Slim Harpo – The Excello Singles Anthology, Disc Two

The Excello Singles Anthology IICome ho scritto alla fine del primo articolo dedicato a Slim Harpo, attorno al 1965 sembrava che le possibilità di riscontro discografico del bluesman di Baton Rouge fossero andate per sempre. Era il periodo in cui le classifiche R&B e le onde radio erano dominate dal soul clan, Solomon Burke, Joe Tex, Arthur Conley, Don Covay, Ben E. King, Wilson Pickett, e una figura unica e amata come Otis Redding. C’erano poi Marvin Gaye, Stevie Wonder, e i successi di Tamla/Motown di Berry Gordy a Detroit: le Supremes di Diana Ross, i Four Tops, Martha & The Vandellas, e la fama planetaria dei Temptations con My Girl.
Mentre negli USA il blues e l’errebì tradizionale dagli inizi degli anni 1960 erano già quasi archiviati, aldilà dell’oceano c’erano parecchi giovani inglesi che da qualche tempo avevano subito il fascino del blues americano, e alcuni di questi sarebbero diventati molto famosi proprio grazie agli spunti e al materiale della musica nera, in particolare quella degli anni 1940/1950.
Tra questi i Rolling Stones, che nel loro album di debutto del 1964, quasi tutto di blues cover, inserirono la loro versione di I’m A King Bee. Il primo successo di Harpo aveva quindi cominciato a rivelare i suoi reali effetti dopo qualche anno dalla pubblicazione se perfino un gruppo d’avanguardia come i Pink Floyd ne incisero una loro versione alla fine del 1965, allora rimasta inedita.

La fortuna girò di nuovo quando Moore nell’ottobre 1965 presentò a J.D. Miller un semplice motivo ballabile chiamato The Scratch che poi, lavorato in studio e pubblicato su singolo (Excello 2273), diventò il celeberrimo Baby Scratch My Back. Con un’ingente messa in onda da parte di John R. sulle onde di WLAC, il disco si radicò velocemente nella coscienza del pubblico del sud.Baby Scratch My Back
Nel gennaio del 1966 diventò l’R&B n. 1, prima di essere il n. 16 per 13 settimane nei Top 20 della classifica pop Hot 100 di Billboard. Harpo lo descrisse come “un tentativo di rock ‘n’ roll” (1) e il brano s’insinuò perfettamente nella corrente del risveglio procurata dal cover di King Bee degli Stones.
Per la prima volta, James ‘Slim Harpo’ Moore apparve in città come Los Angeles e New York; in quest’ultima, parte di uno spettacolo con il Soul Brother Number One, James Brown, al Madison Square Garden.
Aldilà delle fortune e delle coincidenze, The Scratch aveva davvero le doti per entrare nella storia. Era vintage e moderno allo stesso tempo come era sia popolare che snob, e identificò una volta per tutte anche ai più distratti il caratteristico suono uscente dallo studio di Miller a Crowley. Un intro d’armonica placido e incantatore che avvolge in spirale, un tremolo di chitarra che evoca la vibrazione della luce sulla superficie dell’acqua del bayou, un pattern ritmico gutturale, un canto così laid-back che Harpo sembra sul punto di addormentarsi prima di suggerire al chitarrista di fare il chicken-scratch, e l’aggiunta di colore con il woodblock, dal suono tipo schiocco della lingua imitante lo scalpiccìo del cavallo. È un elogio alla sacrosanta pigrizia in un’atmosfera pienamente coolness, svolta in un tenue crescendo che si sviluppa in meno di tre minuti.

Il lato B era ben all’altezza, tanto da poter paragonare questo disco alla perfetta accoppiata del suo primo singolo (I’m A King Bee/I Got Love If You Want It). Infatti, I’m Gonna Miss You (Like The Devil) è un altro gioiellino lento che ancora trae la sua forza dal rilassamento interpretativo, con un tremolo diffuso dall’eco, un canto sussurrato che come sempre sembra pieno di stupore, e un semplice battito sul rullante alternativamente accentato dal woodblock a metà battuta. È doveroso notare che sì, il suono dello studio s’è evoluto dai primi tempi, cioè da quando Lightnin’ Slim diede avvio alla discografia blues di Miller, ma è rimasto sostanzialmente quello rarefatto ed economico di dieci anni prima, dal quale è tratta la massima forza espressiva.
Stupefacente è invece rendersi conto che Moore con il disco seguente (Excello 2278) del 1966 non siede sugli allori, anzi a mio avviso alza il tiro. Con la stessa carica erotica di King Bee e The Scratch, il potente boogie di Shake Your Hips coglie e rimbalza il verbo di J.L. Hooker, con un’ipnosi stavolta piena di energia e ritmo incalzante (che lo stesso può condurre alla catarsi). Il basso costante e implacabile, l’incessante rimshot del batterista, le frasi di Harpo ribattute dal sassofono e dall’organo (Katie Webster): tutto costruito per incitare al ballo (…non muovere la testa, non muovere le mani, non muovere le labbra, muovi solo i fianchi…), di qualsiasi tipo esso sia. Incredibile ma vero, non arrivò in classifica, anzi, si piazzò solo al posto 116 per una settimana nella Bubbling Under (2) di Billboard, il 23 luglio 1966.

Midnight Blues era un ottimo retro, certamente adatto alle frequenze radio e ai juke-box, con ritmo rumba grazie alle percussioni, ancora di woodblock e di bacchette. Le tracce nominate finora sono contenute anche nel terzo volume dedicato ad Harpo nella serie Flyright, (3) ma non le ho citate singolarmente perché sono le stesse versioni.
E un’ulteriore conferma che il posto alto in classifica non premiava necessariamente i brani migliori è data dal singolo successivo, con il fantastico lato A I’m Your Bread Maker, Baby (Excello 2282, 1966) che guarda caso si piazzò allo stesso posto nella stessa classifica del singolo precedente, nel gennaio 1967. A battere il molto caratterizzante woodblock potrebbe esserci Lazy Lester (che ha rifatto il brano in tempi moderni), ma forse è il batterista perché si sente anche un tamburello (o il contrario). Spinto dalla forza propulsiva del basso, è un altro quadretto a tinte forti che avrà sicuramente fatto muovere i neri come i bianchi avventori di juke-joint e ballroom, perché Slim Harpo come Jimmy Reed è stato uno dei bluesman più abbordabili dal pubblico e dai musicisti di razza bianca, che hanno potuto affrontare del “blues divertente da sabato sera” (4) con più naturalezza e meno difficoltà, senza bisogno di attivare (con modesti risultati) l’investimento emozionale di un Howlin’ Wolf, ad esempio. Slim Harpo
Girando il disco partiva la semi-sconosciuta Loving You (The Way I Do). Dato che non si sente l’armonica se non un po’ alla fine (tenuta magari sul supporto come faceva negli ultimi tempi), e che mi sembra una chitarra diversa da quelle dei suoi bandmate, potrebbe essere Harpo a suonare la sei corde, direi la Gibson ES-330 del 1965 che si vede qui a fianco, in un blues medio-lento tradizionale costruito sul walkin’ bass e mosso appena dall’organo di Katie Webster.
Finora non ho nominato gli altri musicisti presenti perché è sottinteso che sono gli stessi della sua band dal vivo già conosciuti nell’articolo precedente, ma dato che dal seguente disco non saranno più i suoi accompagnatori fissi (almeno in studio), ricordo che a contribuire al successo dei suoi dischi (5) furono il sassofonista Willie ‘Tom Cat’ Parker, i chitarristi Rudolph Richard e James Johnson, e il batterista Sammy K. Brown. Quest’ultimo singolo del 1966 segna anche la fine delle registrazioni nello studio di Jay Miller a Crowley; le cose, infatti, stavano cambiando di nuovo.

Ernie Young stava attendendo una buona occasione per vendere la sua compagnia Nashboro/Excello, occasione che arrivò proprio quando Scratch My Back, da successo nazionale, si rivelò anche un ottimo strumento di negoziazione.
Bud Howell fu eletto presidente, Shannon Williams vice presidente, e l’impresa fu trasferita dalla fatiscente sede di Third Avenue North allo sfavillante edificio in Woodland Avenue, sempre a Nashville.
Il nuovo regime realizzò che il contratto di James Moore con Miller stava scadendo e, avendo bisogno di un artista di successo, ma non volendo essere vincolato nei termini di un contratto di leasing, cominciò ad allontanare l’artista dal suo storico produttore (approfittando del fatto che tra i due non era mai corsa simpatia), per farlo firmare direttamente con l’etichetta. Per Miller fu un brutto colpo, anche perché perse nello stesso modo il nuovo artista soul Little Johnny Truitt. Molto adirato, si rifiutò di continuare a mandare un qualsiasi prodotto a Excello terminando in questo modo la relazione con la compagnia, partita nel 1955 con i singoli di Lightnin’ Slim.
Nella nuova era Excello fu il compositore/arrangiatore/produttore Bob Holmes (6) ad essere assegnato alla produzione delle future registrazioni di Slim Harpo, il quale agli inizi del 1967 si recò al 1320 di S. Lauderdale a Memphis, Tennessee, presso il Royal Recording Studio di Willie Mitchell, A&R man di Hi Records.

Qui, accompagnato dalla house band, la Hi Rhythm Section, (7) vale a dire i tre fratelli Hodges, Charles all’organo, Mabon ‘Teenie’ alla chitarra, Leroy al basso e Howard Grimes alla batteria, dà vita ad un quasi-strumentale (ci sono parole, ma sembrano accompagnare la musica più che il contrario): è un ballabile secco, infettivo, con tremolo di chitarra e forti accenti ritmici, dal nome di Tip On In Part 1 & 2 (Excello 2285, 1967).
Il brano si sdoppiava sui due lati del 45 giri, moda iniziata agli inizi degli anni 1960 e proseguita nella decade seguente, soprattutto per l’R&B e il soul, (8) in cui la parte 1 era quella principale, da classifica, e la parte 2 la sua continuazione. Questo primo singolo della nuova produzione ebbe un discreto successo, piazzandosi nel luglio 1967 al n. 37 delle classifiche R&B, e al n. 127 nella Bubbling Under degli Hot 100 nel mese di agosto.
La collaborazione con la stessa sezione ritmica proseguì nello stesso anno con il singolo di I’m Gonna Keep What I’ve Got e I’ve Got to Be with You Tonight (Excello 2289). Il primo sembra un’anticipazione di Te-Ni-Nee-Ni-Nu e ha lo stesso accompagnamento invischiante del singolo precedente, in un soul quasi psichedelico tipico dei tempi Stax e immediatamente successivi, il secondo è un lento con le stesse caratteristiche – dall’ipnosi alla psichedelia il passo sarà breve – in cui mi sembra che Harpo sia alla lead guitar, ma c’è anche un bella introduzione d’armonica.

Nel 1968 esce un solo, splendido singolo (Excello 2294), che in marzo gli consente di raggiungere di nuovo, e per l’ultima volta, le classifiche R&B, al n. 36. Da una parte il celebre Te-Ni-Nee-Ni-Nu, un tempo medio-veloce ballabile, che abbinava con successo il suo canto “soffice” (in cui infila una buffa espressione: Philly Dog! Bogaloo!) e l’armonica melodiosa con una base ritmica potente e profonda, ricca di singulti e in cui l’atmosfera swamp è persa per sempre, pennellante alla perfezione i vagiti rock e funky, con la chitarra che esemplifica il tipico suono del blues elettrico moderno dell’epoca, quello di Albert King per intenderci.
Dall’altra l’intenso e nervoso Mailbox Blues, somigliante al successo del 1966 di Albert King Crosscut Saw, incisa originariamente nel 1941 da Tommy McClennan. Dal vivo e in studio ormai Harpo suona anche la chitarra e tiene l’armonica sul supporto, ma il resto degli accompagnatori è sconosciuto in questa sessione che potrebbe essere stata registrata a “casa”, ai Woodland Sound Studios di Nashville. Il canto di Moore qui è irriconoscibile per chi l’ha presente solo nelle sue interpretazioni più nasali; forse per avvicinarsi di più ai magnifici King (perché somiglia anche a B.B. King) perde il “naso” per andare “di petto”, ispessendo e scurendo la voce con un risultato eccellente.
Forse non nella stessa sessione, ma nello stesso modernissimo studio di Excello al 1011 di Woodland St. e con la stessa band, potrebbero essere state registrate almeno altre 4 tracce, una di queste è I Just Can’t Leave You (Excello 2301, 1969), un bel blues lento ancora con chitarra alla King e un sottofondo mosso dal groove del basso elettrico.

Altre due, Folsom Prison Blues (Excello 2306, 1969) di Johnny Cash, e I’ve Got My Finger on Your Trigger (Excello 2309, 1969), prodotte da Bob Wilson e Ben Keith con Ernie Winfrey al suono, dimostrano purtroppo che l’andazzo di nascondere l’elemento blues e di attingere pesantemente dal rock e dalla psichedelia fece disastri anche qua, come a Chicago l’operazione Electric Mud per Muddy Waters. Naturalmente, dato il declino delle vendite di blues iniziato nei primi anni 1960, furono gli artisti più in vista a essere incanalati in questa corrente “rinnovatrice”, essendo quelli che forse avrebbero potuto garantire qualche incasso. Psichedelia, chitarre distorte in fuzz-tone, organo e basso funky non gli garantirono comunque di vivere di musica allo stesso modo del blues, e Harpo dovette dedicarsi con impegno alla sua piccola attività di padroncino, trasportando canna da zucchero; la prossimità di queste pubblicazioni della serie “2300″ evidenzia lo sforzo compiuto dai produttori per renderlo l’artista principale dell’etichetta.
L’ultima di questo gruppo di Nashville, la lenta e triste Mutual Friend, uscì sul retro di Folsom Prison e conserva lo stile classico del blues pur con sonorità moderna, non a caso Slim Harpo la produsse da solo. È la richiesta di un’amicizia sulla cui spalla sfogare la propria afflizione. Sarebbe bello sapere se all’unica chitarra presente c’era lui (come credo), per poter identificare il suo modo di suonare la sei corde; questa è una buona occasione (oltre a quella del brano Loving You citato sopra e ai brani simil-King) per sentirlo bene come solista dato che il resto dell’accompagnamento è solo di basso e batteria.
Poco tempo prima o nello stesso periodo delle registrazioni di Nashville, nel tardo 1968, Slim potrebbe aver inciso le altre quattro tracce che uscirono sui singoli del 1969, prodotte dal sassofonista Aaron Varnell, nel rinomato studio FAME a Muscle Shoals, Alabama.

Il southern soul di Mohair Sam, lato A del disco con la già citata I Just Can’t Leave You, era il rifacimento del novelty song di Dallas Frazier, tre anni prima un successo da 21° posto per Charlie Rich. Ho pochi dubbi sul fatto che la “corda” dei fiati e l’organo non siano della sezione di Muscle Shoals, e dato che l’aderente chitarra ritmica è accreditata a Jimmy Johnson (qui anche tecnico del suono) e la batteria a Roger Hawkins, è facile credere che la situazione fosse quella.
Il singolo successivo (Excello 2305, 1969) proviene tutto dalla stessa occasione: That’s Why I Love You, un tempo veloce ma non troppo con chitarre riverberate, mostrante quanto il “soul psichedelico” su Harpo fosse molto più azzeccato rispetto al rock psichedelico, e l’atmosferico, lento soul classico Just For You, con cui il nostro riprende la morbida, malinconica interpretazione vocale che contraddistingue la sua produzione vicina al country-western (Rainin’ in My Heart e simili). Su quest’ultimo non ho nessun dubbio che appartenga a Muscle Shoals dato che è lo stesso, identico accompagnamento delle ballate di Etta James incise nello studio dell’Alabama nello stesso periodo. Anche The Price Is Too High dell’autore di Nashville Ted Jarrett, retro di I’ve Got My Finger on Your Trigger, benché meno attraente di Just For You sguazza in pieno nel Muscle Shoals sound, quello dal ritmo più incalzante con i fiati sugli scudi.
Intanto, tra gli anni 1961 e 1969 erano usciti 4 LP di Excello dedicati a Slim Harpo (nn. 8003, 8005, 8008 e 8010), contenenti per la maggior parte la riedizione dei suoi singoli più di successo, ma anche diversi brani mai usciti su 45 giri. (9)

Slim HarpoDopo tante esperienze esterne, nel novembre 1969 Slim Harpo torna definitivamente a casa, Baton Rouge. Qui, ai Deep South Recording Studio della sua città, avviene una reunion discografica con il suo storico partner, Rudolph Richard, forse anche James Johnson, e altri musicisti locali. La sessione fu prodotta da Harpo stesso e Lynn Ourso jr., e diede origine al suo 5° LP (Excello 8013), Slim Harpo Knew The Blues; al passato perché uscì postumo nel 1971. Conteneva 10 tracce e, a parte Scratch e King Bee, c’erano 8 nuovi brani, tra i quali qualche cover, suonati con piglio moderno ma riferenti alla tradizione, esenti da sperimentazione.
L’ultima accoppiata su 45 giri, Rainin’ In My Heart (overdubbed version) e Jody Man, fu un tributo uscito nel 1971 (Excello 2316).
Il lato A era la registrazione originale di Rainin’ con sovra-incisione di chitarre, fatta a Nashville nel gennaio dello stesso anno; la rimasterizzazione gonfiò il brano di nuove atmosfere, ma non lo rovinò più dell’inevitabile, cioè quel minimo che accade quando qualcuno si mette in testa di sovra-incidere inutilmente.
Il lato B invece era pescato dal suddetto ultimo LP. Jody man in gergo popolare/blues è l’uomo che non è arruolato mentre gli altri prestano servizio militare o sono in guerra, praticamente la contrapposizione del G.I., il militare. Il tema è stato trattato anche da Lightnin’ Slim in G.I. Slim e Soldier Boy Blues (qui la spiegazione). Harpo ce l’ha con il Jody man perché mentre lui è al fronte l’altro si diverte, in particolare con la sua donna rimasta sola a casa.
Il termine fu coniato dai soldati afroamericani della Seconda Guerra, pensando ad un personaggio di un vecchio blues dal nome di Joe D. Grinder (o Joe the Grinder).

Negli ultimi anni della sua vita, sull’onda del blues revival, fu ingaggiato non solo nei luoghi sacri della musica nera come l’Apollo Theatre di Harlem, ma anche in noti club rock come il Whiskey-A-Go-Go di Los Angeles, il Fillmore East, l’Electric Circus e The Scene a New York – in quest’ultimo andò nel 1968 con Lightnin’ Slim (come già detto nella recensione di Nothin’ But The Devil), che ai tempi viveva fuori Detroit in un appartamento di proprietà della sorella di Harpo. I due Slim fecero un tour insieme con vari batteristi, in un mini pacchetto blues per un pubblico di giovani rocker bianchi.
Il passo successivo nelle previsioni di Excello era quello di metterlo nelle mani del produttore inglese Mike Vernon, che nel periodo stava “europeizzando” diversi bluesman dello swamp, per una sessione di registrazione che sarebbe diventata una London Session come quelle di Muddy Waters, Howlin’ Wolf e B.B. King (non vorrei essere cattiva, ma forse questa è stata una fortuna averla evitata), con associato un tour di debutto europeo già confermato per l’inizio del 1970.
Non fu così perché inspiegabilmente James Moore, che era sempre stato in buona salute, morì per le complicazioni di un polmone perforato il 31 gennaio 1970 al Baton Rouge General Hospital, a soli 46 anni.
John Fred, il cantante di Baton Rouge balzato alla notorietà con il successo di Judy in Disguise (with Glasses), una sorta di parodia di Lucy in the Sky with Diamonds, ha offerto un ritratto personale, ma reale, su Slim Harpo come nero del profondo sud:

Slim Harpo era un caro amico. Ero là quando scrisse Baby Scratch My Back nel retro del negozio Tommy’s Records. Conoscevo tutti quei ragazzi, ho fatto spettacoli con loro. Ero più vicino ai neri che ai bianchi perché a quei tempi scorrazzavo con gente come Slim Harpo. Guidavamo fino a New Orleans, ma per mangiare dovevamo nasconderci. Questa cosa mi faceva impazzire, non la capivo davvero, ma la dovevi fare perché se dicevi qualcosa ti beccavi un pugno in testa. Dovevi solo mangiare nel retro, era così. Lui non faceva mai storie a riguardo, mentre a me non andava proprio giù, per lui non faceva alcuna differenza.
Era un tipo accomodante, non faceva casino, capisci che intendo? [...] Era una grande persona [...]. Suonava in un posto chiamato Glass Hat tutti i mercoledì sera, c’era il suo chitarrista, Rudolph [Richard]. Slim aveva un grande contenitore pieno di armoniche, sembrava uno che stesse andando a pescare, sì le teneva proprio in una cassetta da pesca. Aveva armoniche ovunque, era incredibile.
Per me Rainin’ In My Heart era così reale, così profonda, e Slim non poteva che piacerti. Se Mick Jagger fosse qui ora ti direbbe quanto Slim Harpo fu importante per lui [...]. Non lo dimenticherò mai, Slim venne da me e mi disse: “John Fred, John Fred, indovina che è successo, i Rolling Stones hanno registrato una delle mie canzoni!”, e io chiesi chi diavolo fossero i Rolling Stones. Lui rispose: “Beh, dicono che diventeranno grandi”. Che Dio lo benedica, aveva ragione.
Slim avrebbe dovuto essere più famoso, era come Leadbelly e quegli altri ragazzi lì, erano intrappolati al sud, erano nati nel momento sbagliato. Non avevano molta influenza localmente, questa è la cosa incredibile. Ad esempio, i Beatles imitavano la musica americana, e gli americani cercavano di suonare la musica dei Beatles. Dizzy Miss Lizzy, Roll Over Beethoven, amico, ho suonato quelle canzoni tante volte, era così la generazione in cui siamo cresciuti.
La generazione di Slim Harpo fu terribilmente dura con la gente nera, questo devi ricordarlo. (10)

(Fonti: John Broven, South to Louisiana: The Music of the Cajun Bayous, Pelican Publishing Company, Gretna, LA, 1983, pagg. 128-134; Note di John Broven a Slim Harpo, The Excello Singles Anthology, Hip-O Records, Universal Music Enterprises, CD 583-02, 2003; Album della serie The Legendary Jay Miller Sessions, Flyright Records, ove indicati; Note di Cub Koda a Slim Harpo, The Scratch, Rare and Unissued, Vol. 1, Excello CD 3015, Excello Rec./AVI, 1996).
—–—
N.B.: La copertina del disco mostrata qui in realtà non ha quei colori, l’ho modificata per distinguerla da quella originale già allegata al primo articolo.
The album cover shown here doesn’t really have those colors, I modified it to tell it apart from the original one that is attached to the “Disc One” article.


Note:
  1. Può darsi che quando disse questa frase stesse giocando al rialzo, dato il periodo; ma oggi sembra un tiro al ribasso. Scratch My Back era molto più compiuta e “rock” di un qualsiasi rock ‘n’ roll bianco dell’epoca. []
  2. Bubbling Under era la classifica delle 25 posizioni oltre la centesima; negli anni 1960 s’allungò fino al 35° posto, e in qualche raro caso al 36°. []
  3. Slim Harpo, Shake Your Hips, Vol. 31, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 593, 1983. []
  4. Da Slim Harpo, The Scratch, Rare and Unissued, Vol. 1, Excello CD 3015. []
  5. Oltre che, inizialmente, la band di Guitar Gable. []
  6. Scomparso il 16 dicembre 2000, fu uno dei primi afroamericani ammessi alla “stanza dei bottoni” della potente industria musicale di Nashville. []
  7. La sezione ritmica che suonò in parecchi dischi soul post-Stax degli anni 1970 per Hi Records, di Al Green, Ann Peebles, O.V. Wright, Willie Cobb, Syl Johnson, Otis Clay, e altri. []
  8. I precursori furono il celebre Shout di Isley Brothers, diventato per antonomasia “hearty-party song” delle confraternite studentesche e What’d I Say di Ray Charles. Più avanti, brani come Say It Loud, I’m Black and I’m Proud e Papa’s Got a Brand New Bag di James Brown. []
  9. Il CD Tip On In di Ace Records contiene tracce uscite su singoli dal 1967 al 1971, e diversi brani su due LP Excello: il terzo, Tip On In del 1968 (8008), e il postumo Knew The Blues del 1970/1976 (8013/8030). []
  10. Da John Broven, op. cit. nelle fonti. []
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2 commenti per “Slim Harpo – The Excello Singles Anthology, Disc Two

  1. 10 aprile 2012 alle 23:02

    Sempre bello leggere le tue recensioni piene di particolari!!! Spero di non essere il solo…

  2. Fred
    19 aprile 2012 alle 15:19

    Non sei il solo. Facendo due conti: tra il 31 Gennaio del 1970 ed il 19 Febbraio dello stesso anno, chissà se c’è tempo di reincarnarsi?
    I know you can do it. So baby, get to it.

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