The Lucky Peterson Band feat. Tamara Peterson

Live at the 55 Arts Club, Berlin

Lucky Peterson, DVDHo conosciuto un paio d’anni fa Lucky Peterson e la consorte Tamara in occasione di un gig in un locale afroamericano nel cuore di Deep Ellum a Dallas, città in cui Tamara è nata e cresciuta e dove vive la coppia. Avendone un buon ricordo ho quindi ricevuto con interesse da Blackbird Music questa confezione che contiene tre DVD e due CD registrati dal vivo a Berlino (i CD hanno lo stesso contenuto dei due DVD del concerto).
Dico subito che ho trovato poco di abbastanza soddisfacente dal punto di vista delle sonorità e degli arrangiamenti, e anche nel tipo di produzione che, nella spinta a creare una situazione “perfetta” lascia qualche lacuna sul versante della spontaneità.
Il clima è molto diverso rispetto all’intimo e familiare club di casa Texas, e lo è anche per la presenza di altri accompagnatori, formanti la band con cui s’esibisce attualmente. Molto è stato investito, sia da parte degli artisti che della casa discografica, e il prodotto merita comunque un suo mercato anche se non sarà strettamente quello del blues.

Lucky sfrutta la rara occasione – ad un bluesman non capita spesso d’essere ufficialmente registrato live, e ancora meno per un DVD – mostrandosi in uno showcase a tutto tondo che lo vede sia all’organo che alla chitarra, oltre che al canto ovviamente. Ciò che non m’ha convinta è anche il potpourri di linguaggi, blues/R&B, funky-soul, nu-soul, fusion, rock (quest’ultimo portato in gran parte dal chitarrista Shawn Kellerman) in repentini e quasi schizofrenici passaggi da uno all’altro: un insieme che potrà anche rappresentare i diversi approcci di Lucky (e, soprattutto, la natura di Tamara e della band), ma che lascia nulla di fatto allo spettatore più esigente.
Lucky PetersonLa varietà, gli sbalzi eccessivi tra le dinamiche, i colpi di scena, hanno anche lo scopo di non annoiare il pubblico in sala e lungo i 215 minuti del DVD, e colui che cerca i suoni moderni e pompati, tranne poche eccezioni riservate a qualche stacco più blues, qui trova pane per i suoi denti.
Andando nel dettaglio posso dire che è bella carica, ma non eccessiva, l’introduzione organistica fatta con I’m Back Again, un quasi-strumentale serrato ben eseguito che ha lo scopo di presentare Lucky e la band composta dall’eccellente Raul Valdes, batteria, dal soddisfacente Tim Waites, basso (anche se i due non hanno evitato un paio di assolo, del resto prevedibili in un contesto tale), e dal pessimo Shawn Kellerman che, se in veste di accompagnatore nel complesso non è stato male, ha però mostrato a piccole dosi un’attitudine da rockettaro della peggior specie che non faceva presagire bene e che poi, infatti, ha sfogato in occasione degli assolo. Tralascio di commentare la sua esibizione come solista con la band e senza Peterson in quattro brani nel terzo DVD, oltre a dire d’andar bene per gli amanti dei brutti epigoni di Hendrix e dei guitar hero prendenti a prestito brani blues per insopportabili schitarrate senza respiro e senza senso.

Tornando a Lucky, buona quindi la presentazione sul suo strumento preferito (e, direi, quello su cui riesce meglio) e che qui suona per la maggior parte, l’Hammond B3 su cui è appoggiata una tastiera Roland, poi purtroppo usata più come sintetizzatore che in sostituzione del piano acustico.
Buono è anche il blues lento Trouble di Ray LaMontagne, nel cui crescendo finale Peterson si alza e imbraccia la chitarra elettrica per un suono voluminoso provocante una rottura che sfocia in Blues Medley, un boogie blues strumentale incalzante che Lucky suona in mezzo al pubblico riversando una montagna di note.
Lucky PetersonNon male solo perché poi sembra abbassare i volumi e il suono farsi più grattato. Meglio quando tira il freno a mano con il risultato benefico di scaldare più intimamente l’atmosfera e comunicare non con la quantità ma con la qualità, dosando un pezzo di Little Red Rooster (non nella lista dei brani) che gli serve per introdurre You Shook Me e l’entrata di Tamara. Questo è un momento piacevole perché Lucky è in mezzo al pubblico cantando molto bene e senza microfono, mentre lei avanza dal fondo intonando il blues attraverso la platea, in un breve duetto che per un momento mi fa sperare in una svolta di Tamara.
Dura poco, perché poi arriva una serie di brani funky-soul (il migliore m’è sembrato Knocking, di Deitch/Krasno/Young), alcuni di questi scritti da Tamara, la quale si conferma buon contralto con capacità interpretativa e in ottima intesa nei duetti con Lucky, ma è evidente che è indirizzata verso le atmosfere soul/funky/jazz moderne, formatasi nell’ambiente teatrale e presso la stessa scuola (Booker T. Washington High School for the Performing and Visual Arts a Dallas) di Erykah Badu, Roy Hargrove e Norah Jones.
In mezzo, Been so Long, un blues lento per organo firmato da Lucky che però sfocia in un interludio pianistico riproducente le voci di un coro alla Manhattan Transfer e in un torrenziale assolo quando passa alla chitarra, prima del finale con il sostenuto soul-blues Lost the Right.

Tamara PetersonIl secondo DVD inizia di nuovo con l’organo, nel serratissimo soul-rock Giving Me the Blues di Rico McFarland, suo ex-chitarrista, e la ballata soul Ta’ Ta’ You del periodo post-blues di ‘Guitar’ Watson, proseguendo con It Ain’t Safe di Clarence Carter e George Jackson.
Let’s go back to the beginning, annuncia Peterson, che prima del ritorno in scena della moglie mette quattro blues in medley, iniziando con il noto I’m Ready e Who’s Been Talking di Howlin’ Wolf, quest’ultimo ben eseguito all’Hammond.
Con la chitarra slide arriva I’ll Dust My Broom in tendenza rock, anche se poi Lucky porta giù il microfono, si siede ad un tavolino e abbassa il volume eseguendo un solo minimalista che dà inizio a The World’s in a Tangle, il classico di Jimmy Rogers in un altro breve momento succoso; a questo punto però è evidente che la compilazione del libretto è stata affidata al primo che passava, avendogli assegnato un numero sbagliato… la n. 7 è solo la coda del medley tra le ultime due e già l’inizio di Kiss di Prince, che caratterizza il ritorno della consorte e usa dei riff blues; per il finale invece va di nuovo all’organo con tre brani, due dei quali di Tamara, di soul/jazz da locale alla moda.

Il terzo DVD, oltre all’inascoltabile set del chitarrista Kellerman, contiene i dietro le quinte dell’arrivo a Berlino e la preparazione della scena, un’intervista ai due con sottotitoli in inglese e alcuni spezzoni tratti dalle prove.
È divertente vedere Lucky strabuzzare gli occhi quando la moglie, dopo aver ammesso che prima di lui non s’era mai avvicinata al blues (e si sente), dice che ha “sempre pensato fosse una musica per vecchi”, così come è lei a dirgli sottovoce “ehi, vacci piano” quando lui a sua volta confessa di non riuscire ad ascoltare un disco di blues oltre il primo brano (?!), specie quand’è in viaggio sulla strada, perché sente il bisogno di musica gospel. A questo proposito racconta quanto sia stato ed è importante per lui e la sua famiglia il pastore della loro parrocchia, e in effetti entrambi portano una maglietta con scritto I love my church.
La dicotomia e lo scontro tra musica secolare e musica religiosa è ancora oggi presente tra gli afroamericani, ed è un bene sia così. Peccato solo che, da ambo le parti, la musica sia profondamente cambiata, e non in meglio. Anche in questo vanno via insieme.


Pubblicato da Sugarbluz in RECENSIONI, Dvd
È vietata la riproduzione anche parziale di questo articolo senza l'autorizzazione dell'autrice
Tags , ,
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *