Mid-Delta, Mississippi – pt 2

Lungo la Highway 49

(Tutwiler, Parchman, Drew, Dockery Farms, Ruleville, Glendora)

water tower, Tutwiler, Mississippi

Si trova per un pelo nella contea Tallahatchie ed è stata fondata nel 1899 da Tom Tutwiler, ingegnere civile impiegato nella costruzione della ferrovia che instaurò qui il suo quartier generale. Tra Clarksdale e Tutwiler ci sono diversi allevamenti di catfish – i laghi, adiacenti l’uno all’altro, sono regolari rettangoli verdi incorniciati dalle strisce di terra dei camminamenti. L’industria del pesce gatto è florida in Mississippi, e su certi sentieri può capitare di veder alzarsi in volo un airone in cerca di cibo.

Tutwiler, Mississippi

A Tutwiler la Highway 49 si divide in due diventando West e East, ma i due rami non si allontanano troppo nella loro corsa verso sud, per poi ricongiungersi a nord di Yazoo City.

Tutwiler

Stazione di servizio in rovina sulla 49 Hwy all’ingresso della città; 4 way forse in riferimento alle strade che s’incrociano qui.

Tutwiler

Ristoranti abbandonati, Hancock Street.

Tutwiler

Disegni naif evocanti amore fraterno pace rispetto famiglia, scene idilliache di pesca e di vita all’aria aperta e riferimenti al blues, sulle pareti del City Hall, un po’ in contrasto con l’ingresso stile tempio greco (visibile nella foto sotto).

Tutwiler station

Sito della leggendaria stazione, che oggi non esiste più ma è luogo di pellegrinaggio: qui W.C. Handy nel 1903 ebbe la sua epifania blues mentre aspettava un treno.

Tutwiler, murals

Murales davanti alla ex-stazione, Front Street. Il memorabile incontro di Handy con il blues è descritto nella sua autobiografia, dove narra della folgorazione avvenuta nell’udire un “lean, loose-jointed Negro” – oggi una celebrità senza nome (qualcuno ha considerato Henry Sloan) – suonare la chitarra usando un coltello come slide e cantare ripetutamente goin’ where the Southern cross the Dog. Il luogo sottinteso è Moorhead, dove la Southern Railroad (est-ovest) incrociava la Yazoo Delta Railroad (nord-sud, detta Yellow Dog), poi denominata Yazoo & Mississippi Valley.

Tutwiler, W.C. Handy marker

Handy la considerò la musica più strana che avesse mai sentito e si basò su questa esperienza per le sue prime composizioni con la parola blues nei titoli, anche se queste non si possono considerare dei blues (già solo per l’approccio didattico e la pubblicazione su spartito), ma forme orchestrali in linea con le convenzioni del tempo e quindi musica popolare da ballo (tango, foxtrot, eccetera).
Tutto ciò non toglie importanza all’avvenimento, non tanto direttamente in senso musicale (non era uomo di blues, Handy, anche se la sua St. Louis Blues è una pietra miliare del classic blues – i suoi meriti vanno nell’impegno a popolarizzare la forma) quanto come testimonianza storica universale (e necessità più o meno evidente tra gli studiosi / appassionati di blues): un punto in cui poter collocare formalmente nel tempo e nello spazio i primi vagiti del blues in quanto espressione musicale e, soprattutto credo, incarnata da un singolo musicista, nonostante sia intuibile che la stessa cosa si sarebbe potuta osservare anche prima in altre città del Delta, del Mississippi, o di altri Stati del sud, come Tennessee e Arkansas.

Tutwiler, murals

Il murale ritrae il momento magico; in mezzo, le parole che lo celebrano sono ormai illeggibili.
Ma Rainey ha sicuramente più diritto d’esser chiamata Mother of the Blues di quanto non ne abbia Handy come Father of the Blues: il suo incontro fatale con il blues (in Missouri) accadde prima, nel 1902, tramite una donna che le fece visita sotto la sua tenda (girava il sud con i tent show) e le cantò un blues dell’amor perduto che la colpì e che poi Ma adottò nei suoi spettacoli; questo avvenimento non è ugualmente celebrato. Inoltre lasciò questa dichiarazione molto prima, in un’intervista durante i primi anni 1930, anche se divenne pubblica nel 1940 (nel libro di John Work III, American Negro Songs, comunque prima del libro di Handy), aggiungendo che nel sud nello stesso periodo sentì altre volte canzoni simili. Senza contare che lei fu autentica donna di blues, influente come performer, autrice e per via discografica, tra le prime a diffondere il verbo.

Tutwiler, murals

In questi dipinti si illustra il crop dusting (irrorazione delle colture via aerea), si proclama Tutwiler la “Wood Duck Capital of the World” (l’anatra dal tipico piumaggio variopinto) glorificando al contempo il pesce gatto, e si omaggia Sonny Boy Williamson II, includendo una mappa alla sua tomba.

Tutwiler station

Frank Stokes, rimasto orfano fu tirato su dal patrigno a Tutwiler, dove imparò a suonare la chitarra, mentre John Lee Hooker non nacque qui come talvolta riportato, ma a 16 km a sud di Clarksdale, nella fattoria del padre, da qualche parte in campagna vicino alla Highway 49 (i suoi erano di Glendora).

Tutwiler station

La lastra di cemento rappresenta le fondamenta della vecchia rimessa ferroviaria, che comunque era più recente rispetto a quella davanti alla quale Handy aspettò il treno. È stata dipinta come una trapunta da una cooperativa femminile che si chiama Tutwiler Quilters. Le loro coperte, presine, borse, tovagliette e altro, anche a tema blues, si possono acquistare al Community Education Center (301 Hancock Street). Ho visto dei loro manufatti anche a Clarksdale, alla Hopson Plantation.

Tutwiler, Mississippi

In memoria dei caduti della contea Tallahatchie nelle varie guerre, Desert Storm, Vietnam, Corea, II.

Tutwiler station

Lo so questa foto non ha molto senso, ma è l’unica in cui si nota la rovina a sinistra: è il retro della funeral home dove fu composto il cadavere di Emmett Till; me ne sono accorta solo a casa. Non l’ho fotografata come meritava perché non l’ho vista, il che è un po’ strano dato che dall’altra parte, in Hancock St., ci sono passata, e davanti all’edificio che sta cadendo a pezzi c’è un targa commemorativa. A Glendora (v. sotto) e a Money ho cercato e trovato altre tracce della storia di Emmett Till e quindi tornerò sulla vicenda, ma non sapevo dell’esistenza di questo reperto a Tutwiler.

Così ho cercato su Google Maps; la ripresa è del maggio 2014. Qui il 31 agosto 1955 fu preparata la salma di Emmett Till per il viaggio di ritorno da sua madre, a Chicago. Lo zio del ragazzino dovette firmare un documento in cui si impegnava a non aprire la bara, tuttavia quando arrivò a Chicago la coraggiosa madre di Emmett, data l’iniqua, violenta morte del figlio di soli quattordici anni, andò contro quell’ordine con la volontà di far vedere a tutto il mondo come era stato ridotto. La fotografia del solo volto, sfigurato in seguito al trattamento inflitto per motivi razziali, provocò profondo sgomento e fu fondamentale per innescare il movimento dei diritti civili.

Tutwiler

Second Street, a sinistra la biblioteca pubblica.

405 Second St., Tutwiler

Più avanti una casa stranamente decorata; proseguendo su 2nd Street si arriva alla tomba di S.B. Williamson II.

S.B. Williamson's grave

Dopo poco più di mezzo chilometro bisogna girare a destra (all’angolo c’è un contatore del gas) su Bruister Rd, per circa due km e mezzo fino a un bivio, poi a destra su Prairie Rd (in pratica si continua dritto) fino a che s’incontra il piccolo cimitero dissestato sul lato destro della strada. La chiesa si chiamava Whitfield Church, ma ora non c’è più. C’è un boschetto, e la tomba di Sonny Boy vi si trova davanti.

S.B. Williamson's grave

All’ombra, un po’ distante dagli altri. Mi stupisce non trovare neanche un’armonica; gli lascio una collanina. Nacque vicino a Glendora, diventò famoso a Helena, Ar (dove morì), viveva a Belzoni quando Lillian McMurry di Trumpet Records lo incontrò, registrò a Jackson e a Chicago e nell’ultimo periodo visse a Londra, ma fu sepolto a Tutwiler, in un lotto di famiglia; qui ci sono anche due sue sorelle, Mary Ashford e Julie Barner, morte insieme nel 1995 nell’incendio della loro casa. Uno dei più grandi bluesman della storia non ha avuto una lapide fino al 1980, quando la McMurry ne ha fatta mettere una:
“Aleck Miller, better known as Willie ‘Sonny Boy’ Williamson, born Mar. 11, 1908, died June 23, 1965, son of Jim Miller and Millie Miller. Internationally famous harmonica and vocal blues artist discovered and recorded by Trumpet Records, Jackson, Miss., from 1950 to 1955”.
Se la data di nascita è ancora incerta, con varie possibilità che vanno dal 1897 al 1912, quella di morte è certamente sbagliata dato che è 25 maggio 1965.

Parchman Farm, Mississippi

Sulla 49W a sinistra comincia a delinearsi Parchman Farm (se si proviene da Tutwiler è sulla destra), oggi Mississippi State Penitentiary, all’altezza del bivio con la Highway 32, Sunflower County.

Parchman Farm

C’è il divieto di fermarsi per fotografare quindi tutte le foto verso la prigione le ho fatte dalla macchina in movimento. Prenotando telefonicamente si possono fare visite guidate di gruppo.

Parchman Farm

Parchman, dal nome della famiglia che possedeva parte delle terre acquistate dallo Stato del Mississippi per costruirvi la prigione, e Farm perché fin dall’inizio (1904) lo scopo principale non fu riabilitare o punire i detenuti, ma fare profitti con la coltivazione del cotone. Mentre le altre prigioni statali costavano denaro pubblico, Parchman riversò milioni nelle casse dello Stato fino alla riforma degli anni 1970. I prigionieri coltivavano il loro cibo, si cucivano gli abiti, allevavano bestiame, e addirittura i più fidati prestavano servizio come guardie armate.

Parchman Farm marker

Dal punto di vista economico funzionava in modo simile a una piantagione d’epoca schiavista, solo che qui i lavoranti erano galeotti e non solo neri, ma come gli schiavi organizzati in gruppi di lavoro chiamati gang, quindi nell’isolamento di Parchman si preservarono work song (come canti call-and-response per coordinare il lavoro) e altre forme tradizionali pre-blues. Per questo Parchman fu meta di spedizioni da parte dei Lomax (v. La terra del blues), la loro prima volta nel 1933, e di altri ricercatori più recenti, come William Ferris. Qui i Lomax registrarono blues, work songs (tra cui Po’ Lazarus di James Carter, brano diventato noto dopo esser entrato nella colonna sonora di O Brother), spirituals e interviste con i prigionieri. David Cohn collezionò versi cantati di detenute intente al lavoro alle macchine da cucire negli anni 1930, e indubbiamente furono molti di più gli internati di Parchman non famosi di quelli famosi a cantare il blues.

Parchman, Mississipi State Penitentiary

Parchman è citata in un blues da Charlie Patton, ma è Bukka White che in musica ne ha raccontato in prima persona essendovi stato rinchiuso con sentenza di ergastolo (poi per fortuna fu rilasciato nel 1940). Son House è stato qui dal 1928 al 1930, mentre Wade Walton, il barbiere musicista, ha inciso un talking blues, Parchman Farm, (1) e un gruppo di prigioneri, l’house band di Parchman non a caso chiamata The Confiners, uno strumentale nel 1961, Harmonica Boogie.

Parchman Farm

Il progetto di una prison band partì nel 1960 da Wendell Cannon (cantante rockabilly) e durò per decenni portando i detenuti più affidabili a esibirsi in giro nel Mississippi. Dave Kimbrough (figlio di Junior Kimbrough), a.k.a. David Malone, fu uno della band negli anni Ottanta, lui e i suoi colleghi rimanendo fuori a suonare anche per settimane di seguito, dormendo nei motel. Ottenne inoltre un contratto discografico mentre era a Parchman, e vi registrò un demo. Kimbrough ha dichiarato che, a parte i primi sei mesi in cui come tutti gli altri fece lavori di fatica, da quando entrò nella band la prigionia fu tutt’altro che dura.

Parchman Farm

Anche Bukka White, pur più indietro nel tempo, disse di esser stato trattato bene e che in quanto musicista non era costretto a uscire nei campi. Il bianco contemporaneo Mark ‘Mule Man’ Massey musicalmente s’è formato a Parchman, istruito proprio da Kimbrough. Altri rinchiusi qui furono R.L. Burnside, ‘T-Model’ Ford, ‘Big Bad Smitty’ Smith, Terry ‘Big T’ Williams, S.B. Williamson II – e Vernon Presley che nel 1938, con gran dispiacere del piccolo Elvis, prese tre anni per falsificazione di un assegno (di 4 dollari), ma dentro trascorse solo otto mesi. Elvis, che aveva tre anni, e sua madre Gladys spesso viaggiarono fino qui da Tupelo facendo parecchie ore di Greyhound. (Tombe dei Presley a Graceland).

Carroll's Grocery & Deli, Drew, Hwy 49W

Stazione di servizio a Drew

Drew, Mississippi

Continuando verso sud sulla Hwy 49W s’incontrano prima Drew poi Ruleville, distanti fra loro una ventina di km, due cittadine che negli anni 1920/30 hanno respirato pesantemente blues.

Drew, North Main Street

Era territorio di Tommy Johnson, Charlie Patton, Willie Brown (2) e di ogni altro musicista proveniente dalla vicina Dockery Plantation o dalla piantagione di Jim Yeager, potendoli sentire agli angoli delle strade, nelle feste casalinghe, nei juke joint. Qui Tommy Johnson sviluppò il suo stile Delta blues, prima di tornare a Jackson.

Drew, North Main Street

Anche Howlin’ Wolf dal 1923 al 1933 visse e si formò da queste parti (come Roebuck Staples) e solitamente suonava sulla piazza centrale di Drew. Nelle due foto sopra: North Main Street.

Drew, Staple Singers marker

Drew vide appunto anche l’alba degli Staple Singers, precisamente di Roebuck ‘Pops’ Staples. Il marker dice che nacque vicino a Winona nel 1914 ma nel 1923 la sua famiglia si trasferì alla piantagione di Will Dockery, e che i suoi figli Cleotha e Pervis nacquero lì (Mavis e Ivonne a Chicago). Roebuck però, in un’intervista a Chris Strachwitz (e secondo Greg Kot, v. fonti), ha detto che arrivarono lì quando lui aveva solo due anni. Il padre, Warren, affittò 150 acri nella parte nord della vasta piantagione Dockery, dove avevano bestiame e coltivavano soprattutto cotone, ma anche granoturco, patate bianche, pesche, arachidi, pomodori, cocomeri. Il proprietario si chiamava Liston Sage, e il suo appezzamento era distinto tra upper e lower: loro vivevano nella superiore, Charlie Patton nell’inferiore.

Drew, North Main Street

Il Music Mart al 161 N. Main Street non c’è più. In un ferramenta in questo tratto Roebuck comprò la sua prima chitarra, una Stellar da 5 dollari che ottenne a forza di 50 centesimi a settimana. Pops emigrò a Chicago a vent’anni (1935 ca.) e prima di lasciare il Delta s’era già sposato (nel 1933 con la sedicenne Oceola) e aveva avuto due figli (Cleotha e Pervis, appunto). La famiglia Staples andava una volta al mese a fare provviste nel grande magazzino di Dockery che suppliva ai bisogni delle famiglie dei fittavoli (al picco se ne contavano 400 sparse sul territorio), e fu lì che un sabato pomeriggio nei tardi anni ’20 incontrò Patton, sentendolo suonare davanti al negozio.

Drew, downtown

Se la regione Delta con le sue piantagioni era il centro dell’industria del cotone, Drew era il centro di quel centro: a un certo punto contò più sgranatrici di qualsiasi altra città americana. Forse è anche per questo che si può considerare quest’area come la culla del Delta blues.

Drew, park

Parco in Main Street. Essendo la sua famiglia molto religiosa, la prima musica che Roebuck udì furono i canti a cappella in chiesa, la stessa che facevano in casa, spiritual. Il blues lo conobbe dopo, a 12-13 anni, sulle strade tra Dockery e Drew, e rimanendo impressionato dai dischi di Ma Rainey, Ida Cox, Bessie Smith, Blind Lemon Jefferson, Blind Willie Johnson, B.B. Broonzy, Memphis Slim, Blind Boy Fuller, Robert Johnson, sentiti al negozio della piantagione. A quindici anni cantava con gruppi gospel e continuò a farlo dopo il trasferimento a Chicago dove poi, si sa, formò gli Staple Singers con i figli.

Drew

Impianto USDA in Main Street

Dockery Farms

Ed ecco Dockery Plantation, tra Cleveland e Ruleville: davanti scorre la Hwy 8 e dietro il “Big” Sunflower River. Fondata da Will Dockery nel 1895 e guidata dal figlio Joe Rice Dockery dal 1937 al 1982, comprendeva un ufficio postale, un grande magazzino e una sgranatrice. Il marker storico dice inoltre: “The plantation once employed Charley Patton, a legendary blues musician, who inspired such greats as Muddy Waters, Robert Johnson, B.B. King, and Elvis Presley”.

Dockery Farms, Mississippi

Dockery è una delle più belle esperienze blues che si possano avere in Mississippi: basterebbe questa visione. Camminare qua dentro (in totale solitudine) è come fare un salto nel tempo, avendo modo di fantasticare quanto si vuole.

Dockery Farms, Mississippi

Non che i musicisti citati nel marker all’entrata non possano esser stati toccati da Patton in qualche modo, ma pare proprio che i compilatori abbiano scelto solo secondo un criterio di fama. Per stare aderenti alla realtà del posto avrebbero dovuto citare Tommy Johnson, Willie Brown, Son House, Howlin’ Wolf, Roebuck Staples, Bukka White. È normale che Patton avendo lasciato una sessantina di registrazioni (grazie a H.C. Speir che venne qui a sentirlo, forse consigliato da Bo Carter) abbia potuto raggiungere più persone in altri luoghi o tempi e quindi anche Robert Johnson, Muddy, B.B. e Elvis, ma deve essere chiaro che questi non hanno avuto rapporto diretto con lui; naturalmente R.J. e Muddy indirettamente sono meglio collegabili a Patton, via Son House, rispetto agli altri due, ma è possibile che non l’abbiano mai nemmeno visto.

Dockery service station

Un gioiello d’epoca anche la stazione di servizio. Viene a salutarci una signora del posto, così le chiedo se la piantagione è attiva e mi conferma che lo è, ma solo la parte nuova, più piccola (la indica con la mano), non la vecchia, e che i proprietari abitano poco distante, nel bosco. Consiglio di non disturbare nessuno negli uffici, se non sono loro a farsi vedere; è un luogo di lavoro privato. La parte storica esterna è visitabile liberamente e per conto proprio.

Dockery Farms, Mississippi

Il famoso fienile e la sua scritta, forse l’immobile inerente al blues più fotografato di sempre. Tra le travi c’è un guest-book da firmare, un po’ provato dalle intemperie.

Dockery Farms

Dockery Farms

Tutti i vecchi edifici sono stati restaurati e dal 2006 sono nel National Register of Historic Places

Dockery Farms

La meraviglia non finisce qui. Dietro il blues marker c’è un pulsante per far partire la musica, così oltre la vista altri sensi sono stimolati, e il clima che si crea fa venir voglia di piantare la tenda lì. La voce baritonale aspra e possente di Charlie rompe il silenzio e pare uscire dalle viscere, diffusa ovunque da altoparlanti celati.

Il video è assolutamente casuale e molto breve perché sul momento non c’era cosciente intenzione di pubblicarlo (come tutti gli altri che abbiamo fatto), ma un po’ rende l’idea.

Dockery Farms

Il marker chiede se Dockery può esser considerato il luogo di nascita del blues. Naturalmente non c’è risposta o dovrebbe essere no non potendo ridurre il vissuto e la cultura comune di un intero popolo a un’unica situazione, ma senz’altro qua è stato covato il primo blues già solo per il fatto che fu casa non solo di Charlie Patton ma anche di colui considerato il suo maestro, Henry Sloan (n. 1870), influente su ogni musicista della regione. Non si sa quasi nulla di Sloan, però data di nascita e varie testimonianze conducono verso uno dei primissimi bluesman conosciuti, mai registrato.
Pensando alla non-esclusivamente-blues discografia di Patton e alla sua attività di vivace intrattenitore alle feste, dove suonava le richieste del pubblico e il suo repertorio era zeppo di ballate e canzoni popolari, c’è piuttosto da chiedersi se incise il blues in parte o solo perché era diventato attuale e quindi richiesto dal pubblico e/o dai discografici, questi ultimi in un possibile atteggiamento che in seguito sarà costante, cioè chiedere ai neri il blues perché quella era la forma in cui il mercato necessitò di rinchiuderli fin dall’inizio. Una cosa è certa: che sia arrivato al blues per evoluzione, curiosità, su richiesta o altro, l’ha fatto maledettamente bene.

Dockery Farms

La signora davanti alla stazione di servizio mi ha anche detto che recentemente Rosanne Cash e la Tedeschi Trucks Band hanno suonato qua fuori; immagino abbiano usato questo come palco. Ci cammino sopra piano, qua sotto c’è un leggero rimbombo e la musica di Patton è ancor più ominosa: la sua è “la voce di un leone” (Howlin’ Wolf dixit).

Dockery Farms

La Cash, la Tedeschi, Derek Trucks, Quincy Jones, Herbie Hancock, T-Bone Burnett, Thelonious Monk III, l’autore William Ferris e altri, sono nella Consulta di Dockery. La fondazione si propone di preservare l’identità e l’eredità storica del luogo.

Dockery Farms, Mississippi

La proprietà di Will Dockery si estendeva per 64 km2, e lui stesso partecipò a bonificare quella che era una vasta palude. Divenne un grande paese, con chiese, scuola elementare, taverna, maniscalco, ambulatorio medico, un parco. La maggior parte dei bianchi ne stavano lontani più che potevano perché l’area era infestata dalle zanzare della malaria. La ferrovia Peavine passava attraverso la piantagione collegando Dockery a Cleveland e Rosedale, che allora era la città più grande sul Mississippi tra Memphis e Greenville.

Dockery Farms

Alla vendita annuale del cotone alle famiglie dei mezzadri spettava una quota dei proventi, ma i costi addebitati dal landlord (non direttamente Dockery; nel caso degli Staples, ad esempio, come detto era Liston Sage) spesso superavano il guadagno e in questo modo i mezzadri difficilmente riuscivano ad appianare il debito, sperando sempre invano nell’anno successivo.

Dockery Farms

La famiglia Patton si trasferì a Dockery nel 1900, pochi anni dopo la sua fondazione quindi. Il padre di Charlie, Bill, vi affittò della terra per subaffittarla a otto mezzadri. Bill possedeva anche carri e cavalli che usava per l’attività di rimorchio legna. Un’altra sua fonte era quella di cucinare il pesce e venderlo al negozio di Dockery al sabato. Anche Charlie fece di tutto pur di non lavorare nei campi, favorito dal talento musicale.

Dockery Farms

Un nipote di Charlie, Tom Cannon, ha ricordato la folla che al sabato si radunava per sentirlo suonare: “There used to be a big brick store there at Dockery’s. He’d sit out there on the store porch. People all from Lula, Cleveland, everywhere. Just like he plays for one of those places, they would charge so much at the door. They’d have it in one of these big buildings, and they’d charge ‘em at the door.”

Dockery Baptist Church

Charlie complessivamente visse qui circa trent’anni, ma non continuativamente, muovendosi spesso; era il centro della scena dei dintorni. La famiglia Dockery fu sempre ignara di avere in casa musicisti di tale portata (mi riferisco anche a Roebuck Staples, ovviamente), tanto meno uno che sarebbe diventato un’icona del blues del Delta. L’indifferenza dei superiori pare confermata anche in 34 Blues:
They run me from Will Dockery’s / Took me from Herman Jett’s job – e in parlato:
Herman told papa Charley / “I don’t want you hangin’ ‘round on my job no more”.
Herman Jett era un sovraintendente bianco di Dockery che cacciò via Patton, considerandolo un vagabondo; gli disse di non interferire con la gente che stava lavorando, e di trovarsi un lavoro.

Ruleville, Mississippi

Ruleville si trova all’incrocio tra la 49W e la State Highway 8, tra Drew e Dockery, sempre nella contea Sunflower.

Hot & Cold, il simbolo più riconoscibile di Ruleville.

Ruleville

È in questa città che fu girato il tristemente noto (perché fu motivo di discordia) documentario Black Hometown Movie (ne ho parlato qui). Il filmato fu opera di un non-professionista, B.F. Jackson (che nello stesso giorno registrò anche White Hometown Movie, nel settore bianco della cittadina), e tra il 1997 e il 1998 causò scalpore nel mondo del blues perché alcuni pensarono che il musicista fugacemente ripreso mentre suonava in strada potesse essere Robert Johnson.

Ruleville

Mentre esperti analizzavano il breve, sfocato spezzone per capire che accordi e che accordatura stesse usando il chitarrista, tra gli appassionati cresceva l’eccitazione e un commerciante di Beale Street tentava di piazzarlo come reperto autentico di R.J. presso collezionisti stranieri. Tutto svanì quando qualcuno notò, alle spalle del musicista, la locandina di un film uscito nel 1941 (Johnson è uscito di scena nel 1938). Anche se dopo quest’evidenza a nessuno gliene è fregato più niente di questo filmato o del tipo ripreso, rimane comunque forse l’unica visione ante-guerra di un musicista del Delta (non è mai stato identificato chi), e un’interessante testimonianza visiva di un pomeriggio nella comunità nera di una piccola città del Mississippi degli anni 1940.

Jimmy Rogers marker

Jimmy Rogers (James A. Lane) nacque qui vicino, a Dougherty Bayou (tra Dockery e Ruleville, ma spostato più a nord), crebbe però a Vance (sopra Tutwiler), dove suonava con Snooky Pryor in un quartetto di armonica, e prese in mano la chitarra mentre viveva a Charleston, esibendosi a Minter City, entrambe non molto lontano da qui. Prima di stabilirsi a Chicago a metà degli anni 1940 diventando uno dei chitarristi più rappresentativi del Chicago blues, suonò nel Delta con il suo idolo S.B. Williamson II e nell’area di Memphis con Howlin’ Wolf e Joe Willie Wilkins, e visse ad Atlanta (credo quella in Mississippi), Memphis, St. Louis, South Bend, Ind, e Helena, Ar, dove incontrò Little Walter e Robert Lockwood, oltre agli altri musicisti della KFFA.

Ruleville

Ci sono diversi murali patriottici

Ruleville

Dedicato ai pompieri e al personale d’emergenza del 911

Ruleville

Il motto USA “In God We Trust” e, a lato, tabella con i diritti inalienabili del Bill of Rights. Tra la libertà di parola, stampa, religione, e il diritto a un processo rapido e con giuria, anche il diritto di tenere e portare armi.

Ruleville

Caserma dei pompieri, Floyce Street.

Ruleville

Anche Ruleville era una fermata della Yellow Dog. La comunità, che nel 1900 contava poco più di 200 persone, nacque proprio un anno dopo la costruzione della ferrovia e prese il nome di J.W. Rule, nel 1898. Crebbe velocemente grazie alla ferrovia e all’economia del king cotton, con tre chiese, scuole, una banca, diversi negozi, luce elettrica, acqua corrente, linea telefonica e telegrafica, arrivando a più di 1000 abitanti nel 1920; insieme salì anche la popolazione nelle piantagioni circostanti. Fannie Lou Hamer, attivista afroamericana dei diritti civili negli anni 1950, è sepolta qui e ha un memoriale, un parco e un museo a suo nome.

Ruleville, Greasy St.

Howlin’ Wolf era di casa perché viveva alla piantagione Young & Morrow, tra Ruleville e Doddsville. Doddsville (ci passeremo sulla strada per Indianola) è anche il paese dei contemporanei Fruteland Jackson e Peaches Staten.

Ruleville, Greasy St.

Greasy Street, così chiamato questo tratto di Front Street, era la via dei juke joint. Non credo ci siano locali con musica dal vivo oggi, e forse l’unico attivo, ma con dj, è rimasto (dal 1974) il Black Castle, l’edificio nero in fondo alla fila. È stato ricostruito in metallo dopo che l’originale in legno è bruciato.

Ruleville, Greasy St.

Il blocco, a sud della lunga Front Street, era il centro delle attività commerciali afroamericane, e al sabato si riempiva di gente elegante che passava la serata in locali come il Mack’s Colored Cafe. La strada è stata battuta da molti bluesman, compresi naturalmente locali come Patton, Howlin’ Wolf, David ‘Honeyboy’ Edwards. La ferrovia passava proprio di fronte alla via, da qui il nome, mentre l’origine di “greasy” non è certa; credenza vuole che fosse perché i proprietari delle attività buttavano grasso sulla strada per tener giù la polvere.

Glendora, Mississippi

Ancora sulla 49 Highway, ma stavolta sul ramo est (49E), fermata d’obbligo a Glendora, paese natale di S.B. Williamson II. Venne al mondo con il nome Alex Miller, forse nel 1912, nella piantagione di Selwyn Jones, lo stesso che nel 1915 fu, diciamo, “chiamato a rigar dritto” (“called to task”, scritto nel retro del marker qui sotto, che in questo caso non so come tradurre perché può significare da una semplice reprimenda o ammonizione, anche bonaria, a una condanna o diffida) dal Governatore del Mississippi Earl Brewer per maltrattamenti commessi su afroamericani; a quei tempi si seppe di almeno una dozzina di linciaggi nella contea Tallahatchie, tra cui diversi a Glendora. ‘Rice’ Miller lasciò casa giovanissimo, da teenager, dopo una lite con il padre, e non vi tornò (quasi) più. Il secondo cartello avvisa di un B&B a suo nome, e del parco dedicato a Emmett Till.

Glendora, S.B. Williamson II marker

Pietra miliare dell’armonica blues e, come dicono qui, “a colorful character and charismatic performer”. Nel retro evidenziano una certa vena poetica nelle sue composizioni, e riferiscono giustamente dell’immensa eredità lasciata dietro di sé. Qui ci sono le sue origini, ma trovò seconda casa ad Helena, Arkansas, come prima stella radiofonica del blues (v. articolo su Helena, link sotto). La confusione intorno ai suoi dati anagrafici è attribuibile all’armonicista, con le diverse dichiarazioni da lui rilasciate alle autorità e ai giornalisti, probabilmente a causa delle sue pendenze con la legge.

Glendora

Belle auto d’epoca piazzate così, quasi abbandonate, all’aperto. Poco prima di lasciarci Miller tornò a Glendora e stette per alcune settimane con suo cugino, Willie James Stewart, esibendosi nel jj di Stewart, The King Place che, secondo il sindaco di Glendora Johnny B. Thomas, altro suo cugino, sorgeva dove ora c’è il marker. Poi tornò a Helena, ricominciando a trasmettere il KBT con il sodale chitarrista Houston Stackhouse.

Glendora

Il 5 e 6 dicembre 1998, 87 ragazzini/e della piccola Glendora hanno fatto full immersion di armonica blues ricevendo un’armonica a testa e due giorni di lezioni da parte di Sugar Blue, Paul deLay, Arthur Williams, Johnny Sansone, Bruce ‘Sunpie’ Barnes, e altri. Nonostante il successo e l’aumento del numero degli studenti dopo il primo giorno, e alla fine le molte cose imparate dai partecipanti, un anno dopo si notò che nessuno aveva continuato a suonare. Le armoniche finite chissà dove. In ogni caso, almeno, durante quel weekend ogni abitante di Glendora imparò qualcosa di più sul suo famoso concittadino, e il blues.

Glendora, ETHIC

“Una vecchia ventola di metallo usata per sgranare il cotone fu presa da questo [qui sotto] impianto di sgranatura, M.B. Lowe’s Glendora Gin, di Roy Bryant e J.W. Milam. I due, dopo aver sparato alla testa del quattordicenne Emmett Till, fissarono con del filo spinato il cadavere del ragazzino alla ventola, pesante più di 30 chili, e lo buttarono nel Tallahatchie River.” (3)

Glendora, ETHIC

Ora qui c’è l’Emmett Till Historic Intrepid Center (ETHIC), museo memoriale con manufatti, archivi fotografici e audiovisivi sulla relazione di Glendora con il rapimento e l’assassinio di Emmett Till, e il processo ai colpevoli. Una parte del museo è dedicata a Sonny Boy.

Glendora, ETHIC

È interessante notare che l’ETHIC è stato fondato dal sopra nominato sindaco di Glendora, Johnny B. Thomas, figlio di Henry Lee Loggins. Loggins lavorava per Milam ed era uno dei due afroamericani accusati di complicità (credo per aver pulito, su ordine di Milam e Bryant, il furgone insanguinato usato dai due per trasportare il corpo di Till, ma non ne sono sicura); che la partecipazione di Loggins e dell’amico Levy Collins sia stata o no forzata non è chiarito, comunque entrambi furono rinchiusi sotto altro nome nella prigione di Charleston, di modo che non fossero trovati e intervistati dai giornalisti riguardo l’evento.
Chiudo la puntata con questa faccenda orribile, ma tornerò su Emmett Till quando parlerò di Money, prossimamente.
 

(Fonti: Steve Cheseborough, Blues Traveling, The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi, Jackson, 2009, III ed.; Mississippi Blues Commission, Blues Trail Markers; Greg Kot, I’ll Take You There: Mavis Staples, the Staple Singers, and the Music That Shaped the Civil Rights Era, Simon and Schuster, 2014.)


Note:
  1. Walton non vi fu rinchiuso, ma conosceva bene la prigione essendoci cresciuto vicino. Nel 1958 accompagnò a Parchman due studenti di college californiani che aveva conosciuto via loro interesse a registrare musicisti folk e blues, ma prevedibilmente quando arrivarono la loro richiesta fu respinta e il brano di Walton parla proprio di questo. []
  2. Pensando al Willie Brown connesso con Charlie Patton, dell’area di Drew, nato alla fine del 1800 e, secondo David Evans, “generalmente considerato il miglior bluesman della zona”, non al W.B. connesso con Son House e forse quello che ha registrato per Paramount – che potrebbe anche essere la stessa persona se non fosse che fisicamente è stato descritto in modo molto diverso rispetto all’altro W.B. []
  3. Non esattamente nel Tallahatchie, ma nel Black Bayou, il povero Emmett gettato dal Black Bayou Bridge alla fine di Second Avenue a Glendora. Da lì è possibile che il corpo sia sceso a valle, nel punto in cui il corso s’interseca con il Tallahatchie, dov’è stato trovato. Tutto ciò mi porta inevitabilmente a un’altra macabra storia, in questo caso inventata ma possibile, quella raccontata con grazia gotica da Bobbie Gentry in Ode to Billie Joe, avendo in comune il fiume e Money: tornerò anche su questo. []

Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 18 aprile 2017
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