Orange, Texas 2010

Louisiana Bound

Da là sotto, la salita al Rainbow Bridge (in primo piano nella foto), sulla strada tra Port Arthur e Bridge City nella Orange County, sembra quella delle montagne russe da quanto è ripida.
A fianco, il Veterans Memorial Bridge.

Rainbow Bridge, Bridge City

Non so cosa stessero pescando con il retino, forse piccoli crawfish, specie di gamberi d’acqua dolce simili a piccole aragoste celebrati soprattutto in Louisiana, magari il catfish, o il perch, il pesce persico.

Bridge City

Prendiamo il Veterans Memorial perché siamo diretti verso nord-est, mentre il Rainbow conduce verso sud-ovest.

Veterans Memorial Bridge

È notizia di quest’estate che il crawfish, familiarmente crawdaddy, il gamberone della Louisiana, ora è presente in gran quantità nel Lago di Varese e che i ristoranti della zona si stanno attrezzando, data la sua velocità nel riprodursi. Anche nei fiumi della Sardegna si trova questo crostaceo particolarmente aggressivo, che divora ogni cosa. A me personalmente fa un po’ senso vederne tanti impilati su grossi piatti al centrotavola, ma la loro carne è prelibata.

Neches River, Sabine Lake

Dall’alto del ponte, il panorama del Neches River nella sua corsa verso il Sabine Lake.

Neches River

Down in low prairie country

Lowland

Uno dei classici acquedotti che di solito identificano la città. La piccola Orange ha avuto grossi danni con il passaggio di Ike nel 2008, e si deve ancora riprendere.

Water tower

L’impressione è quella di una cittadina poco popolata, o forse è solo l’effetto di un’afosa domenica d’agosto. Marcia Ball è nata qui, ma è cresciuta a Vinton, appena aldilà del confine, mentre Clarence ‘Gatemouth’ Brown è nato a Vinton, ma è venuto su ad Orange (come dice lui stesso in Born in Louisiana: I was born in Louisiana, and raised up on the Texas side), dove è morto e sepolto dal 2005.

Orange

Case dei sobborghi, tra campagna e città.

Orange
Orange

Case del distretto storico

Orange

Quasi tutte hanno almeno una bandiera

Orange
Orange
Orange

W.H. Stark House, maestoso landmark in stile vittoriano dei primi Novecento, con tre piani visitabili.

W.H. Stark House

La St. Paul’s Episcopal Church sembra un castello

St. Paul's Episcopal Church

È domenica mattina e sta iniziando una funzione gospel (qui sotto). Capito al momento giusto: vedo entrare famiglie afroamericane vestite di tutto punto con colori sgargianti e bambine con treccine e fiocchetti. Peccato che il mio abbigliamento non fosse adatto per entrare in chiesa, altrimenti mi sarei accodata.

Gospel Assembly

La Heaven’s Serenity House è una casa di accoglienza, ma ultimamente è stata al centro di polemiche e gravi accuse; l’ho saputo dopo, altrimenti non l’avrei fotografata. Non ho il gusto per il macabro-scandalistico, sono stata solo attirata dall’insegna (che ora suona cinica e crudele), e dalla posizione dell’edificio, ben visibile all’angolo della strada.

Heaven's Serenity House

Anche ad Orange quindi non è un buon momento per le chiese, questa battista con frontale neoclassico e cupola sta lottando per non essere venduta e abbattuta.

First Baptist Church

Nave sul fiume di Orange, il Sabine, che ha una parte texana e una luisiana facendo da confine tra i due Stati, con foce a estuario nell’area di Port Arthur, di cui il Sabine Lake e il Sabine Wildlife Refugee fanno parte.

Orange

Quasi tutto il tempo ad Orange lo abbiamo speso per cercare l’Hollywood Cemetery, West Curtis Ave., e la tomba in cui è sepolto Clarence ‘Gatemouth’ Brown. Il navigatore continua a farci girare in tondo all’interno di un modesto, ma ordinato quartiere residenziale middle class, con gli abitanti indaffarati nelle faccende domenicali. Decido allora di chiedere ad un tipo che sta tagliando l’erba del suo piccolo giardino a bordo di una motofalciatrice, camicia a scacchi e cappellino con visiera: ricorda Tom Hanks in Forrest Gump.
Hollywood CemeteryÈ molto cordiale e sembra realmente dispiaciuto di non poter darmi una risposta precisa; mi indica allora la strada per una chiesa a qualche blocco di distanza, e dice che se il cimitero non è quello adiacente, magari lì sanno darmi le giuste indicazioni. Scopro poi che c’eravamo vicini, mentre nel cercare quella chiesa ci allontaniamo.
Arrivati davanti alla chiesa St. Mary’s, costruzione moderna in mattoni simile alle nostre, scendo e giro intorno, non sembra esserci anima viva, ma in un angolo vedo l’entrata ad un ufficio.
Dentro tre, quattro persone stanno parlando ad alta voce, li vedo attraverso la porta vetrata, uno di loro mi nota. Esito un attimo, poi mentre mi avvicino esce, spingendo la porta con la schiena, un prete in abito talare, maniche rimboccate e tra le braccia una grossa e pesante vasca piena di sugo, del tipo di quelle da mensa; poco c’è mancato che ci scontrassimo.
Arretro, mi sento leggermente nei piedi, ma il prete, che in quella situazione mi ricorda Don Camillo, sta già appoggiando per terra il vascone (con dentro quello che spero fosse l’avanzo da buttare) e preparandosi per stringermi la mano.
Gentilissimo, si presenta come sacerdote della St. Mary’s e prima di tutto vuol sapere il mio nome, cognome e da dove vengo; davanti a tanta disponibilità cerco di non essere approssimativa e gli dico tutto quello che vuole sapere, poi cosa sto cercando. Capita spesso negli Stati Uniti che quando il tuo interlocutore scopre che vieni dall’Italia questi dica di conoscere qualcuno o d’avere un parente d’origini italiane, e anche in questo caso succede, con il signore uscito subito dopo dalla stessa porta. Arrivati al punto, mi spiega in bell’inglese e con precisione la strada per tornare su Simmons Drive, cioè la US Highway 90 che si dirama dalla I-10, contando mentalmente addirittura i blocchi, e alla fine quando cerco di ricapitolare mi ripete di nuovo tutto dall’inizio, assicurandosi che abbia ben capito.

Hollywood Cemetery

L’Hollywood Cemetery è piccolo, senza ufficio, ma ci sono le bandiere e una targa del 1998 a evidenziare la sua storicità. Sulla targa c’è scritto che, nonostante le voci sui cimiteri di schiavi abbondino, questo è riconosciuto come il più antico cimitero afroamericano presente nell’area di Orange, risalente almeno al 1875. La tomba più antica, tra quelle contrassegnate, è del 1886, e molte di quelle del 19° secolo sono di gente morta giovane. Fu chiamato The Colored Cemetery, Woodlawn Cemetery, Merrion Cemetery, fino ad assumere il nome attuale nel 1922, ufficializzato però solo negli anni 1950. Tanti sono veterani delle forze armate.
“African American” è l’ultimo termine politically correct ufficialmente adottato negli Stati Uniti per riferirsi alla razza afroamericana.

Hollywood Cemetery

Purtroppo però posso dire che attualmente la tomba di Clarence ‘Gatemouth’ Brown, grande musicista della Gulf Coast e uno dei più importanti del Texas, non ha la lapide, quindi non sono riuscita a identificarla: abbiamo setacciato il terreno in lungo e in largo più di una volta.
Clarence Brown è scomparso nel settembre 2005 poco dopo l’arrivo di Katrina; già malato, lo costrinsero a evacuare da Slidell, Louisiana, e si rifugiò nella casa della sua infanzia qui ad Orange. Poco dopo il suo arrivo l’uragano Rita minacciò di colpire la zona, ma lui morì per enfisema una settimana prima che la tempesta interessasse la sua cittadina.
Nella scelta di tornare a casa è sembrato sentisse che la sua fine era vicina, perché evitò d’andare a Houston (destinazione della maggior parte degli evacuati dall’aeroporto di New Orleans) e non volle essere ricoverato in ospedale. Rita portò via dalla sua tomba la targa provvisoria, poi c’è stato anche l’uragano Ike.
L’ultimo posto che visitiamo in Texas è proprio questo, e l’ultimo ricordo del Texas tangibile anche sulla pelle me lo lascia questo luogo, questo cimitero: mentre sto salendo in macchina appoggio inavvertitamente il piede su un grosso formicaio, e una marea di piccole formiche rosse incazzate comincia a mordermi entrambi i piedi. Non ho visto quando è successo, me ne sono accorta dall’improvviso bruciore.
Niente di che, solo un po’ d’ansia e tante piccole punture rimaste più o meno come quelle delle zanzare, quelle più grosse erano ancora lì quando sono tornata a casa. Il bruciore e il prurito dureranno per un paio d’ore, ma poco importa dato che sono sulla strada per Lake Charles.
So long Texas, Louisiana here I come!

Don't mess with Texas


Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 1 dicembre 2010
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