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Brewer Phillips (Youngsburg, MS, 1924 – Chicago, IL, 1999), cresciuto a Coila, Mississippi (vicino a Greenwood), intenso chitarrista e cantante del blues elettrico di Chicago più rustico e aggressivo, importato direttamente dai juke joint del Delta, dove avviene il suo svezzamento. Riceve i primi insegnamenti dalla madre ma è perlopiù autodidatta, e tra le prime influenze segnala Pat Hare e Willie Johnson (il primo chitarrista di Howlin’ Wolf). A Tunica lavora come benzinaio di giorno e nei juke joint di notte, e forse è in questo periodo che ha occasione di suonare con Roosevelt Sykes, o quando va a Memphis. A West Memphis, nei tardi anni 1940, impara da Memphis Minnie e si unisce alla band di Bill Harvey (per Harvey vedi anche qui).
Giunge a Chicago nei primi anni 1950 nel pieno sviluppo del nuovo blues urbano, e qualche tempo dopo s’unisce per la prima volta al chitarrista Hound Dog Taylor in un club del West Side di Chicago: un rapporto che fuori scena sarà sempre burrascoso quanto proficuo sul palco (Taylor in effetti gli sparò ferendolo a un braccio e a una gamba) e che tuttavia dura quasi vent’anni, interrotto dalla scomparsa di Taylor nel 1975.
Un maestro dello shuffle, cioè il batterista Ted Harvey, e due chitarre selvagge: sono gli Houserockers e non hanno bisogno di un bassista perché basta Brewer Phillips; come seconda chitarra serve la traccia ritmica a Taylor, contemporaneamente una linea di basso martellante, di tanto in tanto scintillanti interventi da lead guitar e talvolta si fa avanti per cantare. Suonano regolarmente alla domenica pomeriggio per più di un decennio al Florence’s Lounge.
Bruce Iglauer li scopre e inizia Alligator proprio per registrarli (il primo disco nel 1971 è Hound Dog Taylor and the HouseRockers). Come solista Phillips pubblica poco e tardi: Whole Lotta Blues (JSP, 1982 e 2000), Ingleside Blues (Wolf, 1982) e Homebrew (Delmark, 1996). Sono usciti anche Good Houserockin’ (Wolf, 1995), comprensivo del precedente album solista per la stessa etichetta, e altro, e Well Alright (Black Rose, 2008), che contiene diversi inediti e vari altri tra studio e live. Niente concessioni a leziosità, anche nei dischi suona verosimilmente come suonava nei club del South Side gremiti di gente chiassosa, a parte la sua versatilità latente che a momenti emerge (v. Homebrew) portandolo verso ritmi latini e interventi swing degni di un B.B. King. Avendo suonato anche con Joe Willie Wilkins & His King Biscuit Boys (nella versione con Houston Stackhouse, Wilkins e Ted Harvey) esistono anche un paio di brani dal vivo del 1973 nel disco Memphis Blues Caravan. Dopo la scomparsa di Taylor per un breve periodo è con J.B. Hutto (v. sotto), formando, sempre con Harvey, un altro terzetto live esplosivo.