New Orleans 2010, pt 3

A City Named Desire

Cominciò tutto qui, nella vecchia Piazza d’Armi poi rinominata Jackson Square in onore di Andrew Jackson, generale della Battle of New Orleans, la cui statua risalta sulla cattedrale.
Questo è il cuore dell’insediamento originale, è dove sfilavano i soldati, dove c’erano le sedi governative e religiose, dove i cittadini sono accorsi per guardare innalzarsi una nuova bandiera, ben otto volte. Da qui era possibile controllare l’arrivo di navi dal Mississippi, e sempre qui alla domenica sera era sparato un colpo di cannone come coprifuoco per gli schiavi radunati in Congo Square, dall’altra parte della città; un potente avviso di obbligatorio rientro a casa.

St. Louis Cathedral and Jackson Square

St. Louis Cathedral è la cattedrale più antica degli Stati Uniti. Fu eretta al posto della Paris Church, bruciata nel grande incendio del 1788, come regalo alla città da parte di Don Almonester y Roxas, un notaio coloniale che fece fortuna.

St. Louis Cathedral

Nel 1849 fu ricostruita per essere più grande, e più francese

St. Louis Cathedral

All’interno dipinti murali, sculture, pittura su vetro e tombe in marmo dei primi cittadini illustri, tra cui quella di Don Almonester, ricordato come il più grande benefattore della città.
L’aria condizionata è altissima; non immaginavo che sarebbero arrivati a metterla anche in una chiesa così grande, in compenso fuori il caldo umido è insopportabile.

St. Louis Cathedral

A sinistra della Cattedrale, guardando di fronte, c’è il Cabildo (sotto), ex palazzo del governo francese, poi preso dagli spagnoli come sede del Consiglio. Fu distrutto dall’incendio del 1788, ricostruito, subì ancora danni in quello del 1794, ma ciò che rimase dei muri fu usato per la nuova costruzione. È qua che furono firmate le carte per il passaggio della Louisiana di nuovo alla Francia, da parte della Spagna nel 1803, e 20 giorni dopo quelle dell’acquisto degli Stati Uniti per 15 milioni di dollari, su decisione del presidente Thomas Jefferson.
Diventata americana, la città usò il Cabildo come City Hall, dopodiché fu sede della Corte Suprema della Louisiana fino al 1911. Da allora è parte dei Musei di Stato ed è stato restaurato recentemente in seguito ad un altro incendio avvenuto nel 1988. Qui nel 1814 fu detenuto, in una cella sul retro, Pierre Lafitte, un fratello del leggendario pirata del Golfo Jean Lafitte, personaggio molto invischiato nella storia di New Orleans prima del suo trasferimento nell’isola di Galveston.

Cabildo

Il Cabildo ultimamente ha ospitato una mostra molto interessante per più di un anno fino al maggio 2010, Unsung Heroes: The Secret History of Louisiana Rock and Roll, organizzata dalla Ponderosa Stomp Foundation. Tra i visitatori alcuni dei protagonisti esposti nella mostra, come Lazy Lester, Prince La La, Dave Bartholomew. Titolo azzeccato; se non segreta, infatti, la storia del R&B di New Orleans è ignota ai più.
Sotto, il Presbytere, dalla parte opposta, nato per essere la canonica della cattedrale successivamente fu sede della Corte di Stato della Louisiana, diventando poi nel 1911, come il Cabildo, un museo statale.

Presbytere

Sotto, vedute dai giardini di Jackson Square dei Pontalba Buildings, i due lunghi edifici in mattoni rossi che chiudono la piazza ai lati. Furono fatti costruire dalla baronessa Pontalba nel 1851 come appartamenti di lusso sopra una galleria di negozi a piano terra, e ancora oggi sono così.
Uno degli appartamenti, The 1850 House, funge da museo mostrante gli arredi del tempo.

Jackson Square, Pontalba Buildings

Micaela, la figlia dell’andaluso Don Almonester, aveva solo due anni quando il padre morì. A 16 anni la madre le combinò il matrimonio con il cugino Celestin, figlio del barone Xavier de Pontalba.
Il matrimonio fu infelice, e quando Micaela lasciò il marito subì minacce da parte del dominante suocero fino al momento in cui, un giorno in Francia, il vecchio barone sparò alla donna e a se stesso.
Lui morì, lei fu curata e tornò a New Orleans. Erano gli anni del 1840 e la baronessa provò molto dispiacere nel vedere che la ricca sezione “americana” della città stava abbandonando il Vieux Carrè, trasferendo case e affari al di fuori. Pensò quindi che una piazza più bella e moderna avrebbe potuto attrarre di nuovo i commerci nella vecchia sezione creola.

Pontalba Buildings

Furono sue le idee di aggiungere il piano superiore a mansarda del Cabildo e del Presbytere, rinnovare la cattedrale in stile più francese, costruire gli edifici Pontalba, aggiungere la cancellata di ferro attorno alla vecchia Piazza d’Armi e la statua di Jackson. L’iscrizione alla base della statua, The Union Must and Shall be Preserved, fu fatta incidere ai tempi dell’occupazione del generale Butler, durante la Guerra Civile. Sotto, galleries di uno dei palazzi Pontalba, dal lato su Decatur.

Pontalba Buildings

The Old French Market, Decatur Street. Agli inizi qui c’era un mercato indiano, con le donne Choctaw che esponevano su stuoie lungo la riva del fiume i loro cestini, le erbe e le radici, imitate poi dagli agricoltori tedeschi che cominciarono ad arrivare con i prodotti delle loro fattorie.
Furono gli spagnoli a costruire un mercato ufficiale nel 1791, sostituito da una struttura simile all’attuale nel 1813, aggiunta di un bazar nel 1822 e del mercato della frutta nel 1872. Le costruzioni furono poi rimodellate negli anni 1930 e nel 1970.
Il Mercato era sempre affollato e odori forti si mescolavano. Prodotti da forno, melassa, frutta, caffè, praline, erbe, aglio, spezie, formaggi, carne, pesce, ostriche e granchi, animali vivi come polli, uccelli, muli. Dai venditori che urlavano le loro mercanzie si potevano udire diversi linguaggi, sovrastati a tratti solo dalla sirena di una nave a vapore, da un organetto o una banda d’ottoni.
C’erano poi venditori di rimedi universali, artisti di strada e “novità” come pappagalli, scimmie e alligatori in gabbia. In particolare alla domenica il mercato era molto attivo, nonostante la condanna dei puritani americani riguardo le attività commerciali durante i festivi. Integrato dal mercatino delle pulci, oggi è come tanti ce ne sono nelle città, con qualche particolarità tipica del luogo e anche dischi interessanti, ma sono leggermente più cari che da Louisiana Music Factory. Nel 1838 anche il settore americano iniziò un proprio mercato, il Poydras Market, ugualmente pittoresco; rimase per circa un secolo, poi fu abbattuto.

French Market

Sotto, il Riverfront streetcar, una delle linee percorse dai famosi “tram chiamati desiderio” (là, guai a chiamarli tram). Questa linea va dal French Market al Central Business District.
Oltre la ferrovia la passeggiata sul Mississippi, il Moonwalk. È intitolata a Moon Landrieu, dal 1960 legislatore, poi consigliere, sindaco di New Orleans, assessore all’urbanistica e fino al 2000 giudice della Corte d’Appello. Fu lui a far costruire la strada pedonale nel 1976, di modo che si potesse godere della vista e del passeggio sul fiume. Prima d’allora l’area era una banchina di carico merci, ed era occupata da un grosso capannone.
Durante la Golden Age New Orleans era il più importante porto del mondo. Tutta la riva del fiume era adibita a molo, e il suolo era perennemente coperto di merci a perdita d’occhio, soprattutto zucchero, balle di cotone e barili di melassa. Da un dipinto dell’epoca, una lunga fila di navi a vapore in attesa di essere caricate/scaricate e centinaia di persone, tra scaricatori, marinai, mercanti, ispettori, passeggeri, fornitori, soldati. Tutto il commercio della valle del Mississippi si concentrava qui. Fu da questa sponda che Bienville, il fondatore della città, vide per la prima volta la “sua” capitale, La Nouvelle Orleans.

Moowalk

Sotto, lo storico Jean Lafitte’s Old Absinthe House, 238 Bourbon all’incrocio con Bienville, qui dal 1890, ma l’edificio risale ai primi del 1800, costruito dagli spagnoli Pedro Font e Francisco Juncadella per la loro attività di importatori e rimasto proprietà delle stesse famiglie per più di un secolo.
Il posto è diventato assai noto per il suo Absinthe Frappè, distillato alcolico d’origine europea tratto dalle erbe della pianta dell’assenzio e con forte sapore di liquirizia, messo poi fuorilegge nel 1905 con l’accusa di causare danni cerebrali.
Non si sa se fu davvero per quello o se invece la decisione fu dovuta al troppo successo della bevanda color verdino, con i produttori degli altri liquori che videro diminuire drasticamente le loro vendite, oppure, se la versione di questa Old Absinthe Housetaverna fosse arricchita con oppio, uso tramandato dalla letteratura francese.
L’assenzio è ancora fuorilegge, ma è stato sostituito da svariati marchi, come Herbsaint, e se ora entrate qui e chiedete qualcosa di simile all’assenzio vi danno un liquore a base di anice, Anisette.
Porta il nome di Jean Lafitte perché si dice che qui il pirata s’incontrò con Andrew Jackson per pianificare la Battle of New Orleans; il luogo deputato è al secondo piano e la sala si chiama Jean Lafitte’s Bistro. (1) Durante il Proibizionismo il bar fu rimosso e nascosto in un bordello poco distante. Nel 2004 è tornato a casa e ha avuto un restauro conservativo molto costoso. Ora si chiama Mango Daiquiri Shop ed è parte del ristorante, entrambi gestiti da Tony Moran, figlio di un’altra leggenda di New Orleans, l’italiano “Diamond Jim” Moran, il cui vero cognome era Brocato, come quello dei gelati più famosi in città.
Jim Moran negli anni 1950 acquistò il ristorante storico La Louisiane (foto in New Orleans, 1987), 725 Iberville, e fu un personaggio alquanto pittoresco, arrivato povero e diventato miliardario.
Prima di essere ristoratore fece il shoeshine boy, il pugile, il contrabbandiere, e la guardia del corpo a Huey P. Long; praticamente la casistica più frequente delle attività degli italiani in America.
Era chiamato Diamond Jim perché indossava diamanti dalla testa ai piedi (nei gioielli, nella fibbia della cintura, nei lacci delle scarpe, negli occhiali), e leggenda vuole che li mettesse anche nelle polpette del ristorante.
Comunque, all’Old Absinthe House è entrata gente come Oscar Wilde, Mark Twain, Enrico Caruso, il generale Lee, Franklin Roosevelt, Liza Minnelli, Frank Sinatra, ma all’interno le foto dei personaggi sono molte di più. Proprio di fronte, dall’altra parte della strada all’angolo, c’è il rinomato ristorante Arnaud’s.

Canal Street

Sopra, tramonto in Canal St. e, sotto, la Canal Street line

Canal St. line

Le linee di questi storici streetcar oggi sono solo tre, ma sono operative 24 ore al giorno tranne che nel periodo delle parate del Mardi Gras. Durante le ore di punta passano a distanza di pochi minuti uno dall’altro.

Canal St.

Canal Street, come Esplanade Ave., è chiamata neutral ground. In passato Canal divideva la sezione creola, il Vieux Carrè, da quella americana, il Garden District; oggi la divisione è, naturalmente, solo geografica. Esplanade invece divide il 6th Ward dal 7th Ward e fu la strada principale su cui i creoli costruirono le loro nuove dimore, dopo che il Vieux Carrè diventò il decadente quartiere degli ultimi arrivati, in particolare irlandesi e italiani.

Canal @ Carondelet

Sopra, Canal all’incrocio con Carondelet. Sotto, streetcar della St. Charles Avenue Line.
St. Charles è la linea più storica, l’unica che ha sempre operato senza interruzione, con la sola eccezione del periodo post-Katrina. Le altre linee fermarono il servizio a partire dai tardi anni 1940 ai primi anni 1960, sostituite man mano dagli autobus con aria condizionata, considerati più comodi e veloci, fino a quando nel 1984 una nuova ondata “conservatrice”, rappresentata da un comitato chiamato BOSH, s’impegnò per far riconsiderare l’importanza di questa tradizione, molto amata dai locali e per i turisti un’ottima occasione di escursione a basso prezzo.
La Riverfront ricominciò nel 1988, Canal invece è tornata nel 2004.

St. Charles line

Le vetture sono risalenti agli anni 1923-24, ma il servizio iniziò nel 1835, dapprima con macchine a vapore, dopo la Guerra Civile con cavalli a trainare le vetture, infine nel 1893 con il sistema elettrico, lo stesso di oggi. Quelle rosse sono belle, così lucide e con il contrasto giallo delle portiere, ma quelle verdi hanno un fascino tutto particolare, il fascino del passato, con sedili in legno di mogano, finiture in ottone e lampadine a vista sul soffitto.

Canal St. at night

La linea “verde” parte dal quartiere di East Carrollton, tra South Carrollton e South Claiborne, prosegue nella direzione opposta al centro, verso l’argine del Mississippi, girando poi a 45° nell’altra direzione su St. Charles Avenue, la lunga via che attraversa il sud della città, passando davanti all’entrata dell’Audubon Park (dove c’è anche lo zoo), i campus delle università Loyola e Tulane, costeggiando poi i quartieri di Uptown e Touro, infilandosi sotto i lecci arcuati del Garden District e finendo attraverso il Lee Circle nel Central Business District in Canal Street.

New Orleans, Canal @ Bourbon

Sotto, imbocco al French Quarter da Rue Royal all’incrocio con Canal.

New Orleans

Il doorman dello Storyville Saloon in Bourbon Street, con collane del Mardi Gras adeguate alla sua stazza.

Bouncer @ Storyville Saloon

Come già detto, il quartiere francese, e Bourbon in particolare, manda in onda tutte le sere il festival della bevuta fino al mattino, frequentato soprattutto dagli americani del resto del paese, che ancora soffrono dei negativi effetti dell’epoca del Proibizionismo. Il quartiere è l’unico posto degli Stati Uniti in cui possono girare allegramente ubriachi e con bottiglie di alcolici in mano, senza essere fermati dalla polizia.

Vieux Carré

Neon colorati, collane del Mardi Gras appese ovunque, musica che esce da ogni locale, tutti con la porta aperta, e tanti turisti.

French Quarter

Sotto, doorman al Blues Club invita a entrare

New Orleans, Blues Club

Al mattino i bidoni sono così pieni che sono molti i sacchetti dell’immondizia lungo i marciapiedi, in attesa d’essere portati via. L’odore del quartiere al mattino non è tanto piacevole in alcuni punti, e i marciapiedi sono quasi tutti bagnati, lavati con getti d’acqua dai negozianti e ristoratori.

Vieux Carré

Nell’edificio sotto, 541 Bourbon, ora c’è un albergo della catena Ramada, ma una volta c’era The Old French Opera House, costruita nel 1859; molti balli eleganti, soprattutto in occasione del Mardi Gras, sono stati tenuti qui. Nei palazzi attorno c’erano negozi che vendevano il materiale per le produzioni teatrali e artigiani che creavano i costumi, le maschere e le parrucche. La maggior parte delle opere erano in francese e il quarto livello, il Negro Gallery, era sempre pieno.

Old French Opera House

Quando nel 1919 il teatro bruciò, Lyle Saxon del Times-Picayune scrisse nell’edizione del mattino: “The heart of the old French Quarter stopped beating last night”. Nonostante il teatro mancasse a molti non fu mai ricostruito, e l’edificio rimase inutilizzato fino al 1960.
Sotto, cantanti di classico doo-wop, classicamente all’angolo della strada.

New Orleans, doo-wop singers

Sotto, sulla sinistra, al 214 di Royal Street, l’Hotel Monteleone, frequentato da Ernest Hemingway, William Faulkner, Tennessee Williams (in particolare il bar interno, Carousel). La storia di Antonio Monteleone è quella di un emigrato italiano che ha fatto fortuna in America: un rags to riches story.

New Orleans, Hotel Monteleone

Arrivò dalla Sicilia nel 1880 e aprì una bottega da ciabattino. Nel giro di cinque anni mise da parte abbastanza denaro per poter comprare un albergo di fronte al suo negozio, il Commercial Hotel, aggiungendo 30 stanze e il suo nome. La storia è proseguita con il figlio, che nel 1928 inaugurò un’altra ala e l’aria condizionata, il primo hotel a New Orleans ad averla. Il nipote ha poi rifatto totalmente la vecchia parte nel 1956; oggi è un grande hotel di lusso ed è nella lista degli alberghi storici d’America.

French Quarter at night

Quando l’ora ha cominciato a farsi tarda, la forte umidità a contatto con l’aria più fresca della notte s’è trasformata in una nebbia leggera e spettrale.

Vieux Carré

Sono rimasta affascinata da quest’ombra sul retro della St. Louis Cathedral

Crescent City, shadow on St. Louis

Anche il luogo è suggestivo. Sono i giardinetti che costeggiano il Pirates’ Alley, il vicolo dove abitò William Faulkner, tra il Cabildo e la Cattedrale.

Shadow on St. Louis Cathedral

Il giro sul Mississippi con il Steamboat Natchez è cosa prettamente da turista, e non è che si vede niente di particolare, ma salire su questo tipo di battelli vintage è come un tuffo nel passato, quando trasportavano i passeggeri e le merci su e giù per il fiume.

Steamboat Natchez

Il “musicista da battello” per antonomasia è stato Fate Marable: intratteneva i passeggeri e dirigeva la sua band dal calliope. Marable si teneva in equilibrio tra i gusti della clientela bianca (musica classica e canzoni popolari) e quelli delle segregate colored nights (jazz), offrendo temporanea occupazione a molti musicisti dell’emergente jazz, come Louis Armstrong, Henry ‘Red’ Allen, il contrabbassista di Duke Ellington Jimmy Blanton, i Dodds Brothers, il batterista Arthur ‘Zutty’ Singleton e il clarinettista Gene Sedric. Leon ‘Bix’ Beiderbecke, il finissimo cornettista e pianista bianco, fu profondamente influenzato dalla musica dei battelli, sentita per la prima volta dall’argine di Davenport, Iowa, centinaia di chilometri a nord lungo il Mississippi.

Calliope on Natchez

Sul tetto, una signora suona i classici di New Orleans con il calliope, un organo a vapore con canne emettenti note di diversi toni, comandati da una console. Oggi è usato solo per richiamare gente a bordo, una volta era una presenza fissa sui barconi a vapore.
Ha un suono tipo organetto, buffo, stridente, ma allegro. È il segnale che il battello sta imbarcando, si sente da una discreta distanza e dopo un po’ diventa insopportabile, infatti non va avanti per molto, ma è un piccolo tuffo nel passato. A seconda della nota, le canne si colorano in modo diverso quando esce il fumo.
La prima bandiera a destra è quella della Louisiana, quella dietro è la bandiera ufficiale di New Orleans. Il giglio rappresenta la città, ed è onnipresente.

Mississippi, New Orleans

Per ripercorrere le vie fatte dal primo jazz sui battelli a vapore, c’è la Delta Queen Steamboat Co. che organizza crociere di più giorni, usando navi molto belle con musica dal vivo.
In base al giro prescelto, si toccano posti come Natchez, Vicksburg, Helena, Tunica per arrivare a Memphis, ma anche Cincinnati, Nashville, Columbus, St. Louis, St. Paul, Davenport e fermate intermedie in altri piccoli porti. C’è anche una crociera di una settimana attorno a New Orleans, fino a Houmas House, il bellissimo, profondo sud delle antiche piantagioni con dimore storiche.

Creole Queen

New Orleans non è difficile da girare e non è nemmeno difficile imparare le direzioni e i quartieri, ma bisogna rendersi conto che gli abitanti hanno un concetto a parte di ciò che è a nord, sud, est, ovest; se si chiedono informazioni bisogna stare attenti a non fare confusione. La città sta in un bacino paludoso sotto un metro e mezzo il livello del mare, sovrastata dal grande lago Pontchartrain e sottolineata dal Mississippi, che poco più avanti finisce la sua lunga corsa sfociando nel Golfo del Messico, quindi le direzioni sono in riferimento all’acqua che la circonda e alle anse formate dal fiume, e il concetto di downtown come centro non esiste, (2) perché downtown è giù lungo il fiume e uptown è su, ma sempre lungo il fiume, verso ovest, non verso l’alto.
In pratica, è chiamata “a valle” la zona dei quartieri residenziali a est (perché il fiume scende), “a monte” la zona a ovest (la parte “superiore” del fiume), il nord è chiamato “lungolago” e il sud “lungofiume”.

New Orleans' CBD skyline

Sopra, il Central Business District.
Anche i concetti di East Bank e West Bank sono opposti, perché East Bank in realtà sta a ovest (dove ci sono Kenner e Metairie), mentre West Bank è la sua direzione opposta, a est, cioè le aree che stanno sotto il fiume, come Gretna. Ricapitolando, abbiamo quindi queste direzioni generali: Front of Town o Riverside è verso il fiume, Back of Town o Lakeside è verso il lago Ponchartrain cioè lontano dal fiume, Uptown è a monte lungo il fiume, Downtown è a valle.

You are beautiful

Il livello del fiume è di circa 5 metri, sopra la media di quello del Golfo. La città varia da poco meno di due metri al di sopra del livello medio del Golfo, a poco meno di due metri sotto.
Dove l’argine è alto nei periodi di piena le navi s’alzano oltre il livello della strada, creando uno strano effetto, come succede anche lungo il corso del Po, dove gli argini possono superare l’altezza delle case dei paesi accanto al fiume, tanto che quando c’è l’acqua alta può capitare che le barche siano pari al volo degli uccelli. Dalle parti di Ferrara l’argine asfaltato è una strada panoramica, nonostante si sia in piena pianura; la visibilità, nelle giornate secche e ventose, può arrivare a far scorgere verso est addirittura la catena del Carso in Friuli e, dall’altra parte, gli Appennini.

New Orleans' Riverfront

Sopra, il Cabildo, la St. Louis Cathedral e uno dei Pontalba Buildings visti dal Mississippi.
La ricostruzione degli argini del fiume per il controllo delle esondazioni è, o dovrebbe essere, un processo continuo. Dopo Katrina, l’US Army Corps of Engineers, organo deputato alla progettazione, costruzione e controllo degli argini, ha dovuto pubblicamente ammettere, a denti stretti, la piena responsabilità sulle cause del disastro, e per questo molte persone sono state licenziate.

New Orleans' Skyline

Dalla cartina è evidente che la città si è sviluppata dentro un’ansa del Mississippi a forma di mezzaluna, in inglese crescent moon, per questo uno dei soprannomi è Crescent City.
Vedere New Orleans che s’allontana non fa tanto male, sapendo che in serata ci si torna.

New Orleans' skyline

Le pale rotanti del battello alzano tanti spruzzi, un buon metodo per rinfrescarsi dalla calura insopportabile; il clima qui è sub-tropicale.

Natchez

Il ponte a sbalzo Crescent City Connection, detto CCC, nato come “Greater New Orleans Bridge”

Mississippi, Crescent City Connection

La crociera sulla Natchez dura circa un paio d’ore e scende a valle, verso Algiers, Arabi e Chalmette

New Orleans' skyline

«L’aria di New Orleans era così dolce che pareva giungere in morbide fasce di seta, e si poteva sentire l’odore del fiume e veramente sentire quello della gente, e del fango, e della melassa, e ogni genere di esalazioni tropicali col naso distolto all’improvviso dai geli asciutti di un inverno settentrionale». (3)

New Orleans, Arabi

Dalle parti di Arabi e, sotto, la grande raffineria della Domino Sugar Corporation a Chalmette, del 1909.

Domino Sugar Corp.

L’impianto raffina più della metà del raccolto di canna da zucchero della Louisiana e l’intero raccolto del Texas, e produce 950.000 tonnellate di zucchero all’anno.
Ha avuto notevoli danni da Katrina: impianto totalmente allagato, 1.000 finestre in frantumi, chilometri di cavi da buttare, 7 tetti rovinati e danni a 195 automotrici, 125 motori elettrici e 12 relativi centri di controllo, oltre ad aver perso 13.000 tonnellate di zucchero raffinato e 9.000 tonnellate di zucchero grezzo, inghiottiti dall’acqua.

Ship on Mississippi

Inoltre, con centinaia di dipendenti senza più casa e sfollati altrove, nessuno credeva che avrebbe riaperto. Invece, sono riusciti a riaprire la fabbrica dopo poco tempo, modernizzando gli impianti e, dopo lunghe ricerche, a rintracciare e far rientrare i dipendenti con le loro famiglie.

Mississippi, New Orleans

Sotto, il ferry boat per Algiers

Canal St. ferry

L’acquedotto New Orleans Water Board ad Algiers, sembra un grosso ragno bianco.
I “contorti confini boscosi” della vecchia, sonnacchiosa Algiers, visti da Jack Kerouac negli anni 1940, sono ancora là, nonostante allo scrittore sembrasse che “con tutte le sue api e bicocche, sarebbe stata spazzata via un giorno o l’altro”.

New Orleans Water Board

L’attico sulla cima di questo palazzo è notevolmente bello, e bella dev’essere la vista

New Orleans Riverfront

La riva vicino al molo d’attracco

N.O. Riverwalk

A parte le macchine e il passeggio, New Orleans appariva così all’arrivo in barca anche a metà del 1800.

St. Louis from Mississippi

Corridoio d’accesso alla Preservation Hall, 726 St. Peter. L’edificio è rimasto con il suo vecchio aspetto, risalente al 1817. Dal 1961 è ufficialmente il depositario del jazz tradizionale di New Orleans. Lo schermo del pc, per di più acceso, crea un contrasto discordante.

Preservation Hall
Preservation HallAvrei fatto a meno di tornare qui, è esattamente come più di vent’anni fa, ma era l’ultima sera e non potevamo far tardi, il giorno dopo dovevamo essere presto all’aeroporto.
Inoltre, volevo far vedere questo luogo storico a mio figlio (che ha molto gradito), anche se si suona una musica più autentica in certi altri locali fuori dal centro, che però per contro possono essere più pericolosi ma, se si è adulti e vaccinati, valgono la pena di correre il rischio.
Non è che qui la musica non sia di qualità, tutt’altro, è jazz tradizionale suonato da ottimi musicisti, è solo che la funzione si ripete da anni in modo sempre uguale, pensata per i turisti, con brevi turni di più spettacoli a sera spaccati al minuto, tanto serrati che, all’uscita, c’è un’altra lunga fila di persone pronte ad entrare: tutto ciò dà un senso estremamente routinario e poco autentico, complice la brevità del set. Il luogo è minuscolo e viene stipato al massimo, i posti a sedere sono pochi, qualcuno può stare seduto per terra a 30 centimetri dai musicisti, ma la maggior parte rimane in piedi in fondo o appoggiata all’unica parete libera, in un caldo opprimente (l’unico posto in USA senza aria condizionata), lasciato appositamente così per respirare l’atmosfera d’inizio secolo scorso.

The Preservation Hall Jazz Masters feat. Leroy Jones

Ultimamente la band di casa è The Preservation Hall Jazz Masters, con Leroy Jones alla tromba e, naturalmente, non c’è amplificazione.

The Preservation Hall Jazz Masters feat. Leroy Jones

All’inizio una presentatrice detta le regole, esattamente quelle di 20 anni fa, sono solo cambiati i prezzi delle richieste con The Saints che, giustamente, si fa pagare ben 10 dollari, ma non è cambiato il divieto di fare foto con flash, giusto anche questo dato che quasi tutti i presenti sono pronti a scattare.

Leroy Jones, Preservation Hall

Può capitare che il direttore della band sia teso, perché puntualmente c’è qualcuno che fa lo stesso una foto con il flash e questo disturba molto. Leroy Jones m’è sembrato nervoso per una bimbetta che per quasi tutto il tempo gli ha ballato a pochi centimetri, impensierito che potesse urtare il suo strumento o quello dei colleghi a fianco. La pianista invece s’è girata verso di me con sguardo interrogativo solo perché con la coda dell’occhio ha visto balenare la lucina rossa dell’esposimetro.

The Preservation Hall Jazz Masters, feat. Leroy Jones

Alcuni locali fondamentali li ho menzionati nelle parti precedenti, quelli di cui non ho ancora detto e sui quali val la pena informarsi sono: Howlin’ Wolf, 907 South Peters St., nel Warehouse District, in cui, nonostante il nome, non si fa blues di Chicago, ma la migliore musica di New Orleans, ha aperto nel 1988 e nel 2005 s’è trasferito un blocco avanti rispetto a dov’era prima; nello stesso distretto c’è Le Bon Temps Roulé, 4801 Magazine St., una lunga via in cui passeggiare di giorno, piena di negozi e caffè, e di sera una buona alternativa al quartiere francese, stando attenti, come in tutti i luoghi periferici, a non parcheggiare lontano o a chiamare un taxi; il Mid-City Lanes Rock ‘n’ Bowl, 3016 South Carrollton Avenue, aperto nel 1941 ma trasferitosi dal luogo originale, è un ibrido tra un bowling e un locale di musica dal vivo con blues, jazz e zydeco, c’è una grande pista da ballo, non si fuma ed è adatto anche ai più giovani; Tab Benoit, Nathan Williams, Rebirth Brass Band, Chris Ardoin, Kermit Ruffins e tanti altri grandi nomi si esibiscono qui.
Conviene fare un giro in Magazine St., al n. 1837, anche per il negozio di dischi Jim Russell Rare Records presente da 40 anni e con una collezione estesa d’ogni tipo di supporto discografico, oltre che attrezzatura audio-elettrica.
Altri luoghi sono: Palm Court Jazz Café, 1204 Decatur St., aperto nel 1989 dall’eccentrica Nina Buck, moglie di George, il fondatore dell’etichetta Jazzology, è più che altro un ristorante, ma tutte le sere c’è in programma una band di jazz tradizionale; Bacchanal Fine Wine & Spirits, 600 Poland Avenue, a Bywater, oltre la curva del fiume a valle, all’angolo estremo (la strada finisce) con Chartres St., un negozio di vini e wine bar all’aperto che offre musica dal vivo e cibo grigliato preparato nel giardino da cuochi esterni (si vede nel telefilm Treme, come l’Howlin’ Wolf); Blue Nile, 532 Frenchmen St., a Marigny non lontano da Esplanade, come nella fama di Frenchmen e del sofisticato quartiere degli artisti (lo stesso dello Snug Harbor) offre jazz moderno e brass band; Chickie Wah Wah, 2828 Canal St. a Mid-City, dove Tom McDermott, pianista amante dei suoni tradizionali di New Orleans, suona spesso (abita vicino) e l’ottimo Dos Jefes, 5535 Tchoupitoulas St., Uptown, ma se l’odore dei sigari disturba meglio non andare, dato che è un Cigar Bar. Il locale di Irma Thomas, The Lion’s Den, non c’è più.

Cabildo

Il Cabildo sotto la pioggia

Cabildo and St. Louis

Un acquazzone improvviso, come tanti ce n’è a New Orleans d’estate

Cafe Pontalba

Il Cafe Pontalba, sotto la galleria di un edificio Pontalba. C’è qualcosa di meglio di star seduti qui ad assaggiare la jambalaya, mentre fuori la pioggia scroscia ma tutto da dentro è visibile, udibile e odorabile attraverso le vecchie, grandi porte finestre spalancate?
Il caldo umido esterno spinto dalla pioggia entra a ondate, si mischia con l’aria condizionata imprigionata da una cappa bagnata, creando uno strano vortice appiccicoso, un po’ caldo e un po’ freddo. È uno degli ultimi ricordi.

Rain

I venditori ambulanti e i pittori hanno lasciato le loro cose, perché il sole tornerà presto

Governor Nicholls Wharf

Grossi nuvoloni scuri al Gov. Nicholls Wharf fanno ripensare che la stagione degli uragani non è ancora finita.

Governor Nicholls Wharf

Dopo qualche giorno, cinque anni prima, arrivò Katrina, e i telegiornali non fanno che parlarne

Governor Nicholls Wharf

Più le nuvole s’abbassano, e più il Mississippi sembra alzarsi

New Orleans Bridge on Mississippi

L’aeroporto internazionale intestato a Louis Armstrong, a 20 minuti di auto a ovest della città, a Kenner. Non è molto grande, e per i voli internazionali si deve cambiare in città come Dallas, Atlanta, Washington. Durante l’emergenza post-Katrina la maggior parte dell’evacuazione è avvenuta da qua.

New Orleans International Airport

Il mattino della partenza di nuovo pioggia, solo che questa è molto più triste. Durante il tragitto per l’aeroporto mi sembra di tornare indietro all’inizio del film, ma senza più l’aspettativa che si ha all’inizio del film.
All’arrivo nel grande parcheggio dell’autonoleggio un’impiegata in divisa esamina seria e veloce la vettura; non vuole niente da noi se non le chiavi, l’ultimo pezzo concreto della storia: è come non essere già più a New Orleans, in soli venti minuti. Questo è il vero neutral ground, penso, mentre faccio rotolare la valigia nella pioggia.

(Fonte per la storia di N.O.: Todd e April Fell, New Orleans, a City Named Desire, Gris Gris Publication, 2004)


Note:
  1. Altre voci dicono che il luogo dell’incontro fu al Maspero’s, 440 Chartres. []
  2. Anche se entrando dal Central Business District il cartello dice “New Orleans Downtown”, ed effettivamente il CBD è quello che dà lo skyline alla città, bisogna intendere quel downtown come “vicino al fiume in basso”. []
  3. Jack Kerouac, Sulla Strada, Mondadori Editore, MI, 1959, pag. 188. []

Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 3 aprile 2011
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