USA 1984

Il mio primo viaggio negli States. Vent’anni e nessun scopo documentaristico. Le poche foto furono fatte (con un’automatica Olympus comprata là) quasi sempre senza soffermarsi, o in movimento. Troppa roba l’America per poter approfondire, e ancora poca di quella conoscenza che mi avrebbe permesso di vedere e fare cose ormai impossibili, quelle che farei oggi potessi tornare indietro.
La scansione ha compromesso la già precaria qualità (allora le automatiche non erano ai livelli qualitativi di oggi), e il vecchio formato stampa 10×10 non ha aiutato; la digitalizzazione l’ha deformato lavorando su un campo più grande. Vale quindi l’aspetto storico. Di per sé il formato quadrato non è favorevole alla maggior parte delle inquadrature, però ha un certo carattere, convogliando tutto dal centro.
Dalle foto ho potuto ricostruire a grandi linee il giro per Stati, in questo ordine: New York, Ontario (Canada), Michigan, Illinois, Indiana, Ohio, Pennsylvania, Delaware, New Jersey.

New York City:
Chinatown, e funerale cinese in Mulberry Street.
Di Hare Krishna ne vidi parecchi a New York, con bongos, danze e tutto, ma questi stavano dentro una specie di tempio portatile.
Ex Church of the Holy Communion, chiesa episcopale edificata tra il 1844 e il 1846 tra Sixth Avenue e 20th Street, nel Flatiron District a Manhattan; ai tempi della sua costruzione la zona era pressoché campagna alla periferia della città. Nel periodo della foto era da poco convertita in un controverso e famoso nightclub, The Limelight, poi chiuso per droga e riaperto come “Avalon” fino al 2007. (Fonti) Io naturalmente non ne sapevo niente e la foto la feci, un po’ di sghembo, attratta dal suo aspetto storico, in stile medievale gotico e asimmetrico con torrette, in contrasto con i palazzi moderni attorno. Un pezzetto di storia rimasto in una città che si rinnova continuamente.
Little Italy. Musica live davanti al Madison Square Garden sulla 7th Ave, e in altra occasione, forse sulla 34ª.
Skyline dal battello per la Statue of Liberty.
Ero molto invischiata nella danza, e visitai la scuola di Martha Graham e quella di Alvin Ailey con l’intenzione di iscrivermi nella prima, almeno per qualche mese. Quel palazzo con l’edera e che pare ottocentesco non c’è più; era la sede storica della Martha Graham School of Contemporary Dance, e c’era ancora Martha Graham in persona che vi insegnava. Dopo la sua scomparsa e diversi anni la scuola è tornata lì allo stesso indirizzo nel quartiere Lenox Hill (zona Upper East Side), ma in un palazzo nuovo, anche sede della compagnia.
Al World Trade Center una delle torri vista da sotto, poi palazzo dell’Onu, stranamente senza bandiere, e Statua della Libertà ingabbiata, con la sua torcia smontata.
Su Broadway siamo capitati in mezzo a una ticker-tape parade; non ricordo l’occasione, ma forse era per gli atleti medagliati alle Olimpiadi di Los Angeles. Rimasi colpita nel vedere la gente in piedi sulle auto parcheggiate, da noi nessuno lo farebbe.
Scena di vita quotidiana al Greenwich Village con visuale sulle Twin Towers; una vista (sud) notevole che non esiste più. L’altra visuale credo sia dal Battery Park.

Niagara Falls:
Cascate dalla parte statunitense, ingresso sul Rainbow Bridge al confine USA-Canada verso Niagara Falls in Ontario, e Rainbow Bridge.

Windsor, Canada:
Campeggio KOA (forse a Windsor), non ricordo se ci siamo fermati in questo, ma negli USA le volte che abbiamo campeggiato lo abbiamo sempre fatto in un KOA, avevamo un libro con le indicazioni di tutti quelli esistenti. La foto con il cartello sulla città di Windsor comprende anche Angileri Bros Lumber, proprietà di siciliani emigrati che hanno fortuna nel campo del legname.

Detroit:
Renaissance Center, e due viste dalla sua sommità. Una è verso sud (quei due palazzi bianchi per fortuna non ci sono più), con il MacArthur Bridge, Belle Isle, e la costa del Canada.
L’ex Motor City da allora ha fatto in tempo a cambiare molto, prima peggiorando e poi migliorando. Non che negli anni Ottanta le problematiche sociali non fossero importanti come lo sono state poi e sono ancora oggi, però nei primi anni del 2000 arrivò a esser classificata come la città più pericolosa degli Stati Uniti. Il declino è partito dalla deindustrializzazione, seguita da forte crisi economica e, non meno importante, demografica, che tra l’altro ha lasciato migliaia di case abbandonate alla rovina e vaste aree urbane esposte al degrado.
Aggiornamento: Nel 2013 la municipalità ha dichiarato bancarotta, risolta però nel giro di un anno. Oggi la situazione è migliorata grazie a investimenti immobiliari e a nuove attività imprenditoriali di diverso genere. Inoltre la città si sta ripopolando, stanno bonificando le zone abbandonate, e il tasso di disoccupazione è sceso notevolmente.

Chicago:
Anche Chicago è molto cambiata da allora, ma sempre in meglio, e non solo urbanisticamente. Tuttavia, nonostante una consistente diminuzione della criminalità negli anni 2000, rimane una città non facile, ma non come negli anni 1980 quando la percentuale dei crimini era molto alta.
Veduta sud-est, con la riva sul Michigan Lake, dalla Sears Tower (oggi Willis Tower), allora l’edificio più alto del mondo. C’era già un panorama mozzafiato (in cui si notano alcuni spazi vuoti) dallo Skydeck al 103º piano, ma non c’era ancora The Ledge, terrazzo di vetro trasparente dal quale provare il brivido di sostare sopra la città apparentemente nel vuoto. Ancora lontano anche il Millenium Park, vasto progetto di architettura postmoderna che ha visto la luce nei primi anni 2000 sulla vasta zona ferroviaria dismessa a nord di Grant Park.
La particolare e antica water tower in pieno centro, in North Michigan Ave, costruita nel 1869 e circondata da grattacieli; di fronte c’è il palazzo Chicago Water Works, nello stesso stile.
Similitudine tra automobili davanti allo Shedd Aquarium; l’ultima auto della fila è un Checker taxi, mezzo storico non più in uso e anche allora in via di dismissione.
Totem pole storico in postazione temporanea di fronte al Field Museum, museo di storia naturale sul fianco nord del Soldier Field, sul South Lake Shore Drive. Il musicista e scultore Herb Alpert (Tijuana Brass) qualche anno fa ha avuto i suoi alti totem di bronzo in mostra davanti alla scalinata del museo.
La panoramica di Chicago sul Lago Michigan (ultima foto della galleria), probabilmente dal parco dello Shedd Aquarium sul Lakeshore di fronte al Grant Park, fu fatta in modo del tutto manuale, cioè con tre scatti diversi a mano libera cercando di mantenere la stessa altezza. Non potendo fonderle in un’unica foto per via delle differenze, le ho solo accostate ottenendo comunque l’effetto panoramico.

Dell’Indiana solo la cattolica St Mary Church al volo, a Indianapolis, e la nostra piccola tenda in un’oasi di pace, il campeggio KOA a Richmond.

L’arco con il cartello di benvenuto in Ohio c’è ancora e si trova al passaggio tra Indiana e Ohio sulla Interstate 70; di cartelli di benvenuto invece ne sono succeduti diversi, questo con la forma dello Stato secondo me era più bello di quelli moderni, anche se non molto visibile.

Delaware Memorial Bridge sul Delaware River, verso il New Jersey, verso Atlantic City. Arrivati sull’isola ricordo che siamo andati subito dritti fino all’Oceano Atlantico, e sul Boardwalk, e dall’estremità di Pacific Ave osservato un panorama di periferia disabitato o in via di edificazione, simile a certi paesaggi di Coney Island o Asbury Park, tra sabbia e lungomare, luna park e casinò. Su Pacific Ave ho incontrato però anche il vecchio Absecon Lighthouse, il faro più alto del New Jersey, risalente al 1857.

Vorrei tanto sapere dov’era quel Janik’s Country-Western Club, difficile dirlo dopo aver attraversato parte del Midwest e dell’East Coast. Anche il ristorante Bob Evans non so dov’era. Se il primo, il club, l’ho colto in un fugace momento della sua esistenza perché già allora subivo il fascino dei locali fuori porta dove si suonava musica della tradizione americana, il secondo mi ha attratto solo per la sua fattura, essendo parte di una catena che in quanto tale non suggeriva granché a parte quel nome proprio, senz’altra indicazione, in sfacciata evidenza. Oggi però nessuno dei due esiste più, così adesso anche il ricordo di un vecchio Bob Evans in piena attività fa nostalgia.

Pubblicato da Sugarbluz in BLUES & PICS // 10 Aprile 2010
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