Memphis, Tennessee – pt 2

(Rock ‘n’ Soul Museum, West Memphis, Center for Southern Folklore, Riverside…)

Rock 'n' Soul Museum, Memphis, Tennessee

Partito come mostra itinerante, dal 2000 aveva trovato casa nell’impianto della Gibson, mentre ora il Rock ‘n’ Soul Museum è in questo nuovo edificio, tra la Gibson Factory e il Fed-Ex Forum, a due passi dal termine della Beale Street pedonale. Da qui si possono anche prendere shuttle gratuiti per Graceland e il Sun Studio.

The Blues Trial marker

Davanti all’entrata blues marker dedicato ai mississippiani che nel corso del Novecento sono giunti a Memphis per vivere di musica, finendo per renderla il maggior polo musicale del sud.

Rock 'n' Soul Museum

Sviluppato dal Smithsonian Institution, il suo obiettivo è raccontare la storia musicale di Memphis. Vale la pena prendersi il tempo necessario per leggere e ascoltare il più possibile. Inizia con una serie di stand illustranti la vita lavorativa e il tempo libero nel sud rurale.

Rock 'n' Soul Museum

Dopo un video introduttivo, la visita è self-guided con audio guide (no italiano) da cui si possono anche selezionare esempi noti e meno noti della musica gravitante attorno a Memphis, dal country e country blues acustico alla musica religiosa, dal rhythm ‘n’ blues, rock ‘n’ roll e rockabilly al soul.

Rock 'n' Soul Museum

Cucina tipica di una famiglia contadina nei primi decenni del Novecento. La vita dei bianchi poveri era simile a quella dei mezzadri neri, e le rispettive tradizioni musicali si influenzarono a vicenda.

Rock 'n' Soul Museum

Anche gli oggetti sul tavolo erano comuni a entrambe le razze, ma qui è un trionfo di rappresentazione blues: la famosa farina King Biscuit, le scatole di sigari e di fiammiferi (Ohio Blue Tip Matches), una boccetta forse di un qualche medicinale “prodigioso”, una lattina di tabacco Prince Albert del tipo che T-Bone Walker ha dichiarato d’aver usato come primo strumento, semplici attrezzi da cucina, una bottiglia di Dr Pepper, un’armonica Hohner in sol. La radio a batteria era invece più ambita e preziosa, come questa Silvertone del 1930 circa; la maggior parte delle case dei mezzadri non aveva corrente elettrica, quindi era l’unica via per connettersi a un mondo più vasto, ma il costo delle batterie ne limitava l’uso.

Hand crank player

Giradischi a manovella del 1930

Rock 'n' Soul Museum

Rock 'n' Soul Museum

Inizio delle registrazioni di musica country, nel 1922 (non ancora definita “country”, ai tempi si chiamava old time music); in rappresentanza, il disco OKeh di Fiddlin’ John Carson, Old and In the Way, del 1923. Il brano è tra quelli proposti nella sezione rurale, insieme a Roy Acuff, Jimmie Rodgers, i fratelli Monroe, la Carter Family, Patsy Montana, Bob Wills, Robert Johnson, Charlie Patton, una rarità come Elder Curry, Furry Lewis, Tommy Johnson, Roosevelt Sykes, e altri.

Rock 'n' Soul Museum

Grand Ole Opry transmitterAi primi del Novecento il violino era ancora lo strumento principale della musica popolare, la musica da ballo. Probabilmente è stato l’andamento dell’industria discografica a far dedurre che i neri non suonassero musica country, ma in realtà prima che si chiamasse blues era country, nel senso di musica rurale, old time music, o dance music.
Violini e banjo erano strumenti suonati dagli schiavi, e i loro discendenti agli inizi del Novecento furono coinvolti nello sviluppo della musica country (esempio illustre è Leadbelly).
L’esclusione dei neri dal mercato della country music è diventata sempre più solo una questione di razza con l’affermarsi dell’industria di Nashville.
A fianco, parte del trasmettitore originale del Grand Ole Opry, del 1932 circa. In quegli anni la stazione radio del famoso e longevo programma musicale tempio della country music, WSM, acquisì un segnale da cinquantamila watt di massima potenza e chiarezza, permettendo agli ascoltatori di tutto il sud degli USA di sintonizzarsi al sabato sera sulle frequenze del Grand Ole Opry, trasmissione la cui incalcolabile influenza ricadde anche su musicisti neri (v. Ray Charles). Il pezzo proviene dalla collezione di Sam Phillips.

Seeburg Selectophone jukebox

Jukebox Seeburg Selectophone del 1934. Ogni selezione costava un nichelino, tra dieci 78 giri impilati sopra il perno verticale; tutti giravano all’unisono, era il braccio a posarsi sul brano scelto.

Furry Lewis

Stupenda immagine di Furry Lewis. La chitarra sembra più grande di lui. Non abbiamo trovato il suo cimitero, Hollywood Cemetery, 2012 Hernando Road: il navigatore della macchina (poi impareremo che niente vale come Google Maps) ci ha mandato a un altro cimitero vicino, il Mt Carmel Cemetery, che probabilmente ha la stessa gestione (Mt Carmel/Hollywood Cemeteries), ma è più piccolo ed è stato abbandonato dai proprietari, mantenuto quindi da un gruppo di volontari. (È destino che io abbia problemi con i cimiteri che si chiamano Hollywood; è successo anche a Orange, Tx). Comunque Mark Slim mi ha inviato una foto del cimitero e una della tomba di Lewis:

Hollywood Cemetery, Memphis

Furry Lewis's grave

Le lapidi sono due, e fra loro la data di nascita è discordante. Quella piatta, la cui iscrizione si limita a un semplice “Walter ‘Furry’ Lewis – Bues Man”, riferisce l’8 marzo (1893), mentre quella verticale riporta il 6 marzo, e l’incisione When I Lay My Burden Down.

Orange Mound Restaurant & Pit Bar-b-q

Orange Mound è una zona a sud-est di Memphis (non lontana dall’aeroporto) ricca di storia. È il primo quartiere degli Stati Uniti a esser stato costruito direttamente dagli afroamericani, sul terreno di una grande (circa 20 km2) piantagione dismessa, e il secondo più esteso dopo Harlem.
La piantagione nacque nei primi decenni dell’Ottocento, e nel 1871 il proprietario Deaderick cominciò a sviluppare Melrose Station, piccolo nucleo residenziale di bianchi poi decimato dall’epidemia di febbre gialla e abbandonato. Il terreno fu venduto a prezzo modico, e da lì cominciò a svilupparsi nel 1890 Orange Mound con un gruppo di shotgun house abitate dagli afroamericani sopravvissuti, e altri della contea rimasti a Memphis in numero superiore rispetto alla popolazione bianca. Fu la prima comunità del sud in cui gli afroamericani ebbero la possibilità di possedere proprie case, e nuove, non abbandonate da precedenti proprietari bianchi. Completamente autonoma, visse vibrante di attività fino agli anni 1970, quando cominciò l’abbandono e la decadenza; durante il ventennio 1980/90 era un luogo digradato, con le famiglie e l’intera comunità disgregate dalla droga e dalla violenza. La rinascita, tramite sforzi collettivi di preservazione, rieducazione e pulizia, è stata perseguita e realizzata durante gli anni 2000.

Jimmie Lunceford Orchestra

Club Ebony posterSezione “Coming to Memphis”, illustrante i vari linguaggi musicali che cominciarono a fondersi lungo le strade e i locali della River City nei primi decenni del Novecento.
Memphis era profondamente segregata, ma negli anni 1930/1950 Beale Street (v. precedente articolo) era un’isola felice in cui gli afroamericani di giorno operavano e trovavano i servizi necessari, di notte il divertimento attraverso una musica che univa bianchi e neri.

Nella foto sopra l’orchestra di Jimmie Lunceford, spesso formata da studenti della Douglas High School, dove Lunceford insegnava.
Negli anni 1940, infatti, anche il jazz era ampiamente suonato in Beale Street; oltre a quella di Lunceford erano note le orchestre di Al Jackson Sr (padre del grande batterista Al Jackson Jr) e di Richard ´Tuff` Green (dalle quali uscì Willie Mitchell).

A fianco, locandina originale dalla grafica accurata del Club Ebony (forse si riferisce a quello di Indianola). Sotto, wash tub bass.

wash tub bass

Selezioni in cuffia: Cannon’s Jug Stompers, Memphis Jug Band, Memphis Minnie, W.C. Handy, Arthur Crudup, Sister Rosetta Tharpe, The Spirit of Memphis, Blackwood Brothers, Louvin Brothers, Delmore Brothers, Bill Monroe, Ernest Tubb, Hank Williams, Swift Jewel Cowboys, e altri.

WHER microphone

RCA microphones

WDIA

Pannello dedicato a WDIA, la prima radio ad avere una programmazione interamente indirizzata ad afroamericani, largamente influente anche sui giovani bianchi (come Elvis Presley), che l’ascoltassero apertamente o di nascosto. Nat D. Williams, il primo dj afroamericano di Memphis, la sua figura principale.

Rock 'n' Soul Museum

Ascesa del rock ‘n’ roll. Sam Phillips, camicia di J.L. Lewis, divisa militare di Elvis, e modello di chitarra Scotty Moore (più sotto si vede meglio).

Poplar Tunes Record Shop

Benvenuto alla Elvis Week sotto il neon di Poplar Tunes, storico negozio di dischi co-fondato da Joe Cuoghi (il socio era John Novarese) nel 1946, tristemente chiuso nel 2009. Una foto del 1956 ritraente Elvis con il dj Dewey Phillips e Joe Cuoghi nel negozio è appesa al muro del Sun Studio Cafe (v. articolo precedente). Data l’epoca coperta, è stato verosimilmente frequentato da ogni musicista del dopoguerra residente a Memphis. Cuoghi supportò gli artisti che ammirava, come Elvis e B.B. King, e fu anche co-fondatore di Hi Records.

Gibson B.B. King Lucille

Gibson B.B. King Lucille firmata. Dal 1948 B.B. ha suonato versioni differenti di Lucille. Questa semi-hollow body senza fori è stata disegnata per lui da altri precedenti modelli Gibson usati, incluse le ES 335, 345 e 355.

Rock 'n' Soul Museum

Reperti Stax: sassofono usato da ‘Packy’ Axton e abbigliamento appartenuto a Estelle Axton

Rock 'n' Soul Museum

Vetrina dedicata a diverse personalità Stax: Sam & Dave, Isaac Hayes, Deanie Parker, Carla Thomas, Otis Redding, Rufus Thomas, Booker T & The MG’s.

Hammond L-111 Organ

Fender Jazzmaster guitarHammond L-111 e Fender Jazzmaster usati da Mark James per comporre Suspicious Mind, da lui incisa nel 1968. Poco dopo, su stesso suggerimento di James che la riteneva adatta, Elvis la registrò e sarà uno dei suoi più grandi successi. C’è anche il manoscritto.
Sotto, mixer proveniente dagli Ardent Studios, ancora attivi in Madison Avenue.
Cominciati nel 1966 dal quindicenne John Fry (adolescente di quei tempi là, oggi un quindicenne è ancora un bambino) nel garage di famiglia, continuarono in uno spazio in comune con una libreria su National Street, fino all’attuale sede in Madison Ave dal 1971.
La fortuna degli studi si realizzò con le eccedenze mandate da Stax, e tutti gli artisti soul del periodo prima o poi ne varcarono la soglia (Isaac Hayes, Booker T and The MG’s, Bar-Kays, Johnnie Taylor, Rufus Thomas, Albert King, Staple Singers, Al Green, ma non solo), e a loro volta inviarono colleghi.
Furono terreno di produzione per tecnici del suono e musicisti come Jim Dickinson e Terry Manning.

Ardent Studio's mixing board

Naturalmente, come tutti i pochi studi storici ancora attivi, in tempi più recenti ha attirato musicisti di ogni genere in cerca di “quel certo suono del sud”. Alcuni sono i T-Birds, Jimmie e Stevie Ray Vaughan, Leon Russell, ZZ Top, REM, Bob Dylan, Allmann Brothers, Lynyrd Skynyrd, James Taylor, John Hiatt, North Mississippi Allstars, Waylon Jennings, Steve Earle (tra la lista parziale degli artisti elencati nella tabella, ahimè, anche Zucchero, mentre hanno tralasciato Professor Longhair). Questa console è stata usata dal 1972 al 1986.

Ben Branch's saxophoneSassofono appartenuto negli anni 1960 a Ben Branch, nome legato a Martin Luther King soprattutto perché è a lui che King si rivolse nei suoi ultimissimi istanti.
Branch fu influente musicista e band leader nella Memphis degli anni 1940/50, suonando regolarmente al Club Tropicana, in Beale Street e nei club di West Memphis. Isaac Hayes cantò con la sua orchestra, e ‘Packy’ Axton fu influenzato dal suo suono.
Negli anni 1960 visse a Chicago collaborando alle lotte di Jesse Jackson e di Martin Luther King, e il 4 aprile 1968 era a Memphis per gli stessi motivi di Jackson e King, in supporto allo sciopero dei lavoratori della nettezza urbana, e per suonare alla funzione della Southern Christian Leadership Conference in programma quella sera.
Quando Branch arrivò nel parcheggio del Lorraine Motel, King era sul balcone della sua stanza e da lì gli si rivolse raccomandandogli di eseguire in serata Precious Lord, Take My Hand “like you’ve never played before. Play it for me. Play it real pretty”.
Furono tra le sue ultime parole perché dopo poco cadde a terra colpito da un proiettile sparato dall’edificio di fronte.

Dulcimer

Dulcimer donato a Elvis Presley da June Carter Cash nel 1974 circa

B.L. Riley Silvertone guitar

Chitarra Sears Silvertone, valigetta delle armoniche e disco Sun Trouble Bound di Billy Lee Riley

Elvis's Isana guitar

Isana del 1958 acquistata da Elvis, sua unica chitarra durante la permanenza in Germania per il servizio militare.

Ike Turner's first piano

Primo pianoforte di Ike Turner, che imparò a suonare da Joe Willie ‘Pinetop’ Perkins. Fu usato nel periodo di Rocket 88 e in qualche prima registrazione con Jackie Brenston, Howlin’ Wolf e altri da lui prodotti per conto di Modern Records.

Johnny Cash's costume

Abito di scena indossato da Johnny Cash, circa 1980. Di chi poteva essere se non del Man in Black, tra le “rockstar” più sobrie (nel senso di abbigliamento).

Scotty Moore's edition guitar

Gibson Signature Model ES-295, Scotty Moore Edition #001. Presentata a Moore nel 1999 dal presidente di Gibson Henry Juszkiewitz in riconoscimento del suo contributo allo sviluppo del rock ‘n’ roll e per aver invogliato gente come Keith Richards, Mark Knopfler, George Harrison a prendere in mano una chitarra.
“Non immaginavo d’esser stato importante per così tante persone”, ha commentato.

Sam Phillips's portable recorder

Registratore portatile a nastro del 1950 circa usato da Sam Phillips per registrazioni sul campo, nelle zone rurali e nei juke joint.

Isaac Hayes movement

Baule Stax per l’attrezzatura di scena di Isaac Hayes

Truetone radio

Radio Truetone

jukebox, Rock 'n' Soul Museum

Jukebox anni Cinquanta con dischi di Charlie Feathers, Billy Lee Riley, Booker T and The MG’s, William Bell, Albert King, B.B. King, Howlin’ Wolf, Jackie Brenston, Johnny Ace, Bobby Bland, Junior Parker, Phineas Newborn, Beale Street Sheiks, Sleepy John Estes, Big Mama Thornton, Rufus Thomas, Ike Turner, Bill Harvey (per Harvey, v. l’articolo su Bobby Bland), Elvis, Carl Perkins, Sonny Burgess, Johnny Cash, J.L. Lewis, e altri. Alcuni di questi si possono ascoltare con l’audio-guida.

Wurlitzer jukebox

Jukebox Wurlitzer con Charlie Rich, Ivory Joe Hunter, Harold Dorman, The Mar-Keys, Otis Redding, Willie Mitchell, Ace Cannon, Don Bryant, Sam & Dave, Wilson Pickett, Bill Black Combo, O.V. Wright, Otis Clay, Ann Peebles, Al Green, e altri.
Nella primavera 2015 ha aperto un altro museo, il Memphis Music Hall of Fame. Si può considerare un completamento del Rock ‘n’ Soul incentrandosi in particolare sui personaggi della musica di Memphis: è a soli due blocchi da questo, all’angolo tra Second e Beale, vicino all’Hard Rock Cafe e al negozio di Lansky.
Per concludere un personaggio che non c’entra con la musica, ma troppo pittoresco per essere ignorato.

Sputnik Monroe

Sputnik’s Breakfast Special: una colazione da campioni a 1 dollaro e 35 cent.
Sputnik Monroe negli anni 1950 era uno dei wrestler più noti a Memphis. Nato Rosco Monroe Merrick, acquisì il nomignolo dopo che una donna bianca a Mobile, Alabama, disturbata per averlo visto abbracciare un uomo di colore, per insultarlo gli disse: “You’re nothing but a damned Sputnik”. (1) Aveva una riga centrale di capelli bianchi, diversi tatuaggi, spesso sfilava in Beale Street vestito Lansky ed era ammirato dagli afroamericani: era contrario alla segregazione e non la rispettava, incoraggiandoli a fare altrettanto; fu determinante nel superare la divisione tra pubblico nero e bianco nei luoghi di intrattenimento di Memphis.

Gibson Factory, Memphis, Tennessee

Dall’altro lato del Rock ‘n’ Soul Museum c’è la Gibson Guitar Factory

Gibson Factory

Un’enorme Lucille accoglie all’ingresso

Gibson Factory

Parte dell’esposizione/negozio. Si può fare la visita guidata per vedere l’assemblaggio, il montaggio, la verniciatura, la smerigliatura, la messa a punto e altri processi coinvolti nella creazione delle chitarre.

WDIA

112 Union Street, seconda sede della stazione radio WDIA, dal 1981 al 2004; ora pare ci sia una banca, ma l’insegna della radio c’è ancora. La prima sede, dal 1947, era al 2267 Central Ave; l’ho cercata e non c’è più. In quello che potrebbe essere il 2267 c’è un parcheggio. L’indirizzo attuale dal 2004 è 2650 Thousand Oaks Boulevard suite 4100, in un complesso moderno che non m’ha ispirato a visitarla, anche perché penso non abbia più nulla di quei tempi là. Per sentirla ci si sintonizza sulla frequenza 1070 AM.

WDIA marker

S’è meritata il marker storico dello Stato (però è Dwight Moore, non “More”): grazie a Nat D. Williams divenne una delle radio più note e influenti di tutto il sud. Si può dire che la carriera di B.B. King sia partita dalla WDIA. Vi arrivò dopo che la proprietaria di un club a West Memphis (Sixteenth Street Grill) gli disse che se voleva il posto per suonarvi sei sere alla settimana doveva avere, come il precedente musicista fisso del locale Sonny Boy Williamson, un programma radio in cui pubblicizzare le serate nel suo bar.
È noto che volò da WDIA e là improvvisò un jingle accattivante per il “medicinale” da banco Peptikon e il posto fu suo, rimanendovi fino al successo nazionale di Three O’Clock, nel 1952. Il precedente Pep-ti-kon Boy era il Be-bop Boy Joe Hill Louis, e il successivo fu Rufus Thomas. Goodwill è un fondo nato nel 1954, anche grazie agli sforzi di un dj della radio (A.C. Williams), per fornire trasporto scolastico a bambini disabili afroamericani, e nel tempo ha allargato i suoi obiettivi in campo sociale. Hanno anche raccolto fondi per la conservazione del Lorraine Motel e per fondare il National Civil Rights Museum.

Adelaide Street, Memphis, Tennessee

Alla ricerca della residenza finale di Memphis Minnie in Adelaide Street, che Cheseborough dà al n° 1355. Quel numero non esiste più, probabilmente era tra la casa tutta a destra e quella in mezzo. Visse qui con il suo ultimo marito e collega Ernest ‘Little Son Joe’ Lawlers dal 1960 circa fino alla fine (1973), insieme alla sorella di Minnie, Daisy. Minnie finì su una sedia a rotelle, asmatica e sofferente di cuore, Lawlers morì nel 1961. La residenza definitiva dei due è nel cimitero di Walls.

I love Soulsville, Memphis, Tennessee

I love Soulsville, da qualche parte in McLemore Avenue.

McLemore at Willie Mitchell, Memphis, Tennessee

Incrocio tra McLemore Avenue e Willie Mitchell Boulevard

Miss Shirley Soul Food, Memphis, Tennessee

Miss Shirley’s Soul Food, dine-in or carry-out, su Mississippi Boulevard.

Wild Bill's Lounge, Memphis, Tennessee

Wild Bill’s Lounge, 1580 Vollintine Ave. Juke joint storico di ‘Wild’ Bill Storey con cucina soul food, ancora attivo nonostante la scomparsa del titolare nel 2007 a 88 anni. È il classico locale afroamericano con pareti piene di foto e luci di Natale fuori stagione, ma adesso la sua clientela non arriva più solamente dal vicinato. Consigliato, specie se c’è musica dal vivo (come quasi ovunque al venerdì e al sabato).

South Main Street, Memphis, Tennessee

South Main Street. Al solito pochi pedoni, sarà anche il caldo. Memphis non è diversa da molte altre città americane: vanno tutti in macchina.

Main Street trolley

Non c’è molto da fare qui “di blues”, a parte godersela perché è zona pedonale, è elegante, ci sono gli alberi, il trolley, il Center for Southern Folklore (foto più sotto), e in questo punto si incrocia con Gayoso Street (che finisce nel parcheggio del Peabody), oggi una via come altre, un tempo via dei bordelli di lusso e del jazz, tipo Storyville a New Orleans.

The Blues Foundation, Memphis, Tennessee

Sempre su South Main ma più a sud, fuori dalla zona pedonale e a due passi dal National Civil Rights Museum, c’è la Blues Foundation / Blues Hall of Fame. Sono rimasta fregata da quell’auto parcheggiata che copriva la vista e dall’ora tarda (venivamo dal N.C.R.M.), e quindi non mi sono nemmeno avvicinata tanto era chiuso, non notando così che davanti c’è una bella statua in posa realistica di Little Milton seduto su una panchina: l’ho scoperto solo a casa, vedendo la foto in grande. Peccato, due chiacchiere con Milton sulla panchina le avrei fatte volentieri! La statua è stata posata qui nel 2015, e direi che s’ispira alla copertina del suo disco (Telarc) Think of Me, sul Riverside con lo sfondo del Memphis-Arkansas Bridge (casualmente più o meno lo stesso punto della terzultima foto di questo articolo, anzi forse la panchina è proprio quella).

Memphis-Arkansas Bridge

Il Memphis-Arkansas Bridge sul Mississippi lo prendiamo per andare a West Memphis a trovare Albert King

Memphis-Arkansas Bridge, Memphis, Tennessee

Completato nel 1949, per due decenni ha regnato come unico ponte per l’Arkansas prima che fosse costruito il più elegante De Soto Bridge.

West Memphis water tower

Più che i cartelli sono gli acquedotti, visibili da lontano, a segnalare il luogo. West Memphis, Arkansas, sembra molto più povera venendo da Memphis, e ho avuto la stessa impressione perfino arrivando (in Arkansas) dal Mississippi.

Albert King grave & MLK Memorial

Tomba di Albert King e monumento in onore di Martin Luther King. In questo caso non è stato difficile trovare né il cimitero né la tomba, ma il posto è isolato e bisogna percorrere un rettilineo (Highway 147) in mezzo al quasi-nulla; il cimitero si chiama Paradise Gardens (non Paradise Grove, come ho letto da qualche parte). È enorme, e viaggiando per poche miglia su questa direttiva desolata fuori West Memphis, a Edmondson, è impossibile non vederlo. Anche una volta entrati si nota subito la tomba, di fronte sul lato destro del vialetto, anzi si vede prima il monumento a MLK (M.L. King è sepolto ad Atlanta), e in quel lotto ci sono solo loro due. Sul libro di Cheseborough ci sono chiare indicazioni a vista, comunque l’indirizzo è 400 Minnis Dr, Edmondson, Ar.

Albert King's grave

I’ll play the blues for you. Qualche plettro, niente fiori. La lapide era piena d’erba tagliata, l’ho pulita un po’ con le mani. La sua Flying V è giustamente orientata per un mancino. “Born under a bad sign…”
Non riporto tutto, dovreste riuscire a leggere.

M.L.K. Memorial, West Memphis

Free at last, thank God Almighty, I’m free at last

Center for Southern Folklore

Di nuovo a Memphis, 119 e 123 South Main, al Center for Southern Folklore, associazione culturale senza scopo di lucro. Il cartello recita: Reasons to come inside: > Local / Regional art / Music > Tasty southern comfort / Food / Cold drinks > You’re DEFINITELY gonna want to hear about our MUSIC FEST! > IT’S COOLER IN HERE THAN WHERE YOU’RE STANDING!

Center for Southern Folklore

Galleria d’arte, negozio, libreria, club, caffè, musica dal vivo e altri eventi.

Center for Southern Folklore

Center for Southern Folklore Cafe

Corridoio per il cafe/club, con grandi spazi e molte belle fotografie d’epoca.

Center for Southern Folklore Cafe

Siamo stati intercettati dalla gentile direttrice, Judy Peiser.

Center for Southern Folklore Cafe

Il pianista Mose Vinson è stato di casa qui fino alla sua scomparsa, nel 2002. Suonava e dava lezioni a chiunque mostrasse interesse, che fosse un visitatore qualsiasi, un bambino, o un personaggio famoso tra quelli che sono passati a trovarlo, come Marcia Ball, la coppia di compositori Jerry Leiber e Mike Stoller, l’attrice Cybill Shepherd.

Mose Vinson's piano

Il piano che ha usato per anni e che ormai considerava suo, messo a disposizione dalla pianista DiAnne Price nel 1996. Nel negozio del centro si può acquistare il suo CD Mose Vinson: Piano Man registrato al Sam Phillips Recording Service del figlio di Sam, Knox, da quest’ultimo prodotto insieme a Jim Dickinson e Judy Peiser.

Hernando De Soto Bridge

(Hernando) De Soto Bridge

De Soto Bridge

Finito nel 1972, si trova più a nord rispetto all’altro ponte ed è diventato rappresentativo della città, dalla forma a M come Memphis.

De Soto Bridge & Memphis Pyramid

De Soto Bridge e Memphis Pyramid. Quest’ultima richiama le origini egiziane del nome della città e sorge sulle rive del Mississippi. Partita come arena sportiva, ora è sede di un grande Bass Pro Shop, un hotel, un ristorante, negozi, e ha un osservatorio in cima.

Memphis-Arkansas Bridge

Passeggiata sul Riverside, Memphis-Arkansas Bridge sullo sfondo.

Memphis-Arkansas Bridge

Oltre alla vista, è un posto tranquillo e piacevole.

Mississippi River, Memphis

Old Mighty Mississippi

Mississippi River, Memphis

Giochi di ragazzi sul fiume al tramonto

 

(Fonti: Steve Cheseborough, Blues Traveling, The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi, Jackson, 2009, III ed.)


  1. Riferimento all’omonimo satellite russo lanciato nello spazio nell’ottobre 1957: a quei tempi in USA ogni riferimento al comunismo era un’offesa. []
Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 6 Ottobre 2016
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