Lightnin’ Slim – Nothin’ But The Devil

Lightnin' Slim, Nothin' But The DevilSe nella precedente compilazione Ace Records It’s Mighty Crazy sono contemplate le prime incisioni Excello, vale a dire i dischi dei primi due anni (1956/57), uno del 1959 e qualche traccia inedita, con questa Ace completa il materiale fino al 1961 compreso (anche se in qualche caso si tratta di take alternativi inediti), più qualche traccia da dischi successivi.
Non esaurisce quindi l’intera discografia di Lightnin’ Slim per l’etichetta di Nashville (compito che spetta ad una terza compilazione Ace, Winter Time Blues), ma si focalizza sul periodo centrale della produzione di questo epigrafico bluesman del Missouri naturalizzato a Baton Rouge.
I dischi di Lightnin’ rimarranno essenzialmente nella forma scarna e tradizionale chitarra/armonica/batteria almeno fino al 1960, ma stupisce come (al sud) vendettero bene lo stesso – naturalmente grazie anche alla produzione di qualità dello studio di Miller a Crowley, alla distribuzione Excello e ai 50.000 watt del canale radio WLAC – nonostante il rock ‘n’ roll avesse spiazzato il blues e il R&B in molte parti del paese, e il blues elettrico di Chicago di successo fosse suonato da una formazione innovativa ai tempi, oggi la classica blues band, che di norma non contava meno di cinque elementi.

Nelle prime sessioni Miller si limitava ai controlli di registrazione, e in particolare con Slim ebbe mano leggera sulla strumentazione e sulla manipolazione del suono per non compromettere l’autenticità downhome, componente primaria di colui che fece da apripista al mondo della discografia swamp blues. Le risorse più evidenti in sede di registrazione saranno un uso controllato dell’eco e la sovrapposizione di ritmi attutiti e percussivi, nocciolo costante degli effetti caratterizzanti lo stile e l’atmosfera di tutta la produzione, come una peculiarità ideale delineante per la prima volta il blues del sud della Louisiana da sempre nascosto ai più, suonato solo nelle bettole e convivente con le forti tradizioni bianche tipiche della regione, il country/hillbilly e il cajun.
In copertina s’evidenzia la presenza di Lazy Lester perché il periodo è proprio quello in cui Lester, già sentito nella precedente compilazione a partire dalla quarta sessione di Slim, si riconferma l’accompagnatore su misura per il chitarrista, sia per il carattere simpatetico del loro rapporto musicale e personale, sia per la presenza costante dell’armonicista in studio, anche come chitarrista e percussionista per altri artisti. Tanto da divenire per Slim una figura familiare e una spalla con la quale interagire come se si trattasse di un’esibizione dal vivo (di questo se ne ha la conferma più dal materiale inedito su Flyright che da quello pubblicato su Excello), invece che di a volte estenuanti, lunghe sessioni in cui si dovevano affrontare anche aspetti tecnici, noiosi e ripetitivi, che avrebbero potuto mettere in crisi artisti all’oscuro delle problematiche di uno studio di registrazione, e di come fosse meglio “confezionare” un disco che doveva a tutti i costi essere venduto se si voleva continuare a suonare.

Mi ha un po’ stupito come i compilatori inglesi di questo CD, John Broven e Ray Topping, a me noti come ricercatori attenti e con piena possibilità già negli anni 1980/90 di attingere ai nastri originali, a testimonianze e a “voci di corridoio”, non abbiano tentato di inserire nelle note del disco una, seppur breve o indicativa, mappa delle sessioni contemplate. Inoltre le note sono state scritte da qualcun altro, Dave Sax, e non aggiungono nessuna notizia particolare. È vero però, come già sappiamo, e precisato spesso nella collezione Flyright, che né Miller né i tipi di Excello hanno mai tenuto traccia di alcunché, come numero di registrazione, data, musicisti presenti o altro (a volte neppure il nome dell’artista solista è stato indicato sulla scatola contenente la registrazione), rendendo quindi impossibile una tracciatura di tutta la produzione. Vero anche che, quando i nastri hanno una data, questa è solo indicativa visto che si può trattare della ricevuta del master, e possono contenere materiale misto da varie sessioni e non sempre dello stesso artista, preso anche a distanza di tempo; Miller, che non consumava niente, avrebbe potuto cercare posto per un paio di canzoni in un finale di nastro già registrato da qualcun altro, piuttosto che iniziarne uno nuovo.

Lightnin's recordsLa raccolta riparte con l’ottavo singolo di Slim per Excello (2142), il primo del 1958.
Long Leanie Mama è un prototipo dei suoi brani uptempo a stop-time in cui Lester padroneggia, e in particolare è una prima versione di Rooster Blues, l’unico brano di Lightnin’ a scalare la classifica nazionale R&B di Billboard arrivando fino al n. 23 nel 1959; si può quindi considerare il suo hit.
Abbiamo così la prova di come una canzone possa avere o non avere successo di vendita anche grazie al caso, o a motivi non coinvolti nella sua creazione: sono quasi identici (cambiano le parole), a nome dello stesso artista e accompagnati dagli stessi musicisti, prodotti nello stesso studio, pubblicati dalla stessa etichetta, e la distanza di uscita è solo di un anno. L’anticamera di Rooster Blues fu lunga, dal momento che un’altra versione di Long Leanie Mama, con un piano in sottofondo, è udibile in Lightnin’ Slim, We Gotta Rock Tonight (1) dove ce n’è un’altra ancora, con il titolo di We Gotta Rock Tonight.
Il lato A era il lento My Starter Won’t Work, qui però presentato in una versione inedita.
Il brano sfrutta la metafora automobilistica – l’ultima strofa recita: My starter won’t start this mornin’ / And my car won’t do a thing / I must begot some kind of bad disconnection / Somewhere in my piston ring – e mette in evidenza la forza della voce di Lightnin’ che, senza muovere alcun muscolo e quasi parlando, dichiara apertamente la sua impotenza scandendo le parole con un’enfasi e una chiarezza disarmanti, da slow-talking southerner. Sotto, la stupenda, leggera ritmica percussiva (senza batteria) e l’armonica lamentosa di Lester rendono il quadretto tragicomico completo; a Slim basta aggiungere qualche rada ma pungente linea metallica tra una frase e l’altra con la sua Epiphone elettrica.
È incredibile come il canto di Slim possa essere paragonato a volte a quello di Howlin’ Wolf e a volte, come in questo caso, a quello di Lightnin’ Hopkins. La cosa buffa però è che solo dopo che ho sentito questa (a firma Miller aka J. West) ho scoperto una fantastica versione di Hopkins, che allora m’ha fatto pensare che qui Slim vocalmente mi ricordasse il texano perché aveva reinterpretato una sua canzone. Invece quella di Hopkins uscì due anni dopo, dimostrando che anche il “maestro” fu influenzato dall’”allievo”, nonostante Slim strumentalmente non appartenesse alla razza superiore di Hopkins, e nemmeno fosse così intenso e ricco dal punto di vista narrativo e sonoro. Non si può non riconoscere ad entrambi, invece, una massiccia dose di coolness.

E Lightnin’ Hopkins riprese anche It’s Mighty Crazy, ma in questo caso il brano era di Sonny Boy Williamson I. È l’unica canzone in comune con la precedente compilazione, qui proposta in un’alternativa del tutto simile, con quello stile vocale aspro e ironico già evidenziato in altre occasioni e che ricorda Wolf, nella resa di un brano ammiccante dalla natura “contadina” e divertente, in cui si capisce perché spesso la donna nel blues è chiamata “mamma”:

You know I love the way she got to rubbin’
I believe her rubbin’s awful fine
I’m so crazy about the way she keep a-rubbin’
Cause every now and then it run across my mind
The way she rub it
It’s mighty crazy
Just to keep on rubbin’ at the same ol’ thing

(…)

You know I had on some ol’ dirty clothes
standing by a tub
she pulled me right down in it
and she began to rub
It’s mighty crazy
Just a keep on rubbin’ at the same ol’ thing

L’attività è così piacevole che sostituisce il solito incitamento a Lester (“Blow your harmonica, son”) con un “Well let’s rub!”. Nel CD è in coppia con un brano pubblicato nel 1963, Blues At Night, un lento che rimanda allo stile di Hopkins per il modo in cui usa le corde basse e un po’ anche per la batteria à la Francis Clay, creante un’atmosfera cupa, ma con la sospensione suggerita dall’immutabilità dello swamp.
I’m Leaving You Baby e Feelin’ Awful Blue furono il disco n. 2150 del 1958, con il primo titolo presentato in un’alternativa in cui l’amplificazione elettrica è così leggera da sembrare acustica e dove si rivela l’influenza di un Howlin’ Wolf ancora “memphiano”, soprattutto nel portamento ritmico, mentre la seconda credo sia il rifacimento di uno dei brani incisi per Ace di Johnny Vincent nel 1955, Bad Feeling Blues, presente in altra versione in Lightning Slim, The Early Years (2) con il titolo di Woke Up Feelin’ Bad.
Anche Sweet Little Woman è un’alternativa di quella uscita su singolo n. 2160 del 1959, e il rifacimento di Rock Me Mama è piuttosto evidente, con parole diverse. L’altra facciata presentava Lightnin’s Troubles, una variazione di Lightnin’ Boogie, retro del qui sopra nominato disco Ace, dal suono carico di riverbero e con la stessa resa sonora di un live prodotto da un trio in un juke joint. Come tanti altri anche questo sembra non finire realmente, con la sfumatura prima dei tre minuti (come Slim ordina nel primo brano di questa raccolta: Let’s fade away!) sicuramente per esigenze discografiche, ma con l’impressione che si volesse appositamente lasciare “aperto”.
È possibile, da indicazioni sulle scatole dei nastri, che queste due siano state incise addirittura nella sessione del 1956 (la prima con Lester), quella che produsse il disco Bad Luck And Trouble/Have Your Way.

Cash BoxI toni di Wolf saltano fuori con effetto portentoso in I Gonna Leave. Non so se è una di quelle 6 registrazioni di I’m A Rollin’ Stone citate nella precedente recensione, ma direi che si tratta della stessa canzone con qualche variazione. Dato che questa rimase inedita è probabile che sia nata in quel gruppo là, cioè nel giugno del 1957 e che ci sia Samples alla batteria.
Il Rooster Blues presentato qui è un take alternativo del successo di Slim (Excello 2169) che, come detto, all’inizio del 1959 divenne l’unico suo singolo ad entrare nella classifica nazionale, per il quale Excello pubblicò subito un album, il primo di Slim e il primo anche per l’etichetta credo, intitolato naturalmente con lo stesso nome (Excello LP 8000). La chitarra di Lightnin’ fa il walkin’ bass, e la voce cambia assumendo toni aspri e scavati, tecnica che in Slim ha effetti più sottili e canzonatori rispetto a quelli viscerali e potenti ottenuti dal massiccio bluesman di West Point, Howlin’ Wolf. Anche questa versione inedita potrebbe essere nata nello stesso gruppo delle sorelle gemelle Long Leanie Mama e We Gotta Rock Tonight.
Il retro di Rooster era G.I. Slim, una canzone patriottica (Soldato Slim) che usa il riff di I’m A Man di Bo Diddley/Muddy Waters. G.I. era la sigla popolare che all’epoca della II guerra designava i soldati impegnati al fronte. Esistono varie interpretazioni, ma è molto probabile che il nomignolo nacque dal fatto che tutta l’attrezzatura e l’abbigliamento militare portava quella sigla, stante per Government Issue.
Il G.I. è entrato di tanto in tanto nella narrazione blues, di solito con due significati: o viene ringraziato dal bluesman per essere lontano, insieme a tanti altri baldi giovani, via dalla propria casa e in generale dalle città, lasciando così tante donne sole e magari disponibili con lui, o al contrario viene mal sopportato perché quando è in congedo e va in giro con l’uniforme gli ruba la donna, facendo leva sul fascino della divisa. Qui come detto invece Slim mostra inusuale patriottismo (Going to join the army, just like any good boy should), chiaramente sempre con risvolto personale, cioè incontrare Kruscev o Hitler (a seconda delle versioni) per dirgli cosa pensa di loro.
In Lightnin’ Slim, We Gotta Rock Tonight (3) invece si può sentire uno degli aspetti appena descritti. Nel lento Soldier Boy Blues, infatti, usa ancora il tema militare, ma questa volta vuole unirsi all’esercito solo per impressionare la sua ragazza, che apparentemente è attratta dal genere ogni volta che uno di quei flying-boy sergent si fa notare in giro.

Drifting Blues è un altro inedito, e porta i crediti di Brown, Moore, Williams. Johnny Moore la scrisse e registrò con i Three Blazers facendolo diventare un brano di successo negli anni 1940.
È presente un’alternativa in Lightnin’ Slim, Trip to Chicago (4) della quale si dice che arriva da un nastro sopra il quale c’erano altre canzoni come I’m Goin’ Join The Army (poi pubblicata come G.I. Slim), I Just Don’t Know e We Gotta Rock Tonight, e che quindi potrebbe datare 1960, suggerendo Kenneth ‘Sam’ Sample alla batteria (o Roosevelt Samples, difficile capire se si tratta della stessa persona). Ma come al solito non finisce qua, perché ne ho sentita un’altra in Lightnin’ Slim, We Gotta Rock Tonight (5) con il titolo di It Been A Long Long Time.
Too Close Blues e My Little Angel Child furono il 13° singolo Excello (n. 2179), del 1960. La prima è uptempo ed è una variazione di Rooster Blues, con Lester protagonista, la seconda, carica di eco al punto giusto, ricalca lo slow talking tipico di Slim, quello in cui si fa le domande e si risponde.
Con Greyhound Blues si fa un balzo momentaneo nel 1964, essendo un lato del primo singolo di quell’anno, ma potrebbe essere stato registrato molto prima. È conversativo e rustico, anche se non quanto il brano dal quale origina, You Did Me Wrong Baby, su Lightnin’ Slim, The Early Years. (6)
I Just Don’t Know è basata sulla canzone di Sonny Boy Williamson II, e qui è Lester che fa le domande e Lightnin’ naturalmente risponde I don’t know!. Una versione alternativa è presente nel già citato We Gotta Rock Tonight.

Lightnin' Slim

Lightnin’ Slim a Chicago, 29/1/71

Somebody Knockin’ è influenzata direttamente dalla Somebody In My Home di Howlin’ Wolf e ne segue la stessa andatura, con una bella armonica che accentua l’atmosfera sospesa, come a riflettere il perenne sciabordio delle acque paludose. Sarebbe stata a puntino in Apocalypse Now, quando il battello militare scivola sul fiume. Queste due erano il 45 giri n. 2195 uscito nel 1961. Nel vinile sopra detto è presente un’alternativa, chiamata I Hate To Leave You Baby, ma anche in The Early Years ce n’è una con lo stesso titolo.
Sembra che la splendida Just A Lonely Stranger nelle intenzioni del produttore dovesse a tutti i costi uscire, dato che la propose in cinque differenti versioni nel corso degli anni, e questa che c’è qui venne fuori finalmente nel suo penultimo (ultimo con Ernie Young), ventinovesimo 45 giri, il n. 2276 del 1966, con bel sottofondo di piano (Katie Webster?). Ace Records ha messo la prima versione nel 1° volume (It’s Mighty Crazy, là chiamata Rocky Mountain Blues) e un’altra nel 3° volume (Wintertime Blues). Strano che sia stato scelto il lento e simile Goin’ Away Blues come retro, ma dato che anche questo aspettò diversi anni è probabile che per tutti e due i brani sia valso il discorso di farli uscire prima di un imminente, previsto cambio ai vertici di Excello.

Il disco n. 2186 del 1960 presentava da una parte Cool Down Baby, una variazione di Rooster Blues con solo di Lester mentre Slim lavora sui toni bassi. Dall’altra la bellissima, ipnotica Nothin’ But The Devil, in cui rispuntano i favolosi echi mannari e dove Lazy Lester ancora una volta dimostra perché gli fu sempre dato tanto spazio. Di quest’ultima si trova un altro take in Lightnin’ Slim, Trip To Chicago, e forse la sessione fu la stessa del Tom Cat Blues incontrato nell’altra recensione, e di Watch The Sun When It Rise, una versione del qui presente Goin’ Away Blues.
Il singolo n. 2203 del 1961 presentava un gran bel tiro e un suono ispessito, per una coppia uptempo perfetta che potrebbe rappresentare il picco discografico dell’artista: I’m Tired Waiting Baby/Hello Mary Lee.
Anche se le note dicono che Slim suona una linea costante di basso e un’altra chitarra segue la melodia e fa il solo, mi rimane il dubbio che di vero basso si tratti e che sia Slim a suonare la chitarra leader, anche se ha un suono diverso dal solito; di sicuro comunque è la stessa sessione/formazione in entrambi i lati. (7) I brani di questo periodo appaiono quindi più moderni, ma sono sempre diretti, essenziali, e mantengono la ruvidezza tipica di Lightnin’. Ascoltando la produzione Antone’s di Lester ci si rende conto di quanto di queste sessioni con Lightnin’ Slim l’armonicista abbia portato con sé, e sia rimasto nelle vene anche a distanza di anni, così come più o meno successe a Hubert Sumlin rispetto alla collaborazione con Howlin’ Wolf. In Hello Mary Lee Lester offre un solo a registro alto, ed è ben fatto l’unisono che per qualche secondo sviluppa con il chitarrista. È evidentemente un’ottima copia d’autore: My Girl Josephine di Fats Domino uscì solo un mese prima.
Mandata a Excello sullo stesso nastro, Death Valley Blues è quasi sicuramente dalla stessa sessione, dato il suono. Anche qui le note dicono che c’è un’altra chitarra e Slim fa il lavoro del basso, ma io penso che ci sia solo lui a far vibrare le corde, naturalmente usando le unghie; lo stile è quello di Hopkins ed è un efficace rendimento del vecchio brano di Arthur Crudup, pubblicato non su singolo, ma su LP Excello 8011 nel 1969.

Lightnin' Slim

Da sin. a dx: A.C. Reed, Lightnin’ Slim e Phil Guy
Chicago, 29/1/71

Nell’LP Flyright Lightnin’ Slim, Trip to Chicago c’è un episodio autobiografico dal titolo omonimo molto interessante perché offre il retroscena di un viaggio a Chicago, che potrebbe essere stato fatto nel novembre del 1960.
È un mezzo-parlato sopra il riff “wolfiano” di Somebody Knockin’ (come già detto, indicato sulle scatole dei nastri anche come I Hate To Leave You e I Hate To Quit You Baby), narrante il tour di un gruppo di artisti di Miller verso la città ventosa, con un dialogo tra Lester e Slim. Strano come anche per questo episodio poco commerciabile furono richiesti più take.
Il primo take è il più spontaneo, nel secondo il dialogo è stato riordinato ma entrambi inciampano nelle parole, il terzo presenta una strofa totalmente diversa. Il dialogo nel secondo take identifica un’altra delle nove persone che fecero il viaggio “lungo tre giorni e tre notti”: il “fratello piccolo” di Carol Fran, Bobby, che suonava il sax tenore. C’erano anche Slim Harpo e un altro chitarrista, forse un bassista dato che oltre a Lightning anche Lonesome Sundown era presente, e il “bus” era la nuova Volkswagen di Miller. J.D. era orgoglioso del fatto che fosse la prima in Louisiana – suo padre andò fino a New Orleans per prelevarla dalla banchina del porto.
Comunque la trasferta non fu il successo sperato da tutti. Slim non si faceva illusioni, e fu “tanto contento di essere tornato a casa” dopo “uno dei più miserabili viaggi”, preferendo suonare per i compaesani neri del sud-ovest, nelle città e nelle cittadine della Louisiana e del Texas. Jay Miller ha ricordato, non senza tristezza, che invece di fare la loro musica nei club di Chicago passarono la maggior parte del tempo a suonare gli ultimi successi di B.B. King, ciò che il pubblico voleva sentire.

Negli anni 1960 l’assenza di Lester in qualche sessione e la crisi del mercato del blues furono i primi segnali che portarono un inevitabile declino degli standard raggiunti, con il produttore che nel 1964 tentò arrangiamenti pop cercando di stimolare le vendite, senza fortuna.
Otis Hicks continuò a registrare per Miller fino al 1965, periodo in cui il blues subì una flessione a favore di musiche più moderne, aderenti ai tempi e alle conquiste sociali degli afroamericani, come il soul.
Nel 1966 Ernie Young vendette Excello ad una società e lasciò la città, ma la fine per Hicks arrivò quando distrusse uno dei furgoni di Miller; temendo ripercussioni e non osando presentarsi di fronte al capo, decise per un taglio netto e improvviso. (8) Diede tutto il suo equipaggiamento a Roosevelt Samples e si trasferì a Detroit, non tornando mai più in Louisiana. Successivamente trovò lavoro presso l’International Lock, Pipe and Junk Co. con sede a Romeo, nel Michigan, rimanendovi per tre anni. Si spostò poi non molto lontano, a Pontiac, dove la sorella di Slim Harpo aveva una casa con camere ammobiliate che dava in affitto (in cui anche Lazy Lester soggiornò).
Nel 1968, con l’occasione di una visita alla sorella, Harpo distolse Lightnin’ dal lavoro in fabbrica inserendolo nella sua band e portandolo a New York per un gig da Steve Paul’s Scene, dove anche Buddy Guy divise il loro palco, ma poi i due Slim tornarono a Pontiac. (9)

Nel 1970 firmò un contratto con la nuova Excello e uscì un album, High And Low, prodotto in grande a Sheffield, Alabama, con alle spalle una band estesa; niente a che vedere con l’atmosfera dei dischi registrati a Crowley. L’album portava addirittura le note di un bluesman di successo che menziono qui per la terza volta, B.B. King, ma Excello a fatica recuperò i costi di quell’operazione.
Fu pubblicato anche un singolo nel 1972, il suo trentesimo per la Casa, con Good Morning Heartaches/My Babe. Come già detto nella bio-recensione di Lester, l’ultima fase della sua carriera fu positiva solo grazie a Fred Reif, che riscoprì Lightnin’ nel 1970. S’esibì regolarmente nella zona di Ann Arbor partecipando anche al noto festival nel 1972, nello stesso anno in cui venne per la prima volta in tour in Europa. In quell’occasione Lester non fu trovato, così andò con Whispering Smith, che lo accompagnò nei 18 mesi seguenti in cui fece ripetuti viaggi nel vecchio continente. Man mano prese confidenza ricominciando a divertirsi suonando, anche se, per ottenere maggiori consensi presso il nuovo pubblico, rinunciò al downhome blues sostituendolo con ritmati brani R&B, più allegri e meno pregnanti e, soprattutto, sfioranti una pericolosa routine.
Registrò un album a Londra per Excello prodotto da Mike Vernon, e apparve anche in un album live registrato al Montreux Blues Festival del 1972, con Whispering Smith, Dr. Ross, Jimmy Dawkins, Bessie Griffin e The Aces. Nel 1973 è in un album con Smith, Boogie Woogie Red, Washboard Willie, Snooky Pryor e Homesick James, registrato nell’ambito dell’American Blues Legends per il promoter Jim Simpson di Big Bear Records.
Nel luglio del 1974 Reif ricevette la brutta notizia del ricovero di Slim all’Henry Ford Hospital di Detroit per un tumore allo stomaco, ma quando lo vide purtroppo era già in brutte condizioni e non del tutto cosciente.
Morì pochi giorni dopo, il 27 luglio, e fu sepolto nella fredda Pontiac, non nella calda terra della Louisiana, dove esattamente venti anni addietro fu il primo a dare un’identità allo swamp-blues.

(Fonti: Note di Fred Reif a Lightnin’ Slim, It’s Mighty Crazy!, Ace Records Ltd. CDCHD 587, gennaio 1995; Note di Dave Sax a Lightnin’ Slim, Nothin’ But The Devil, Ace Records Ltd. CDCHD 616, ottobre 1995; John Broven, South to Louisiana: The Music of the Cajun Bayous, Pelican Publishing Company, Gretna, LA, 1983; Vari album della serie The Legendary Jay Miller Sessions, Flyright Records, ove indicati).


Note:
  1. Vol. 47, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 612. []
  2. Vol. 5, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 524. []
  3. Vol. 47, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 612. []
  4. Vol. 12, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 533. []
  5. Vol. 47, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 612. []
  6. Vol. 5, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 524. []
  7. Però, nelle note della terza raccolta (Winter Time Blues, Ace Records CDCHD 674), Dave Sax afferma che la prima apparizione del basso elettrico (Bobby McBride) in un disco di Lightnin’ è in You Move Me Baby, del 1964. []
  8. Anche negli anni Sessanta il rapporto tra artista/discografico poteva essere speculare a quello precedente del mezzadro/proprietario nelle piantagioni. Ricordo di aver letto nell’autobiografia di B.B. King qualcosa di simile: King da giovane scappò dalla piantagione e non vi fece più ritorno, per paura di affrontare il padrone dopo un danno al trattore che guidava, nonostante tra i due ci fosse un rapporto di stima. []
  9. Buddy Guy, che da giovane crebbe sulla scena di Baton Rouge, tra le sue prime influenze ha sempre menzionato Lightnin’ Slim. []
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3 commenti per “Lightnin’ Slim – Nothin’ But The Devil

  1. 9 febbraio 2012 alle 15:04

    Non c’è due senza tre, quindi, visto che siamo anche nel periodo giusto, ci vuole la recensione di “Winter Time Blues” – ACE… Li ho presi e devo dire che Lightnin’ Slim era veramente THE MAN… Però la chitarra che ha nella copertina del disco è una Fender Jazzmaster piena di bottoni come piace ai “mori” non una Epiphone… ci sono foto di Slim con una Epiphone? Anche la registrazione live con gli ACE deve essere interessante!!!

  2. Sugarbluz
    9 febbraio 2012 alle 16:45

    Guarda la copertina di It’s Mighty Crazy, la precedente recensione.
    La foto risale circa al 1957, e suppongo l’abbia usata soprattutto nei primi anni.
    La Fender piena di bottoni ancora non c’era nel 1957 e il brano a cui mi riferisco è del 1957.
    Invece la foto di questo disco dovrebbe risalire agli anni ’60, non c’è scritto, ma viste la chitarra e la cotonatura dei capelli…

  3. 10 febbraio 2012 alle 14:57

    … non ti sfugge nulla!!!

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