Crowley, Louisiana 2010

Where Life Is Rice and Easy

Proseguendo verso est sulla Interstate 10 da Lake Charles dopo una sessantina di chilometri si arriva a Crowley, città sede dell’Acadia Parish, una delle ventidue contee della regione acadiana nella Louisiana del Sud; siamo in pieno Cajun Prairie Country. “Cajun” deriva da “Acadian”, popolo di lingua francese cacciato dal Canada dai coloni britannici durante il XVIII secolo e stabilitosi in queste zone.
Per chi ha più tempo meglio optare per l’Old Spanish Trail (U.S. Highway 90), percorso storico che giunge nel cuore di Crowley passando per altri piccoli centri della contea, come Mermentau, Estherwood, Rayne (città dei murales, e delle rane), la Midland Area. Le altre comunità dell’Acadia Parish sono Iota (dov’è nato J.D. Miller, 1922-1996), Church Point (la città dei calesse) e Morse. Eunice e Ville Platte non ne fanno parte, ma si trovano poco più a nord.
Partendo da Crowley, chi è alla ricerca di folklore acadiano può trovare soddisfazione percorrendo la Zydeco Cajun Prairie Scenic Byway, attraversante la campagna, le città e i villaggi di tre contee, la mappa del percorso si può trovare in rete o presso un ufficio del turismo locale.
Anche se non si ha intenzione di acquistare una costosa fisarmonica artigianale o altri strumenti, un giro al laboratorio-negozio Mouton’s Accordions & Music, 23466 Crowley Eunice Hwy, è comunque interessante; volendo si può prenotare una visita guidata a pagamento.
Crowley, fondata il 4 gennaio 1887 da due fratelli di nome Duson, è soprannominata “Rice Capital of America” per la sua preminente produzione di riso, e ha un distretto storico importante con più di duecento costruzioni inserite nel Registro Nazionale. La via centrale è la lunga Parkerson Avenue, cioè l’ultimo tratto sud della State Highway 13 che congiunge diagonalmente la I-10 (a nord) e la U.S. 90 (a sud).
Vista da North Parkerson Ave verso nord: subito a sinistra l’edificio Crowley Motor Co., il simbolo della città, poco più avanti la Grand Opera House, dove ha cantato anche Enrico Caruso. Sullo sfondo il Palazzo di Giustizia dell’Acadia Parish.

North Parkerson Ave, Crowley, Louisiana

Vista verso sud, sulla destra si può notare l’insegna verde dell’attivissimo Rice Theatre. In fondo passano la ferrovia e l’Old Spanish Trail. Se si guarda qualche foto d’epoca si nota come Crowley non sia affatto cambiata; l’unica apparente differenza è che allora su questa strada sfilavano i primi modelli di automobili Ford.

North Parkerson Ave, Crowley, Louisiana
City Hall Museum, Crowley, Louisiana

Qui a destra il grande edificio del 1920 di Ford Motor Company, 425 North Parkerson, recentemente restaurato mantenendo l’aspetto originale. Fu progettato per ospitare una concessionaria Ford, in particolare qui era venduta la leggendaria vettura Model T, ed è uno dei pochi rimasti dei mille simili allora sparsi negli Stati Uniti.
Nel 2000 il Municipio acquistò l’edificio dalla famiglia Miller. Il restauro è cominciato nel 2003 e nel 2006 il sindaco e alcuni uffici amministrativi del City Hall si sono trasferiti qui, ma soprattutto ospita un museo gratuito che espone le tre materie di cui la città va fiera, fungendo anche da ufficio del turismo: la produzione del riso, i modelli vintage della T Model Ford e la storia dello studio di registrazione di J.D. Miller.
Al primo piano si trova il Rice Interpretive Center con i dettagli sulla produzione e l’industria del riso, al mezzanino c’è l’esposizione The History of Crowley, al secondo piano il Ford Automotive Museum e il J.D. Miller Music Recording Studio.
La mia intenzione di fiondarmi direttamente nella riproduzione dello studio sfuma quasi subito, infatti dobbiamo fare gruppo per la visita guidata dalla coordinatrice del turismo.

In sostanza per arrivare all’ultimo piano bisogna prima sorbirsi il resto e seguire la comitiva. Tutto è relativamente veloce (e per quanto riguarda Miller fin troppo veloce) oltre che interessante e, capitando al mattino abbastanza presto, facciamo giusto in tempo ad accodarci a un gruppetto di turisti arrivati prima di noi.
La nostra guida, Charlotte, ci informa che, naturalmente, c’è un signore di origini italiane che vuole farci conoscere. Dopo un po’ sbuca un tipo smilzo e cordiale, impiegato lì. Sa qualche parola d’italiano grazie alla nonna, gli chiedo allora se sono stati i suoi nonni a trasferirsi in America e risponde che sono partiti dalla Sicilia alla fine dell’Ottocento sbarcando a New Orleans. Ne deduco che forse furono parte della comunità di siciliani della città a inizio Novecento, la stessa della famiglia di Cosimo Matassa e la stessa che ha partecipato alla nascita del jazz. Domando quindi se ha conosciuto Matassa o qualche musicista, e se gli italiani presenti erano solo siciliani, e lui dice che a quei tempi tutti gli italiani a New Orleans erano siciliani, non c’erano diverse comunità, e che comunque lui è cresciuto in altre città della Louisiana. Racconta d’aver fatto il pugile, peso piuma, e ci consiglia di stare attenti perché in Louisiana la condizione delle strade “non è come in Texas”.
Arriva Charlotte e il nostro “amico” si congeda con l’invito a pranzare da un parente che ha un ristorante in città, e la guida ci presenta gli altri ospiti, due anziane coppie americane e una famiglia inglese con due ragazzini che si trova qui solo perché di cognome fa Crowley.

City Hall Museum, Crowley, Louisiana

Qui sopra, veduta del museo e delle impalcature originali in legno.
La visita inizia con un breve documentario sull’industria risiera in cui si spiega come la città meriti il titolo di capitale del riso essendo la maggior produttrice statunitense, e quanto la sua economia sia ancora basata fondamentalmente su quest’attività come cent’anni fa. Ogni anno si celebra con successo l’International Rice Festival, il più antico e grande festival agricolo della Louisiana. Alcuni coltivatori di riso allevano anche crawfish nei campi, che come si sa sono coperti d’acqua; data l’alimentazione controllata questi crostacei sono più prelibati di quelli liberi nei fiumi, che mangiano qualsiasi cosa. Per vedere da vicino come fanno, c’è un agri-tour presso la Crystal Rice Heritage Farm.

City Hall Museum, Crowley, Louisiana

Anche questo montacarichi è originale, ed è funzionante.

City Hall Museum

L’ufficio di Charlotte o, come l’ha chiamato lei, il suo nido. Ci racconta che Henry Ford, per tagliare i costi, trovò il sistema di spedire a Crowley quattro T Model alla volta dentro un unico vagone, rimuovendo le ruote e i parafanghi e impilandole una sopra l’altra. Toccava poi al venditore la responsabilità di riassemblare i pezzi.

Ford Automotive Museum, Crowley, Louisiana

Model T Sedan del 1923

Model T Coupé

Il modello Coupé dalla tipica forma telephone booth

Ford Automotive Museum, Crowley, Louisiana

Modello decapottabile. La Model T ebbe così successo che Ford la produsse per diciannove anni senza mai cambiarla, a partire dal 1909. L’entrata in commercio di questa vettura e il nuovo sistema alla catena di montaggio ebbero un grosso impatto sulla vita sociale e industriale del tempo. Il Signor Ford riciclava: ordinò riso di Crowley imballato in scatole di legno di cipresso e riutilizzò il materiale per costruire il volante di alcune vetture speciali, così come lavorò casse di quercia per il pianale delle macchine.

J.D. Miller Studio, Crowley, Louisiana

Anche prima dello studio di Miller c’è la proiezione di un filmato, condensante una lunga storia in cinque minuti. Miller produsse country, hillbilly e la musica della regione acadiana, cioè il cajun, lo zydeco e lo swamp pop. Soprattutto però a metà anni 1950 diede origine a un suono unico, testimoniato dai dischi Excello di Nashville che ne diventarono il marchio distintivo, ma prodotto a Crowley con i bluesman della Louisiana: lo swamp blues, chiamato anche swamp rock per contiguità e caratterizzazione percussiva, in assonanza con i ritmi latini.
L’ambiente ha mantenuto la parete esterna dell’epoca e mostra attrezzature originali inserite in un contesto simile a quello che fu; sono presenti pannelli informativi e altri interattivi con cui sentire vari esempi dei dischi prodotti e spezzoni di un’intervista. I pannelli non sono molto accurati, ci sono errori di stampa e omissioni.

J.D. Miller Studio, Crowley, Louisiana

J.D. s’interessò da bambino alla musica, sognando una cajun-country band e imparando a suonare una chitarra da otto dollari con un songbook di Gene Autry; a quei tempi viveva in Texas. A undici anni vinse una gara di talenti a Lake Charles, dove la sua famiglia si trasferì nel 1933, e di quest’esperienza disse d’aver vinto “not because I was that good, but because the competition was so bad”. Comunque, la cosa importante fu il premio: quindici minuti di trasmissione radiofonica tutti i sabato mattina alla KPLC, nei quali suonava la chitarra e cantava canzoni da cowboy.
Quando la famiglia si stabilì a Crowley nel 1937, cominciò a suonare professionalmente in diversi gruppi locali. In uno di questi, i Breaux Brothers, vide per la prima volta una fisarmonica: “When [Amidie Breaux] pulled that thing out of the box, I didn’t know what I’d gotten into!”. L’inizio della seconda guerra interruppe le aspirazioni musicali; fu arruolato in Marina come aviatore e in seguito nell’Esercito nel campo delle radiocomunicazioni.

J.D. Miller Studio, Crowley, Louisiana

Tornato dal servizio J.D. aprì un’impresa insieme al suocero, il fisarmonicista Lee Sonnier, chiamata M&S Electric Company e situata al 218 North Parkerson. L’attività era redditizia non avendo concorrenza e con i produttori di riso che avevano cominciato a usare macchinari elettrici, nonostante ciò Jay non amava quel mestiere, così nel 1946 aprì un piccolo negozio di dischi all’angolo dello stesso edificio. Ben presto s’accorse che i proprietari di juke-box volevano dischi cajun, non facilmente reperibili, quindi decise di produrli lui stesso.
Nel giugno 1946 si recò presso l’unico studio di registrazione della Louisiana del tempo, quello di Cosimo Matassa, e registrò Leroy ‘Happy Fats’ LeBlanc e Doc Guidry and the Boys (Colinda), Louis Noel (La Cravat) e un (non precisato) brano country di Al Terry, mandando i master sulla West Coast per lo stampaggio su 78 giri a nome della sua prima etichetta, Fais Do-Do. Sotto, registratore a nastro Ampex.

Ampex tape recorder, J.D. Miller Studio

Dato il riscontro positivo Miller acquistò a Houston tre Magnecord, registratore portatile all’avanguardia a quei tempi (usato anche da Alan Lomax), rimpiazzò Fais Do-Do con una nuova etichetta, Feature (1947) e aprì uno studio nel retro del negozio di famiglia al 413 N Parkerson Ave, pubblicando le canzoni country/cajun di Happy Fats e Doc and The Boys, vere star nella regione acadiana, come Chere Cherie, Fais Do-Do Breakdown, My Sweetheart’s My Buddy’s Wife, Don’t Hang Around, New Jolie Blond, Crowley Two-Step, La Valse de Hadacol (per quest’ultima occasione si chiamarono Happy, The Doctor and The Hadacol Boys, in riferimento al noto “medicinale” Hadacol).
Altri artisti Feature furono Amidie Breaux, Jimmie Choates, Chuck Guillory, Austin Pete, Al Terry, il suocero Lee Sonnier con i suoi Acadian Stars, che gli diedero il più grande successo cajun del periodo, The War Widow Waltz con Laura Broussard al canto, ma anche i primi bluesman che incisero per Miller, come Lightnin’ Slim, Tabby Thomas, Clarence Garlow.

J.D. Miller Studio, Crowley, Louisiana

Fu però con brani di successo come Some of These Days (Bill Hutto), That’s Me without You (Lou Millet) e Did God Make Honky Tonk Angels? (Alice ‘Al’ Montgomery, “a young girl from Washington, Louisiana”, scomparsa presto), su Feature, che Miller attirò l’attenzione di Nashville, procurandosi un contratto come autore per l’influente casa editrice Acuff-Rose e dando inizio all’amicizia con Fred Rose. Infatti, gli ultimi due titoli, nelle versioni rispettivamente di Webb Pierce e Kitty Wells, arrivarono al 1º posto nella classifica country di Billboard. Kitty Wells riprese la canzone per Decca (1952) come It Wasn’t God Who Made Honky Tonk Angels un anno dopo che Al Montgomery l’incise per Miller.
Era una sua risposta (di Miller) a The Wild Side of Life di Hank Thompson dal punto di vista di una moglie, e ha rilievo storico perché fu il primo country hit di una donna in un genere fino allora riservato agli uomini. Kitty Wells si ritrovò famosa da un giorno all’altro e il suo successo aprì la porta alle country singer che vennero dopo; mentre prima non esistevano canzoni country con sguardo femminile poi tutti si misero a scrivere per le donne (cosa non avvenuta nella musica cajun).
Avere un proprio brano ripreso da un artista famoso e/o da una casa discografica importante era il sogno di ogni piccolo produttore o autore, e J.D. ora ne aveva almeno due che gli permettevano d’entrare nel songwriting establishment di Nashville. Nel 1954 cominciò la collaborazione con Fred Rose, al quale Miller forniva gli artisti hillbilly con corredo di canzoni. Nel frattempo diventò anche proprietario del club El Toro a Crowley, dove s’esibivano i suoi artisti, e trasmetteva alla KSIG un programma, Stairway to the Stars.

J.D. Miller Studio, Crowley, Louisiana

Che abbia dato impulsi e risorse importanti alla musica tradizionale della regione acadiana e in generale della Louisiana è indubbio, tuttavia la sua fama è legata alle produzioni swamp blues, stimolate dall’avvento del rock ‘n’ roll sia musicalmente che economicamente dato che le vendite di dischi country e cajun crollarono sotto il peso della novità. Miller prese la decisione di dedicarsi al rhythm and blues dopo aver sentito alla WXOK di Baton Rouge un bluesman che lo colpì molto, Lightnin’ Slim, il quale debuttò con successo su Feature nel 1954 con Bad Luck Blues.
Nel 1955 la connessione con la Music City gli portò un altro accordo, senza il quale probabilmente non avremmo mai sentito parlare di swamp blues: quello con Ernie Young di Excello Records, sussidiaria del colosso Nashboro Records nato per pubblicare principalmente gospel, secondo il quale Miller avrebbe fornito gli artisti e il prodotto finito su nastro, mentre a Excello non rimaneva che stampare, mettere la propria etichetta e vendere.
Oggi può sorprendere che Miller abbia accettato un contratto apparentemente sbilanciato, ma la decisione fu essenziale per la pubblicazione e la distribuzione nazionale di dischi che altrimenti sarebbero rimasti in ambito locale. Se Miller avesse passato tutti i giorni, come a volte faceva, a caricare il baule della macchina di dischi da portare a ogni juke-box della zona, è ovvio che non avrebbe ottenuto gli stessi risultati, e soprattutto non avrebbe potuto essere nello studio.

J.D. Miller Studio, Crowley, Louisiana

Aprì allora le porte anche ad altri bluesman della regione come Lazy Lester, Lonesome Sundown, Silas Hogan, Slim Harpo, ma il primo R&B hit di Miller per Excello fu lo strumentale Congo Mombo di Guitar Gable & The Musical Kings, uscito nel 1956 ed esempio di slapback echo, come disse lui stesso:

You listen to the drummer [Clarence Etienne], you’d swear he’s a wizard, but a lot of it had to do with the doggone Concertone.

Il Concertone era un registratore a nastro che Miller utilizzò prima d’avere l’echo room. Buon riscontro ebbe anche lo swamp-pop Irene di King Karl, vocalist di Gable, che con la sua band pubblicò singoli Excello per tre anni oltre che a fornire supporto in studio nelle prime registrazioni di Slim Harpo, ma anche di Lazy Lester, Bobby Charles, Skynny Dynamo, Classie Ballou, con Guitar Gable alla chitarra e suo fratello Clinton ‘Fats’ Perrodin al basso, Clarence ‘Jockey’ Etienne alla batteria, e occasionalmente Tal Miller al piano.
Altri nomi familiari e ricorrenti nelle band dello studio furono Al Foreman, chitarra e steel, Bobby McBride, basso, Katie Webster, piano e organo, Rufus Thibodeaux, violino, occasionalmente basso, Lionel Prevost (aka Lionel Torrence), sassofono, Pee Wee Whitewing, steel, Lazy Lester, armonica e percussioni, Warren Storm, batteria (occasionalmente, Austin Broussard), Sylvester Buckley, armonica, Ned Theall, tromba.
Prima di Katie Webster il piano fu suonato da Merton Thibodeaux, che stava al contrabbasso nelle iniziali sessioni country di Miller (nonostante poi divenne mezzo paralizzato continuò a suonare nella band di Happy Fats), e altri pianisti furono Benny Fruge, Sonny Martin, U.J. Meaux e Roy Perkins. Lionel Prevost non aveva eguali, ma altri sassofonisti furono Leroy Castille, Louis ‘Boobay’ Guidry, Harry Simoneaux. Lavorare per Miller non era facile, Bobby McBride ha ricordato che a volte suonava tutto il giorno arrivando a sera con le dita sanguinanti.
Registrava ben più di quello che riusciva a pubblicare, tanto che a partire dagli anni 1970 l’etichetta inglese Flyright, d’accordo con Miller, ha pubblicato la serie The Legendary Jay Miller Sessions, con materiale inedito su più di cinquanta volumi (molti alternate take, ma anche diverse, imperdibili chicche), indispensabile per completare la storia. Sotto, Crowley vista dal museo.

View from J.D. Miller Studio Museum, Crowley, Louisiana

Lightnin’ Slim continuò a registrare per Excello fino al 1965, ma il suo armonicista e cognato, Slim Harpo, ottenne maggior successo commerciale acquistando notorietà anche tra bianchi. Debuttò con I’m a King Bee, ora un classico irraggiungibile in quanto icona sonora e di stile, e continuò ad andare in classifica con canzoni come Rainin’ in My Heart, Baby Scratch My Back, Tip on In, Tee-Ni-Nee-Ni-Nu, anche dopo la risoluzione del contratto con Miller.
Lazy Lester invece conobbe Lightnin’ Slim per caso su un autobus verso Crowley, proprio mentre il chitarrista stava cercando un altro armonicista. Slim portò Lazy dal produttore, questi ne rimase impressionato e lo introdusse in scuderia appioppandogli il nome d’arte, come fece per altri. Lester uscirà su Excello come solista e come accompagnatore in studio, alle percussioni soprattutto, per Lightnin’ Slim, Slim Harpo, Katie Webster, Lonesome Sundown, Nathan Abshire, Johnny Jano. (1)
Miller non era un tecnico audio ma aveva buon orecchio e attitudine con le apparecchiature elettriche e le tecniche di registrazione, dai trascorsi come elettricista industriale e dal servizio nell’esercito. Oltre alla tipicità dei musicisti, la particolarità della produzione Excello va attribuita alla sua continua ricerca sonora; per quanto riguarda le “specifiche” audio (o la mancanza totale o l’improvvisazione delle stesse) dello studio e le metodiche ne parlo all’occasione nei vari articoli dedicati agli artisti sopra linkati.
Miller ha avuto una quindicina di etichette, oltre a Fais Do-Do e Feature le più note sono Kajun (dagli anni 1950, Nathan Abshire, Hadley Castille, Dewey Balfa, Rufus Thibodeaux, e il contemporaneo Wayne Toups), Rocko (anni 1950, per il rock ‘n’ roll/swamp pop, Katie Webster, Warren Storm, Charles Sheffield), Zynn, nome scelto per figurare ultimo negli elenchi (anni 1950/1960, Katie Webster, Clifton Chenier, Lionel Torrence, Rocket Morgan), Blues Unlimited (anni 1970/1990, Rockin’ Dopsie, Buckwheat Zydeco, Sonny Landreth), e a metà anni 1960 Rebel, etichetta apertamente pro-segregazionista e contro la politica di Lyndon B. Johnson. Non è un mistero che il produttore, nonostante apprezzasse i bluesman e sia stato uno dei primi al sud a registrare band interrazziali, avesse convinzioni anti-abolizioniste.

View from J.D. Miller Studio Museum

Si contano più di quattrocento canzoni a suo nome, ma i blues li ha firmati con lo pseudonimo “Jerry West”. Al museo si legge che lo faceva per timore che nessuno comprasse i dischi blues sapendo che erano scritti da un bianco, in realtà la sua preoccupazione era quella di non sconvolgere la country music fraternity di Acuff-Rose, dov’era accreditato come J.D. Miller. Nel suo repertorio blues ci sono brani come I Hear You Knockin’, Sugar Coated Love, I’m a Lover Not a Fighter.
Oggi si può dire che lo studio Miller ha prodotto su ogni tipo di supporto musicale, dai 78 ai CD; con il figlio Mark a continuare il mestiere, il Master-Trak è lo studio più vecchio ancora attivo in tutta la Louisiana e uno dei più avanzati tecnologicamente.

J.D. Miller Studio, Crowley, Louisiana

Quando cominciarono a occuparsene i figli, il più grande, Bill, e Mark, vi investì una fortuna (300.000 $ nel 1967) ed è sempre stato aggiornato con nuove attrezzature, anche se Miller rimpiangeva i giorni in cui quattro microfoni, un due tracce e una camera d’eco erano sufficienti per produrre un disco di successo. Non concepiva le tecniche usate dai produttori moderni, e a questo proposito disse:

The norm way back there even in Nashville or anywhere you went […] you were shooting for at least four songs in a three-hour session. Now maybe they work for a couple days on one song to get it down […] You may get a better product, but you take a lot of the purity out of it, believe me […] Hell, they’ve got 11 mikes on the damn drum over there […] to me that’s the most ridiculous thing.

J.D. Miller Studio

Quassù ci sono tante cose da guardare, leggere, sentire, pensare, e d’un tratto m’accorgo che gli altri sono già scesi con la guida mentre io sono ancora praticamente a metà. Spero che la cara Charlotte ritenga conclusa la visita guidata e che mi lasci stare qua finché voglio, ma non è così purtroppo, “sento” che mi attendono tutti quanti, e quando dopo un po’ scendo arrivo proprio mentre sta dicendo ai miei: “Have you lost your mom?”.
Un paio di ragioni per volerci tutti riuniti c’erano; una è che ci consegna del materiale informativo su Crowley e l’Acadia Parish, qualche gadget e un bel poster sul Carnival d’Acadie, l’altra è che ci fa mettere in posa per una foto da pubblicare sul giornale di Crowley (!) il giorno dopo, dandocene un paio di copie ricordo. L’abitudine all’omaggio, chiamato lagniappe, è frequente in Louisiana, in segno di ospitalità.

Master Trak Enterprises, Crowley, Louisiana

413 North Parkerson, il negozio/studio Modern Music Center e a fianco l’attuale studio (dal 1967) Master-Trak Enterprises (Master-Trak Sound Recorders), gestiti da Mark Miller. L’obiettivo appannato era sotto l’effetto della forte umidità in contrasto con l’aria condizionata della macchina. È a pochi passi dal museo, ma avendo precedentemente chiesto di Mark a Charlotte lei sa che voglio conoscerlo e quindi non ritiene compiuta la sua missione finché non ci porta tutti fuori, gli altri spariscono, e noi ci accompagna fin dentro il negozio, presentandoci; solo a questo punto l’efficientissima coordinatrice del turismo ci saluta.
Tra i dischi non c’è tanto blues – non lo compra più nessuno – dice Mark, ma noto qualche riedizione in CD della serie Flyright sulla produzione Miller (di cui poco è stato digitalizzato), Lightnin’ Slim, Katie Webster, Lonesome Sundown, e una raccolta.
Ci sono inoltre dei Fat Possum a un dollaro, R&B di New Orleans, cajun, zydeco, swamp-music. Tra il lavoro del padre e quello del figlio mi sembra ci sia stata continuità, e credo che in definitiva Mark faccia quello che farebbe oggi J.D. se ci fosse ancora. Un paio di chiacchiere rivelano che Mark ha prodotto buone quando non ottime cose, come il cajun/blues di Al Ferrier e Warren Storm e il fantastico western-swing di Cliff Bruner, lo swamp, il blues e lo zydeco di Buckwheat, Fernest Arceneaux, Tabby Thomas, Sonny Landreth e Sam Brothers, usando etichette classiche di Miller come Kajun per il cajun tradizionale, Showtime, Blues Unlimited, naturalmente Master-Trak e M.T.E. Lo studio è sostenuto anche da collaborazioni con altri produttori, con Rounder Records per Joel Sonnier, con Floyd Soileau per Johnny Allan, con Sam Charters per Rockin’ Dopsie.

Modern Music Center, Crowley, Louisiana

E a proposito di Floyd Soileau (pronunciato come “swallow”, il nome della sua etichetta), un giro a Ville Platte ora sarebbe l’ideale per chiudere il cerchio, sperando magari d’incontrarlo o anche solo di visitare lo storico Floyd’s Record Shop, ma la tabella di marcia purtroppo è ferrea ed essendo già cominciata l’ultima settimana a questo punto ogni giorno altrove è un giorno in meno a New Orleans.
È la prima volta che mi capita di poter acquistare dischi direttamente sul luogo di produzione e quindi, anche per un piccolo contributo, prendo due dischi prodotti direttamente da Mark, di Buckwheat Zydeco e di Leon Sam & The Sam Brothers, entrambi molto belli, oltre ad altri sette (Burnside, Scott Dunbar, Ernie K-Doe, Chris Kenner).

Modern Music Center, Crowley, Louisiana

Kinda looks like it’s raining guitars!

(Fonti per la storia di J.D. Miller: City Hall Museum, Crowley, La.; John Broven, South to Louisiana, The Music of the Cajun Bayous, Gretna, La., Pelican Publishing, 1983 e Record Makers and Breakers, Voices of the Independent Rock ‘n’ Roll Pioneers, University of Illinois Press, 2009).


  1. Aggiornamento: Lazy Lester se n’è andato in pace il 22 agosto 2018 a casa sua, Paradise, California. []
Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 31 Dicembre 2010
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