Lazy Lester – I Hear You Knockin’!

Lazy Lester, I Hear You Knockin'Lazy Lester, I'm a Lover not a Fighter

 

Mi ricordo ancora quel gelido giorno di gennaio del 1971, quando io e Lightnin’ Slim aspettammo alla stazione dei bus a Pontiac, Michigan, l’arrivo del suo vecchio partner, Lazy Lester. Il bus arrivò e andò, ma di Lester nessuna traccia. Mentre chiedevo informazioni presso lo sportello, un passeggero che era appena uscito dallo stesso bus mi sentì e disse che a bordo c’era un ragazzo nero, alto e magro, che sembrava addormentato. Doveva essere lui! La fermata successiva era Flint, circa una cinquantina di chilometri a nord.
Potete capire, eravamo attesi alla University of Chicago Folk Festival, dove era previsto che Lightnin’ e Lester suonassero insieme in un reunion concert. Arrivati alla stazione di Flint andai direttamente alla toilette, e indovinate chi ci trovai? Mr. Lazy Lester! Si scusò, e finalmente potemmo andare a Chicago. Sono passati 23 anni, ma lui è ancora il solito matto.

La citazione è tratta dalle note di Fred Reif (allora manager di Lester, oltre che suo amico e suonatore di washboard), scritte per il fondamentale I HEAR YOU KNOCKIN’!, disco prescelto per quel che riguarda la prima parte della carriera di Lazy Lester perché contiene i 30 titoli usciti per Excello Records di Nashville, vale a dire quelli che definiscono il suo swamp blues.
L’altra raccolta edita da Ace Records, I’M A LOVER NOT A FIGHTER, ha un contenuto simile (i vari unissued si riferiscono a diverse versioni), ma manca di 8 brani rispetto all’altra, sostituiti da 2 mancanti nella prima (perché non usciti su Excello). Uno di questi è il noir Bloodstains On The Wall, un impressionante brano di Frank Patt. (1)
Le note dicono che risale al febbraio del 1960 e che il piano è suonato da Merton Thibodeaux, il basso da U.J. Meaux, mentre la chitarra non si sa, anche se io per la verità non la sento; l’armonica con eco sopra il canto di Lazy Lester è inconfondibilmente sua, in overdub. Il testo narra di un omicidio e l’armonica riverberata e lamentosa sopra un andamento ritmico pesante, ripetitivo, ben si adattano a qualcosa di macabro, qualcosa che non è tipico di Lester:

Sheets and pillows torn to pieces, bloodstains all over the wall
I know there weren’t any when I left this morning, I didn’t leave the phone out in the hall
Well, you gotta come clean baby, I soon will find it out
Detectives will be hanging around my door, they want to know what it’s all about
So, tell me baby what’s those bloodstains on the wall

È un bel brano inusuale nel suo repertorio e, anche se Lester la recita meno intensamente di Frank ‘Honeyboy’ Patt, non era roba per Excello. Fu rilasciato nel 1976 da Flyright in una versione alternativa intitolata Bloodstains su They Call Me Lazy, (2) con solo il piano (da Bruce Bastin attribuito a Katie Webster) e il resto della ritmica. Il nastro da cui è tratto, dicono ancora le note dell’LP, sembra di prova, sebbene il brano fosse già su un nastro precedente, con il canto di Lester e J.D. Miller alla chitarra, pratica comune anche con altri artisti dello studio. Un’altra versione, direi la stessa del disco Ace, è uscita nel 1985 su Baton Rouge Blues. (3) Qua Bruce Bastin ipotizza che l’armonica sia Slim Harpo, mentre nell’altro LP, riferendosi a questa versione, sempre Bastin pensa sia Sylvester Buckley, pur essendo la stessa cosa.

L’altro è Sad City Blues, anche questo edito dalla Casa inglese Flyright nel successivo LP dedicato a Lester, Poor Boy Blues (4) datato 1978, e in Baton Rouge Harmonica, (5) uscito nel 1988. Su quest’ultimo è presente anche un Courtroom Blues, nient’altro che la stessa melodia con testo diverso.
Quella nel CD Ace (I’m a Lover not a Fighter) è annotata come eseguita da Carol Fran e Katie Webster al piano, Lionel Torrence al sax tenore, Leroy Washington alla chitarra, Emile Joseph al basso e Warren Storm alla batteria: esclusa la presenza di due pianiste (a meno che una non abbia sostituito l’altra in una successiva versione) è una formazione possibile in una sessione datata agosto 1961. Premesso che le differenze sono minime (ne noto solo una piccola tra le due in vinile), potrebbero comunque essere almeno due sessioni diverse, ed è evidente quanto Miller cercasse la perfezione, almeno nell’ottica della commercializzazione.
Nelle note di Bastin al vinile Poor Boy Blues si dice che il brano apparve su tre nastri di Lester, e attribuisce il piano a Katie Webster. Anche questo è un episodio inusuale, un blues lento e triste distillato da una chitarra acquosa, e le versioni di prova non erano per Excello, ma per Dot Records, in tutti i casi con risultati eccellenti.
Il bellissimo è uno dei tanti accreditati a Miller (su I HEAR YOU KNOCKIN’, tutti lo sono), e fu provato anche da altri artisti, tra i quali è probabile che ‘Honey Boy’ Allen Pierre sia stato il primo, dato che i crediti sono attribuiti a lui e a Miller. L’episodio è stato poi ripreso molti anni dopo in Texas, nel bellissimo CD Antone’s BLUES STOP KNOCKIN’ del 2001, uno dei migliori, se non il migliore, della rinascita discografica di Lazy Lester.

Nato Leslie Johnson il 20 giugno 1933 a Torras in Louisiana, a due passi dal fiume Mississippi a nord di Baton Rouge nella parish di Pointe Coupee, si può dire che sia cresciuto più con la musica country che con il blues. Tra i suoi preferiti c’era Jimmy Rodgers, detto il Singing Brakeman: un mestiere, quello del frenatore, che nella mia immaginazione è collegato al romantico Novecento americano di frontiera, grazie soprattutto ai dettagliati racconti di Jack Kerouac.
La madre suonava l’armonica e uno dei suoi fratelli aveva una chitarra, sulla quale Leslie strimpellava le canzoni country preferite. Solo più tardi, durante l’adolescenza, quando la famiglia si trasferì nei sobborghi di Baton Rouge (6) cominciò a suonare il blues. Lavorò in una drogheria in città e in una stazione di servizio, e tra i suoi primi acquisti ci fu un’armonica e il singolo Juke di Little Walter. Uno dei suoi posti preferiti quand’era ragazzo era il Temple Roof Garden, un club leggendario di Baton Rouge:

Amico, era qualcosa di speciale. Era al piano superiore, sopra un barbiere e un cinema. Non avevo l’età per poter entrare, così non facevo altro che aspettare l’arrivo dei musicisti, afferrare un tamburo, un amplificatore o una chitarra e portarli su dalle scale per loro. Sai, a loro questo piaceva, e così mi permettevano di rimanere ad ascoltare.

Il Temple Roof Garden era davvero qualcosa di speciale: nel suo periodo di massimo splendore ospitava i più grandi artisti neri del paese, come le big band di Lucky Millinder, Lionel Hampton, Duke Ellington, Count Basie e Buddy Johnson, o bluesman famosi come BB King, Jimmy Reed, Muddy Waters e Little Walter. Spesso la band di supporto era diretta da Buddy Stewart, che per 30 anni ha gestito il Buddy Stewart’s Rock Shop, ancora presente al 1706 N. Acadian Thruway West e che già nei 1980 era uno dei pochi negozi di dischi rimasti Mom & Pop (piccole attività a gestione familiare). Poco più avanti ha sede il Rhythm Museum. Negli anni 1940/1960 Buddy Stewart condusse l’orchestra in spettacoli ben prodotti nei club e nei locali più sofisticati lungo la costa del Golfo; gli artisti swamp blues erano fuori da questo circuito, la loro musica essendo considerata troppo campagnola e rozza, e troppo legata al territorio.
E se per bluesman come Lightnin’ Slim l’accesso al Temple Roof era proibitivo, il Tabby’s Blues Box and Heritage Hall, che si trovava su North Boulevard oltre la ferrovia, aprì troppo tardi per lui e per Slim Harpo. In compenso il locale di Tabby Thomas fu un nido per gente come Silas Hogan, Guitar Kelley, Henry Gray, Raful Neal, e tenne viva la scena blues di Baton Rouge, scena poco appariscente e imboscata in una città piuttosto asettica.

A 19 anni Leslie aveva già una buona reputazione localmente come chitarrista capace e armonicista originale ispirato da Little Walter Jacobs, ma anche dai dischi di Jimmy Reed, il “teorico” dello swamp blues, e di Sonny Boy Williamson II, pur consolidando un suo stile personale. Batteva la zona con l’amico Big John Jackson, leader dei Rhythm Rockers, in cui Leslie era all’armonica, Big John alla chitarra, Sonny Martin al piano, Donald Bates alla batteria, Sammy Brown alla tromba, Jack Charles King al trombone e Eddie Hudson alla voce; quasi tutti facevano ancora la scuola superiore, e si destreggiavano tra il blues e i motivi ballabili popolari a quei tempi.
Fu durante la sua permanenza nella piccola città di Rayne che avvennero due incontri importanti: quello con Guitar Gable (Gabriel Perrodin), che suonava al Blue Gardenia, cominciando poi Lester a far parte della sua band, e quello con Lightnin’ Slim (Otis Hicks) su un autobus diretto a Crowley.
Al contrario di quest’ultimo, Leslie sapeva chi era Slim e, secondo i racconti dell’armonicista, aveva già suonato con il suo gruppo all’insaputa del titolare. Decise quindi di rimanere sul bus fino a Crowley con Lightnin’, diretto allo studio di J.D. Miller, in North Parkerson Avenue.
A Crowley erano in attesa di cominciare una sessione, ma il previsto armonicista texano Wild Bill Phillips non s’era fatto vedere, così Leslie si propose a Lightnin’ Slim, dicendo di conoscere i suoi dischi e di poterlo fare. Da quel giorno cominciò non solo il rapporto con il grande produttore Jay D. Miller, ma anche l’amicizia e la collaborazione con Lightnin’ Slim, precursore dello swamp blues della Louisiana:
«È stato uno dei miei migliori amici», ha dichiarato Lester. «Facevamo il diavolo a quattro tra di noi, ma insieme ne abbiamo combinate delle belle». (7) Leslie entrò nella band di Lightnin'; suonarono nelle scuole cattoliche, negli auditorium e nei club attraverso la Louisiana, ma più avanti anche in Arkansas, Mississippi, Alabama e, occasionalmente, a Cleveland, Ohio, e continuò a esibirsi anche con i Rhythm Rockers nei club attorno a Baton Rouge e Crowley, cominciando a fare dischi a suo nome già due-tre mesi dopo che si unì a Slim. La sua introduzione al produttore di Crowley avvenne come quella di molti altri artisti, approdati al suo studio sperando di registrare un disco, dai ricordi di Jay Miller:

Un giorno Lightnin’ Slim arrivò in studio per fare una sessione accompagnato da un giovane sconosciuto, alto, snello e presentatomi come Leslie Johnson […] Mi fu detto che Lightnin’ aveva incontrato Leslie su un autobus, ma che non l’aveva sentito cantare o suonare. Avendo cinque minuti prima della sessione, accompagnai Leslie in studio e noialtri andammo nella stanza controllo a sentire. Dopo aver acceso l’apparecchiatura e avergli segnalato di iniziare, rimasi stupito da quello che sentii. Era molto di più di quello che m’aspettavo. Mi convinsi immediatamente che era un artista dal gran potenziale.

A partire dal 1956 diventò uno dei musicisti più presenti nello studio di Miller, solcando decine di nastri non solo suoi, ma anche in supporto ad altri bluesman e non (oltre Lightnin’ Slim, Lonesome Sundown, Slim Harpo, Silas Hogan, Henry Gray, Tabby Thomas, Katie Webster, Nathan Abshire, Johnny Jano), all’armonica, alla chitarra, al washboard o altre percussioni. Sebbene non abbia avuto un disco di successo nazionale, le vendite costanti e la sua presenza in studio come braccio destro di Miller gli permisero un’attività discografica continua per 9 anni, con 15 dischi Excello usciti a suo nome.
Il CD offre i singoli in ordine cronologico, e il primo da titolare (Excello 2095) uscì nel 1957 con I’m Gonna Leave You Baby, di Leslie Johnson e Jerry West, lo pseudonimo che Jay Miller usava per firmare i blues.
È un medio-lento che evidenzia il tessuto ritmico collegabile all’R&B dello studio di Crowley: uno slapping su carta o cartone ben udibile a muovere un drumming sordo e regolare proveniente da una cabina (come si vede nelle foto dell’articolo su Crowley), un lavoro fino di chitarra e basso a intorbidire il movimento, mentre Lester all’armonica commenta le sue frasi vocali ed esegue un solo.
Non avendo nessuna canzone per il retro, lui e la splendida band con Guitar Gable alla chitarra, il fratello tredicenne di Gable, detto ‘Yank’ o ‘Fats’ (John Clinton Perrodin), al basso e Clarence ‘Jockey’ Etienne alla batteria, improvvisarono lo shuffle strumentale Lester’s Stomp che, in qualsiasi versione lo si ascolti (nella bella alternativa su FLY 526 c’è ancora lo slap e voci di incitamento sono udibili, suppongo di Gable) rimane un favoloso uptempo boogie di due minuti (uno dei pochi casi in cui il batterista usa i cimbali), mostrante l’abilità di Lester all’armonica, strumento di cui ha la piena padronanza a differenza della voce, impostata sullo stile di Jimmy Reed ma non sufficientemente dinamica e potente, e forse motivo per il quale ai tempi non fu abbastanza “credibile” per entrare in classifica come solista. Questo primo disco uscì già con il soprannome datogli da Miller:

Disse che io non avevo mai la frenesia di fare qualcosa, che mi muovevo lentamente e avevo questo accento pigro, così decise di chiamarmi Lazy Lester. Non mi diede fastidio per niente […] Effettivamente, devo confessare che non ho mai fretta, che si tratti di suonare il blues, di parlare, pescare, amare, qualsiasi cosa io faccia, prendo tutto il tempo necessario per fare il lavoro come va fatto.

Il secondo e il terzo singolo uscirono nello stesso anno, ma non sempre le sessioni sono datate esattamente e sui musicisti presenti a volte ci sono contraddizioni, tenendo poi conto che non tutte le alternative sono state fatte nella stessa sessione. Go Ahead e They Call Me Lazy (Excello 2107) sono entrambi tempi medio-lenti paludosi, intensi e imponderabili, il primo ancora con marcati accenti ritmici, una bellissima armonica tradizionale e un canto blues, il secondo (They call me Lazy, God he knows I’m only tired…) con armonica melodiosa, basso profondo e, a differenza della versione pubblicata su FLY 526, un piano in sottofondo.
I Told My Litte Woman (Excello 2129) è un andante che inizia con un colpo sul crash e prosegue a passi marcati con l’armonica in un registro alto. Nel disco Ace c’è un’alternativa risalente all’ottobre 1957 che collega le due chitarre a Lester e a Gable, e la batteria a Jockey Etienne, (8) tuttavia sembrano identiche, e direi che il personale è lo stesso.
Il retro era la favolosa, minimale Tell Me Pretty Baby dell’agosto 1956, con aggiunta percussiva (washboard?) e Lester convincente su tutti i fronti. Le note del disco Ace, che credo presenti la stessa versione, dicono che c’è Guitar Gable alla chitarra, ma dato che ne sento due l’altra potrebbe essere Lester stesso, mentre al basso dovrebbe esserci ‘Yank’ Perrodin e alla batteria Etienne. Il FLY 526 ne presenta una versione veloce, con aggiunta di sax tenore, verosimilmente Lionel Torrence o Boo Boo Guidry, e un’altra è presente sul FLY 614.
Lester ha descritto così la collaborazione con Miller nelle veci di autore:

Miller era un grande autore di canzoni […] Ci sedevamo da qualche parte nello studio e parlavamo. Afferrava la sua chitarra e ne usciva con qualcosa, allora prendeva un pezzo di carta, girava la chitarra sotto sopra e buttava giù le parole. Suonava ancora qualcosa e poi io aggiungevo la musica.

I'm a lover not a fighterIl disco successivo (Excello 2143) uscì nel 1958, e credo sia stato il primo ad avere buon successo data la suggestione di questi brani, ancora oggi molto alta. Da una parte l’originale, splendida I’m A Lover Not A Fighter, con chitarre e basso rockabilly, forse Guitar Gable, Al Foreman, Bobby McBride, e quello che sembra un washboard. Dietro ai tamburi probabilmente ancora il perfetto, inossidabile ‘Jockey’ Etienne.
La versione sul disco Ace in teoria dovrebbe essere la stessa (dato che la indicano uscita su disco Excello nel ’58), ma è leggermente diversa, con ritmica più rockabilly: sono comunque entrambe molto belle. Il FLY 526 presenta un’altra versione ancora, con un suono basso simile a quello di una tuba, non attribuibile ad uno strumento con tastiera. Il mistero s’è risolto quando ho letto che si tratta di un basso vocale (per la verità, non intonatissimo), e cioè il cantante del gruppo Henry Clement’s Gaynotes. Fu registrato su un 2 tracce con il basso vocale in una traccia, per poterlo poi aumentare in fase di missaggio, come credo Miller abbia fatto.
Dall’altra parte, l’incalzante Sugar Coated Love, di nuovo accreditata a Jay Miller e ancora con sapore rockabilly, battito di mani e armonica con eco, proveniente da una sessione con (forse) Pee Wee Trahan e Guitar Gable alle chitarre e l’allora sbarbato (anzi, “sbaffato”) Warren Storm al rullante e grancassa. Sul FLY 544 è presente un’altra versione simile, ma in cui l’effetto elastico sembra superiore e Lester assume una vocetta ironica; qua la batteria è attribuita a ‘Jockey’ Etienne, nonostante si dica che tutte le versioni di prova sono sullo stesso nastro.

Nel 1959 esce I Hear You Knockin’ (Excello 2155) con il ritmo marciante al rullante di Warren Storm, la chitarra di Tony Perreau e il basso a 6 corde di Emile Joseph. Non c’entra con quella di Smiley Lewis, ma è possibile che l’abbia ispirata. Forse, si voleva bissare il successo di Sugar Coated Love, perché l’andatura flessuosa è simile.
Sul FLY 544 c’è un’alternativa più lenta in cui lo slapping sul giornale è più marcato. In genere questi suoni percussivi erano ottenuti usando le spazzole o un giornale arrotolato su uno scatolone di cartone (erano gli imballi dei dischi, e in studio ce n’erano sempre in abbondanza), oppure battendo un giornale appoggiato sulle gambe da seduti.I hear you knockin', Lazy Lester
È un altro andante a marcetta Through The Goodness Of My Heart, risalente ad una sessione del maggio 1958, in cui Lester non suona l’armonica. Aldilà del suo caratteristico e inconfondibile canto sono le soluzioni ritmiche e l’effetto eco, come a propagare il suono per tutta la Louisiana, il marchio di fabbrica del blues di palude prodotto a Crowley. Qui appaiono Pee Wee Trahan e (forse) Tony Perreau alle chitarre, Bobby McBride al basso e Henry Clement alla batteria.
Lazy Lester ha dimostrato buona memoria dei giorni passati nello studio, aggiungendo informazioni sul personale presente nelle sessioni. Nomi come Pee Wee Trahan, Isaiah Chatman, Emile Joseph, Sammy Hogan (figlio di Silas), Hank Redlich, Tony Perreau, U.J. Meaux e Merton Thibodeaux sono stati tutti menzionati da lui, quando la loro presenza non era mai stata documentata prima.
Siamo nel luglio 1959 e I Love You, I Need You (Excello 2166) è una breve ballata blues con armonica che evidenzia Al Foreman, chitarra, Rufus Thibodeaux, basso e Henry Clement, batteria. Il retro Late, Late In The Evening è uptempo, mentre l’alternativa nel disco Ace ha un diverso effetto perché rallentata.
Su quest’ultima le note dicono che ci sono ben tre chitarre: Lester, Pee Wee Trahan, Al Foreman, ed è segnalato Sammy Drake alla scatola di cartone, più udibile però in un’altra bella versione sul FLY 526, nella quale spicca appunto il battito cartaceo, senza batteria, e in cui il risultato è diverso ancora, molto più downhome anche grazie a come suona l’armonica.
Di Bye Bye Baby (Gonna Call It Gone) (Excello 2182) non si può dire che sia una canzone riuscita perfettamente perché, anche nella versione per Excello, Lester fatica a seguire il tempo con il canto, e tutto sembra cadere da un momento all’altro, anche se poi il brano viene portato fino alla fine.
A svelare il retroscena di questo episodio e l’atmosfera nello studio, è la divertente falsa versione pubblicata sul FLY 526, là chiamata I’m Leavin’, in cui già dall’inizio i musicisti non vanno insieme, e si sente come i sessionman cerchino di seguire le irregolarità del leader. Il collasso comincia dopo il minuto e mezzo con Lester che va fuori tempo, ma continua cercando di recuperare. Il commento cantato di Lester (Mother!) al primo minuto e 46 suggerisce che è stufo, e probabilmente anche la band. A questo punto qualcuno deve avergli fatto cenno d’essere fuori tempo, perché all’1:57 inserisce nel cantato la sua negazione: No, I didn’t cut no meter e va avanti quasi come sfida, ma dopo qualche secondo d’inerzia naturalmente la band interrompe. Segue il vociare, e fa ridere sentire Lester che ancora si difende strenuamente (…No I’m good, man), prima di ammettere, ridendo, che potrebbe aver “cut a little time”; a queste parole la band riparte subito per un altro take. Il risultato è ancora sconnesso, ma Miller la lascia finire; non fu ripresa in nessuna sessione seguente.
Siamo nel 1960, e dietro c’era la soffice ballata romantica A Real Combination For Love, un esempio di swamp pop in cui Lester canta ispirato. Nel disco Ace c’è un’alternativa con sottofondo d’organo chiesastico attribuito a Katie Webster della quale si può dire formasse, assieme a Rufus Thibodeaux, Al Foreman e Warren Storm, parafrasando il titolo, “a real combo for a good background”.

Il bel disco con Patrol Blues e You Got Me Where You Want Me (Excello 2197) uscì nel 1961. Il primo è un blues lento sulla prigione, presente come alternativa simile anche nel disco Ace, mentre il secondo è caratterizzato da cambiamenti di tempo. Entrambi sono presenti in versioni molto simili nel FLY 544.
I’m So Glad (Excello 2206) è un blues più arrangiato del solito con la presenza del bel sax di Lionel Torrence, oltre a Tony Perreau (chitarra), Katie Webster e Jockey Etienne, con Lester anche alla chitarra. Quella su Ace è la stessa, mentre c’è un’alternativa su FLY 544 con diversa sonorità, mancando il sax e risultando più downhome e pungente, con i colpi su uno scatolone e l’armonica spiegata in pieno riverbero, con tutta probabilità ottenuto entrando nel suo echo-chamber (qui spiego di cosa si tratta).
L’altro lato era la coinvolgente Whoa Now, nello stesso stile (tra Chicago e west-coast), ma imperturbabile come sempre, e direi che il sax è ancora quello di Torrence, idem per il sottofondo di piano e quindi entrambe potrebbero risalire alla stessa sessione, probabilmente fatta nell’anno di uscita, 1961.
Sono invece diverse da questa e tra loro le due versioni uscite sul disco Ace e sul FLY 526, registrate molto tempo prima, dato che per quella sull’LP FLY il nastro riportava la data della sessione, il 24 luglio 1957 secondo i dati forniti da Bastin, e in questo caso ci si può fidare (purtroppo i suoi dati a volte sono inaffidabili quando non incompatibili). Quella su Ace è bellissima almeno quanto, se non di più, quella pubblicata, nonostante (o grazie a) la strumentazione più povera: solo Lazy con la sua voce e i suoi break d’armonica, una bella linea di basso dalla chitarra ipnotica di ‘Blue Charlie’ Morris e percussioni sul cartone di Sammy Drake; questo combo potrebbe essere lo stesso della versione FLY, ma le note Ace dicono che risale all’ottobre 1957. Sulla stesso stile quella dell’LP, ma non efficace come l’altra. Esemplare la laconicità di Lazy (nella vers. Excello):

I say like the little red rooster said to the little grey hen
You used to lay your eggs in another yard, but you can’t do that again
Whoa now, stop your runnin’ around on me
Well you’re thinkin’ crazy baby, if you think that’s how it’s gonna be
Well you say that was your brother I saw you with last night
I’ve never seen a brother kiss and squeeze his sister tight

Saltellante e piacevole la breve If You Think I’ve Lost You (Excello 2219), da una sessione del maggio 1962 con Bobby McBride passato alla chitarra, Rufus Thibodeaux al basso a 6 corde e Henry Clement alla batteria; un’altra versione è presente sul FLY 544 con il titolo di Ain’t Nothing In This World. Anche I’m So Tired è vivace e quella nell’edizione Ace sembra uguale, ma dicono trattarsi di una versione non pubblicata. Diversa è invece quella sul FLY 526, lenta, e forse migliore.
Lonesome Highway Blues e I Made Up My Mind (Excello 2230) sembrano provenire dalla stessa sessione del 1963 perché il personale è identico. Il primo è un blues lento in chiave minore con il canto di Lester in primo piano e un sottofondo ad andamento luttuoso ed evanescente, il secondo è un tempo medio con l’usuale tiro tonico. Entrambe hanno Sylvester Buckley all’armonica mentre Lester figura alla sei corde, Isaiah Chatman all’altra chitarra e Sammy Hogan alla batteria. Si sente inoltre un washboard, distinguibile soprattutto nel primo brano.

Fantastico il flessibile, mellifluo umore di You’re Gonna Ruin Me Baby (Excello 2235), risalente al 1963. La versione Ace sembra uguale, anche se targata come inedita, e quindi il personale dovrebbe essere lo stesso: Al Foreman e Bobby McBride alle chitarre e Sammy Hogan alla batteria. Tuttavia il basso è ben udibile e caratterizzante, quindi è probabile che McBride fosse lì: semplice ed efficace, carica di coolness.
Il retro Strange Things Happen è un altro felice episodio, poi ripreso benissimo sul CD Antone’s ALL OVER YOU del 1999. Sul disco Ace (il più dotato di note sulle sessioni) non c’è, quindi è difficile risalire alla data e al personale, anche se non ho dubbi che si tratti dello stesso periodo. Quella su FLY 526 mi sembra uguale, e la chitarra potrebbe essere quella di Al Foreman.
Il 45 giri con A Word About Women e The Same Thing Could Happen To You (Excello 2243) risale al 1963/1964. Le due originariamente erano sullo stesso nastro ed è probabile che i sessionman siano gli stessi: Al Foreman e Hank Redlich alle chitarre, Rufus Thibodeaux al basso e il mai sentito Elton Thibodeaux alla batteria (forse si tratta di Elgin, non Elton). La prima, un mid-tempo tranquillo e tipico, è presente anche sul FLY 544 con il titolo A Woman. La seconda ha un umore sospeso, quasi un country song, e credo sia tra le preferite di Lester dato che la ripropone volentieri anche negli ultimi tempi; stessa versione sul CD Ace, e bella anche quella sul FLY 544 (dove però dichiarano la presenza di Bobby McBride), leggermente velocizzata.
Ancora più country la romantica ballata Take Me In Your Arms (Excello 2274) con l’organo di U.J. Meaux, per il resto c’è la collaudata sezione ritmica Al Foreman, Rufus Thibodeaux e Warren Storm: tutti bianchi. Now It’s Time è la versione alternativa nel FLY 544: pur rimanendo una delicata e melodica canzone da ballo questa è più originale, con l’armonica di (forse) Sylvester Buckley che ben s’integra con il sottofondo.
Stessa formazione per l’allegro uptempo di You Better Listen (To What I Said), e anche qui la presenza dell’organo dimostra quanto i tempi siano cambiati; il disco uscì nel 1966. Un’altra versione simile è sul FLY 544 con il titolo di You Gonna Lose Your Head.Pondarosa Stomp, Lazy Lester
Anche Because She’s Gone e Pondarosa Stomp (Excello 2277) furono pubblicati nel 1966, e mancano nel CD Ace. Il primo è un bel blues lento e triste che evidenzia il lirismo di Lester, il secondo al contrario è un uptempo strumentale per armonica e organo, mostrante che quando necessita scaltrezza e velocità lui c’è (come canta in I’m A Lover Not A Fighter: Well people say I’m lazy but there’s a lot they don’t know / When I’m in the mood I can go, cat, go!). Pondarosa si riferisce al nome in gergo per il noto penitenziario di stato della Louisiana, Angola, e il titolo del brano oggi è usato da una fondazione che organizza un festival annuale a New Orleans e altri eventi.

Questo fu il suo ultimo singolo pubblicato su Excello, e anche la collaborazione con Jay Miller s’interruppe nello stesso anno, con la motivazione che Lazy era diventato troppo inaffidabile.
Questi 30 brani pubblicati sono piccole perle, ma in realtà dicono poco dei 9 anni trascorsi a Crowley. Si potrebbe pensare che arrivasse da Baton Rouge, facesse la sua sessione e poi se ne andasse in attesa di ricevere i proventi del disco; invece non era affatto così, e di denaro ne ha visto ben poco. L’impegno nello studio fu talmente costante che dovette trasferirsi e solo analizzando il suo lavoro nel complesso, ad esempio mediante la serie Flyright e i dischi in cui è stato di supporto ad altri artisti di Miller, si può cominciare a capire il suo contributo nella giusta prospettiva.
La serie inglese aggiunge poco di nuovo musicalmente e dal punto di vista commerciale, ma mostra lo scenario delle interminabili prove e varianti a cui Miller sottoponeva i musicisti, il retrobottega, l’atmosfera, la varietà di suoni prodotti, il blues, il rock ‘n’ roll, il cajun, lo zydeco, il country. J.D. aveva una vasta scuderia dalla quale attingere, sia come artisti solisti che di supporto, che in buona parte ho già nominato. «Tutti quei ragazzi erano bravissimi musicisti. Eravamo sempre nei pressi dello studio con tante idee nella testa. Nove volte su dieci, ero io l’unico ragazzo nero nello studio», ha ricordato Lester, ed era lui ad organizzare le sessioni: «Mi prendevo cura degli artisti, sistemavo lo studio. Mi prendevo anche molti accidenti da alcuni musicisti, quando arrivavano lì e Miller non c’era». Il padre di J.D. di solito era davanti al suo negozio, e diceva loro che il figlio aveva lasciato Lester a prendersi cura della faccenda. «Molti di quei ragazzi non gradivano questa cosa, perché non ero bianco come loro, ma gli dicevo: “Miller mi ha dato questo incarico perché ne so più di voi, e se voi volete fare quello che lui vuole che facciate, dovete fare quello che vi dico di fare io”. Molti di loro erano giovani, verdi di rabbia! Gente come T.K. Hulin e Rod Bernard».
Nel 1966 prese la decisione di ritirarsi dalla musica. Era stanco dei juke-joint, dei mancati accrediti e dei maltrattamenti, e aveva comunque sempre dovuto prendere lavori occasionali come operaio edile e stradale, taglialegna, camionista: «Semplicemente, all’improvviso non volli più farlo».
Per fortuna dopo qualche anno di lontananza qualcuno si ricordò di lui, e a Lester tornò la voglia di rimettersi a fare quello per il quale è maledettamente portato: il downhome blues, riportando a galla intatta la passione per la sua musica e proiettandola nel terzo millennio per tutti coloro che, per motivi anagrafici, non hanno potuto assistere alla prima del film.

JD MILLER Studio @ Crowley

L'ex negozio-studio di J.D. Miller a Crowley, oggi gestito dal figlio Mark.

Modern Music Center
Lazy Lester in Italia

(Fonti: Note di Fred Reif a I Hear You Knockin’!, Excello Records/AVI CD 3003, 1994 e a I’m A Lover Not A Fighter, Ace Records Ltd. CDCHD 518, 2009; Note di Bruce Bastin all’LP FLY 526 They Call Me Lazy vol. 7 della serie The Legendary Jay Miller Sessions, Flyright Records, 1976, all’LP FLY 544 Poor Boy Blues vol. 16, stessa serie, Flyright Records, 1978 e all’LP FLY 607 Baton Rouge Blues vol. 42, stessa serie, Flyright Records, 1985; Note di John Broven all’LP FLY 614 Baton Rouge Harmonica vol. 49, stessa serie, Flyright Records, 1988; John Broven, South to Louisiana: The Music of the Cajun Bayous, Pelican Publishing, 1983, Pagg. 137 e 138).


Note:
  1. Del 1954 per Specialty, l’incredibile chitarra era Jimmy Liggins, il piano Gus Jenkins. []
  2. Vol. 7, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 526. []
  3. Vol. 42, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 607. []
  4. Vol. 16, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 544. []
  5. Vol. 49, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 614. []
  6. A Scotlandville, luogo comune anche ad altri bluesman. Altre comunità nere erano presenti su Highland Road e North Acadian Thruway. []
  7. Nelle note di ALL OVER YOU Fred Reif aggiunge che, nonostante dopo aver caricato Lester alla stazione degli autobus di Flint questi discusse con Slim per tutto il viaggio verso Chicago, il loro rapporto era dettato da una lunga e solida amicizia. []
  8. Nel 1976 viveva a Lafayette, facendo il batterista e registrando regolarmente per Jay Miller con Marcel Dugas’ Entertainers, entrambi udibili sul FLY LP 539, Zydeco Blues. []
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3 commenti per “Lazy Lester – I Hear You Knockin’!

  1. 26 novembre 2011 alle 23:22

    “Mi chiamano Lazy, pigro, ma Dio solo sa che sono stanco…”
    – da “LA MUSICA DEL DIAVOLO” di Giles Oakley ed. italiana Gabriele Mazzotta editore, 1978

  2. 10 dicembre 2011 alle 16:41

    Grande articolo. Grazie
    www.bb-blues.com

  3. Sugarbluz
    10 dicembre 2011 alle 18:20

    A breve pubblicherò la seconda parte ;)

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