Articoli relativi a: James Cotton

James Henry Cotton (1º luglio 1935, Tunica, Ms – 16 marzo 2017, Austin, Tx), noto come James Cotton, poderoso cantante e armonicista del blues elettrico del secondo dopoguerra, esordì alla Sun Records di Memphis. Negli anni 1950/1960 si fece un nome sulla scena blues di Chicago, giungendo in seguito a fama internazionale.
Suo padre nel tempo libero faceva il predicatore battista, la madre si divertiva a imitare i versi del pollame e i suoni del treno sull’armonica, e James presto ebbe la sua su cui imparare a fare lo stesso. Scoprì che con l’armonica si poteva fare molto altro quando udì S.B. Williamson II alla radio nel suo quarto d’ora del King Biscuit Time in diretta dalla KFFA di Helena, Arkansas, e imparò nota per nota tutto ciò che Sonny Boy suonava. Si recò al suo cospetto a West Helena accompagnato dallo zio, e Williamson prese a portarlo con lui nei juke joint in cui suonava; Cotton era troppo giovane per poter entrare e si fermava a suonare davanti all’ingresso agendo come apri-concerto per il suo mentore fino a quando, improvvisamente, Sonny Boy se ne andò in Wisconsin con la sua ex moglie, abbandonando la band e Cotton al loro destino.
Erano i primi anni 1950 e James si diresse a Memphis, a suonare per le mance lungo Beale Street e in cerca di Howlin’ Wolf che lo prese nella sua band anche come autista lungo tutto il Mississippi sulla (oggi Old) Highway 61, dal nord fino a Natchez facendo tappa nei molti juke joint disseminati nello Stato e oltre. Nell’aprile 1952 Wolf lo condusse allo studio Sun di Sam Phillips per farsi accompagnare all’armonica in Saddle My Pony in una sessione destinata a Chess.
Alla fine del 1953 fece le sue prime registrazioni soliste presso lo studio di Phillips, ma solo come cantante (Straighten up Baby / My Baby) seguite pochi mesi dopo nel 1954 da un’altra sessione (Hold Me in Your Arms / Cotton Crop Blues), ancora solo voce; in entrambe le occasioni è accompagnato, tra gli altri, dalla chitarra di Pat Hare, che marchia Cotton Crop Blues con un assolo potente e distorto. Intanto a West Memphis ha il suo programma radiofonico di quindici minuti presso KWEM.
Entrò nella band di Muddy Waters nel 1955, ma la sua prima sessione di registrazione con lui alla Chess fu nel 1957; nonostante la carriera solista, Little Walter apparve ancora in alcune sessioni di Muddy fino al 1960, alternando quindi in questa fase la sua presenza con Cotton.
Nel 1965 formò il Jimmy Cotton Blues Quartet, unione transitoria creata per registrare con il personale di Muddy (Otis Spann, S.P. Leary, James Madison) tra un concerto e l’altro; è con questa formazione nel secondo volume della serie di Sam Charters Chicago/The Blues/Today!
Nel 1966 lasciò Muddy Waters e nel 1967 formò la sua prima James Cotton Blues Band (Alberto Gianquinto, Luther Tucker, Robert Anderson, Sam Lay) completa di sezione fiati, con la quale girò in tour e registrò quattro album prima della fine del decennio, per Vanguard e per Verve. Partecipò alla stagione dell’hippie rock con esibizioni energiche e spettacolari (per non dire acrobatiche), andando in tour con Janis Joplin e facendo concerti insieme ai Grateful Dead (1966), Steve Miller (primi anni 1970), Santana e altri nei templi del rock bianco dell’epoca come i due Fillmore, l’Avalon e il Winterland a San Francisco, o l’Armadillo World Headquarters ad Austin. Negli anni 1970 registrò diversi album per Buddah Records e tornò in studio con Muddy per il suo Hard Again prodotto da Johnny Winter. Oltrepassò il genere con cui era cresciuto diventando un artista crossover e facendo una musica più muscolare, più funky-rock, maggiorata da una sezione fiati preponderante.
A metà degli anni 1990 cominciò la sua lotta per il cancro alla gola; continuò a suonare dal vivo lasciando le parti vocali ad altri (ad es. Mojo Buford o Darrell Nulisch, nel James Cotton Trio con David Maxwell al piano e Rico McFarland alla chitarra), ridimensionando i volumi e riavvicinandosi alle origini.

Robert Gordon, Hoochie Coochie Man

Robert Gordon – Hoochie Coochie Man

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