Taggato: Booker T. & the MG’s

Booker T. & the MG’s, ovvero il gruppo strumentale nato nel 1962 in modo pressoché casuale presso Stax Records con l’organista Booker T. Jones, il chitarrista Steve Cropper (v. inoltre sotto due recensioni che lo riguardano), il bassista Lewis Steinberg e il batterista Al Jackson Jr, durante un tempo morto di una sessione fissata per il rocker Billy Lee Riley. I quattro non avevano mai suonato insieme, a parte il diciottenne Jones e il ventenne Cropper, sempre da Stax. Steinberg, il più vecchio, aveva già lavorato in quello studio, mentre per Jackson era la prima volta, portato da Steinberg: entrambi suonavano nella band di Willie Mitchell.
In quel frangente uscirono due strumentali, registrati al volo a loro insaputa da Jim Stewart (il capo di Stax): il lento Behave Yourself, arrangiamento di un motivo allora popolare nei club, e Green Onions, nato da un accattivante riff ritmico per piano che Booker T. volle provare sull’organo e a cui gli altri si aggiunsero rendendo il tutto compatto, irresistibile e affascinante, groovy per dirla con un termine di allora. Decisero di far uscire il singolo con i due brani, e Green Onions, spinto in modo particolare da un dj che una sera fece girare il brano quattro volte dietro fila scatenando l’entusiasmo degli ascoltatori, divenne un successo, il loro più grande, che presto li consacrò anche a livello mondiale. Dal 1965 il posto di Steinberg al basso elettrico fu preso da Donald ‘Duck’ Dunn, compagno di scuola di Cropper e già con lui nei Mar-Keys, la prima studio band di Stax.
Al di là del lascito come combo a sé, con singoli e album che, pur non replicando la gloria del loro primo successo (tornarono in classifica nei posti più alti con Hip Hug-Her nel 1967 e con Time Is Tight nel 1969, ma non solo) continuarono a fornire quel loro fantastico e distintivo suono soul/R&B sincopato e attillato che sarà simbolo di un’epoca (loro stessi, come unione interrazziale, furono un simbolo) e che influenzò diffusamente molte band dell’era beat, è soprattutto come studio band che hanno raggiunto il mito, architettando il suono del southern soul e del Memphis soul degli anni 1960 tramite il lavoro con decine di artisti e fornendo in centinaia di dischi Stax quel caratteristico e particolarmente efficace supporto ritmico/melodico che divenne il suono identitario dell’etichetta in quel primo decennio.
Otis Redding, Rufus Thomas, Carla Thomas, Sam & Dave, Albert King, Johnnie Taylor, Staple Singers, Eddie Floyd, Wilson Pickett, Delaney & Bonnie e molti altri usufruirono del loro accompagnamento, insieme a una altrettanto aderente sezione fiati, la più frequente con Floyd Newman, Andrew Love e Wayne Jackson (gli ultimi due poi formarono i Memphis Horns).
Quando nel 1967 quell’epoca stava finendo (o era già finita) sostituita dalla cultura hippie e dalla musica psichedelica, trionfarono comunque in Europa (che li stava idolatrando) nel noto tour Stax/Volt Revue (v. sotto) nella primavera di quell’anno, come nell’ultima tappa che li portò al noto festival di Monterey (come solisti e come accompagnatori di Otis Redding), debutto della Summer of Love, accanto ai nuovi idoli così diversi da loro (Hendrix, Joplin, Who…) e davanti a un pubblico di hippie e capelloni al cui confronto loro, per come erano vestiti e pettinati, sembravano provenire da un altro mondo. Furono invitati anche a Woodstock, ma Al Jackson temeva il necessario volo in elicottero per raggiungere il sito sovraffollato, così decisero di non andare.

* (MG’s, a volte sui dischi scritto anche MGs o M.G.’s, nacque originariamente come riferimento alla marca di un’auto sportiva inglese posseduta da Chips Moman. Dopo che Moman smise di lavorare per l’etichetta, le pubblicità di Stax dichiaravano che M.G. stava per Memphis Group, o Memphis Groove, forse per evitare reclami di violazione del marchio da parte dei produttori dell’auto.)

I love Soulsville, McLemore Ave, Memphis

Memphis, Tennessee – pt 3

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