Al ‘Cake’ Wichard Sextette – Cake Walkin’

The Modern Recordings 1947-48
feat. Jimmy Witherspoon, ‘Big Duke’ Henderson, Jay McShann & Pee Wee Crayton

Al 'Cake' WichardEcco un’altra interessante operazione Ace Records portante alla luce, dal grande catalogo acquistato da Modern Records dei fratelli Bihari, un nome pressoché sconosciuto che contribuì in modo consistente al materiale dei primi anni dell’etichetta.
In realtà la luce è fioca dato che di Albert C. Wichard si hanno solo i certificati di nascita e di morte (1) e poco altro, e in quanto batterista è stato citato nella discografia blues sporadicamente al di là delle sessioni in questo dischetto fatte con un combo a suo nome tra il 1946 e il 1949.
È possibile che si celi dietro qualche “unknown drummer” nelle line-up delle sessioni di vari artisti nei suoi cinque anni (1945/1950) passati in Modern, come fu in quella del 24 aprile 1950 di Little Willie Littlefield (Cheerful Baby / Happy Pay Day) e in altre che nelle note, scritte da Tony Rounce, non sono citate, tipo quelle nello stesso periodo per la cantante gospel Sister Wynona Carr. Dal 1947 al 1952 lo si ritrova poi sovente nelle registrazioni di Smokey Hogg anche per Imperial (strano che Rounce non le nomini, dato che Hogg era artista Modern e Ace gli ha dedicato diverse raccolte), insieme a Bill Davis, bassista spesso con lui e presente anche nelle selezioni di questo dischetto (non è specificato in quali).
Fu inoltre in varie sessioni nell’estate 1945 (sempre a Hollywood, ma per Apollo) con Illinois Jacquet and His All Stars, e con la stessa formazione di Jacquet ma a nome di Wynonie Harris, occasioni in cui fa la ritmica nientemeno che con Bill Doggett e Charles Mingus (gli altri erano il fratello di Jacquet, Russell, voce e tromba, John Brown, sax alto, Arthur Dennis, sax baritono e Ulysses Livingstone, chitarra).

Nato il 15 agosto 1919 a Welbourne, Arkansas, da Ernest e Claudia Wichard, arrivò a Los Angeles nel 1944, ed è probabile che una delle sue prime mete per trovare impiego fu Central Avenue, ricca di club e polo afroamericano della vita mondana di L.A. nei gloriosi anni del rhythm and blues. Se si considera ciò che è riportato nel certificato di morte, e cioè che faceva il musicista di professione da venticinque anni, essendo scomparso a soli quarant’anni significa che aveva cominciato a lavorare a quindici anni, e quindi quando entrò nella città degli angeli suonava la batteria professionalmente già da dieci anni.
È forse grazie a questi crediti se non attese molto a entrare nel giro, dato che appare poco dopo nell’unica sessione di Jay McShann per Philo Records (poi Aladdin) dei fratelli Mesner, la stessa in cui si trovava anche un altro arkansiano, Jimmy Witherspoon, come scritto nella relativa recensione, al debutto discografico (non a suo nome) con Confessing the Blues; questo articolo si può anche considerare un’appendice a quella recensione dato che qui su ventiquattro brani ben tredici hanno la voce di Witherspoon, e dieci portano la sua firma.
I dischi usciti dalla sessione Philo furono intestati sia al Jay McShann’s Trio (con Wichard e il bassista Raymond Taylor) che a Jay McShann and His Jazz-Men (con l’aggiunta di Cleophus Curtis, sax tenore, Edmond/Eddie Gregory, sax alto, Major Evans, tromba, e i due cantanti Charles ‘Crown Prince’ Waterford (2) e Numa Lee Davis), poi la storia ci consegna Wichard proprio all’apertura delle attività di Modern Records, sedendo nella prima sessione in assoluto dell’etichetta nell’aprile 1945.

Did You Ever Love a WomanTitolare era la pianista e cantante Hadda Brooks, per cui suonò in tantissime occasioni (e anche lei per Smokey Hogg), e nella band oltre a lui leggo che c’erano Jimmy Black al sax tenore, Bill Day (credo sia Bill Davis) al contrabbasso e Teddy Bunn alla chitarra.
Da lì uscì anche il primo disco Modern Music (come s’intestava allora), Just a Little Bluesie / Swingin’ the Boogie (n. 102), e ‘Cake’ suonò in molti dischi della Brooks fino al 1950, quando entrambi lasciarono l’etichetta (Hadda si trasferì da London Records).
È probabile che la prima sessione a nome del batterista fu nel 1946, e da questa uscirono due titoli sul 78 giri Modern Music 130, Did You Ever Love a Woman (lato A) e Slow Down Baby, intestato ad Al Wichard and His All Star Band, i cui componenti però sono ignoti.
Il lato A è un bellissimo mid-slow orchestrale, preso in prestito da ‘Gatemouth’ Brown e con la poderosa voce di Sylvester ‘Duke’ Henderson, il retro invece ha il canto del misconosciuto Jesse Perry (lasciò pochissime registrazioni), ma Ace non li ha infilati qui perché (Rounce scrive che) sono già stati pubblicati nella loro serie Mellow Cats ‘n’ Kittens. Vero per il primo, nel disco Yet More del set, mentre del secondo non v’è traccia.
Stando invece alla “Blues Discography, 1943-1970, A Selective Discography of Post-war Blues Records” di Leslie Fancourt e Bob McGrath, la prima sessione è dell’agosto 1946 circa, sempre intestata ad Al Wichard and His All Star Band, (3) ma non uscì nulla e i tre brani, con il canto di un giovane e tonante Jimmy Witherspoon, sono presentati qui per la prima volta, come tutti quelli di questo dischetto (s’intende con qualche alt. take).

In Far Away Baby (il titolo originale è Love My Baby, ma i compilatori l’hanno cambiato prendendo spunto dal primo verso, per evitare confusione con un altro posteriore di Witherspoon con lo stesso titolo) si sente l’influenza di Big Joe Turner, tanto più essendo Witherspoon agli inizi, influsso presente anche nelle altre del resto. La band ha la formazione classica da orchestra swing, anche se ridotta, con sezione fiati e pianoforte, e la batteria si limita a marcare qualche battuta, la grancassa si confonde con il contrabbasso per il suono sordo della registrazione non ideale.
Slow Down BabyIl canto (quasi un parlato) è vibrante e forte su una struttura a stop chorus che dura appena due minuti netti, e dalla numerazione sembra essere il primo registrato quel giorno.
I Want a Little Girl, scritto da Murray Mencher e Billy Moll nel 1930, è stato interpretato, anche in versione strumentale, da tanti protagonisti dell’R&B e del jazz degli anni Quaranta e oltre. Questa è inferiore a quella di Big Joe Turner con Pete Johnson e Freddie Greeen, tra i primi a inciderla (per Vocalion), ripresa poi in tempi moderni nel disco con i Roomful of Blues, e a quella di Louis Armstrong, entrata stabilmente nel suo repertorio.
In realtà è inferiore anche ad altre, perché sono tanti i notabili che l’hanno ripresa. Tra le mie preferite quella di Lester Young, ma è splendida anche nelle mani di Stanley Turrentine, di Ray Charles, Nat King Cole, Buddy Rich con la sua orchestra, T-Bone Walker, Jimmy Rushing. L’incise anche il Wynton Kelly Trio, il trio a nome del grande pianista mezzo sordo caro a Dinah Washington.
È basato sul Roll ‘Em Pete di Joe Turner e Pete Johnson questo Roll ‘Em Boy (aka Dream of Me), boogie orchestrale trascinante in pista, in cui JW evidenzia ancor più il suo debito a Big Joe, e certamente è evidente anche quello al pianismo di Johnson, che impressionò Jay McShann al suo arrivo a Kansas City, in particolare proprio questo brano.
La mediocre qualità audio di questi tre forse fu il motivo per il quale non furono rilasciati, come s’ipotizza nelle note, oltre al fatto che Witherspoon era ancora sotto contratto Mercury insieme alla band di McShann, anche se questo giustificherebbe solo una non-pubblicazione immediata, e probabilmente questa e le altre sessioni furono intestate ad Al Wichard proprio perché i due erano con altre firme.

Infatti, anche i brani della sessione seguente hanno Witherspoon e risalgono a una data, 30 ottobre 1947, in cui il cantante stava facendo dischi con la neonata Supreme, ma furono rilasciati comunque nel 1948, durante il secondo sciopero delle registrazioni.
Qui la qualità audio è buona e la voce di ‘Spoon esce con quel bel suono d’epoca, come quello dell’orchestra, tipico delle registrazioni Modern dell’immediato secondo dopoguerra; strutturalmente è R&B orchestrale classico che porta in sé il blues di Kansas City, come il bel jump Thelma Lee Blues, alternativo alla versione uscita su Modern 604, con una chitarra swing non accreditata.
Nel quieto ma potente Daddy Pinocchio (Pinocchio Blues) (alt take di quella uscita su Modern 877) la parte cantata ricorda No Rollin’ Blues (ma il testo è altra cosa), qui in versione diversa rispetto a quella pubblicata nei primi anni 1950 con lo stesso titolo e overdub di finto pubblico, per capitalizzare sul successo di altri 78 giri live autentici (tipo appunto No Rollin’ Blues, dove il pubblico non credo sia finto perché una voce risponde in modo coerente alle frasi di Jimmy). La fake audience si sente ad esempio in quella nella raccolta I’ll Be Right on Down, o in Gone with the Blues, abbastanza evidente quando parte dal nulla, senza un rumore costante di fondo, mentre questa è una versione in studio con aggiunta di un verso.
Junction Drive (Modern 557) è uno strumentale (firmato Wichard/McShann) ad andatura boogie presentato in due versioni, la seconda più veloce, evidenziando ‘Hootie’ su una ritmica shuffle sottolineata dalla sezione fiati e (sembra) dalla stessa bella e ignota chitarra sentita prima, potrebbe essere Gene Phillips, o Chuck Norris. Il suono di ogni strumento è ben scandito e luminoso.
Slow Lope è un lento blues after-hours per piano di McShann e chitarra ritmica, in un take alternativo rispetto a quello uscito su Modern 629; è talmente evocativo che sembra di veder salire lente volute di fumo di sigaretta, in un contesto notturno e live.

Modern's Al Cake Wichard Records

Se si riuscisse a fare il conto esatto del numero delle registrazioni discografiche effettuate in tutto il Paese nel dicembre 1947 probabilmente verrebbe fuori una cifra impressionante, dato che tutte le etichette erano in corsa accumulando quanto più materiale possibile per affrontare il periodo di fermo previsto per il 1948.
Infatti, il 20 e il 27 dell’ultimo mese dell’anno Modern organizza altre due sessioni con Al Wichard titolare aggiungendo tredici master alla scorta generale, ma durante lo sciopero uscirono solo sei di questi, intestati “Al Wichard Sextette” e riportanti la nuova dicitura “Modern Records Hollywood”. Altri quattro sono stati pubblicati da Ace quando avevano la licenza, ma non ancora la proprietà del catalogo (in pratica credo significhi che hanno pubblicato copie da disco, non avendo i master), mentre tra i rimanenti tre inediti ce n’è uno, Old Fashioned Love, che lo rimarrà perché l’acetato è irreparabilmente danneggiato. A parte quello, qui appaiono tutti i brani di quelle due sessioni in altre versioni rispetto a quelle già pubblicate, oppure tratti dal master originale per la prima volta.
L’accoppiata con Bill Davis al contrabbasso pare confermata, ma nulla è detto sugli altri membri, piano, chitarra, e una splendida sezione fiati a incorniciare la potente e dinamica voce tenorile di ‘Duke’ Henderson (mi ricorda quella di Sister Rosetta Tharpe al maschile) in Gravels in My Pillow, firmata dal cantante e uscita insieme a Thelma Lee Blues (Modern 604). Henderson si può sentire con altrettanto piacere anche nel suo (e di Forrest Powell) irresistibile His Majesty’s Boogie, uptempo della serie “jump for joy” à la Joe Turner, classico good rockin’ atto a far ballare il pubblico, basato su rime erranti non-sense e focoso solo di sax tenore, in finale sigillato da Duke con urletto incendiario. Favoloso!
Al 'Cake' Wichard OrchestraCake Jumps è uno strumentale di Wichard più quieto ma altrettanto ballabile, alternativo a quello uscito su Modern 584, composto da piccoli solo di tenore, alto, piano e chitarra ritmica sopra una base swing segnata da una batteria sempre economicamente efficace e un contrabbasso dal passo implacabile.
Con TB Blues si torna a Jimmy Witherspoon, che rende magnificamente un “blues della tubercolosi”, argomento forse immesso la prima volta da Victoria Spivey con il suo T.B. Blues (nel filmato dell’AFBF del 1963 la esegue al piano dicendo d’averla composta nel 1927 per “un amico sfortunato”), proprio la versione a cui si attiene Jimmy, maggiorata da assolo sferzante di sax. Più della malattia, ad affliggere è la solitudine e l’abbandono:
T.B.’s all right to have, but your friends treat you so low down.

Alla seconda sessione del 27 sono attribuite un numero maggiore di tracce, tra le quali il jump a tempo medio Connie Lee Blues, con melodia condotta dai fiati, tromba in sordina e chitarra jazz, evidenziante, come in tutti questi brani, una formazione tipica di quei tempi, il combo, piccole orchestre (in genere da nove elementi in giù) che dopo la II guerra sostituirono le big band.
Big Fine Girl e Sweet Lovin’ Baby sono alternative a quelle uscite rispettivamente su Modern 721 e 699 (entrambe nel disco di Witherspoon di cui al link sopra); la prima presenta breaks di honkin’ sax e pianoforte sopra un robusto bordone di contrabbasso, la seconda una sezione fiati caldissima e avvolgente, dalla quale in finale esce la tromba in bellissimo obbligato.
That’s Your Red Wagon formò un disco favoloso (Modern 573) in coppia con His Majesty’s Boogie, ed è un brano molto interessante registrato anche dalle impeccabili Andrews Sisters (e da altri, ma soprattutto al femminile), con versi efficaci tipo If you don’t have love songs to fit my key, baby, don’t sing your blues to me, e in pratica That’s your red wagon, seguito da So just keep draggin’ your red wagon along, significa “sono affari tuoi ora, continua per la tua strada” (interpretabile anche come “se a giocare con il fuoco ti sei scottato, non venire a piangere da me”).
‘Spoon è interrotto da brevi assolo di sassofono alto, tenore, pianoforte, cambia leggermente il chorus (That’s your lil’ red wagon, keep on rollin’ along) e sostituisce quasi tutti i versi (rispetto alla versione Andrews Sisters e/o all’originale) nell’elenco di possibili pentimenti, ad es.: If you want to smoke pot, drink China tea, do anything, give your jelly free, dando un senso più tipo “fa’ quello che ti pare, se ti va di farlo”, la stessa filosofia del suo cavallo di battaglia Ain’t Nobody’s Business.

Grandioso anche Grandma, Grandpa, con rimbalzi attutiti ma incalzanti e caratteristici solo alternati tra la sezione fiati “starnazzante” e il pianoforte boogie-woogie (credo di Hootie), ricordando ancora Turner anche per l’uso di versi coloriti (Here come grandpa strolling up and down the street, shaking his pipe at every woman he meet).
Geneva Blues, blues della donna cattiva, uscì su Modern 584 insieme a Cake Jumps, esaltando l’energico shouting di Jimmy e due solo acrobatici uno dietro l’altro, di sassofono e chitarra ritmica, mentre Piece of Cake e Boogie Woogie Baby sono i totalmente inediti di cui sopra, entrambi firmati dal batterista. Il primo, chiamato così da Rounce in quanto senza titolo, è uno strumentale presentato in due versioni ed è l’unica occasione in cui si può sentire Cake “rullare” i tamburi per brevi attimi; è un up-tempo jump a base ritmica costante lasciante spazio ai vari strumenti solistici, fiati, piano e chitarra.
Il secondo, ancora strumentale, gli somiglia, e di nuovo ci sono bei dialoghi alternati tra sassofoni e chitarra swing, spinti avanti dal trascinante shuffle ritmico: un brano che può rappresentare l’imminente chiusura di sipario sull’errebi losangeleno degli anni 1940, data l’aria nostalgica che emana.
Nel settembre 1948 finisce il bando delle registrazioni prima del previsto, e Wichard torna in studio in ottobre circa, partecipando al titolo che uscirà sullo stesso disco della sua Slow Lope (Modern 629), Good Lover Blues (aka Feelin’ so Sad), vibrante lento per piano e sax tenore tipico di Witherspoon evocante l’aria di Ain’t Nobody’s Business, incisa quasi un anno prima, e forse è lo stesso giorno (16 ottobre) in cui entrambi appaiono in due brani (Same Old Blues / I Love You Just the Same) intestati “Hootie McShann and His Orchestra with Jimmy Witherspoon”, ovviamente qui non compresi; nelle note del disco relativo alla recensione di Witherspoon già citata, per questi appaiono due date diverse (14 ottobre 1948 e 14 gennaio 1949), nonostante siano entrambe di Rounce. Esistono poi altre due tracce senza data, ma probabilmente dello stesso periodo, That’s Why I’m so Blue e High Class Mama, anche queste non comprese perché non intestate a Wichard.

Al 'Cake' WichardLa bella immagine in copertina non solo dice abbastanza sul tipo di musica contenuta in questo dischetto (confesso che da sola m’ha spinto all’acquisto), ma è anche una delle poche di Wichard, ripreso in una scena ambientata in un club nel film noir DOA del 1949 insieme a Von Streeter al sax tenore, Ray LaRue al piano, Teddy Buckner alla tromba e ‘Shifty’ Henry al contrabbasso (di Shifty, insieme a Duke Henderson, ne ho parlato nella recensione di cui sopra di Dinah Washington, in quanto anche autori), ma in fase di montaggio il loro suono fu sovra-inciso a causa di una non buona qualità audio (in ogni caso non credo che a Hollywood facessero uscire film con musica dal vivo), però con quello registrato da altri musicisti della stessa piazza, Ernie Royal (tr), il noto Maxwell Davis (sax-t), Ray Turner (pf), George Bouje (cb) e Lee Young (batt).
Nel 1949 Wichard partecipò ad almeno un’altra sessione Modern come titolare, con Pee Wee Crayton e al piano McShann o Hadda Brooks, producendo due strumentali selvaggi che paiono improvvisati, comunque pubblicati anche avendo qualche difetto, su disco Modern 657 accreditato a ‘Cake’ Wichard. Uno è Boogie Woogie Basement, nel quale si sente una voce (prob. Crayton) e l’altro è il “piano superiore”, Boogie Woogie Upstairs, sostanzialmente lo stesso ma con tempo aumentato di circa 1/4, già apparso in un CD Ace dedicato al chitarrista, e anche qui c’è un vocalizzo. Cake nel secondo si lascia andare conducendo un ritmo indiavolato doppiato dal pianoforte e “scheggiato” dalla chitarra spessa di Pee Wee: esecuzione in the pocket da parte di tutti.
Dopo l’intensa attività per Modern, negli anni 1950 Wichard sarà usato occasionalmente dai Bihari, così come da altre etichette anche se purtroppo la sua presenza è poco documentata, e il suo posto a Hollywood fu sempre più spesso occupato da Jesse Sailes o Bill Douglass.
Facendo qualche ricerca nelle discografie disponibili in rete ho trovato altre sessioni a cui partecipò nel periodo 1945/1954 oltre a quelle che ho segnalato all’inizio, ad esempio per Modern e per Apollo con la Johnny Alston Orchestra, per Capitol con Jesse Price & His Blues Band, per Excelsior e United Artists con la King Perry Orchestra, per Savoy con James von Streeter & Orchestra (tra gli altri, Chuck Norris e John ‘Shifty’ Henry), per Mercury con Hadda Brooks e Bill Davis, per Federal con Lil Greenwood, per Lucky con Roland Mitchell.
Morì a Los Angeles il 14 novembre 1959 a soli 40 anni per problemi cardio-vascolari. Sepolto nella stessa città all’Evergreen Cemetery, lasciò una moglie, Ollie Jean, e un figlio, Michael, scomparsi rispettivamente nel 1991 e 1992.

(Fonti: Tony Rounce, libretto a Al ‘Cake’ Wichard Sextette, Cake Walkin’, The Modern Recordings 1947-48, Ace Records CDCHD 1233, 2009; altre fonti indicate nel testo.)


  1. Grazie al ricercatore Eric LeBlanc. []
  2. Waterford tra l’altro registrò per Torch, l’etichetta per la quale incise Zuzu Bollin. []
  3. La numerazione di queste registrazioni è 282/284, quella delle sopra descritte è 227/228, e se questa classificazione è autentica è ovvio che queste sono posteriori. []
Pubblicato da Sugarbluz in RECENSIONI, Dischi // 20 Maggio 2013
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