Slim Harpo – The Excello Singles Anthology, Disc One

Cover of Slim Harpo CD "The Excello Singles Anthology", Disc One

Tre grandi successi (I’m a King Bee, 1957, Rainin’ in My Heart, 1961, Baby Scratch My Back, 1966), diversi minor hit e canzoni sue rifatte da un numero considerevole di artisti, da Clifton Chenier agli Stones passando da Muddy Waters, per dirne solo qualcuno.
Il bluesman di maggior successo commerciale tra quelli di J.D. Miller, (1) e allo stesso tempo il meno in sintonia con il produttore di Crowley.
Questo può dire molto o niente, ma fa pensare che, a dispetto delle tensioni, la produzione Excello con la direzione artistica di Miller fu la sua migliore, anche se dopo la rottura con J.D. continuò a pubblicare buone cose sulla stessa etichetta, purtroppo per poco tempo ancora: la sua intera attività discografica durò solo dodici anni.
Nacque James Moore l’11 gennaio 1924 a Lobdell, nella contea di West Baton Rouge in Louisiana. Da adolescente orfano dovette cominciare a mantenere se stesso, un fratello più giovane e tre sorelle, trasferendosi a New Orleans per lavorare come stivatore al porto, prima di rientrare a Baton Rouge come operaio e carpentiere.
Affascinato dai suoni di Jimmy Reed e Little Walter (e, più tardi, di Junior Parker) studia l’armonica da autodidatta ed esordisce nei tardi anni 1940 con il nome di Harmonica Slim. Verso la metà degli anni 1950 comincia a esibirsi nella piccola band del cognato Lightnin’ Slim, che ha dichiarato d’avergli insegnato a suonare e d’avergli dato il primo set di strumenti. Oltre a loro c’era un batterista, e lavoravano nei dintorni di Baton Rouge spesso per amici a feste di compleanno o matrimoni, per divertimento più che altro.
Harmonica Slim arrivò la prima volta nello studio di Miller nel 1955 come uno dei tanti armonicisti che accompagnavano Lightnin’ Slim, di solito condotti a Crowley dal chitarrista stesso come in questo caso, e fu sempre Lightnin’, alla fine di una sua sessione del marzo 1957, a chiedere al produttore di dare a James Moore una possibilità come solista.

Label of Slim Harpo's 45 r.p.m. record "I'm a King Bee"

Miller lo ascoltò e gli piacque molto, ma trovò la sua voce povera. Pensando a come camuffare il “deficit” vocale, propose una cosa «un po’ ridicola da chiedersi, ma lui la fece – gli chiesi di cantare attraverso il naso […] alla Hank Williams». (2)
Questa fu la premessa all’originale, laconico innuendo I’m a King Bee, lato A del suo primo disco (Excello 2113). Un cambio repentino del nom du disque in Slim Harpo per distinguerlo dall’Harmonica Slim sulla costa occidentale, e il successo arrivò al primo colpo. Era in voga il tema dell’uomo macho, grazie soprattutto a Muddy Waters, e Moore scrisse le liriche con evidenti richiami erotici.
Al canto “ridicolo”, caricaturale, e all’armonica riverberata, ben contribuì una linea di basso in espansione, di Clinton ‘Fats’ Perrodin, soddisfacente la richiesta del ronzio (well, buzz awhile!), una chitarra pungente, di Gabriel ‘Guitar Gable’ Perrodin, in risposta a sting it, then!, e un’implacabile scansione attutita e fangosa di Clarence ‘Jockey’ Etienne.

In realtà King Bee non arrivò in classifica, non fu un successo nazionale né regionale, prendendo solo una segnalazione sul Billboard del 12 agosto 1957 come “successo territoriale” a Chicago. Piuttosto, l’impatto della composizione si rivelò nelle decadi seguenti con una schiera di artisti, specie del british beat, che ne furono fortemente influenzati.
Nel primo disco Flyright dedicato a Slim Harpo (3) c’è un’alternativa simile, presumibilmente nata nella stessa sessione e forse la prima versione, seguita da un brano inedito ai tempi, This Ain’t No Place for Me, originariamente sullo stesso nastro. Dato che si tratta di un blues ficcante con andatura ipnotica, densa, in cui il canto e l’armonica sorprendenti di Harpo fissano in modo suggestivo un quadro di derelitta solitudine, probabilmente l’unico motivo plausibile per il quale non fu spedito a Ernie Young è la sua lunghezza, infatti 4 minuti e 12 è una durata eccezionale se si considera che tutti i singoli stavano ben al di sotto dei tre.
Un altro inedito ancora più inspiegabile (solo 2:04) nello stesso vinile Flyright è That Ain’t Your Business, country blues uptempo incalzante distinguibilmente ancora con la studio band di Guitar Gable, che si può sentire in versione più urbana nel secondo LP Flyright su Harpo, (4) con solo di chitarra e un pianoforte barrelhouse boogie che somiglia a quello di Katie Webster.

Tornando al 45 giri di King Bee, il retro non era da meno: l’atmosferica rumba di I Got Love If You Want It, con ritmi multipli sopra una torbida onda costante di basso e chitarra, e forse ancora più nasale e riverberata, confermò il tocco magico ottenuto nello studio di Jay Miller. Un suono impressionante conquistato con un misto di fortuna e perizia, che non poteva non deliziare anche i versetti dell’ultimo arrivato.
La fortuna stava nel fatto che lo studio non aveva apposite specifiche e proprio per questo induceva un suono idiomatico, non standard, mentre la cura era nella continua ricerca e nella messa a punto di nuove sonorità. Il tema è lo stesso del lato A, ma qui Harpo dà un’impronta più realista sia all’immagine della donna (your fine brown frame, your hair hung down), sia nel rendersi conto di non essere l’unico a ronzarle attorno (I know you’ve been ballin’, talk’s all over town). Sul FLY 558 è presente un’alternativa poco differente registrata nella stessa prima sessione, segno che il brano venne subito nella sua forma finale.
Fu una svista non sfruttare questo promettente inizio, dato che passarono ben diciotto mesi prima di dare alla luce verso la fine del 1958 un buon secondo disco ancora carico di laid-back, con i due mid-tempo Wonderin’ and Worryin’ e Strange Love (Excello 2138). Il combo era di nuovo quello di Guitar Gable e la formula la stessa, quella che delinea lo swamp-blues nell’immaginario collettivo, ma il disco non riuscì ad aver fortuna nonostante il gran fascino dell’ovattata e persistente Strange Love, come l’alternativa sul FLY 558, con passo melmoso, chitarra che sembra echeggiare nell’immobilità della palude, e il richiamo lirico finale a King Bee con You as sweet as honey / I love to be your honey comb. Wonderin’ and Worryin’ è presente in altra versione nel FLY 520, terzo take in un gruppo di quattro-cinque eseguiti nella stessa sessione.

Nell’estate 1959 anche il disco con You’ll Be Sorry One Day e One More Day (Excello 2162) non s’impose. Il primo è uno stop time dalla base boogie/rock benevolmente ammorbata dall’usuale swamp beat, e il refrain subliminale that’s allright sembra attingere al fenomeno Elvis esploso qualche anno prima allo studio Sun di Memphis. Sul FLY 520 c’è una versione della canzone intitolata proprio così, That’s Allright, con falsa partenza, solo di armonica più lungo e presenza di un pianoforte, forse Katie Webster.
Anche di One More Day, dal passo pesante e strascicato, ce n’è un’altra sullo stesso LP. Questo fu l’ultimo disco registrato con il gruppo dello studio a causa dell’improvvisa uscita di Guitar Gable dalla bottega di Crowley, e per un po’ anche dalla scena live.
Dalla sessione seguente Harpo cominciò a usare in studio il suo gruppo, The King Bees, con il quale si esibiva soprattutto nell’area di Baton Rouge, (5) ma anche lungo la Gulf Coast dall’Alabama al Texas, incluso il Mississippi, nei juke joint, nei roadhouse e ai balli delle confraternite studentesche, in gran parte grazie agli ingaggi procurati da Miller.
I membri fissi erano Willie ‘Tomcat’ Parker al sax tenore, Sammy K. Brown alla batteria, Rudolph Richard e James Johnson alternativamente alla chitarra e al basso, ma non furono mai accreditati sui dischi. Con loro all’inizio del 1960 Harpo clonò I’m a King Bee in Buzz Me Babe (Excello 2171), con parole diverse e un approccio ritmico più vivace e aggressivo, e Late Last Night, lento ben riuscito con belle chitarre e un pianoforte, probabilmente di Sonny Martin. Nel FLY 520 invece c’è un take più veloce con chitarra annaspante nel riverbero e che dà l’impressione d’esser fuori tonalità.
Il 1960 proseguì bene (ma non dal punto di vista delle vendite) con l’uscita di Blues Hang-Over (Excello 2184). Bellissimo, gemente intro d’armonica planante sopra una linea di basso gonfia di malumore, e Moore parte con un monologo, con voce naturale, riflettente la melanconia di un pesante dopo-sbornia:

Lord, I wonder what could have happened
Ain't nobody here but me
All these empty bottles
On the table here
I know I didn't drink all this by myself
I must have a blues hangover

I versi seguenti paiono quelli di una persona confusa, ma nella stanza finale sembra riprendersi, e nomina i membri della band:

Well, I believe I'm going' back on the stem now
With James, Rudolph and Tomcat
Get my head bad again
Don't seem like nothing's going' right
For me today
All right, here I go
Same old thing again
Look out now!

Perfino il mercato del sud, a quei tempi dominato da Jimmy Reed, Muddy Waters, John Lee Hooker e dal congiunto Lightnin’ Slim, non riuscì a dar posto a questo talking blues, forse perché il pubblico aveva voglia di ben altro, soprattutto di ballare, lento o veloce che fosse. Nel FLY 520 c’è la meritevole versione strumentale, segnata sulla scatola del nastro come Instrumental e pubblicata come Moody Blues su LP Excello 8003 (ispirando il nome al gruppo inglese), ed è inoltre presente un altro take della versione con le parole.
Nel FLY 558 invece c’è un abbozzo del brano, trovato su nastro solo nel 1979 e chiamato proprio Talking Blues, che potrebbe essere il primo tentativo: la versione è minore e troncata con il testo non ancora sviluppato, e l’armonica ha un suono gonfio d’aria (sembra una fisarmonica), sopra una chitarra nel sottofondo e la batteria solamente. Come armonicista è evidente la relazione con Jimmy Reed, come lui dall’approccio più melodico e dal suono più sottile (rispetto al tono tipico della blues harp) ottenuto dall’armonica sul supporto, suono che spesso usciva dalla Marine Band Soloist della Hohner, simile a una cromatica ma senza registro.
Il retro, What a Dream, è un classico blues lento in dodici battute, ma in cui l’armonica, dolcemente lamentosa e sognante, è superlativa. Completa il mistero l’appena udibile sassofono di ‘Tomcat’ e un lavoro invischiante sulle corde di Rudolph Richard e James Johnson.
Con l’ultimo disco del 1960 (Excello 2194), registrato in novembre, la fortuna girò come un ciclone, anche se non immediatamente. Il lato A era Don’t Start Cryin’ Now, invasivo uptempo boogie-rock con canto un po’ meno nasale, pur sempre levigato e morbido, e solo di chitarra rockabilly. Nel FLY LP 520 c’è una bella versione più lenta intitolata You Ain’t Had to Cry, con Katie Webster al piano a sostituire il sassofono; all’inizio si sente Miller che conta e Harpo che fa ripetere perché non è pronto (poco prima stava ridendo); un’altra versione dallo stesso titolo della pubblicata ma senza sax si trova nel FLY 558.
Il successo del lato B confermò ciò che il pubblico aspettava: non un downhome blues, ma una soffice ballata country, Rainin’ in My Heart. Per James Moore cambiò tutto, ed ecco come Cash Box raccomandava il disco:

Slow moaning, earthy blues proves the artist’s meat as he takes the tune for a tuneful ride. A real weeper. Tempo moves up to jet speed (on the electrifying Don’t Start Cryin’ Now) and Harpo follows the combo on a rafter-shaking journey. Both ends have the goods to deliver. (6)

La suadente Rainin’ in My Heart, dopo aver cominciato a scalare le classifiche R&B nel maggio 1961 arrivando al n. 17, passò anche nelle classifiche pop e raggiunse il n. 34 degli Hot 100 di Billboard nell’estate dello stesso anno, facendo anche meglio nei Top 100 di Cash Box toccando il n. 24.
Oggi un classico dello swamp-pop, ha i crismi della ballata romantica e pop dell’epoca (canovaccio che ancora si può sentire dal vivo in certi posticini nel sud degli States): melodia orecchiabile, tema del cuore infranto, sottofondo adeguato, canto supplichevole e voce gentile, bianca e, come se non bastasse, un intermezzo parlato con timbro improvvisamente ispessito, da bel tenebroso. Si poteva ballare, fischiettare, e avrebbe potuto anche far piangere i cowboy e le cowgirl, e quindi entrare nella classifica country. Jay Miller fu soddisfatto del successo commerciale, ma non del tutto rispetto al prodotto finito:

I’m a King Bee era buona, abbiamo venduto tanti dischi, ma non fu un successo nazionale. Però ci mise in vista, il suo nome divenne conosciuto, e mi rassicurò parecchio sulle sue abilità [di Slim Harpo, ndr].
Successivamente registrammo Rainin’ in My Heart. Lui mi propose il titolo e mi disse: “Non riesco a metterla insieme, so che tu puoi farlo”, perché spesso scrivevo le canzoni, di solito in studio durante la registrazione. La canzone saltò fuori e la registrai in tre diverse sessioni, ma francamente non uscì come l’avrei voluta. Quando dico tre sessioni differenti intendo tre date diverse. Sentii che di meglio non potevo ottenere, e quindi la spedii a Ernie Young con una lettera di scuse. Pensavo che fosse buona comunque, o perlomeno il meglio che eravamo riusciti a fare. Invece poi si rivelò non tanto male, dato che vendette tantissimi dischi! (7)

Ernie Young massimizzava le vendite di Excello con un servizio d’ordine postale gestito dal suo negozio Ernie’s Record Mart a Nashville, e sponsorizzava gli show notturni condotti dai dj John Richbourg (detto John R.) e William ‘Hoss’ Allen attraverso la potente stazione radio WLAC.
Con il successo apparvero non solo tanti ingaggi, ma anche i primi guai, tanto che il disco successivo uscì solo nel 1963. Infatti, a causa di una disputa sui diritti d’autore Harpo si rifiutò di rimettere piede in studio, e soprattutto non rispettò il contratto con Miller e Young convolando a una seduta di registrazione per l’etichetta californiana di Lew Chudd, Imperial.
Dal libro di Broven (v. fonti) Miller racconta che ebbe la notizia da una chiamata di Young proprio mentre si trovava sulla costa occidentale. J.D. era stato invitato con la sua famiglia da Randy Wood, tra le altre cose presidente di Dot Records, interessato a lavorare con lui. Dato che Miller non aveva intenzione di lasciare lo studio di Crowley, Wood per convincerlo gli offrì un soggiorno di un paio di settimane «[…] tanto per rendermi conto della situazione. Così ci infilammo nella nostra T-Bird e andammo […]».

Dopo aver appurato la verità sulla registrazione galeotta, J.D. incontrò Lew Chudd a Hollywood il quale rispose che (sono parole di Miller) «Harpo era protetto dal sindacato e io no. Allora gli dissi: “Bene, tu sai che lui è sotto la tutela del sindacato, ma quando ha firmato con me nemmeno sapeva cosa fosse il sindacato, e sono piuttosto sicuro che lo statuto, le norme e i regolamenti dell’Unione non sostituiscono i nostri diritti legali. Non voglio avere problemi con voi, sto solo dicendo che se pubblicate qualcosa di Slim Harpo prima che il contratto con me sia scaduto, io vi citerò in giudizio. Il mio avvocato ha detto che sarei messo bene se voi rilasciaste qualcosa di suo, perché vi citeremmo e otterremmo ancor di più dopo un eventuale successo del disco” […] Stavo fingendo, non avevo parlato con nessun avvocato […] In ogni caso poi telefonai a Jerome Stokes, l’avvocato di Ernie Young, e lui disse di mandargli copia del mio contratto con Harpo, così chiamai a Crowley e gliela feci mandare. Mi richiamò e mi disse di non preoccuparmi, che ci avrebbe pensato lui a Lew Chudd».

Nel frattempo (1961) Excello aveva pubblicato un ottimo album, Rainin’ in My Heart (Excello LP 8003), selezione di brani pubblicati e inediti che in un mercato governato dai singoli passò inosservata. Nel terzo LP Flyright intestato a Slim Harpo (8) c’è una Rainin’ alternativa a quella pubblicata sul singolo, quella che fu scelta appunto per l’album di Excello.
Harpo in persona e i suoi King Bees erano invece richiesti ovunque per gli spettacoli dal vivo, grazie al 45 giri nelle classifiche nazionali. In uno di questi one nighter furono occasionalmente registrati da un gruppo di ragazzi al ballo di una confraternita studentesca, una delle tante desiderose d’organizzare la propria festa in grande chiamando gli artisti in voga al momento. Il ballo fu tenuto al National Guard Armory a Mobile, Alabama, in Sage Avenue, il 30 giugno 1961, e questa registrazione con attrezzatura casalinga low fidelity è l’unica testimonianza di un live di Slim Harpo. (9)
Si può ascoltare parte di questo concerto in coda al CD The Scratch, Rare and Unissued (v. fonti), contenente outtakes e alternative scovate negli archivi di Miller ed Excello (sull’onda della stessa operazione che negli anni 1970/1980 fece Flyright su vinile), che consiglio solo ai completisti. Come detto, l’audio è pessimo:

The music’s just fine; the band rocks out while Slim’s vocals sounds at times like he’s singing into a cereal box with wax paper speakers. With drunken southern frat boys and gals whooping and hollering into the sweltering Alabama night, this is the real Animal House. Welcome to the party. (10)

[…] In certi momenti la sua voce suona come se stesse cantando dentro una scatola di cereali con speaker di carta cerata. Con i giovani di una confraternita del sud ubriachi, convulsi e urlanti nella notte umida e soffocante dell’Alabama, questo è il vero Animal House […]

Essendo però l’unica e irripetibile testimonianza live, un autentico reperto d’epoca, è comunque un documento interessante dal quale si assapora l’atmosfera party-hearty da baccanale, oltre a trovarvi l’esecuzione sciolta e compatta di un leader con la sua band in perfetta intesa, in libertà senza voce nasale e in fuga da una pericolosa routine in agguato, con approccio totalmente diverso da quello usato in studio; tutto questo può ripagare il disappunto per la scarsa qualità audio. Negli anni 2000 il concerto è stato ripubblicato da Ace Records nel CD Sting It Then!, in forma estesa e ripulita per quanto possibile.
Un’altra bella testimonianza di una simile occasione, stavolta solo raccontata, è quella di un giovane Jonathan Foose, ricercatore e musicista di New Orleans, che nel maggio 1961 vide Harpo alla Midnite ‘Til Dawn Dance, la festa di fine anno della sua scuola di Yazoo City, Ms, anche questa tenuta in un arsenale militare:

Il gruppo che i più anziani avevano ingaggiato per l’occasione quell’anno era Slim Harpo and His Band. Ero una matricola ed era la prima volta che m’era permesso assistere a questo rito lungo tutta la notte. Il ballo fu tenuto all’arsenale della Guardia Nazionale, un edificio cavernoso che ospitava l’unità militare scelta di Yazoo. La sala principale di esercitazione era così ampia che la carta crespa [delle decorazioni, ndr] sembrava inadeguata e sprecata. Un paracadute appeso al soffitto dava l’effetto di un baldacchino. La band arrivò intorno alle dieci e mezza [di sera].
La mia memoria è un po’ annebbiata, ma mi sembra che ci fossero cinque elementi nel gruppo. La cosa principale fissata nei miei ricordi è Slim Harpo che cammina, portando una grossa scatola di metallo come quelle per l’attrezzatura da pesca. L’appoggiò su una sedia vicino al microfono della voce, e vidi che era piena zeppa di armoniche: faceva sul serio!
Il suo sassofonista era zoppo e suonava appoggiato a una stampella. La musica era potente e la grande stanza dava un effetto rozzo amplificato dall’eco. Slim aveva appena pubblicato Rainin’ in My Heart e stava facendo il tour di promozione, era una delle preferite dagli studenti. La canzone che mi piacque di più quella notte fu I Got Love If You Want It. Suonò anche I’m a King Bee, completa di ronzio e di chitarra pungente, e una grande versione di Howlin’ for My Darling di Howlin’ Wolf.
Inutile dirlo, il ballo fu un gran successo e io avevo avuto il mio primo impatto con lo swamp-blues della Louisiana. Non sarebbe stato l’ultimo. (11)

Slim Harpo in the studio

Ancora una volta Harpo aveva un disco di successo e non poteva avere un immediato riscontro, a causa della controversia legale. Nello spietato mondo del music business Moore dopo poco perse il suo status, e sia lui che Miller dovettero rendersi conto che fare pace sarebbe convenuto a entrambi. Così, attorno al settembre 1963, i due stipularono un accordo secondo il quale le canzoni future sarebbero state accreditate solamente a James Moore, mentre prima i crediti erano di entrambi e la Excellorec Music (la compagnia editrice) prendeva il 50% dei diritti, lasciando il 25% a testa ad Harpo e Miller.
Ora Harpo avrebbe preso il 50% e le canzoni, spesso ispirate dalla moglie Lovell Hicks – come lo fu il nome d’arte – sarebbero state pubblicate ancora da Excello. Il disco con I Love the Life I’m Living e Buzzin’ (Excello 2239) fu il primo tentativo di tornare nei favori del pubblico.
Il lato A è di nuovo una ballata swamp-pop ben fatta, senza però il carisma di Rainin’. Il canto sembra l’imitazione di un bambino dello Zecchino d’Oro. Non credo fosse la vera natura di Moore, ma anche non penso a una spudorata presa in giro dei discografici (tanto meno del pubblico); forse un misto di entrambe le cose compatibile con il carattere di Harpo che, come scrisse Cub Koda, era un tipo people pleasing, cioè pronto a soddisfare i desideri altrui.
Il lato B è uno strumentale latin tinged, poco più di uno stacchetto purtroppo, (12) ma in cui ognuno dà bella prova, presente in alternativa nel FLY LP 558 con il nome generico Harmonica Instrumental, dopo un altro brano mai editato prima, One of These Days, con voce irriconoscibile.

Il disco del 1964 (Excello 2246) con I Need Money (Keep Your Alibis) e Little Queen Bee (Got a Brand New King) forse fu il più fortunato del periodo. Il primo è un uptempo originale e coinvolgente in cui la band mostra il suo trascinante assetto ritmico, con riff di chitarra e sax sopra una base shuffle profonda e corposa.
Il secondo è un pregevole, elastico e più veloce rifacimento di I’m a King Bee, ancora con dialogo fitto e scambi tra chitarra, sax e armonica, il cui unico difetto è il suo essere inevitabilmente confrontabile con l’originale; simili le alternative nei FLY 558 e 593.
Still Rainin’ in My Heart (Excello 2253) non è solo il rifacimento del suo hit con parole diverse, ma anche di una delle quattro tracce Imperial, (13) e regge il confronto con l’originale, anzi per certi versi è migliore.
Calzante apporto della band anche nel tempo medio We’re Two of a Kind, con limpido walking – potrei citare la fantastica chitarra, ma sarebbe un torto non rendersi conto anche del resto – in andatura calypso, con la solita ciliegina finale della melodiosa armonica di Moore e un timbro di voce più naturale rispetto alla forzatura nasale. Bellissima anche la versione contenuta nel FLY 558 (We’re Two of a King credo sia solo un refuso), mentre quella nel FLY 593 mi sembra uguale.
In quel periodo la British Invasion bianca e la Soul Revolution nera stavano spiazzando le vendite dei dischi di blues, e le agitazioni per i diritti civili non favorivano certo lo status quo. La musica e la voce di Harpo non erano blues tradizionale, ma neanche erano qualcosa di rivoluzionario. (14) In aggiunta, i mercati del jukebox e della radio stavano drammaticamente cambiando, e così anche i due successivi dischi ebbero poche vendite perfino al sud.

L’ultimo del 1964 (Excello 2261), proponeva Sittin’ Here Wondering, blues lento dalla struttura classica con minuzioso lavoro di chitarra abbinato a un canto caldo, ispirato (sul FLY 593 si chiama Wonderin’ Blues), e il mid-tempo What’s Goin’ on Baby, molto in stile Jimmy Reed, presente in alternativa sul FLY LP 520.
Il primo del 1965 (Excello 2265) aveva da una parte un andante che denominava il “genere”, Harpo’s Blues, non uno strumentale come si potrebbe supporre, ma una canzone ben incorniciata dal fido ‘Tomcat’ Parker, portata avanti con l’usuale scioltezza e morbidezza da Sammy K. Brown e l’invischiante e ben impastato groove delle corde di Richard e Johnson.
Dall’altra, Please Don’t Turn Me Down, carica di umore e di eco al punto giusto. Alcune di queste tracce furono probabilmente registrate nel nuovo studio di Miller, a pochi passi dal primo sempre su North Parkerson a Crowley.
Dato lo scarso riscontro Harpo, che comunque anche nel periodo di maggior successo aveva sempre considerato l’attività musicale come extra continuando a lavorare fuori, addirittura mettendo su una piccola impresa di trasporti con tre camion, contemplò l’idea di proporsi come solista (chitarra e armonica sul supporto) nel circuito dei folk-blues café di moda all’epoca nelle grandi città dell’est, e in California.
A 41 anni James Moore non immaginava di non aver più tanto tempo davanti a sé.
Ma non era ancora finita, ci sono diverse cose da raccontare sul suo ultimo periodo, rappresentato dal secondo disco di questa doppia raccolta che non esaurisce l’intera pubblicazione Excello, ma la più importante, quella sui ventidue 45 giri che fissarono il suo nome nella storia della musica popolare del Novecento.

(Fonti: John Broven, South to Louisiana: The Music of the Cajun Bayous, Pelican Publishing Company, Gretna, LA, 1983, pagg. 128-134; Note di John Broven a Slim Harpo, the Excello Singles Anthology, Hip-O Records, Universal Music Enterprises, CD 583-02, 2003; Album della serie The Legendary Jay Miller Sessions, Flyright Records, ove indicati; Note di Cub Koda a Slim Harpo, The Scratch, Rare and Unissued, Vol. 1, Excello CD 3015, Excello Rec./AVI, 1996. Tutte queste fonti sono in lingua originale.)


  1. Miller su Scratch My Back non ricevette royalties (solo una quota minima sui dischi venduti) dopo la causa che escluse ogni suo successivo accredito come co-autore. Anche per King Bee, brano di debutto, Slim Harpo s’assicurò l’accredito solo a suo nome. []
  2. Da John Broven, op. cit. nelle fonti. []
  3. Slim Harpo, Blues Hangover, Vol. 4, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 520, 1976. []
  4. Slim Harpo, Got Love If You Want It, Vol. 20, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 558, 1980. []
  5. In particolare Port Allen. Qualche foto al link di Baton Rouge sopra. []
  6. Da John Broven, op. cit. nelle fonti. []
  7. Ibid. []
  8. Slim Harpo, Shake Your Hips, Vol. 31, serie The Legendary Jay Miller Sessions, LP FLY 593, 1983. []
  9. Come scrive David R. Kearns in Reminiscence of Slim Harpo nelle note al CD The Scratch (v. fonti), i ragazzi chiesero il permesso a Percy Stovall, proprietario di club e agente/promoter di New Orleans, già nominato in queste pagine come manager di Guitar Slim. La maggior parte delle band che suonavano per le feste della High School Fraternity and Sorority di Mobile venivano da New Orleans ed erano ingaggiate da Stovall: «Contattammo Percy Stovall che chiamò Slim [Harpo] per avere il permesso di lasciarci registrare. Percy ci disse di andare là presto e di non intralciare la band». []
  10. Cub Koda, note a Slim Harpo, the Scratch, Rare and Unissued. []
  11. Da John Broven, op. cit nelle fonti. []
  12. Nel CD Ace Records Sting It Then! nominato sopra, quello del concerto catturato dagli studenti, Buzzin’ è presente (naturalmente più lunga), segno che prima di registrarlo lo suonava dal vivo almeno da due anni. []
  13. Due delle quali, Something Inside Me e A Man Is Crying, sono state pubblicate in V.A., Rural Blues Vol 2: Saturday Night Function, un disco della bella serie prodotta da Steve La Vere e ispirata da Bob Hite e Henry Vestine dei Canned Heat. []
  14. È un parziale paradosso, dato che i musicisti rock inglesi s’ispiravano proprio al vecchio blues americano, e certamente anche a Slim Harpo. []
Pubblicato da Sugarbluz in RECENSIONI, Dischi // 17 Marzo 2012
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