Memphis, Tennessee – pt 4

(ancora Beale Street, e New Park Cemetery)

Beale Street, Memphis

Altre immagini da Beale Street

Beale Street

Incrocio con Second Street

Mitchell's & Club Handy former site, Memphis

Questo edificio del 1896 originariamente era un drugstore, uno dei primi in tutto il Paese ad esser aperto 24 ore al giorno, ma soprattutto dagli anni 1940 fu sede del Mitchell Hotel (aka Mitchell’s) e del Domino Lounge (poi Club Handy) di Andrew ‘Sunbeam’ Mitchell e della moglie Ernestine, noto per dare vitto e alloggio a musicisti bisognosi che lo ripagavano esibendosi nel locale. Mitchell aveva diversi altri club (tra cui il Club Paradise) su Beale Street, e si può considerare il Don Robey di Memphis tranne che non era un discografico, ma un impresario che univa il rhythm and blues con vari altri affari. I suoi club hanno avuto lunga vita e tutti i più grandi vi si sono esibiti, oltre a dare possibilità a quel gruppo di esordienti ufficiosamente chiamato Beale Streeters in cui bazzicarono B.B. King, Bobby Bland, Johnny Ace, Junior Parker, Earl Forest, Bill Duncan, Willie Nix, Rosco Gordon.
Dal 1996 al 1999 è stato sede del Center for Southern Folklore, che ha dovuto lasciare il posto per quello che c’è ora, Wet Willie’s, catena di frozen-daiquiri bar. Nonostante l’importanza del Mitchell’s e del club (anche come scuola informale per le jam notturne e per la guida di Bill Harvey, leader dell’house band) non c’è nessun marker; quello che si vede è del tipo bianco (storico) per Ida B. Wells.

W.C. Handy's, Memphis

Casa di W.C. Handy, trasferita in Beale Street dal 659 Jennette Street nel 1983 e restaurata dalla Blues Foundation. È possibile visitarla dalle 10 alle 17 dal martedì al sabato (d’inverno dalle 11 alle 16), o su appuntamento.

W.C. Handy's statue, Memphis
Statua di W.C. Handy all’Handy Park, eretta nel 1960, alla cui cerimonia d’inaugurazione cantò Mahalia Jackson. Sul piedistallo si legge:

“Father of the Blues
William Christopher Handy
Born November 16, 1873 Florence, Ala.
Died New York City – March 28, 1958

Enshrined forever in the hearts of the Nation are his immortal songs, Memphis Blues, St. Louis Blues, Beale Street Blues and Those Who Sow in Tears, Shall Reap in Joy. (1) With his golden trumpet he gave everlasting voice to these and folk songs of his people in the South Land. His music is known and beloved throughout the world as an inspiration to youth and as an enduring gift to America’s treasury of songs. For more than thirty years he was a distinguished member of the American Society of Composers, Authors and Publishers (ASCAP) which proudly joins the citizens of Memphis in erecting this everlasting tribute to his memory.”
L’iscrizione continua di lato, con note più biografiche.

Beale Street

If Beale Street could talk, if Beale Street could talk / Married men would have to take their beds and walk / Except one or two, who never drink booze / And the blind man on the corner who sings the Beale Street Blues
(W.C. Handy, Beale Street Blues)

Beale Street

Down the Mississippi where the water gets muddy / Forty-four school where the kids don’t study / Well they all hang around at the root of Beale Street / Oh that’s where they hear that Memphis Beat
(J.L. Lewis, Memphis Beat)

Rum Boogie Cafe, Memphis

Palco del Rum Boogie Cafe, locale pieno di chitarre autografate

Rum Boogie Cafe, original Stax sign

L’insegna Stax è quella originale restaurata. In alto, locandina del Club Handy, più in basso, rullante di Willie ‘Big Eyes’ Smith.

Rum Boogie Cafe

Chitarre firmate appese ovunque, colonne decorate con nomi di musicisti e autografi perfino dentro le lampade.

Rum Boogie Cafe

Dato che l’attesa s’è prolungata oltre sono andata in giro a curiosare e a fotografare

Rum Boogie Cafe

Quando dico oltre intendo che è stata veramente troppo. Non ho capito cos’è successo, il cameriere s’è preso la colpa e alla fine ci ha offerto il dolce (che neppure ci andava), ma è stato evidente che hanno sbagliato di grosso; ora non ricordo ma credo sia passata come minimo più di un’ora solo di attesa. La cosa incomprensibile è che il locale era semivuoto, quindi non ce ne siamo andati perché eravamo fiduciosi che, qualsiasi cosa fosse successa, non sarebbe comunque passato molto tempo ancora dato che eravamo in pochi o comunque gli altri erano già serviti. E invece no.

Rum Boogie Cafe

Fori di proiettili?

Rum Boogie Cafe

Don’t Lose Your Cool, ammonisce Collins.

Rum Boogie Cafe

È quello che abbiamo fatto, non abbiamo perso la calma, ma eravamo preoccupati per il parcheggio, neanche tanto vicino. Il giorno prima sforando di solo 5 minuti avevamo preso 40 dollari di multa. Quando ormai l’abbondante tempo nel parchimetro non sarebbe bastato neanche se ci avessero servito nel giro di qualche minuto, è toccato andare a rinnovarlo. A quel punto vista la tarda ora andarsene e cambiare posto poteva essere anche peggio, o inutile. Let it loose…

Rum Boogie Cafe

Locandine

Rum Boogie Cafe

Piano superiore

Rum Boogie Cafe

In tutti i locali ho sempre chiesto per eventuali concerti, ma spesso non era serata live, comunemente di venerdì e sabato, e purtroppo nello spazio di una sola vacanza non ci sono molti weekend usufruibili. Beale Street essendo molto turistica offre serate anche durante la settimana, ma la qualità è, appunto, turistica (a parte qualche caso).

Rum Boogie Cafe

Stile vintage tipico dei live blues bar americani

Rum Boogie Cafe

Non è tanto il caso del Rum Boogie, che ha già più di 30 anni, ma anche appena inaugurati danno l’idea di vissuto con arredamento faux-folk, fotografie e oggetti in tema appesi, e scritte ovunque (vedi Ground Zero a Clarksdale, Ms).

Rum Boogie Cafe

Rum Boogie Cafe

Chitarre perfino nel tavolino

Rum Boogie Cafe

Rum Boogie Cafe

Rum Boogie Cafe

Bel poster di B.B. King

View from Rum Boogie Cafe

Vista su Beale Street e sul Fed-Ex Forum

Hard Rock Cafe

Passando davanti all’Hard Rock Cafe noto che è in corso l’Ultimate Elvis Tribute Artist Contest

Elvis impersonator

Entriamo a dare un’occhiata. Il clima è già “bollente”.

Elvis impersonator

L’Elvis impersonator più Elvis di Elvis stesso che ho conosciuto (e anche l’unico)

Elvis impersonator

Vale la pena aspettare dieci minuti per il suo turno e sentirlo all’opera

Elvis impersonator

Capito vicino ad un tavolo occupato da signore che si divertono un mondo cantando le canzoni di Elvis, e bene! Faccio i complimenti e mi lascio coinvolgere a cantare con loro.

Elvis impersonator

Anche giù il locale è pieno, e sono praticamente tutte donne

Ron Tutt's case

Reperto di Ron Tutt, grande batterista. Ha lasciato bei ricordi anche nella Jerry Garcia Band.

Hard Rock Cafe

Tipico lampadario che nei film viene fatto cadere di sotto oppure dondola con qualcuno che vi si è attaccato lanciandosi dalla balconata

Beale Street

È solo un’altra notte in Beale Street

Beale Street

Beale Street

Il marker storico è dedicato a B.F. Booth, uno dei primi e migliori avvocati afroamericani di Memphis

King's Palace Cafe's Absinthe Room

Ingresso verde psichedelico all’Absinthe Room del King’s Palace Cafe

Rum Boogie Cafe's Blues Hall

Il Blues Hall del Rum Boogie Cafe

Beale Street

Il Jerry Lee Lewis’ Cafe & Honky Tonk, in stile New Orleans

Beale Street

Dentro, un imitatore di The Killer

King's Palace Cafe's Tap Room

Tap Room del King’s Palace Cafe

King's Palace Cafe's Tap Room

All’entrata c’è scritto: Beer is proof that God loves us and wants us to be happy, frase attribuita a Benjamin Franklin. Beh, allora io non potrò mai essere felice.

King's Palace Cafe's Tap Room

Stiamo un po’ qua a sentire la band di Big Don Valentine con classici del soul e del R&B, e a entrare in contatto con la fauna di Beale Street.

King's Palace Cafe's Tap Room

– Wow, are they real?
– Yes, they are!

Beale Street

B.B. King's Blues Club

B.B. King’s Blues Club

B.B. King's Blues Club

Lucille

B.B. King's Blues Club

Sullo schermo va il filmato di un concerto di B.B.

B.B. King's Blues Club

Ogni tavolino è diverso e dipinto a mano

B.B. King's Blues Club
B.B. King's Blues Club

Abbiamo mangiato bene qui, e buono il servizio offerto da una cameriera molto simpatica.

B.B. King's Blues Club

I vetri colorati inondano di luce rossa

B.B. King's Blues Club

Purtroppo proprio da pochi giorni è scomparsa la stella del B.B. King’s, Ruby Wilson

B.B. King's Blues Club

Piazzano materiale anche nei luoghi più nascosti

B.B. King's Blues Club

Vista dal B.B. King’s

Lansky Bros

Clothier to the King. Lansky Bros, specializzato in abiti per musicisti. Bernard Lansky oltre a diventare il sarto di scena di Elvis, che cominciò a frequentare il negozio da giovane e squattrinato, vestì anche Count Basie, Lionel Hampton, Duke Ellington, B.B. King, Bobby Bland, Rufus Thomas e molti altri, tra cui naturalmente Johnny Cash, Carl Perkins e J.L. Lewis.
Un altro negozio Lansky si trova nella lobby del Peabody Hotel, questa invece è quasi la stessa sistemazione dal 1946, quando prese il posto del Republic Nightclub al 126 Beale (dove adesso è l’Hard Rock Cafe), in questo stesso blocco tra Beale e Second Street in cui si trovano anche il nuovissimo museo Memphis Music Hall of Fame e appunto l’Hard Rock.

Lansky Bros

Cominciarono nel secondo dopoguerra vendendo abbigliamento dell’Esercito in eccedenza, e dopo poco passarono a qualcosa di completamente diverso con vestiario eccentrico e colori sgargianti, tanto che le loro vetrine attrassero da subito musicisti affermati e aspiranti. Del resto si era agli sgoccioli degli anni Quaranta e si veniva da tempi duri, quando nell’abbigliamento maschile vigevano sobrietà e colori scuri, in linea con l’aria che tirava e il ruolo maschile tradizionale. Gli anni 1950 saranno rivoluzionari anche in questo.

Beale Street

Put some south in your mouth

King's Palace Cafe

Concerto pomeridiano all’aperto del King’s Palace Cafe

Beale St. Walk of fame

Collage di tre delle tante brass note sui marciapiedi, onoranti non solo musicisti ma anche altre personalità importanti nella storia di Beale o di Memphis.

Elvis statue

A monte del distretto storico di Beale Street c’è la statua di Elvis, inaugurata durante l’Elvis Week del 1997

New Park Cemetery

Nel vasto New Park Cemetery, 4536 Horn Lake Road, ci sono le tombe di diversi musicisti che a Memphis sono nati, morti o vi hanno trovato fama; bisogna scordarsi però di riuscire a trovarle autonomamente.

New Park Cemetery

È su un terreno collinoso e come si può vedere è molto esteso. All’ufficio abbiamo chiesto l’aiuto di una persona (l’uomo che si vede nella foto), in alternativa potete chiedere se hanno una mappa con le tombe dei tipi famosi.

Bukka White grave

Bukka White per molti anni non ha avuto la lapide; questa è stata messa a spese del cimitero.

Rufus Thomas grave

Quella di Rufus Thomas è la più facile da trovare essendo abbastanza vicino all’ingresso. Il nostro accompagnatore la pulisce dall’erba e risistema la pietra, poi si allontana augurando “have a good time”.

Thomas grave

Accanto c’è la moglie, Cornelia Lorene Wilson. Furono sposati dal Rev. Franklin, papà di Aretha.

Al Jackson grave

For I Have Promises To Keep And Miles To Go Before I Sleep. Il fiorellino l’ho raccolto da terra, la collana del Mardi Gras l’ho messa io, per Al Jackson Jr. Quelle collane hanno viaggiato: le avevo vinte a New Orleans (al concerto con Tab Benoit, ecc.), sono state per qualche anno appese al mio comò, e ora sono tornate in USA ad adornare varie tombe di greats.

Carl Cunningham grave

Tre dei quattro Bar-Kays che morirono con Otis Redding nell’incidente aereo sul Lake Monona, Wisconsin, sono sepolti qua. Le tombe del batterista Carl Cunningham e del chitarrista Jimmie King (sotto) sono vicine. Accanto c’è anche quella del valletto di Redding, Matthew Kelly, perito nella stessa occasione e giovane come gli altri, anzi di più (16 anni). Cunningham da ragazzino lavorò come lustrascarpe nel barber shop del Capitol Theatre, il teatro che poi diventò sede di Stax Records.

Jimmie King Jr grave

Il terzo dei Bar-Kays in questo cimitero è il sassofonista Phalon Jones, poi ci sono anche Johnny Ace, James Carr e Lewie Steinberg, ma a questo punto non me la sento di approfittare della nostra guida, nonostante la buona mancia: c’è un caldo boia per noi che ci spostiamo in macchina figuriamoci per lui che corre da un lato all’altro, aspettandoci. Inoltre tutte le volte ci lascia con cose tipo have fun, da intendere come commiato, quindi ad un certo punto lo libero dal supplizio.
Have fun. Qui sarebbe strano sentirselo augurare per la visita ad una tomba.
Alla prossima e ultima puntata.
 

(Fonti: Steve Cheseborough, Blues Traveling, The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi, Jackson, 2009, III ed.)


  1. Il titolo corretto è They That Sow in Tears (Shall Reap in Joy), ndr []
Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 24 ottobre 2016
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