Articoli relativi a: Junior Parker

Herman (o Herbert) Parker (1932-1971), ovvero Little Junior Parker, cantante, autore e armonicista nato (forse) a Bobo, Miss., dove cominciò a cantare nel coro della chiesa battista locale e fu influenzato da S.B. Williamson II tramite la trasmissione live radiofonica King Biscuit Time da Helena, AR. A dodici anni si trasferì a West Memphis, e verso la fine degli anni 1940 lavorò proprio con Williamson, e con Howlin’ Wolf in una band che comprendeva il chitarrista Pat Hare, amico e associato di Junior anche in seguito.
In quel periodo e nei primi anni 1950 militò in quel gruppetto di aspiranti musicisti di successo che frequentavano e si esibivano occasionalmente (accompagnandosi a vicenda) in Beale Street a Memphis, TN, detti Beale Streeters, come Johnny Ace, Rosco Gordon, Billy Duncan, Earl Forest, Willie Nix, Bobby Bland, ma anche Pat Hare e i fratelli chitarristi Floyd e Matt Murphy, oltre a B.B. King (che alla fine degli anni 1940 era però già noto regionalmente per la sua trasmissione alla WDIA).
Nel 1950 formò con il pianista William ‘Strutcher’ Johnson i Blue Flames, che nel 1952, nel registrare per Modern Records mediante Ike Turner nelle veci di talent scout e A&R man, si identificarono in Matt Murphy alla chitarra e L.C. Dranes alla batteria (più Turner al piano e il sax di Raymond Hill), in realtà musicisti di Turner da lui usati nelle registrazioni di Memphis (quindi anche per Bobby Bland) a nome dell’etichetta californiana, che emise il primo disco di Parker, You’re My Angel / Bad Women, Bad Whiskey, arrivando all’attenzione di Sam Phillips di Sun Records, con cui Little Junior firmò nel 1953.
Presso l’etichetta di Memphis ebbe successo in quello stesso anno come Little Junior’s Blue Flames – con Floyd Murphy, Kenneth Banks (b), John Bowers (batt), James Wheeler (sax) e il suddetto Johnson (pf) – grazie all’estemporaneo boogie Feelin’ Good, 5º posto nella classifica R&B (Sun #187, retro Fussin’ and Fightin’ Blues). Feelin’ Good fu ripreso da molti, come James Cotton, Magic Sam, Freddie King, T-Birds e altri, e fu nel repertorio dal vivo di un numero incalcolabile di band dell’epoca, specialmente come chiusura di set, mentre altre due brani autografi, Love My Baby e Mistery Train (Sun #192), non ebbero altrettanta fortuna commerciale.
Tuttavia tutti sono ugualmente iscritti nella leggenda essendo direttamente alle soglie del rock ‘n’ roll di Memphis; Elvis riprese Mistery Train (RCA) nel 1955, con Scotty Moore (che nel 1977 rifece anche Feelin’ Good) a reinterpretare il riff di Floyd Murphy facendolo diventare ufficialmente ciò che era già in nuce, un classico del rockabilly, mentre Hayden Thompson, altro hillbilly del rock ‘n’ roll accasato presso Sun, rifece Love My Baby con Jerry Lee Lewis al piano, confermando un ulteriore standard del genere. Love My Baby in forma primitiva era già stata registrata nel 1951 da Parker divisa con Bobby Bland, entrambi alla loro prima volta, per Phillips via Ike Turner.
Alla fine del 1953 Little Junior Parker, ancora sotto contratto Sun, firmò con Duke Records del potente impresario Don Robey che, insieme a Evelyn Johnson, colei al timone dietro le quinte, era anche a capo della Buffalo Booking Agency a Houston, TX, gestendo una gran mole di concerti e spettacoli, con centinaia di musicisti solisti e di supporto sul suo libro paga. Così, mentre registrò nel nome di Duke con i Blue Flames in cui militava Pat Hare (il gruppo fu intitolato a Bill Johnson nei primi due dischi, prodotti nella prima sessione e pubblicati nel 1954 [Dirty Friend Blues / Can’t Understand e Please Baby Blues / Sittin’, Drinkin’ and Thinkin’]), Parker divenne attrazione solista, insieme a Johnny Ace e Big Mama Thornton, nel Johnny Ace Revue, girando nel circuito del sud ancora fresco del successo di Feelin’ Good.
Poco dopo, all’inizio del 1954, Robey decise che Little Junior Parker si meritava il suo proprio show; lo mandò quindi sulla strada tra Texas e Louisiana con i Blue Flames (Johnson, Pat Hare, Hamp Simmons, Sonny Freeman), e in seguito nel Midwest, a cui poi s’aggiunse Little Richard, continuando anche nel 1955, fermandosi di tanto in tanto a Houston per registrare e cominciando ad aggiungere i fiati per un suono più corposo.
Ci fu ancora Pat Hare nella sessione del giugno 1954 a Houston che produsse il suo terzo disco Duke (Backtracking / I Wanna Ramble, e due titoli al tempo inediti, Can You Tell Me Baby e Bachelor’s Blues), così come in una alla fine del 1956 (le ottime Pretty Baby / That’s Alright [Jimmy Rogers]), ma il primo hit Duke arrivò solo con Next Time You See Me, nº 7 nella classifica R&B del 1957 (e #74 pop – negli anni 1960 ripresa dai Grateful Dead via, e non oltre, Pigpen), con la sezione fiati del bandleader tenorsassofonista Bill Harvey (Joe Scott, tromba, Pluma Davis, trombone), il piano di Connie McBooker, Pat Hare, e l’accoppiata basso/batteria rispettivamente di Hamp Simmons e Sonny Freeman.
Se ascoltando i singoli di Little Junior Parker in ordine cronologico, da Modern a Sun e da Sun a Duke, ci si accorge di quanto Junior, oltre a suonare l’armonica in pieno controllo e nel canone tradizionale più melodico (non inseriva spesso lo strumento o lo riservava agli standard blues essendo per natura in leggero contrasto con la forma sempre più orchestrale del suo stile, ma lo faceva in modo apprezzabile e mai fuori luogo) sia soprattutto un superbo cantante dal tenore caldo, gentile e flessibile, da circa Next Time You See Me si sente chiaramente come si stia attuando la sua realizzazione di vocalist sofisticato supportato sempre più dalle agili orchestre swing, shuffle e jump blues di Bill Harvey (alle dipendenze di Don Robey), con intere sezioni fiati (tra i nomi ricorrenti: Jimmy Stewart, Joe Fritz, Jimmy Johnson, Rayfield Devers, Pluma Davis, Melvin Jackson, L.A. Hill, e naturalmente Joe Scott, l’architetto di Bland), pianisti (come Donnie McGowan, Connie Mac Booker, Teddy Reynolds), i bassisti Hamp Simmons o Otis Jackson, i batteristi Sonny Freeman o John ‘Jabo’ Starks.
È lo stesso tipo di evoluzione vocale e stilistica osservata in Bobby Bland, fortemente influenzata dall’arrangiatore Joe Scott, ma mentre Bland dovette sforzarsi nella pratica (anche per analfabetismo) e applicarsi duramente per ottenere il massimo dalla sua voce e dal controllo della stessa, forse prendendo come modello più vicino e ideale proprio Junior, Parker sembra più favorito di natura, dotato di canto altrettanto vellutato ed elegante ma più musicale, malleabile e spontaneo (e non da shouter), intriso d’essenza gospel, nel volgersi dal suono primitivo delle registrazioni memphiane Modern e Sun, e le prime Duke, al suono via via più uptown dell’R&B/soul di classe ottenuto attraverso registrazioni in studi più moderni a Houston o in altre grandi città. Anche tra i chitarristi, nella produzione Duke di Parker, si ritrovano gli stessi grandi stilisti che delizieranno i dischi di Bland, come Wayne Bennett, Roy Gaines, Clarence Hollimon (e, per Parker, anche ‘Lefty’ Bates).
All’inizio del 1956 nel Junior Parker Revue entrò Bobby Bland come spalla e tuttofare (almeno fino al 1958 fu in posizione subordinata, e comunque anche dopo sempre stipendiato da Parker), con la band di Harvey da sette elementi (la ritmica dei Blue Flames più i fiati di Harvey, la stessa formazione della sessione di “Next Time…”, v. sopra). Lo spettacolo andava così bene che fu esteso alla West Coast, e dopo i successi Duke di Parker (Next Time You See Me) e Bland (Farther Up the Road) prese il nome di Blues Consolidated Revue, continuando per anni nel circuito del sud e occasionalmente integrando altre stelle come Big Maybelle, The Five Royales, Jimmy Reed, Lavelle White, Junior Wells.
Bland imparò molto da Parker e, nonostante dopo “Farther” ebbe altri successi come solista, decise di rompere il team solo nel 1961 dopo I Pity the Fool, portandosi via la band (Scott, Melvin Jackson, Pluma Davis, L.A. Hill, Rayfield Devers, Teddy Reynolds, Wayne Bennett, Hamp Simmons e ‘Jabo’ Starks), ma Parker continuò senza sosta lanciando il suo proprio show con Texas Johnny Brown, Joe Hinton, che avevano già girato in tour con la coppia, e altri musicisti di Houston, avendo due top ten nella classifica R&B quello stesso anno, Driving Wheel (#5, splendido remake orchestrale del brano di Roosevelt Sykes ed epitome della discografia Duke di Parker, se non del suo intero corpus stilistico), il suo più grande successo per l’etichetta, e l’autografo In the Dark (#7). Nel 1962 Duke pubblicò il suo primo album, Driving Wheel, leggendario come quello di Bland qui sotto e con una copertina altrettanto simbolica.
Altri suoi brani nelle zone più alte della classifica R&B furono diversi cover come Sweet Home Chicago (1958, #13), Five Long Years (1959, #13), Strange Things Happening (1964, #26), mentre tra gli originali Stand by Me (1961, #11, non il brano di Ben E. King), e uno di Scott (che però ricorda molto Ya-Ya di Lee Dorsey), Annie Get Your Yo-Yo (1962, #6, pop #51); per il resto continuò a entrare nelle classifiche R&B e pop lungo gli anni 1960 con diversi minor hit, ma senza successi rilevanti.
Nel 1967, dopo aver lasciato Duke, registrò per Mercury, e nel 1969 per Minit e Blue Rock. Incontrò l’organista Jimmy McGriff all’Ann Arbor Blues Festival del 1970; con lui girò in tour e registrò più di un album (per Capitol e United Artists), e l’ultimo discreto successo l’ottenne con Drowning on Dry Land nel 1971, planando con il suo smooth di qualità sul territorio funky-soul di McGriff.
Morì nel novembre 1971, a soli 39 anni, a Blue Island, Illinois, durante un intervento per un tumore al cervello al St Francis Hospital, due giorni dopo che diversi artisti (Bland, Howlin’ Wolf, Muddy Waters, B.B. King, Staple Singers, Little Milton, e altri) ebbero dato un concerto di beneficenza a Chicago per raccogliere fondi destinati alle sue spese mediche.

Bobby Bland, Two Steps from the Blues

Bobby Bland – Two Steps from the Blues

La scusa per parlare di Bobby ‘Blue’ Bland è un recente dischetto che al suo sorprendente primo album solista (Duke LP 74, 1961) originariamente con dodici tracce, ne aggiunge altrettante pescate tra le registrazioni...