Memphis, Tennessee – pt 3

(Stax Museum of American Soul Music, National Civil Rights Museum)

Stax Museum, Memphis

On this site stood Stax Records, Inc. which boasted such stars as Otis Redding, Rufus and Carla Thomas, Isaac Hayes, the Staple Singers, Albert King, the Bar-Kays, and many others. It relied upon its deep soul roots to carry it through, struggling from a back-street garage in 1957 to become a multi-million-dollar organization.
Dell’edificio originale non è rimasto nulla, raso al suolo nel 1988 e i mattoni venduti come souvenir nel negozio Shangri-La Records (che esiste ancora al 1916 Madison Street), mentre l’insegna originale è appesa al Rum Boogie Cafe in Beale Street.
Per il resto è impossibile condensare la storia e l’importanza di Stax Records in quattro righe, quindi rilevano il fatto che da attività cominciata in un garage divenne un’organizzazione multi-milionaria; ma naturalmente non fu quella la sua grandezza. Dal 2003 nello stesso luogo, 926 East McLemore Ave, sorge questo museo, che all’interno comprende la ricostruzione dell’epico studio A, mentre esternamente l’edificio e le insegne richiamano le sembianze originali. Sopra, la parte dove sorgeva lo studio.

Stax Museum, Memphis

Qui stava il negozio di dischi di Estelle Axton, Satellite Records (così si chiamava anche l’etichetta/studio nei primi anni), oggi gift shop del museo. Quando fu dichiarata bancarotta nel 1975, già non esisteva più da un po’, tramutato in uffici dalla nuova gestione Al Bell.
Il negozio fu peculiare nella storia di Stax, senza sarebbe stata diversa. Operò come punto d’incontro per i ragazzi di questo quartiere della working class bianca e nera, e come “centro di reclutamento” in quanto vi bazzicavano o vi furono impiegati alcuni che poi saranno parte fondamentale del multi-talentuoso organico Stax (come Steve Cropper, David Porter – il primo autore Stax, lavorava in una bottega di fronte – Deanie Parker, Homer Banks, Duck Dunn, Booker T. Jones, il sassofonista Gilbert Caple), una famiglia con individui dallo spirito libero e collaborativo che s’impegnavano anche al di fuori delle sessioni, facendolo su base volontaria, non salariale.
Inoltre il negozio fornì un minimo di liquidità per finanziare le prime attività, e fece da specchio dei gusti degli acquirenti, sia nell’acquisto dei dischi, sia come test reattivo quando veniva trasmessa musica appena registrata nello studio. Nei primi tempi tutto ciò fu di grande influenza sulle registrazioni, ed Estelle, fondatrice di Stax insieme al fratello Jim Stewart, esercitò una certa ascendenza sulle scelte musicali.

Soulsville, USA, Memphis, Tennessee

Sopra e sotto, le nuove Soulsville Charter School (a sinistra) e Stax Music Academy (più o meno dove una volta stava la caffetteria Slim Jenkins’ Place). Il complesso occupa un intero blocco e appare imponente e un po’ asettico, quasi un corpo estraneo in un sobborgo residenziale a prevalenza afroamericana non molto diverso da allora, con piccoli, scalcinati saloni di bellezza e pittoreschi grocery store oggi però con le inferriate o le reti antisfondamento, in cui entrare può esser meno pericoloso di quel che sembra, ma è di sicuro un’esperienza (uno di questi proprio su McLemore, Jet Food Store, si vede in una foto inserita nell’articolo precedente, la stessa immagine di rappresentanza in home page del presente articolo, I Love Soulsville).
Tuttavia, un ambiente depositario della memoria e dell’esperienza di una storia così musicalmente e socialmente importante come quella passata qui, non può che essere, oltre che a lungo dovuto, simbolo d’orgoglio. Per anni l’edificio in rovina e poi il lotto vuoto hanno rappresentato incuria, desolazione, mancanza di rispetto, e provocato amarezza non solo in chi quella storia l’aveva vissuta in prima persona.

Stax Music Academy, Memphis

Inoltre la scuola di musica (riservata a giovani “a rischio”) è un luogo sano per i ragazzi, consci di ciò che è accaduto qui e di poter coltivare i propri talenti, in un quartiere con non molto altro da offrire. Avendo già parlato di Stax in diversi articoli, ad esempio in Respect Yourself, Stax Volt Revue e Sweet Soul Music, qui mi limito a commentare le immagini e a integrare notizie e considerazioni.

Stax Museum, Memphis, Tennessee

Qui si vede a sinistra il vecchio cinema-teatro Capitol prima che diventasse Stax, in mezzo alcune foto della Stax in attività, e a destra l’edificio in disuso.

Stax Museum, Memphis, Tennessee

Ai tempi del Capitol Theatre, il blocco occupato da ciò che tutto insieme ora si chiama Soulsville Foundation era un tratto dove i frequentatori avrebbero potuto passare un giorno intero, da un capo all’altro. A est del teatro, diviso da un muro, c’era il Capitol Barber Shop. Oltre, un lustrascarpe, un beauty shop e all’angolo una piccola bottega di alimentari fornita di un distributore di Coca alla ciliegia, meta dei ragazzi usciti da scuola. A ovest c’era un piccolo negozio di riparazioni TV e poi un beer joint dai vari nomi, più tardi conosciuto come Slim Jenkins’ Joint o Slim Jenkins’ Place, così consacrato da un brano di Booker T & The MG’s. Stax crebbe in mezzo a queste attività di quartiere.

Stax Museum, Hoopers Chapel AME Church, Memphis, Tennessee

Il museo è self-guided e inizia con un video introduttivo, in una confortevole saletta deserta. Le installazioni partono dalle origini della musica soul, il gospel. Una chiesa afroamericana di campagna è stata trasferita qui da Duncan, Mississippi, la Hoopers Chapel AME Church, costruita circa nel 1906 da proprietari terrieri, mezzadri e schiavi affrancati. Era una struttura complessa che comprendeva, su un terreno di 12.000 metri quadrati, un capannone con abbeveratoio per i muli e i cavalli usati per il trasporto, una sala per incontri comunitari, anch’essa costruita a mano, e un cimitero. Nella didascalia è visibile un baptismal bowl, per uno dei sacramenti più importanti del cristianesimo, il battesimo, effettuato per versamento o per immersione. L’iconografia della tradizione afroamericana ci ha abituato alle cerimonie per immersione, ma erano molte le chiese che usavano la ciotola battesimale per il versamento dell’acqua santa.
Una signora in visita che mi sta accanto conviene con me sul fatto che, forse, lo schermo piatto al plasma poteva star fuori.

Stax Museum, Hoopers Chapel AME Church, Memphis, Tennessee

I banchi, i tavoli e l’altare furono costruiti dai membri della chiesa. Risparmiarono denaro per comprare un pulpito e un vecchio pianoforte, mai accordato. Per scaldarsi c’era una stufa in ghisa che bruciava legna, mentre in estate i vetri delle finestre erano alzati e dei ventilatori, donati da imprese di pompe funebri locali, rinfrescavano l’aria soffocante. La chiesa aveva un arsenale di scacciamosche e spray con cui combattere gli insetti fastidiosi, e una scopetta per cacciare le lucertole che strisciavano in chiesa attraverso piccole crepe. L’elettricità sostituì le lampade a carbone alla fine degli anni 1950.

Stax Museum, Ike & Tina, Memphis, Tennessee

Materiale di Ike e Tina Turner, a parte la foto in basso a sinistra di Louis Jordan con suo padre all’Hippodrome Club su Beale Street negli anni Cinquanta, e un paio di reperti Columbia di Jimmie Lunceford. In alto a sinistra, il disco Ike & Tina Turner’s Kings of Rhythm Dance, che la didascalia dichiara uscito come debutto nel 1959, ma non è così perché il loro primo album uscì nel 1961 ed è quell’altro a destra, The Soul of Ike & Tina Turner; “Kings” è il secondo (1962), stando alla numerazione progressiva originale. Entrambi uscirono per Sue Records di New York. Pubblicarono con Sue anche Elmore James, Barbara Lynn e artisti di New Orleans come Lee Dorsey e Huey Smith, forse perché l’etichetta distribuiva per AFO Records.
Oltre agli abiti di scena di Ike e Tina, a sinistra c’è una loro foto al Club Paradise nel 1962 circa, in alto in centro un acetato di Ike del Memphis Recording and Sound Service (cioè il Sun Studio di Phillips), in basso a destra una foto durante una sessione di registrazione in uno studio di Los Angeles, e a destra la Telecaster di Ike.

Stax Museum, Memphis, Tennessee

Altri precursori del southern soul, come Ray Charles. In alto a sinistra The Orioles, gruppo vocale di Baltimora tra gli iniziatori del movimento doo-wop nei tardi anni 1940. L’album The Great Ray Charles è dato come quello di debutto su Atlantic nel 1956; in realtà fu il secondo e uscì nel 1957, preceduto nello stesso anno da Ray Charles (poi ripubblicato come Hallelujah I Love Her So), che fu anche il primo LP di Ray in assoluto. Quest’ultimo però è più che altro una raccolta di singoli di successo precedenti, così non è del tutto sbagliato considerare l’altro il vero debutto su Atlantic. Sotto, Charles al sax, uno degli strumenti da lui praticati alla St. Augustine School for the Deaf and the Blind, e What’d I Say, suo primo top ten hit nella classifica pop, nel 1959. Accanto, il disco del traditional I’m a Soldier in the Army of the Lord dei Soul Stirrers, arrangiato dal padre del gospel Thomas A. Dorsey. Dietro, nota sulle registrazioni Chess e Vee-Jay dei bluesman emigrati dal sud, e a fianco dischi di Sam Cooke e un altro dei Soul Stirrers. L’album The Two Sides of Sam Cooke contiene il primo disco di Cooke, Jesus Gave Me Water, inciso a 19 anni. Tutto a destra, James Brown naturalmente.

Stax Museum, Royal Studios, Memphis, Tennessee

Immagine dei Royal Studios, casa della Hi Records di Willie Mitchell. Le didascalie andrebbero riviste e, come in questo caso, aggiornate, dato che danno Mitchell ancora operativo (è scomparso nel 2010) e lo studio su 1320 Lauderdale, che ora invece si chiama Willie Mitchell Blvd. Gli studi comunque sono ancora attivi, ma la visita è saltata perché purtroppo l’ultimo giorno a Memphis (che era anche l’ultimo giorno della vacanza) non è andato come previsto causa un temporale fortissimo che ha bloccato la città per un paio d’ore e sballato il nostro programma.

Stax Museum, Memphis Minnie's house

L’ultima casa di Memphis Minnie, che era in Adelaide Street.

Concertone at Stax Museum, Memphis, Tennessee

Concertone Berlant degli anni 1950. Non è specificato a chi è appartenuto, o forse sì ma non ricordo.

Satellite's first tape recorder, Stax Museum, Memphis, Tennessee

Registratore a nastro Berlant. La didascalia dice che fu usato da Marshall Erwin Ellis per i primi due dischi Satellite Records, e dovrebbe riferirsi a quando erano ancora nel garage di Brunswick, Tenn., visto il singolo allegato, Nobody’s Darling / No Forgetting You di Fred Byler del 1958, che fu il terzo disco Satellite (S-102 prima serie, quando si trasferirono in McLemore la numerazione ricominciò da 100). Il primo fu un altro di Byler, il secondo (S-101) di Don Willis, quando Jim Stewart, che era un violinista country, ancora non aveva idea che di lì a poco avrebbe cominciato a registrare R&B, che neppure conosceva; aveva iniziato per fare dischi country, pop e, sull’onda dei successi Sun di Elvis Presley & Co., rockabilly.

Stax Museum, Rufus & Carla Thomas

Abiti di scena di Rufus e Carla Thomas, e altri reperti. Fu con loro che Stax cominciò a prendere suono, forma e carattere.

Stax Museum, Don Nix's boots

Non male anche gli stivali di Don Nix

Stax Museum, Don Nix's hat

E il suo cappello

Stax Museum, Bobby Bland's jacket

Giacca di seta di Bobby Bland. Puro e originale prodotto di Memphis, Bland, affascinante connubio tra blues urbano, soul e gospel.

Stax Museum, Bland-Parker tour bus

Il tour bus di Bobby Bland e Jr Parker come artisti Duke/Peacock, ingaggiati dalla Buffalo Booking Agency di Don Robey gestita da Evelyn Johnson a Houston. La foto è di Ernest Withers, fotografo afroamericano nativo di Memphis di cui tutti abbiamo visto almeno una foto rimanendoci impressa, perché la sua opera relativa a più di sessant’anni di storia afroamericana è pressoché unica e ha colto momenti e personaggi salienti. Alcuni suoi scatti sono molto noti, come quello al cadavere sfigurato del piccolo Emmett Till o quelli agli scioperanti con i cartelli “I’m a man”.

Stax Museum, Al Jackson's bootjack

Bootjack appartenuto al batterista Al Jackson Jr

Stax Museum, The Bar-Kays

Strumenti appartenuti ai Bar-Kays, band strumentale R&B / soul innovativa anche nell’introdurre intrattenimento vario e performance ballate da parte dei musicisti, cose di solito riservate al frontman / cantante. Fornirono accompagnamento in diverse sessioni Stax ed erano la band di Otis Redding, con cui quattro di loro perirono nel tristemente noto incidente aereo, nel 1967. Avendo visitato alcune delle loro tombe, ne riparlerò.

Stax Museum, Lorraine Motel

Foto del Lorraine Motel scattata dalla polizia dopo l’assassinio di Martin Luther King

Stax Museum, Memphis, Tennessee

Poster del tour di Arthur Conley dopo il successo internazionale di Sweet Soul Music (che lui e Otis Redding presero tale e quale da Yeah Man di Sam Cooke), registrato negli studi FAME di Muscle Shoals. Conley era un protetto di Redding e il disco mostrato, I’m a Lonely Stranger, uscì sull’etichetta di Redding, Jotis.
Bella immagine degli Staple Singers e citazione di Mavis sulle registrazioni a Muscle Shoals e, a lato, Arthur Alexander, che con il suo successo You Better Move On, registrato nel 1961 in un capannone abbandonato a Muscle Shoals, permise a Rick Hall il trasferimento in un vero studio, che diventò il leggendario FAME. L’esposizione non celebra solo Stax e i suoi artisti, ma anche appunto gli studi di Muscle Shoals ed etichette come Hi, Goldwax e Motown, e altre icone del soul non-Stax oltre a quelle già viste (Ike & Tina, James Brown, Sam Cooke, Ray Charles), come Aretha Franklin, tra l’altro nata qui vicino (la sua casa è al 406 Lucy Avenue), Al Green, Ann Peebles, Patti LaBelle, Stevie Wonder, Marvin Gaye e altri.

Stax Museum, control room

Sala di controllo Stax, originariamente posizionata sul palcoscenico del teatro; questa stanza e il resto dello studio sono stati ricostruiti con quasi le stesse specifiche degli originali. Per convertire la struttura del cinema-teatro in studio ci furono adattamenti fai-da-te, non modifiche strutturali o professionali. La trasformazione non fece altro che sintetizzare gli elementi originali creando qualcosa di anomalo che sulla carta non avrebbe funzionato per uno studio di registrazione, diventando invece queste anomalie caratteristiche peculiari di un suono distintivo.

Stax Museum, control room

Visuale sullo studio dal mixer, su cui è appoggiata un’immagine di Steve Cropper e Ron Capone alla console (la foto è di Don Nix). Nessuno aveva una formazione specifica, ma i risultati ottenuti smentiscono ogni ipotesi di casualità, piuttosto si può parlare di una serie di circostanze ben combinate. Tra l’attrezzatura in esposizione c’è anche uno speaker Altec Power Head, parte dell’originale sistema audio del cinema, riutilizzato da Stax in sala di controllo per la riproduzione; tenuto a basso volume, ottenevano un playback dal suono chiaro.

Stax Museum, control room

Registratore Scully 280 a due tracce: con questo furono registrate Mr Pitiful e Respect di Otis Redding. Nelle due foto precedenti si vede lo Scully 280 a otto tracce, il tipo usato anche negli American Studios, agli studi Ardent e a Muscle Shoals. Nonostante gli adattamenti, il teatro svuotato aveva un effetto riverbero pari a quello di una sala concerti, ma la particolarità era data soprattutto dall’acustica prodotta dal pavimento inclinato. Non lo fecero livellare non per scelta, ma perché agli inizi non avevano denaro sufficiente; Estelle Axton prese il rischio di ipotecare la casa per aver liquidi, con i quali comprarono un registratore Ampex 350.

American Studio Teac reel to reel tape machine

American Studio Allied 8-track tape machine

Sopra, registratore Allied 8 tracce e, più sopra, registratore a bobina, entrambi appartenuti all’American Sound Studios di Chips Moman, 827 Thomas Street. È stato demolito, ora c’è un Family Dollar e un marker commemorativo.

Stax Museum, tape library

Tra la sala di controllo e lo studio A c’è un corridoio che racchiudeva il cuore di Stax. Qui erano stipati i master, ma la sera in cui Martin Luther King fu ucciso, con le rivolte e gli incendi divampati in tutta la città, non fu più ritenuto sicuro, così quella notte Jim Stewart e il personale spostarono tutti i nastri in un altro luogo, e successivamente furono fatte copie per conservarle in un magazzino a parte.

Stax Museum, writers-producers

Prima di arrivare allo studio alcune bacheche ricordano gli autori e i produttori al centro del corpus artistico della “famiglia” Stax, famiglia con una politica della porta aperta che nei primi anni caratterizzò la produzione tanto quanto fece il suono, non solo per il contatto diretto con la strada, ma anche perché i cantanti, strumentisti, autori, produttori, ingegneri del suono, impiegati, molti di loro arrivati dalla stessa comunità, avevano voce creativa in capitolo. Non c’era personale chiamato apposta da fuori per le sessioni, non c’era sindacato, né divisioni nette di ruoli od orari, e i musicisti non erano preclusi dalla sala di controllo. Nessun altro studio lavorava così, oltre ad esser modello d’integrazione tra bianchi e neri nella segregata Memphis degli anni 1960.
Nella foto sopra, vetrina per David Porter, Homer Banks (di cui a sinistra campeggia un disco Minit, per la quale incise qualche lato) e Isaac Hayes. Il certificato è una riconoscenza BMI a Homer Banks per la popolarità nazionale acquisita dal brano (If Loving You Is Wrong) I Don’t Want to Be Right, trasmesso più di un milione di volte. Tutto a destra il primo singolo di Isaac Hayes, registrato per Chips Moman agli American Studios.

Stax Museum, writers-producers

Qua sopra, spazio dedicato a We Three, cioè Homer Banks, Bettye Crutcher e Raymond Jackson, trio di autori/produttori del secondo periodo Stax, noti soprattutto per l’hit del 1968 di Johnnie Taylor Who’s Making Love, il più grande successo Stax fino a quel momento. In centro, alla base, il quadretto con la nomination al Grammy per il brano. Prima di quel periodo, Banks aveva già scritto per Sam & Dave e gli Staple Singers. Il trio ebbe successo anche con I Like What You’re Doing (To Me) per Carla Thomas e I Could Never Be President per Johnnie Taylor. Il cartellone blu dice:
“At Stax, songwriters were encouraged from the start. Estelle Axton’s Satellite Record Shop was something of a writer’s school, Isaac Hayes and David Porter studied songs until they could write with the best. Steve Cropper was an exceptional collaborator, Otis Redding, a peerless innovator.”
A sinistra e in fondo a destra due riconoscimenti RIAA per Bettye Crutcher rispettivamente per If You’re Ready (Come Go With Me) degli Staple Singers e per Who’s Making Love. Sulle targhette si legge:
“Presented to BETTYE CRUTCHER to commemorate the sale of more than one million copies of the STAX RECORDS single record (…) “. In alto a destra, orologio promozionale Stax per I Like What You’re Doing (To Me) di Carla Thomas.

Stax Museum, Mack Rice's acoustic Gibson

Un’altra bacheca è dedicata a Sir Mack Rice, con la sua acustica Gibson, datagli da Steve Cropper nel 1971, e un cartello in cui si ricorda che Mack Rice cantò con Eddie Floyd e Wilson Pickett nei Falcons di Detroit, e che scrisse e registrò Mustang Sally per Atlantic Records, ma fu Pickett ad aver successo con il brano. Rice arrivò in Stax prima come cantante negli anni 1960, poi vi tornò come autore nel 1971. Tra i suoi successi ci furono Respect Yourself per gli Staple Singers e The Breakdown per Rufus Thomas. Scrisse anche brani funky come Tina The Go Go Queen e Dy-No-Mite, in seguito riprese da rock band.
Ci sono anche un premio Hi Records al negozio di dischi Poplar Tunes di Memphis per le vendite di Let’s Stay Together di Al Green, e un riconoscimento RIAA del 1971 al chitarrista Milton Hunt per le vendite di Respect Yourself.

Stax Museum, studio A

Ricostruzione dello studio A ottenuta in base ai progetti, alle fotografie e alle memorie di chi c’era. In primo piano, a sinistra, l’organo Hammond con cui Booker T suonò Green Onions.

Stax Museum, studio A

Stewart cercò specificatamente un cinema per via dello spazio e dell’acustica che avrebbe offerto. Costruirono un muro di piastrelle acustiche a zig-zag per dividere il grande spazio in due, uno stand per la batteria, appesero al soffitto tendaggi cuciti a mano da Estelle a mo’ di isolamento, misero tappeti sul pavimento, installarono grandi deflettori di tela per ridurre l’eco, il palcoscenico diventò la stanza dei controlli e il bagno degli uomini l’echo chamber. Come detto, il non poter permettersi di livellare il pavimento causò ulteriore particolarità alla sonorità dell’ambiente.

Stax Museum, studio A

I suoni creati in studio erano alimentati attraverso microfoni nel mixer audio, dove i volumi potevano essere aggiustati ed effetti come l’eco aggiunti; il suono poi andava al registratore. Stax non cavalcava l’onda tecnologica, usavano ancora una traccia quando gli altri ne usavano quattro.

Stax Museum, Al Jackson's drums

Batteria di Al Jackson Jr, fautore di una magistrale propulsione ritmica sulla quale poggiava tutto, e personificazione della scansione del cuore soul di Memphis; impossibile ora immaginare qualcosa di diverso. La sua prima volta in Stax fu nel 1962, con Booker T. Jones, Steve Cropper e Lewie Steinberg in una sessione di Billy Lee Riley che, a tempo perso, produsse lo strumentale Behave Yourself e quello che Jim Stewart pensava fosse degno solo del lato B, Green Onions, che invece diventò uno dei più grandi successi dell’etichetta, nel tempo una pietra miliare, e rese Booker T & The MGs famosi internazionalmente. Al Jackson appare sul 99% del materiale Stax degli anni 1960, ma fornì il suo fantastico tocco anche a Willie Mitchell e Al Green su Hi Records.

Steve Cropper's Telecaster

Telecaster di Steve Cropper. Il non-solista per eccellenza, la quintessenza della chitarra soulful, gusto da vendere, suono metallico snello, portante e misterioso. Le sue piccole-grandi invenzioni hanno definito il linguaggio del soul/R&B di Memphis. Alla Stax ha cominciato con i Mar-Keys, poi ha partecipato a migliaia di sessioni come membro degli MGs, produttore, arrangiatore e co-autore di diversi hit, come Mr Pitiful, The Dock of the Bay, In the Midnight Hour, Knock on Wood, Soul Man.

Duck Dunn's Fender Precision

Basso Fender Precision di Donald ‘Duck’ Dunn, compagno di Cropper alla Messick High School. Memphian di nascita, fu nella prima band formata con Cropper, The Royal Spades, in cui militarono anche ‘Packy’ Axton, Wayne Jackson e Don Nix. Si staccò per un breve periodo dai Mar-Keys (evoluzione dei Royal Spades) per suonare nella band di Ben Branch. Puro bassista elettrico, con Al Jackson ha costruito le fondamenta del groove di Memphis in migliaia di sessioni, con un suono netto, articolato, laid-back, non su una classica andatura walking bass com’era comune ai tempi, ma con un nuovo fraseggio sincopato e funky, quasi da chitarra ritmica.

Wayne Jackson's trumpet

Tromba di Wayne Jackson. Nei Royal Spades, poi Mar-Keys, insieme a Andrew Love costituì i Memphis Horns, precisissima sezione fiati che ha insufflato grande anima alla maggior parte dei dischi Stax degli anni 1960. Dal 1969, quando lasciarono Stax, i Memphis Horns hanno continuato a lavorare per decenni come richiestissima sezione nei dischi di molti.

Stax Museum, rehearsal in studio A

Bella foto d’insieme del 1966 che cattura una prova nello studio A. Da sinistra: Donald ‘Duck’ Dunn, Gene ‘Bowlegs’ Miller, Andrew Love, Floyd Newman, Wayne Jackson, Al Jackson Jr (dimenticato nella didascalia!), The Charmels (Mary Hunt, Mildred Pratcher, Jean Rivers), Isaac Hayes, sconosciuto, Steve Cropper e David Porter.

Stax records, Memphis, Tennessee

Pareti piene di dischi

Stax records, Memphis, Tennessee

E ancora dischi

Stax Museum, Little Milton

Vetrina per Little Milton, sinonimo di fusione tra blues e soul sempre al passo coi tempi. Nessun tabellone è aggiornato con le date di morte.
«…Da Stax registrò undici singoli e due album, tra cui la sua versione di Walking the Back Streets and Crying e il brano di Booker T. Jones, Isaac Hayes e David Porter Little Bluebird. Affezionato al country, Milton portò Behind Closed Doors di Charlie Rich e If You Talk In Your Sleep di Elvis nelle classifiche R&B e, con una dose salutare dei suoi tipici staccato alla chitarra, posizionò la sua That’s What Love Will Make You Do tra i Top Ten R&B…»

Stax Museum, Memphis, Tennessee

Eddie Floyd e Albert King. Billy Gibbons diede ad Albert King quella Gibson Flying V personalizzata. Di fianco la sua prima chitarra, una Sears Werco (decisamente tagliata, pardon).

Stax Museum, Memphis, Tennessee

A sinistra, materiale di Big Star, il gruppo pop-rock di Alex Chilton e Chris Bell. Registrarono agli Ardent Studios affidandosi alla distribuzione Stax, che però in quel periodo (1972) era in declino, forse motivo per cui la band non riuscì a godere successo commerciale. Con il tempo per alcuni è diventata band di culto, pur con il poco materiale lasciato. Il resto sono reperti Hi Records e di alcuni dei suoi artisti: Otis Clay, Ann Peebles, Syl Johnson e il principale produttore e A&R man dell’etichetta, Willie Mitchell.

Stax Museum, Isaac Hayes

Isaac Hayes, e il suo rivoluzionario album Hot Buttered Soul. Da adolescente cantò blues, R&B, gospel e doo wop prima di operare come autore e session man alle tastiere per le etichette Goldwax e Phillips. Ad una sessione Stax di Floyd Newman del 1963 fece buona impressione e gli diedero il posto di Booker T. Jones, che in quel periodo studiava. Un paio d’anni più tardi formò un team autorale di successo con David Porter, poi ebbe una fortunata carriera solista. In basso c’è perfino il rasoio che usava per radersi la testa, e il tonico.

Isaac Hayes' boots

Forse vi sono sfuggiti gli stivali. Cresciuto in assoluta povertà, diventò milionario. Concludo le vicende Stax non con la successiva bancarotta, ma all’apice dello sfarzo e dello spreco con la Cadillac Eldorado del 1972 di Hayes, placcata oro e con interni in pelliccia: in questo caso un video rende più di un’immagine.

Dal museo di 926 East McLemore Avenue ad uno più grande al 450 Mulberry Street. Il complesso del National Civil Rights Museum è costruito attorno al Lorraine Motel, luogo in cui fu assassinato Martin Luther King.

Lorraine Hotel, Memphis, Tennessee

Verso la fine degli anni 1940, dopo che fu acquistato da Walter Bailey, divenne un albergo di lusso per afroamericani. In seguito Bailey lo ingrandì aggiungendo un secondo piano, una piscina e altre stanze accessibili dal parcheggio, dall’altro lato dell’edificio, e lo rinominò Lorraine Motel.

Lorraine Hotel, Memphis, Tennessee

Vi soggiornarono molte celebrità, soprattutto musicisti, e negli anni 1960 fu un’oasi felice per gli artisti Stax in cerca di ristoro dagli studi senz’aria condizionata. Eddie Floyd e Steve Cropper scrissero Things Get Better e Knock On Wood al Lorraine, usato regolarmente anche per le riunioni settimanali dello staff. Il fatto che King trovò la morte proprio qua scosse doppiamente la gente di Stax.

Lorraine Motel, Memphis, Tennessee

King si trovava a Memphis con Ralph Abernathy, Andrew Young e altri leader neri per supportare lo sciopero degli addetti alla nettezza urbana locale. La sera prima dell’uccisione aveva tenuto il discorso “Mountaintop”, anche profetico, alla Mason Temple Church of God in Christ.

National Civil Rights Museum @ Lorraine Motel, Memphis, Tennessee

Il luogo dell’assassinio. Come noto King era sul balcone, in corrispondenza delle due auto. A sinistra l’entrata principale al museo.

National Civil Rights Museum @ Lorraine Motel, Memphis, Tennessee

Dodge Royal del 1959 e Cadillac del 1968, uguali a quelle parcheggiate quel giorno di aprile del ’68. King e i suoi accompagnatori le avrebbero dovute usare per andare a cena a casa del Rev. Samuel B. Kyles.

National Civil Rights Museum @ Lorraine Motel, Memphis, Tennessee

La corona marca il punto in cui King cadde a terra, davanti alla stanza 306.

National Civil Rights Museum, Memphis, Tennessee

Ha aperto nel 1991, e nel 2014 è stato completamente rinnovato. Che è d’importanza nazionale si capisce anche dal fatto che è quello in cui abbiamo trovato più gente, ma forse è solo perché i luoghi in cui sono stati commessi omicidi attirano molte persone.

National Civil Rights Museum @ Lorraine Motel, Memphis, Tennessee

Il Museo è un campus con un parco e due edifici, il Lorraine Building e il Legacy Building, entrambi su due piani. Il primo si concentra sui passaggi salienti delle lotte per i diritti civili, anche mediante diorami molto realistici o, meglio, figure umane tridimensionali, cominciando dall’epoca schiavista (1619-1861), passando per Jim Crow, il boicottaggio dei bus di Montgomery a metà anni 1950, i grandi avvenimenti degli anni 1960 fino alle ultime ore di King, con vista sulle camere 306 e 307.

National Civil Rights Museum, Memphis, Tennessee

Il secondo edificio, il cui vero nome è Young & Morrow Building, è deputato alla preservazione della memoria e al dibattito attuale sulla questione diritti civili a livello mondiale. Si focalizza inoltre maggiormente attorno all’assassinio, dagli ultimi mesi di King agli avvenimenti seguenti fino alle questioni più pratiche, come le indagini della polizia e le domande irrisolte, attraverso la visita nella Rooming House alla camera e alla stanza da bagno da cui il presunto assassino, James Earl Ray, avrebbe sparato.

National Civil Rights Museum, Memphis, Tennessee

Combatting Jim Crow (1896-1954), installazione illustrante gli emendamenti che alla fine della schiavitù garantivano diritti agli afroamericani, poi la serie di leggi denominate Jim Crow che invece istituirono la segregazione.

Rosa Parks, bus

L’esposizione Montgomery Bus Boycott è tra le esperienze più realistiche offerte ai visitatori. Salendo su questo bus urbano degli anni 1950 ci si può immaginare, anche grazie all’audio, di essere là quel giorno in cui Rosa Parks rifiutò di alzarsi…

Rosa Parks, bus

e magari sedersi accanto a lei…

Sit-ins

…o agli studenti dei sit-in del 1960; installazione, con bancone autentico, suggestivamente chiamata Standing Up by Sitting Down.

Sit-ins

Dietro sono trasmessi filmati originali mostranti come avvenne questa forma di protesta non-violenta attraverso il Paese. Affrontarono ogni genere di insulto e di molestia.

Freedom riders bus

We Are Prepared to Die. I Freedom Riders, ragazzi bianchi e neri, tra il maggio e il novembre 1961 combatterono (con successo) la segregazione sui bus e sui treni nel sud. Furono minacciati, aggrediti e picchiati dalla gente comune, bianchi del sud; alcuni furono imprigionati a Parchman. Il bus bruciato rappresenta l’attacco subito ad Anniston, Alabama, quando un gruppo di persone assaltò il mezzo e gli diede fuoco.

National Civil Rights Museum, Memphis, Tennessee

Truppe armate alla Ole Miss per i disordini dei segregazionisti dopo l’ammissione agli studi di James Meredith (1962).

Washington march

Marcia su Washington del 1963, con audio estratto dal famoso discorso di King “I Have a Dream”. Si può anche entrare in una cella sentendo King che legge la sua “Letter from a Birmingham Jail”, con il testo proiettato sul muro.

Selma-Montgomery marches

La marcia da Selma a Montgomery per il diritto al voto, nel 1965. Al settimo miglio il primo accampamento, alla fattoria di David Hall.

Sanitation workers strike

Lo sciopero degli addetti alla nettezza urbana di Memphis con l’iconico cartello “I’m A Man” (1968)

Sanitation workers strike

Nel Mountaintop Theater si può ascoltare l’ultimo discorso di King

Room 306 at Lorraine Motel, Memphis, Tennessee

La stanza 306, quella di M.L. King. Non sono riuscita a far meglio, troppa gente concentrata qui.

National Civil Rights Museum, Memphis, Tennessee

Il punto in cui cadde visto dall’interno

National Civil Rights Museum, Memphis, Tennessee

Lo Young & Morrow Building su South Main Street (di fronte alla Blues Foundation), dove si trovano le altre esposizioni e da cui si accede alla Rooming House da dove J.E. Ray sparò. Vi si entra da un tunnel in Mulberry Street, poi si va ai piani superiori.

National Civil Rights Museum, Memphis, Tennessee

Vista sul Lorraine Motel dal bagno della camera da cui è partito il colpo

Mulberry St. at Huling Ave, Memphis, Tennessee

Incrocio tra Mulberry e Huling. Memphis non finisce qui: alla prossima.

(Fonti: Steve Cheseborough, Blues Traveling, The Holy Sites of Delta Blues, University Press of Mississippi, Jackson, 2009, III ed.; Rob Bowman, Soulsville U.S.A., The Story of Stax Records, Schirmer Trade Books, 2010; Robert Gordon, Respect Yourself, Stax Records and the Soul Explosion, Bloomsbury Publishing USA, 2013.)

Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 19 Ottobre 2016
È vietata la riproduzione anche parziale di questo articolo senza autorizzazione
, , , , , , , , , , , , , , , , ,
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.