestato da mosconi pseudo-bluesman.
Tornato varie volte negli States ha avuto occasione di suonare a Memphis, Chicago, St. Louis, New Orleans, nel Mississippi, in Arkansas e in Texas, dove è entrato in contatto con la scena blues di Houston. Non manca quindi la sua personale dedica ad un luogo sacro della musica americana duramente colpito, la più moderna e funky Katrina, pensando a chi ha perso tutto. È in evidenza ciò che anche nella precedente si sente, e cioè una sezione ritmica, Luca Dell’Aquila al basso e Marco Manassero alla batteria, altrettanto efficace e con un suono completo, diretto, semplice eppure ricco, non mancante né eccedente.

Mi tolgo il dente e dico subito il neo: Mark Slim nasce come chitarrista non come cantante, e bisogna abituarsi a sentire una voce come la sua cantare il blues. Lui naturalmente è il primo a sapere di non aver il timbro “giusto”, ma sa usare quello che ha discretamente, facendolo vibrare; tra qualche anno, quando sarà più “maturo”, non potrà che essere migliore.
Nel frattempo compensa benissimo con lo strumento a corde, e quest’omaggio strumentale a T-Bone Walker, Mark Slim Shuffle, scalda le ossa e conforta, proprio come se si fosse in California o in Texas. È roba di lusso fatta da un giovane chitarrista di classe, e sempre su misura è l’accompagnamento: Repetto, Dell’Aquila e Manassero sono da incartare e portar via.
Il tributo è ancora verso T-Bone Walker con Hard Way (Grover McDaniel), in originale un fantastico rhumba blues registrato nel 1954 per Imperial, qui in una coinvolgente versione strumentale, ancora ottimamente eseguita, mentre con Tell Me, What Have I Done Wrong?, firma una piacevole ballata stile anni 1940 (che m’ha fatto pensare a ‘Django’ Reinhardt e a Parigi), con breve e magistrale solo di Martino Repetto; uno stacchetto (2:13) squisitamente rétro.
Ma il nostro è influenzato anche dal blues del Delta (ha inciso un disco acustico in quello stile), e North-East Blues, qua in elettrico e ispirata da Son House, parla del nord-est italiano. Non sono tanto d’accordo su «una terra ricca con gente che pensa solo a far soldi e a imbrogliarti» ma ci può stare, e del resto il buon Mark come farebbe ad avere il blues se non fosse un po’ strapazzato, magari da un big boss?

Eccolo tornare là dove sta meglio, tra Texas e Lousiana, con un cangiante Mark Slim Boogie che con la chitarra fa il solletico a ‘Pee Wee’ Crayton mentre testualmente (e nella distorsione) cita Guitar Slim, con brillante intervento di Repetto, prima di buttarsi nelle braccia di Crayton con Bop Hop, mid-tempo strumentale che più texano di così è impossibile.
Echi di polvere del Mississippi e ritmi stomp in questa versione di Big Road Blues di Tommy Johnson marciante come un treno, mentre c’è il B.B. King degli anni 1950 in Please Love Me, tutta in levare.
L’autografo Jimmie Vaughan Shuffle è dedicato al miglior rappresentante texano tra quelli ancora in circolazione, con le due chitarre colloquianti sopra un robusto drive ritmico, prima di cavalcare sul sincopato Pony Blues di Charlie Patton.
Le ultime due sono firmate ancora da Carraro. Uno è il lento moanin’ walkeriano Hard Times Blues, l’altro è l’uptempo strumentale Blues for Sabrina, dedicato ad una persona guarita da una brutta malattia.
Il nostro chitarrista padovano ha avuto l’onore di essere in un documentario prodotto dal Fast Cut Films Studio di Houston, Where Lightnin’ Strikes, dedicato al grande bluesman texano scomparso nel 1982 e che comprende la partecipazione di artisti come B.B. King, Jimmie Vaughan, Ruthie Foster e tanti altri. In rappresentanza dell’Europa partecipa con due brani e un’intervista riguardante la sua scoperta del blues e di Lightnin’ Hopkins; speriamo di poter vedere il filmato prima o poi.
Intanto godiamoci questo bel dischetto che ha otto brani originali su quattordici e una registrazione di qualità molto buona. C’è tecnica, swing, gusto, stile, pulizia, passione, e nessun accenno di pedanteria o inutilità.

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Pubblicato da Sugarbluz in MADE IN ITALY // 22 luglio 2011
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