Articoli relativi a: James Brewer

James Brewer (1920-1988) aka Blind Jim Brewer, cantante e chitarrista busker di blues e gospel emigrato a Chicago nel 1940. Perse la vista presto, e suo padre, multi-strumentista che suonava localmente, gli prese una chitarra nella speranza che potesse mantenersi come musicista.
A dieci anni già si esibiva per le strade e i negozi di Brookhaven, Mississippi, dov’era nato, suonando blues e popular music, ma nel frattempo formando anche la maggior parte del suo repertorio gospel. Il dualismo gospel-blues lo accompagnò fin dal principio, con la madre che desiderava suonasse solo musica religiosa e suo padre che gli consigliava di darsi al blues perché avrebbe guadagnato meglio.
Fu influenzato dai dischi in voga negli anni 1940, come quelli di Big Bill Broonzy, Tommy Johnson, Big Joe Williams, Tampa Red, Big Maceo Merriweather, sentiti soprattutto per radio una volta trasferitosi a Chicago, perché a quanto pare non ebbe esperienze blues significative a Brookhaven, non ricordando cioè nessun particolare musicista di passaggio e imparando quei pochi blues che riusciva a sentire nei negozi di dischi. I primi tempi a Chicago suonò soprattutto tra la 43ª e la 47ª, poi nei tardi anni 1940 cominciò a frequentare il famoso mercato di Maxwell Street, prima di spostarsi a St Louis nei primi anni 1950, rimanendovi per tre-quattro anni suonando sui tram, nei bar e nelle vie, e avendo un suo piccolo e informale gruppo, con washboard e washtub. Qui conobbe Blind Arvella Gray, con il quale rimase sempre amico, e Peetie Wheatstraw.
Tornato a Chicago a metà anni Cinquanta sposò Fannie, anche lei cantante e chitarrista cieca; la suocera lo portò in un negozio di strumenti e gli comprò una chitarra elettrica e un amplificatore decenti. Da allora, circa il 1956, al mercato suonò solo musica religiosa, ma non per una conversione: aveva avuto problemi con fan del blues ubriachi, irrispettosi se non violenti, con interventi della polizia, quindi pensava che un gruppo gospel potesse tranquillizzare gli animi. All’inizio frequentò Maxwell Street cinque giorni la settimana, poi sempre meno con la diminuzione dell’attività commerciale nell’area, andandoci solo alla domenica e nella bella stagione.
Paul Oliver lo sentì suonare gospel la prima volta che lo vide, in South Sangamon Street, vicino all’abitazione di Brewer, ma il primo brano che registrò per lui nel 1960 fu I’m So Glad Good Whiskey’s Back (su una raccolta Heritage, Blues from Maxwell Street). Oliver lo registrò ancora insieme ad Arvella Gray (Conversation with the Blues, Decca).
Fu parte del blues revival degli anni 1960, suonando nel circuito delle università, dei club e dei festival, anche in Europa, ed ebbe un lungo incarico al No Exit Cafe, un coffee house di Chicago.
È nel documentario di Mike Shea del 1964 And This Is Free (v. sotto), dedicato alla musica, alla vita e ai personaggi del mercato attorno a Maxwell Street, e due brani con il suo gruppo gospel (più un breve episodio di Fannie Brewer solista) sono nel doppio CD And This Is Maxwell Street (v. sotto), con accompagnamento del chitarrista Albert Holland (o Hollins) e le voci di Amos Gilmore, Carrie Robinson e Mother Mary Northern.
Registrò anche per Pete Welding nel 1964 un brano pubblicato in un’antologia su Milestone, uno per un’altra antologia su Storyville, e due (un brano a testa per lui e per Fannie, più uno insieme) pubblicati sul disco Testament Can’t Keep from Crying, contenente registrazioni a caldo di vari bluesman effettuate subito dopo l’omicidio di J.F. Kennedy nel 1963 (tra gli altri, Otis Spann e Johnny Young). Appare con altri due brani in un album collettivo Flyright registrato nel 1963 al Fickle Pickle Club di Chicago. Ha registrato solo due album a suo nome, uno dal vivo nel 1973 al Kirkland College, nel Vermont, uscito su Philo, e uno negli anni 1980 per Earwig, Tough Luck. Ha lasciato inoltre alcune tracce nell’album svedese registrato a Chicago nel 1964, I Blueskvarter, prodotto da Olle Helander.

And This Is Free, The life and times of Chicago's Legendary Maxwell Street

And This Is Free

Un documentario d’interesse storico evocante un vissuto irripetibile, lo stesso rintracciabile nel blues elettrico di Chicago dei bei tempi: Maxwell Street acquisì una sua propria anima, un intangibile e incalcolabile capitale oggettivo, e rappresentò...