Guitar Gable (with King Karl) – Cool Calm Collected

Guitar Gable, Cool Calm CollectedVecchie e rugose incisioni su vinile graffianti note sporche cariche di eco e di storia, con il loro fascino nascondono ciò che si può sentire con un po’ d’immaginazione. Dal vivo, negli anni 1950, davanti ad una platea scalmanata di giovani bianchi al ballo scolastico, in un torrido juke-joint afroamericano o in un locale cajun, questa musica era altrettanto grezza, ma risuonava con tutta la sua potenza e novità.
Era viva, trascinante, carnale, come solo poteva essere il tribale rock ‘n’ roll dei neri, una misteriosa mistura di R&B, boogie, blues, ballad, pop, calypso, e sicuramente qualcos’altro.
Nel sud della Louisiana i giovani neri di discendenza creola come Guitar Gable e King Karl parlavano inglese, ma anche il patois. In famiglia erano esposti alla tradizione musicale creola, ma rinnegavano la musica dei padri, la french music. Da ogni dove arrivavano bordate di suoni molto più interessanti per i ragazzi: le triplette e le melodie di Fats Domino e gli overdrive di Guitar Slim da New Orleans, i fraseggi e i vibrati urbani di B.B. King dall’ovest, il ficcante blues elettrico di Chicago, le chitarre bollenti e i sassofoni starnazzanti del Texas e, sotto casa, l’irresistibile zydeco di Chenier.

Guitar Gable è nato Gabriel Perrodin il 17 agosto 1937 a Bellevue, vicino a Opelousas, Louisiana. Il padre era un sangue misto (nero, bianco e nativo) e nella comunità nero-creola aveva la reputazione di musicista formidabile. S’esibiva con la fisarmonica e l’armonica alle feste nei dintorni di Bellevue, accompagnato da un suonatore di frottoir: facevano una musica pre-zydeco, la musica francese tradizionale per fisarmonica. Come Gabriel anche i fratelli preferivano il rhythm ‘n’ blues urbano e la chitarra elettrica; John Clinton, poi membro di Lil’ Bob and the Lollipops, suonava il basso, Oliver la chitarra e il violino. A 16 anni Gabriel forma la sua band, Swing Masters:

La mia prima memoria musicale risale al 1953, quando provai a suonare la chitarra, influenzato da Guitar Slim e B.B. King. A quei tempi non conoscevo molti artisti locali, a parte Cookie and the Cupcakes, Good Rockin’ Bob e Clifton Chenier; suonavamo i brani di Clifton e lo andavo spesso a sentire (1)

King Karl, un tipo cool, calm and collected, rispondeva al nome di Bernard Jolivette ed era un alto-sassofonista, cantante e autore nato il 22 dicembre 1931 a Grand Coteau, una meravigliosa cittadina tra Lafayette e Opelousas, ma cresciuto nella vicina Sunset. La prima influenza l’ha attribuita ad un suo zio, il creolo nero John Abbs:

Credo di aver preso da lui, perché suonava qualunque cosa. Non studiò musica con nessuno, non andò nemmeno a scuola. Imparò tutto da solo, e suonava qualsiasi strumento gli capitasse sottomano (2)

I ricordi di Karl sul genere suonato dallo zio coincidono con quelli di Gable, riguardo ad una musica antecedente allo zydeco, ma dice anche che suonava “come nel contry e blues”; Abbs preferiva il piano e la fisarmonica e aveva un approccio tradizionale, qualcosa di simile allo stile francese e al valzer, danzato nelle zone di Opelousas, Lawtell, Bellevue, lo stesso del precursore dello zydeco per eccellenza, il leggendario fisarmonicista nero-creolo Amédé Ardoin. Anche Jolivette preferiva la musica dei suoi tempi rispetto a quella di suo zio e imparò a suonare il sax e la chitarra, ma per un periodo s’unì al fisarmonicista Howard Broussard (come chitarrista), arricchendo la sua conoscenza della musica tradizionale dell’area acadiana.

Guitar Gable and His Swing Masters

Joseph Zeno dr., Albert Davis voc. bs., Guitar Gable gr., Freddie Lebien sax
Lafayette, La., 16 settembre 1954

Quando conobbe Gable, Karl aveva 24 anni e diverse esperienze, di vita più che musicali. Dopo Broussard, infatti, nel 1949 trovò lavoro a Beaumont, Texas, dapprima in un ospedale veterinario poi come operaio sulla ferrovia, e per un breve periodo fece il cantante nell’orchestra di Lloyd Price, al noto club The Raven (a Beaumont), all’epoca del massimo successo di Price. Quando il padre morì Jolivette tornò a casa per contribuire al mantenimento della famiglia, in seguito lavorò come operaio edile a Lake Charles. Nel 1953 fece il servizio militare in Texas e poi in Corea, fino al congedo con onore nel maggio 1955, quando tornò a Grand Coteau.
La collaborazione con Guitar Gable ebbe un’origine piuttosto anomala, in quello stesso anno. Nel libro di Shane Bernard (3) si legge che fu un prete, Father Millet, insegnante d’inglese di entrambi, a raccomandargli Gable.
Millet sapeva del talento di Karl e lo spinse a unirsi agli Swing Masters soprattutto per vegliare su Gable, di 6 anni più giovane e ancora minorenne, preoccupato che fosse traviato dal batterista del gruppo, Joseph Zeno, 21 anni e donnaiolo dedito al bere e alla vita da strada (poi Zeno, infatti, morì giovane coinvolto in una rissa, in California).
La band aveva un largo raggio d’azione nell’area di Lafayette, e Karl si recò la sera stessa al Joe’s Place a Rayne, ottenendo il permesso di Gable per cantare qualche canzone con loro. Il pubblico rispose con entusiasmo, e Gable decise di lasciare gli altri e proseguire con Karl, cosa che fece già una settimana dopo in occasione di un gig al Roger’s Nite Club, sulla strada per Breaux Bridge.
I due formarono il nuovo gruppo: Guitar Gable and the Musical Kings featuring King Karl, che diventò una delle migliori formazioni swamp-pop e una delle preferite dai teenager, insieme a Cookie and the Cupcakes. (4)

King Karl

King Karl (Courtesy of Bob Corritore)

Il nucleo ruotava attorno a Guitar Gable, per il cui appellativo i crediti vanno a Joseph Zeno (non ho dubbi che s’ispirò a Guitar Slim), e King Karl, che invece invertì il nome di un dj di Eunice, Carl King.
Dopo vari cambi, entrarono Clarence ‘Jockey’ Etienne alla batteria, spesso nominato su questo sito come batterista da studio nelle sessioni di J.D. Miller per vari artisti, il fratello minore di Gabriel, Clinton ‘Fats’ Perrodin, al basso (secondo le fonti, allora aveva 13 anni), e John Johnson al piano.
Le registrazioni con Miller cominciarono casualmente un giorno del 1956.
I ragazzi tornavano da Lake Charles, dove s’erano recati nella speranza d’incontrare Eddie Shuler nella sede di Goldband Records. L’incontro non avvenne perché Shuler non c’era, ma arrivati all’altezza di Crowley qualcuno si ricordò della presenza dello studio di J.D. Miller.
All’epoca JD aveva da poco iniziato la collaborazione con Excello di Nashville e, dopo i primi successi di Lightnin’ Slim, era sempre in cerca di personale blues e R&B. Si presentarono, misero un paio di tracce su nastro, e dopo poco Guitar Gable fu il secondo tra gli artisti di Miller a essere pubblicato da Excello, con un successo che arrivò al primo singolo. In due anni una mezza dozzina di dischi uscirono intestati a lui sull’etichetta di Nashville, ma il chitarrista registrò molte altre tracce rimaste inedite, alcune sono presenti su questo vinile Flyright.
Inoltre Miller usò il gruppo (senza Karl, se non casualmente a volte alle percussioni) come studio band in diverse sessioni, ad esempio nelle prime di Slim Harpo e in quelle di Carol Fran, (5) Lonesome Sundown, Lazy Lester, Classie Ballou, Skinny Dinamo e Bobby Charles. Il disco (Excello 2082, 1956) era intestato a Guitar Gable and the Musical Kings e come autori accreditava Gable e Karl insieme a J. West, la firma di Miller sui dischi blues, quest’ultima sempre aggiunta (per motivi di royalty) anche quando il produttore non partecipava direttamente alla creazione del brano.
Il lato A era Life Problem, evidenziante il bel canto tenorile di Karl perché Gable, sebbene sul palcoscenico cantasse, riteneva di non avere una voce adatta su disco:

King Karl cantava nei locali da ballo, cantò con la band per circa 10 anni. Cantavo anche io sul palcoscenico, ma non nei dischi. Non ho mai maturato la voce al punto di ritenerla accettabile sui dischi; provammo a metterla su nastro, ma c’era sempre qualcosa che non andava bene. Così lasciammo che fosse King Karl a cantare e io arrangiavo e suonavo la musica dei suoi testi – lui scriveva le canzoni e noi facevamo la musica. Suonavamo regolarmente nei bar, alle feste dei teenager, alle feste private, un po’ ovunque in giro. Chiunque ci volesse, noi eravamo là. Al Southern Club a Opelousas, al Seven Seas a Lake Charles, al Carousel di Baton Rouge [...] (6)

Si sente l’influenza di Guitar Slim, sia nello stile vocale accorato di Jolivette, sia nel rovente drive di chitarra di Perrodin, e in generale della scena di New Orleans dei tempi, per intenderci quella che aveva portato la melodia nel blues (Fats Domino). La canzone si fece molto notare e oggi è considerata uno standard del genere swamp-pop.
A sfondare però fu il retro, Congo Mombo, un infettivo strumentale basato su una linea di basso insistente combinata con un fitto pattern ritmico da danza afrocaraibica, e un leggero glissando di piano; Gable lo definì un “ritmo africano”. Dalla testimonianza di Miller, il brano fu registrato su nastro con il Concertone ottenendo un effetto di slapback echo, come un suono doppio dante l’impressione che il batterista fosse velocissimo; alimentava il segnale attraverso il registratore nello stesso momento in cui lo registrava, e poi lo riportava indietro dopo averlo registrato alimentandolo di nuovo nel sistema.
Nonostante il suono esotico, la melodia di Congo Mombo fu ispirata dal vecchio folk popolare americano, Frankie and Johnny, intonata dal chitarrista quando Etienne, sul palcoscenico durante uno spettacolo a New Iberia, cominciò a battere un ritmo percussivo:

Congo Mombo fu davvero un grosso successo. Eravamo sul palcoscenico una notte, io cominciai ad accennarlo e il batterista prese a segnare il tempo, il basso s’introdusse a fare la sua parte e così il brano nacque da tutti noi. Aveva qualcosa a che fare con il ritmo africano. Guardavo molto la televisione e mi capitava di vedere gli africani battere sui tamburi facendo cose diverse, e ne fui influenzato. Misi un po’ di musica a quel ritmo [...] e Congo Mombo fu fatta! (7)

Fu il successo del disco a fissare il gruppo sulla scena live del sud della Louisiana, spinti dalla distribuzione di Ernie Young e dal potente canale WLAC, che raggiungeva quasi un terzo degli Stati Uniti e parti del Canada (non a caso il singolo uscì nello stesso anno anche su un’edizione canadese – REO 8129), lo stesso canale che pubblicizzava il servizio d’ordine postale gestito da Ernie’s Record Mart.
Erano richiestissimi in roadhouse e club come, oltre quelli citati, Moonlight Inn a Opelousas (dove suonavano al mercoledì per 75 $ e al sabato per 175), Evangeline a Ville Platte, Clover Club a Lacassine (giusto sotto la I-10, vicino a Lake Charles), Rainbow a Kaplan, e agli spettacoli in serate fisse nei ritrovi dei teenager, come il venerdì a Lafayette e il sabato a Eunice, o nelle scuole a Bellevue, Rayne e Washington.
Il secondo disco (Excello 2094) uscì nello stesso anno e, pur non raggiungendo i livelli di notorietà del primo, consolidò il successo dell’ensemble. In un’intervista fatta dopo l’uscita del primo singolo Gable dichiarò che il disco seguente sarebbe stato Irene, con il retro di Little Mama. Mentre la seconda non uscì – probabilmente è una delle tante messe in cantina da Miller, s’è parlato di decine di nastri – la prima fu rilasciata insieme a Guitar Rhumbo (qua non compresa), una ripetizione del concetto di Congo Mombo.
L’uscita della bella ballata Irene (The sweetest girl I’ve ever seen), nella vena di Fats Domino e con brevi saette in overdrive di Gable, confermò il talento da crooner di King Karl e gli diede buon successo personale. Inoltre mise di nuovo in evidenza le sue doti di songwriter e fu d’influenza fondamentale nello swamp-pop, e ispirazione diretta di Just A Dream, l’hit nazionale milionario dell’idolo teenager di Baton Rouge Jimmy Clanton scoperto nel 1957 da Cosimo Matassa, che registrò la canzone nel suo studio con Toussaint e Dr. John per Ace Records di Johnny Vincent.

Clarence 'Jockey' EtienneNelle note del vinile si legge che Gable e i suoi furono i primi a usare il nuovo furgone/bus Volkswagen di Miller (lo stesso che poi altri artisti usarono per il tour a Chicago, v. Nothin’ But The Devil di Lightnin’ Slim) e che per un breve periodo, dal dicembre 1956 al gennaio 1957, Miller fece il calendario degli spettacoli dei suoi artisti: Gable e i Musical Kings ebbero solo sei serate libere nel dicembre 1956.
Il guadagno medio di uno spettacolo era 150-175 dollari; ne ebbero 200 all’Hix Wagon Wheel a Ville Platte e al Bubba Lutcher’s a Lake Charles, (8) mentre al Tuxedo Junction di Shreveport portarono a casa 250 dollari. Diviso per tutti oggi quel denaro non sembra granché, ma a quei tempi era un buon introito, soprattutto per musicisti neri e tenendo conto che lavoravano quasi tutte le sere. Suonarono anche al Clover Parlor e al Whets Lounge a Lafayette, da Carter’s a Donaldsonville, al Big Wheel Club di Opelousas, al Re Bop Club di St. Martinsville e all’American Legion Club a Eunice.
Negli anni 1950 il clima nel sud della Louisiana era ancora fondato sulla segregazione razziale, e le tensioni fra i bianchi cajun e i neri creoli furono aggravate probabilmente proprio dalla minaccia antisegregazionista. Come si legge nel libro di Shane K. Bernard, i neri che suonavano nei club dei cajun sperimentavano il “regular back door treatment”, cioè dovevano entrare e uscire dalla porta sul retro.
Gable ha ricordato in particolare un club a Catahoula in cui il proprietario impediva ai musicisti di lasciare il palcoscenico senza scorta; potevano andare al bar o usare il bagno solo accompagnati da un poliziotto. King Karl ha parlato di un locale, a Mamou, in cui non potevano andare al bar, ma ha aggiunto che in altri posti non avevano problemi di questo tipo. Karl comunque aveva un carattere accomodante e non dava peso a queste faccende, e in generale nessuno si lamentava, arrivando a raccontare di quei giorni dopo molti anni e solo in occasione di domande dirette. Anche Little Alfred Babino ha riferito che in svariate occasioni non poterono lasciare il palco, camminare all’esterno e andare al bar o al bagno, e c’era sempre la polizia a controllare i musicisti prima e dopo la performance.

Nell’aprile 1957 fu la volta di It’s Hard, But It’s Fair e Cool, Calm, Collected; il disco (Excello 2108) vendette bene in regione, e aveva la partecipazione di Gable come autore. Il primo fu un minor hit, ma qui non è compreso, il secondo è un uptempo boogie per sala da ballo con epigrafici interventi di sax e chitarra, sulla cui trascinante base Jolivette afferma di essere un real cool cat.
In settembre uscì un disco (Excello 2122) con un lato A che non è in questo LP e che non ho mai sentito, Gumbo Mambo, ma è facile supporre che si tratti di un altro strumentale nello stile di Congo Mombo, e a detta del sito Ponderosa Stomp “forse il migliore e il più raro” dei 3 della serie. Il lato B What’s The Matter With My Baby fu un minor hit, anche questo non presente qui.
Il quinto singolo (Excello 2140) uscì nel maggio 1958 (la sessione potrebbe essere dell’agosto 1957) e presentava Have Mercy On Me/Walking In The Park. La prima è una ballata supplichevole tipo doo-wop con andatura da Big Easy, cornice di fiati e bellissimo canto stentoreo; quando intona I need your love fa tremare le ginocchia.
Nella seconda è accreditato il sax tenore di Gabriel King con stacco in pieno rock ‘n’ roll di New Orleans; non so dire chi si celasse dietro questo pseudonimo, so solo che suonava con Clifton Chenier, anche su disco. La ritmica di piano è attribuita a Tal Miller, e non manca un piccolo intervento luminoso di Gable sulla sua Telecaster del ’53; un take alternativo è su Louisiana Swamp-pop, FLY LP 532.
La sesta e ultima uscita Excello (n. 2153) è del gennaio 1959. Da una parte la pigra Please Operator, iniziante con richiesta del numero al centralino e trillo di piano, prima di assestarsi sull’andatura di Domino per una ballata che ricorda Those Lonely, Lonely Nights di Earl King. Come sempre c’è un tocco personale, qui è una specie di tremolo o trillo in sottofondo e direi che si tratta della chitarra di Gable; sarà l’incisione “sporca” o forse è un effetto voluto, ma quasi sembra un coro! Sul nastro originale i compilatori di questa raccolta, prima del brano, hanno udito la voce di Miller dire: Gable. Please Please Operator, take eleven.
Dall’altra la famosa This Should Go On Forever, ballata che definisce il lessico dello swamp-pop.
La canzone fu registrata circa due anni prima, il 22 febbraio 1957, rimanendo inedita tutto quel tempo: fu un evidente errore da parte dei vertici dell’etichetta, dato che quando il bianco cajun Rod Bernard (9) la fece uscire diventò un successo nazionale, e solo allora Excello pubblicò l’originale di King Karl.
Bruce Bastin nelle note al disco ha riportato queste parole di Miller:
«Mi fu chiesto da Jolivette di scrivere una canzone usando quel titolo, e lo feci. Lo indicai come co-autore per il suo contributo, ma più tardi lui vendette la sua parte a me. Fu solo dopo che Rod Bernard la pubblicò che Excello infine la fece uscire, nonostante fosse stata in attesa per un bel po’ di tempo».
Come sempre, è difficile sapere in che misura fu il vero contributo del produttore alla canzone; essendo anche lui un ottimo autore non è possibile dire con certezza in quali episodi non ebbe parte. Allora tutti i produttori di musica nera aggiungevano nomi fittizi ai crediti per avere parte dei diritti, e questo importava poco agli artisti afroamericani o, meglio, non potevano farci granché, almeno fintanto che il proprio nome non fosse così importante da poter essere nella condizione di negoziare. Infatti, interrogato sulla questione, Gable ha detto:

A quei tempi tutto quello che volevamo era solo un po’ di fama, passare per radio e lavorare regolarmente sei giorni alla settimana; per noi era come la manna. A dir la verità, non mi passavano nemmeno per la testa le royalty, come a nessun altro. Non posso parlare per gli altri, ma io ero un po’ intimorito perché facevo ancora le scuole superiori, e dovevo chiedere sempre permessi speciali per poter onorare gli ingaggi (10)

Sicuramente era la stessa cosa per Jolivette, anche se non più uno scolaretto, dato che il gruppo in una settimana faceva più soldi di quanti ne avesse mai visti prima tutti insieme.
Quello di Bernard non fu proprio un furto dato che ebbe il permesso diretto di Karl; la “colpa” per questo suo probabile successo mancato fu di Excello perché non riconobbe la potenzialità del materiale o, forse, l’enclave di Nashville lo considerò troppo politically incorrect per la diffusione in radio. Il tema era questo:

This should go on forever
It should never never end
If it’s wrong to love you
I’ll forever live in sin

Nel libro di Broven si legge la storia. Rod Bernard lavorava alla stazione radio KSLO e nei weekend andava a sentire le band locali, che poi trasmetteva nel suo programma tutti i pomeriggi. Una sera andò al Moonlight Inn sulla Highway 190, e quando King Karl seppe che Bernard era lì, esclamò dal palco:
«Old Hot Rod’s here from KSLO, I’m gonna dedicate this next song to him, it’s gonna be our new record!».
La canzone impressionò Bernard e ogni volta che incontrava Karl gli chiedeva quando sarebbe uscito il disco, per poterlo mandare in onda:

[...] Mi disse che sarebbe stato il prossimo, ma il prossimo usciva e non era mai quello. Alla fine mi rivelò che alle persone per le quali l’aveva registrata, quella gente del Tennessee [Excello Records, n.d.r.], non era piaciuta. Io gli dicevo sempre quanto mi piacesse quella canzone, di cui non ricordavo il titolo, e fu allora che Floyd [Soileau, n.d.r.] mi chiamò. Mi chiese di trovare un paio di canzoni per registrare un disco [...] Così andai a casa di Karl [...], gli dissi che avevo la possibilità di fare un disco e che mi sarebbe piaciuto incidere quella che lui aveva scritto con Jay Miller e che aveva cantato per me quella sera, e gli chiesi se poteva insegnarmela. Lui rispose: “Sicuro!” (11)

Bernard sedette sui gradini d’ingresso della casa di Karl, e questi gliela suonò con la chitarra. Non sapendo scrivere la musica, Bernard riuscì solo a tirare giù alla svelta le parole, poi corse alla radio per registrare un demo prima di dimenticarla.
All’epoca Soileau non aveva ancora lo studio e, ironia della sorte, la canzone fu registrata di nuovo da Miller, in una sessione cominciata alle sette e mezza di sera e finita alle tre e mezza del mattino dato che, avendo un registratore ad una traccia, ogni volta che qualcuno sbagliava dovevano ricominciare da capo. Quando finalmente il brano fu messo a punto e registrarono la traccia definitiva, Bernard la cantò con un fazzoletto legato alla faccia perché aveva appena avuto una forte emorragia nasale.
La versione di Rod Bernard uscì nell’ottobre 1958 per Jin Records di Floyd Soileau di Ville Platte, e arrivò al n° 20 degli Hot 100 di Billboard nella primavera 1959, dopo essere stata ceduta alla Argo dei fratelli Chess per la distribuzione nazionale. Erano i tempi di altri successi swamp-pop, come la romantica ballata Breaking Up Is Hard To Do di Jivin’ Gene, l’epica Mathilda di Cookie and the Cupcakes (registrata alla radio KPLC di Lake Charles, dove Bernard lavorò) e l’universale Sea Of Love di Phil Phillips, una delle canzoni ancora oggi più riprese da musicisti di vario genere (l’ultima è di poco fa e l’ho sentita trasmessa in un negozio, eseguita in stile hawaiano da Raiatea Helm), e anche questo brano cavalcò lo stesso filone di successo.
La versione originale dei Musical Kings non ebbe altrettanta fortuna, anche perché sembra che Leonard Chess appena seppe che fu trasmessa alla WLAC agì per evitare che succedesse di nuovo: gli bastò una telefonata.
Sempre in pieno stile r ‘n’ b/rock di New Orleans, sopra un’armonia pianistica di pochi accordi, call and response di fiati e appoggio melodico di Gable, la morbida pronuncia francese aperta di Jolivette (che passa al corsivo quando con ironia enfatizza le sue colpe) è echeggiata con canto potente e squillante da rock-crooner: un’interpretazione fissata nell’eternità sicuramente più dell’amore a cui aspira.Guitar Gable
Sono 6 le tracce inedite uscite su questo LP della serie Miller edita dall’inglese Flyright. La prima che s’incontra è Goodbye Baby di King Karl, ancor più in pieno carattere neorleansiano. Dev’essere un primo tentativo di una canzone che poi ebbe il titolo di Goodbye Whiskey quando Miller la mandò a Ernie Young il 1° ottobre 1959, insieme ad altre due tra le quali scegliere l’altro lato di quello che il produttore pensava potesse essere un buon disco; l’idea però non fu realizzata. Nella versione “baby” Karl canta Goodbye baby, I’ll never fool with you no more, in quella “whiskey” Goodbye drinkin’, I’ll never take a sip no more. Bastin dice che alle percussioni c’è Lazy Lester tintinnante due bottigliette di coca cola, e in effetti il suono pare più sottile di quello di un cowbell. Difficile dire chi sia al bel solo di sax tenore, anche perché non c’è data di registrazione.
Nella stessa intervista alla radio accennata sopra (1956), Gable afferma che nella sua band il fratello ‘Fats’ Perrodin suonò il bass fiddle (contrabbasso) solo per circa tre mesi, prima di passare alla chitarra, conferma King Karl come cantante e dal vivo anche altosassofonista, e il batterista ‘Jockey’ Etienne, dicendo che veniva da Lafayette. Nomina poi due tenorsassofonisti, anch’essi di Lafayette; Freddie Levine (credo Lebien, nella foto sopra), che suonava con lui da sei anni, e Felton Williams, da due.
String Bean sembra derivare dal classico della musica bluegrass ripreso anche da B.B. King. Qui è un rock ‘n’ roll alla Little Richard, e la voce non sembra quella di King Karl. Bastin ipotizza che si tratti di Chuck Martin, che cantava nei club frequentati dalla band nello stesso periodo, il Moonlight e il Clover.
Difficile capire come mai la stupenda Mary Lou non fu rilasciata. È un R&B uptempo segnato dal sax e dalla chitarra incastonato tra un inizio e una fine a tempo di rumba, con shouting vigoroso. Nel gioco delle influenze, è facile sentire Ray Charles nella parte rumba e Big Joe Turner in quella R&B.

Per No Matter Who avanzo l’ipotesi che sia stato scartato perché simile a qualche altro brano, tipo Irene o Please Operator. Il canto è come al solito partecipe, vibrante, e il solo di chitarra rimanda ai fraseggi di Guitar Slim e Johnny ‘Guitar’ Watson. Sulla scatola del nastro era riportato come No Matter, i compilatori hanno pensato di completare il titolo in modo conforme al testo.
Lo strumentale alla texana Walkin’ With The Kings invece non era elencato da nessuna parte e quindi non aveva titolo, è stato messo questo come tributo al gruppo; giusto, perché qui l’organico è al completo. C’è un solo di sax alto, forse proprio di Karl, mentre Gable definisce l’andamento per tutto il tempo: sarebbe stato un ottimo B side, ma il sax è incerto sul da farsi e necessita di sistemazione; sembra una prova.
Sorpresa finale, Long Way From Home ha la voce di Gable, ed è evidente l’omaggio a Guitar Slim; è molto probabile che appartenga ad una delle prime sessioni. Verso la fine dice: I’m not good on popular music, but I still can play the blues.
La band di Gable era ancora attiva nel tardo 1959 e Miller ogni tanto procurava ingaggi per loro. Suonarono all’Highland Park Country Club a West Monroe in febbraio e alla Kappa Sigma Fraternity alla Louisiana State University di Baton Rouge in settembre.
A quel punto però Gable era “un po’ disgustato da come andavano le cose nel music business” (Broven), e sia lui che King Karl smisero di registrare per Miller. Il primo lo fece nel 1960, quando interruppe le attività musicali entrando nell’Esercito e rimanendovi per due anni, lasciando scadere il contratto con Miller.
Karl preparò un demo a casa di Lloyd Reynaud a Opelousas, e lo portò a Ernie Young andando direttamente alla sede di Excello a Nashville. Young, temendo ritorsioni da parte di Miller, pubblicò il cantante nel 1962 sotto lo pseudonimo di Chuck Brown dopo una sessione che produsse due singoli, uno dei quali aveva Hard Times at My Door. Anche se Karl non aveva più obblighi contrattuali con Miller, l’ormai potente produttore si avvalse di fantomatici “diritti territoriali” e bloccò la spedizione dei singoli al di fuori della Louisiana.
Tornato dal servizio nelle forze armate Gable si riunì a Karl sperando di ricomporre il gruppo, ma Etienne ormai accompagnava grandi nomi, come Solomon Burke e Johnny Adams e, come si sa, il periodo commercialmente non era affatto buono per il rhythm ‘n’ blues, con l’avanzamento della soul music e la british invasion che chiusero definitivamente il sipario sui gruppi come il loro. Il “fantino” da corsa ‘Jockey’ Etienne poi entrò nei Fernest and the Thunders, (12) gruppo che durò fino al 1989.

Gable s’unì a Lynn August, eccellente organista/fisarmonicista cieco dello zydeco bianco, e Karl pubblicò a suo nome per la stessa firma di August, Tamm Records di Carol Rachou, sussidiaria dell’etichetta La Louisianne di Lafayette, supportato da Gable. Di questo periodo ci sono il puro gioiello della Louisiana più latina, Just Because, un tributo al suo mentore Lloyd Price, accompagnato da una sezione fiati coi fiocchi, e I’ve Never Been So Wrong, ma l’etichetta era troppo piccola per piazzare i dischi dei suoi artisti aldilà dei juke-box locali. Anche il rockabilly latino I’m Just A Lonely Man del 1964 (starebbe bene in un Tarantino), e un bel blues lento nello stile di Johnny Adams, Blues for Men del 1966, incise per la Casa madre, non ebbero molta fortuna. A trovarlo oggi, un cantante così.
I due si divisero nel 1968, e Karl smise di far musica anche a causa di una grave asma. Si sposò nel 1974, trovò lavoro come guardia e s’accasò a Scott, La., ma avendo bisogno di condizioni climatiche migliori nel 1992 fu costretto a trasferirsi a Mesa, in Arizona.
Una sera di qualche anno dopo, a metà anni 1990, fu ricordato da Lazy Lester in diretta nella trasmissione radiofonica di Bob Corritore a Phoenix; il figliastro di Karl stava ascoltando, telefonò subito e rivelò ad un sorpreso Corritore che il padre viveva proprio a poche miglia dalla stazione radio.
Karl fu invitato in radio, suonò al Rhythm Room a Phoenix, il locale dell’intraprendente armonicista/impresario (Corritore è noto per essere molto attivo nella promozione di eventi e di artisti blues), e registrò al Tempest Recorders Studio a Tempe, Az., un paio di brani che andarono su due compilazioni (Desert Blues, vol. I, Phoenix Blues Society, e All Star Blues Sessions, Hightone).
Guitar Gable negli anni 1970/1980 viveva a Opelousas e suonava due-tre volte alla settimana con Lil’ Bob and the Lollipops, (13) ma si considerava in pensione.
Nel 1995 il chitarrista C.C. Adcock lo convinse a tornare con Karl ed Etienne per una serie di jam-session che culminarono in un concerto al Festival International de Louisiane di Lafayette. Il riscontro positivo del pubblico li portò in tour nel Texas e nel sud della Louisiana, con memorabili apparizioni all’House of Blues di New Orleans, da Antone’s ad Austin e al Baton Rouge Blues Festival; nel 1998 Gable e Karl vennero perfino in Europa, al Blues Estafette.

King Karl

King Karl (Courtesy of Arizona Blues Hall of Fame)

Oggi Guitar Gable e ‘Jockey’ Etienne sono ancora sulla scena quando si presenta una buona occasione, e una buona c’è stata purtroppo per me solo pochi giorni prima del mio arrivo a New Orleans nel 2010, all’ultimo appuntamento della serie di incontri e concerti al Cabildo, organizzata dalla Ponderosa Stomp Foundation come chiusura dell’esposizione Unsung Heroes: The Secret History of Louisiana Rock ‘n’ Roll.
Nel 2000 King Karl prese parte al Blues Blast, organizzato da Corritore, dal 2002 s’esibì per tre anni consecutivi al Ponderosa Stomp e nel 2005 allo Swamp Pop Summit organizzato da Quint Davis per il New Orleans Jazz Fest (con Warren Storm e Phil Phillips). Morì a 73 anni di malattia polmonare, il 7 dicembre 2005, a Mesa, Arizona, e fu sepolto con gli onori militari il 15 dicembre al Phoenix National Cemetery.

(Fonti: John Broven, South to Louisiana: The Music of the Cajun Bayous, Pelican Publishing Company, Gretna, LA, 1983, pagg. 128-134; Bruce Bastin, Guitar Gable, Cool Calm Collected, Vol. 36, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 599, 1983; Shane K. Bernard, Swamp pop, Cajun and Creole Rhythm and Blues, Univ. Press of Mississippi, 1996; Larry Benicewicz, Remembering King Karl).


Note:
  1. Da John Broven, op. cit. nelle fonti. []
  2. Da Shane K. Bernard, op. cit. nelle fonti. []
  3. E nell’articolo di Larry Benicewicz cit. nelle fonti. []
  4. La cui line-up del periodo era: Huey ‘Cookie’ Thierry, voce e sax tenore, Shelton Dunaway, voce e sax tenore, Sidney ‘Hot Rod’ Reynaud, sax tenore, Marshall Laday, chitarra, Ernest Jacobs, piano, Joe ‘Blue’ Landry, basso, Ivory Jackson, batteria. []
  5. Dal 1956 al 1958 Guitar Gable e Carol Fran furono tra i maggiori successi di Miller. []
  6. Da John Broven, op. cit. nelle fonti. []
  7. Ibid. []
  8. Dal nome e dal luogo direi che si trattava di un locale di proprietà del fratello di Nellie Lutcher, nota cantante e pianista jazz nata a Lake Charles. Isaac ‘Bubba’ Lutcher fu il primo dj nero a L.C., e nel 1950 conduceva un popolare spettacolo chiamato Bubba’s Cookie Shack alla radio KAOK. Fonte: J. Allured, J. Hutchings, D. Johnson-Houston, (Images of America) Lake Charles, Arcadia Pub., 2012. []
  9. Nel 1957 il suo gruppo era: Rod Bernard, voce e chitarra, Charles Boudreaux, tromba, Marion Presley, chitarra, Rick Bernard, basso, Ray Thomasee, batteria. []
  10. Da Larry Benicewicz, nelle fonti. []
  11. Da John Broven, op. cit nelle fonti, pagg. 198/199. []
  12. Fernest Arceneaux, voce e fisarmonica, Dalton Arceneaux, rubboard, Chester Chevallier, chitarra, Peter Helaire, basso, Clarence ‘Jockey’ Etienne, batteria. []
  13. Nel 1979 la formazione era: Camille Bob, voce e batteria, Allen ‘Cat Ray’ Broussard, sax alto, Guitar Gable, chitarra, Russel Gordon, chitarra, John Clinton ‘Fats’ Perrodin, basso. []
Pubblicato da in Dischi, RECENSIONI //
È vietata la riproduzione anche parziale di questo articolo senza l'autorizzazione dell'autore


 

Un commento per “Guitar Gable (with King Karl) – Cool Calm Collected

  1. 24 aprile 2012 alle 10:53

    Good Job… Come sempre. Cercherò il vinile

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *